Napoli. In cammino sul Miglio Sacro

San Gennaro ferma l'eruzione del Vesuvio

San Gennaro ferma l’eruzione del Vesuvio

Napoli dei vivi e dei morti. Un percorso imperdibile nel Rione Sanità, un quartiere ad alta densità umana, brulicante di vita vera. Siamo nell’antica Valle dei Morti, sede delle necropoli scavate fuori le mura, del cimitero delle Fontanelle e delle celebri catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo. Aggiungete che il percorso è animato dai giovani della ‘Paranza’ e della altre cooperative nate dal lavoro pastorale di don Loffredo, una delle esperienze più straordinarie di animazione civile dei quartieri urbani più ‘difficili’, e completate il cocktail di una giornata memorabile. L’opuscolo dedicato al trekking urbano lo presenta così. Il Miglio Sacro è un itinerario restituito alla città e ai napoletani, prima ancora che ai visitatori e ai turisti, un itinerario lungo un miglio, dalla tomba di San Gennaro al suo Tesoro. Percorrere il miglio sacro significa scegliere di attraversare il Rione Sanità, dove hanno abitato i popoli a sud e a est di Napoli, dagli africani ai cinesi, dove un tempo transitavano in carrozza papi, re e cardinali, dove oggi le chiese non sono soltanto prodigiose gallerie ma case di accoglienza, di pace e di progettazione. Vivere questo cammino significa sostenere il riscatto di questo quartiere valorizzando la sua storia millenaria, ma è soprattutto incontrare un Rione dove l’umanesimo o diventa umanità o muore.

Il percorso

La Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio

La Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio

Si parte da Capodimonte, uno dei colli che circondano Napoli. Il punto di riferimento è la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio. La chiesa è di recente costruzione (1920-60) e ripete le linee di San Pietro in Vaticano; all’interno custodisce opere provenienti da chiese distrutte o in abbandono. Per un viale a sinistra della chiesa si accede, con visita guidata, alle Catacombe di San Gennaro.

Catacombe di San Gennaro: l'arcosolio di Cerula

Catacombe di San Gennaro: l’arcosolio di Cerula

Il nucleo originario risale al secondo secolo, con una decorazione che mostra la transizione dalla cultura classica a quella cristiana. Lo sviluppo attuale risale però al quarto secolo, con due livelli di gallerie, basiliche ipogee ed eccezionali mosaici e affreschi sulle volte, nei cubicoli e negli arcosoli.

La Chiesa di San Gennaro extra moenia

La Chiesa di San Gennaro extra moenia

Si attraversa la vasta aula della recuperata Basilica di San Gennaro extra moenia che raccoglie opere di arte antica e moderna e il social store della cooperativa Iron Angels, e si scende per una loggia affrescata nel cortile dell’Ospedale di San Gennaro dei Poveri. Quest’istituzione assistenziale – peraltro ancora attiva – fu realizzata dai viceré spagnoli dopo la peste del 1656 per liberare la città dagli accattoni, riutilizzando l’antico monastero benedettino, trasformato in ospedale già nel Quattrocento. Si scende ora sulla Via San Gennaro dei Poveri e sulla Via San Vincenzo fino alla Piazza della Sanità, sorvolata dal ponte costruito all’inizio dell’Ottocento da Murat per collegare celermente la Reggia di Capodimonte alla città. A destra la Via della Sanità prosegue ben presto nella Via delle Fontanelle.

Il Cimitero delle Fontanelle

Il Cimitero delle Fontanelle

Al termine si raggiunge il Cimitero delle Fontanelle spettacolarmente ubicato in un’antica cava di tufo. L’ossario della città propone un intreccio di gusto del macabro e di culto dei morti ed è un luogo in cui la venerazione popolare dei defunti e delle anime ‘pezzentelle’ è ancora viva e aneddotica. Tornati a Piazza della Sanità si visita la grande Chiesa di Santa Maria della Sanità, dove è custodita l’immagine mariana che ha originato il nome del rione. La chiesa è conosciuta anche come San Vincenzo, per il culto di cui è oggetto la statua di San Vincenzo Ferrer, detto ‘O Munacone’. Dall’interno, con visita guidata, si scende nell’ecclesia cimiteriale e nelle Catacombe di San Gaudioso. Gli affreschi e i mosaici sono datati al V-VI secolo e recano scene e simboli tipici dell’arte paleocristiana.

Catacombe di San Gaudioso: allegoria della morte

Catacombe di San Gaudioso: allegoria della morte

L’ambulacro con i cubicoli laterali e l’area delle ‘cantarelle’ (o ‘scolatoi’) si propongono come una caratteristica galleria del macabro napoletano. Scendiamo di nuovo verso il cuore del Rione lungo la Via della Sanità, fermandoci a visitare i cortili interno del Palazzo Sanfelice e del Palazzo dello Spagnuolo, con le loro scalinate interne ad ali di falco, dal grande effetto scenografico. Sbocchiamo ora su Piazza Cavour ed entriamo attraverso la Porta San Gennaro nel vecchio centro urbano.

La Porta San Gennaro

La Porta San Gennaro

La Porta si apriva nelle vecchie mura urbane e riporta in alto un affresco-ex voto di Mattia Preti che raffigura San Gennaro, Santa Rosalia e San Francesco Saverio che implorano la fine della peste del 1656. Un breve tratto di Via Luigi Settembrini ci immette sul rettilineo della Via del Duomo. Siamo qui – al termine dell’itinerario del Miglio sacro – nel cuore religioso monumentale di Napoli. Si visitano il Duomo, la cripta con le spoglie del santo, la basilica di Santa Restituta, il battistero di San Giovanni in Fonte, la Real Cappella e il Tesoro di San Gennaro. Nei pressi è il complesso di Santa Maria Donnaregina che ospita il Museo Diocesano.

Duomo di Napoli: la cripta di San Gennaro

Duomo di Napoli: la cripta di San Gennaro

 

Noi del Rione Sanità – La scommessa di un parroco e dei suoi ragazzi

10 - La copertina del libro 

La Sanità non è solo un quartiere di Napoli, ne è il cuore autentico. Qui è nato Totò, qui si è ispirato Eduardo De Filippo per tante commedie. Nei suoi vicoli convivono chiese barocche e case fatiscenti, palazzi nobiliari e bassi scavati nel tufo. E il suo parroco, don Antonio Loffredo, è molto più di un semplice prete. È un uomo di chiesa, ma anche d’azione, coraggioso e ostinato come pochi. Che intorno a sé sa vedere non solo povertà, ma una ricchezza nascosta: il quartiere è colmo di tesori d’arte e di cultura, lasciati però nell’abbandono. Nasce così una straordinaria sfida: risvegliare le coscienze dei giovani che crescono in quelle strade per trasformare il ghetto in un polo d’attrazione per tutta la città, anzi, in una zona capace di richiamare, grazie alle sue bellezze architettoniche, migliaia di turisti dando in tal modo ai suoi abitanti un lavoro e un futuro. Con un entusiasmo contagioso «don Antò» sprona i suoi ragazzi a organizzarsi in cooperative e, nonostante infiniti ostacoli e lotte epiche contro la burocrazia, ottiene successi importanti e insperati. Come recuperare l’antica basilica di San Gennaro Fuori le Mura, ricca di inestimabili opere d’arte ma diventata negli anni deposito della Asl; far rinascere il cosiddetto «miglio sacro», l’antico itinerario dedicato al santo patrono; inaugurare in un ex convento uno splendido bed breakfast; aprire al pubblico le magnifiche catacombe di San Gennaro e San Gaudioso, in parte ora restaurate. Così, da facile preda del degrado sociale e della camorra, in pochi anni il Rione è diventato un raro modello di imprenditoria sana, solidale e sostenibile. E oggi nel quartiere dove fino a ieri l’abbandono scolastico era la norma e gli espedienti una regola di sopravvivenza, i bambini crescono con una nuova consapevolezza: studiano, fanno teatro, suonano in un’orchestra, la Sanitansamble, che si è esibita anche davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il recupero della bellezza diventa quindi il «restauro» dell’intero Rione, l’occasione di creare una vita comunitaria, produttiva, che coinvolge tutti i residenti. Una rinascita nel segno della fede, dell’arte e di una cultura millenaria, alimentata dalle sue energie più vitali: i ragazzi della Sanità, che insieme a don Antonio hanno riconquistato il proprio quartiere, riscrivendo finalmente il proprio futuro.

Antonio, la giovane guida delle Catacombe

Antonio, la giovane guida delle Catacombe

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