Napoli. Le catacombe di San Gennaro

La storia della riapertura al pubblico delle catacombe di Napoli è un capitolo del racconto “Noi del Rione Sanità” scritto da Don Antonio Loffredo come “la scommessa di un parroco e dei suoi ragazzi”. Una bella storia italiana. Il 20 luglio 2009 – ricorda Don Loffredo – è una data storica. La Pontificia commissione di archeologia sacra affida la gestione di tutte le catacombe di Napoli direttamente all’arcidiocesi che pochi giorni dopo, il 27 luglio, sigla una convenzione con la cooperativa del Rione Sanità, La Paranza, affidandole la gestione per cinque anni. Il cuore sembra esplodermi nel petto quando consegno le chiavi delle catacombe di San Gennaro nelle mani dei miei ragazzi. Quel gesto li rende una volta di più responsabili e degni di fiducia, li eleva al rango di chi è padrone del proprio destino.

San Gennaro

Il primo ritratto di San Gennaro martire

Il primo ritratto di San Gennaro martire

Le origini di San Gennaro sono ancora incerte. Nato probabilmente nel 272 dopo Cristo, fu vescovo di Benevento. Nel quarto secolo fu arrestato per aver professato la sua fede cristiana e fu decapitato a Pozzuoli nel 305. Parte del sangue del martire fu conservata in due ampolle e i resti sepolti nell’Agro Marciano. Nel quinto secolo fu portato a Napoli dal vescovo Giovanni I e sepolto all’interno delle Catacombe, che divennero luogo di pellegrinaggio. Le spoglie furono trafugate nell’831 dal duca longobardo Sicone e portate a Benevento. Furono successivamente spostate nel santuario di Montevergine, dove restarono quasi dimenticate per oltre due secoli. Dopo molti anni di trattative con i monaci di Montevergine, le ossa furono restituite alla città di Napoli nel 1497. Oggi sono venerate nella Cappella del Succorpo del Duomo.

La struttura delle catacombe

La basilica rupestre

La basilica rupestre

Il nucleo originario delle Catacombe di San Gennaro risale al secondo secolo dopo Cristo. Si tratta, probabilmente, del sepolcro di una famiglia gentilizia poi donato alla comunità cristiana. L’ampliamento iniziò nel quarto secolo in seguito alla deposizione delle spoglie di Sant’Agrippino, primo patrono di Napoli, nella basilica ipogea a lui dedicata. Un’unica navata scavata nel tufo, che conserva ancora una sedia vescovile ricavata nella roccia e l’altare con un’apertura, in cui i fedeli potevano vedere e toccare la tomba del santo. La catacomba inferiore si è sviluppata attorno alla Basilica di Sant’Agrippino, secondo una struttura a reticolato. L’ampiezza degli spazi e la regolarità delle forme accolgono silenziosamente il visitatore in un luogo senza tempo. L’imponente vestibolo inferiore, con soffitti alti fino a sei metri, ospita una grande vasca battesimale voluta dal vescovo Paolo II, che nell’ottavo secolo si rifugiò nelle Catacombe di San Gennaro a causa delle lotte iconoclaste. La catacomba superiore ha origine da un antico sepolcro, databile al terzo secolo, che conserva alcune delle prime pitture cristiane dell’Italia meridionale. La sua espansione è iniziata con la traslazione nel quinto secolo delle spoglie di San Gennaro. La presenza del martire fece sì che la catacomba superiore diventasse meta di pellegrinaggio e luogo ambito per la sepoltura. Due esempi dell’espansione della Catacomba sono la Cripta dei Vescovi, dove erano sepolti i vescovi della città e la maestosa basilica adjecta, una basilica sotterranea a tre navate, realizzata dopo la traslazione dei resti di San Gennaro in un cubiculum, identificato in quello al di sotto della basilica dei vescovi.

Le immagini dei cristiani defunti

Gli arcosoli e i cubicoli delle catacombe sono decorati da immagini dipinte riferite ai defunti, ai santi protettori e a storie bibliche. Alcune di queste vetuste immagini sono ancora emozionanti.

La famiglia di Theotecnus

La famiglia di Theotecnus

La famiglia Theotecnus è la protagonista dell’affresco del sesto secolo in un cubicolo della catacomba superiore. La bimba Nonnosa è raffigurata al centro, tra la madre Ilaritas e il padre Theotecnus, a figura intera con le braccia aperte nell’atto di pregare e con una corona d’alloro sul capo, simbolo del premio per la verginità, essendo morta a soli 2 anni e 10 mesi, come dice l’iscrizione accanto a lei. Nonnosa, vestita come una principessa bizantina, indossa un lungo abito rosso ricco di ornamenti e di perle poste sul collare, sul petto e sulle maniche. Un diadema di gemme bianche le cinge i capelli. Il padre e la madre, raffigurati a mezzo busto, sono in preghiera con le braccia aperte.

La piccola Nicatiola

La piccola Nicatiola

Sempre nella catacomba superiore emoziona l’arcosolio di Cominia e Nicatiola, madre e figlia. L’affresco le ritrae intorno a San Gennaro in un ideale habitat paradisiaco sottolineato da due grandi ceri ardenti. La piccola Nicatiola (hic requiescit benemerens in pace Nicatiola infans) è raffigurata con una tunica bianca e i capelli raccolti. La madre Cominia indossa una tunica matronale bianca e ha i capelli coperti dal velo. San Gennaro è individuato da un’iscrizione posta sul capo che recita Sancto Martyri Ianuario: è il suo primo ritratto che ci è stato tramandato.

L'arcosolio di Cerula

L’arcosolio di Cerula

L’arcosolio di Cerula (Cerula in pace) testimonia il ruolo preminente di una donna protagonista della chiesa napoletana delle origini. La donna è ritratta con le braccia sollevate e aperte, in atteggiamento di orante. La sua figura è al centro di una serie di simboli cristiani: in alto la croce monogrammatica con le lettere apocalittiche e ai lati due volumina recanti ognuno i nomi di due degli evangelisti: sul volumen sinistro si leggono chiaramente i nomi Marcus e Ioannis e su quello destro Lucanus e Matteus. La lunetta centrale è incorniciata dalle raffigurazioni dei Santi Paolo (a sinistra) e Pietro (a destra, ma la figura è quasi illeggibile) su uno sfondo architettonico chiaro e un cielo luminoso.

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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