Napoli. Le catacombe di San Gaudioso

L'allegoria della morte

L’allegoria della morte

Dopo quelle di San Gennaro, le catacombe di San Gaudioso sono il secondo cimitero paleocristiano più importante di Napoli. L’ingresso è all’interno della Basilica di Santa Maria della Sanità, centro nevralgico del popolare Rione Sanità. La chiesa è nota per il culto tributato alla Madonna della Sanità, raffigurata in un dipinto che è probabilmente la più antica raffigurazione mariana di Napoli. Ma è anche nota per la devozione a San Vincenzo Ferreri (Vicent Ferrer di Valencia), il focoso e apocalittico predicatore domenicano, la cui statua – detta ‘O Munacone – è portata in processione nel quartiere. Guidati dai giovani della cooperativa La Paranza scendiamo nelle catacombe per visitarne le due principali sezioni, molto diverse tra loro. Il primo nucleo risale al quarto e al quinto secolo ed è il più vicino alla tradizionale fisionomia delle catacombe cristiane (loculi, arcosoli, cubicoli, cappelle). Il secondo nucleo risale invece al Seicento. Le catacombe riprendono la loro funzione di sito sepolcrale e diventano il cimitero sotterraneo della buona società e della nobiltà napoletane, nel quale si esprimono tutta la fastosità e il gusto barocco del macabro partenopeo. Tra queste due fasi di sepolture c’è un lungo periodo di abbandono a causa delle frane che sommergevano la zona: colate di fango e detriti detti Lave dei Vergini che scaturivano dall’erosione delle colline circostanti. La visita si conclude con l’attraversamento su passerella di un’antica cisterna, riutilizzata come cimitero dai domenicani e infine come antiquarium nell’Ottocento e nel Novecento.

Il cimitero paleocristiano

Il mosaico

Il mosaico

Il centro ideale della catacomba è il sepolcro di San Gaudioso, individuato dal titulus a mosaico “hic requiescit in pace sanctus Gaudiosus episcopus qui vixit annis LXX”. L’arcosolio del santo è lo sfondo di un cubicolo interamente rivestito di loculi, secondo l’antico uso tradizionale di addensare le sepolture a scopo propiziatorio intorno alla tomba di un martire o di un santo pilota. Gaudioso ‘l’Africano’ fu vescovo di Abitine, in Tunisia. Dopo l’invasione dei Vandali non volle convertirsi all’arianesimo. Il re Genserico lo imbarcò su una nave senza vele né remi insieme ad altri esuli cristiani, tra cui Quodvultdeus vescovo di Cartagine. Grazie alla protezione divina la barca arrivò miracolosamente a Napoli. Gaudioso si stabilì sulla collina di Capodimonte e vi costruì un monastero. Alla sua morte, fu sepolto tra il 451 e il 453 dopo Cristo nella valle della Sanità, l’area cimiteriale extra moenia di Napoli, e il luogo della sua sepoltura diventò ben presto oggetto di culto.

Il sepolcro di San Gaudioso

Il sepolcro di San Gaudioso

Da lì cominciò a espandersi il cimitero ipogeo paleocristiano poi diventato Catacombe di San Gaudioso. Intorno alle tombe dei santi Gaudioso, Nostriano, Agnello, Pascenzio e Sossio sono ancora visibili e affreschi e mosaici con i simboli della prima età cristiana, come il pesce, l’agnello, la vite con i tralci. Una sintesi efficace di questi simboli è l’arcosolio con il mosaico dei due agnelli. Al centro, racchiusa da un clipeo dal fondo rosso, sono visibili i resti di una decorazione raffigurante una croce latina di colore bianco. Il medaglione è sostenuto da una colomba, che ha una corona tra le ali aperte, a rappresentare l’allegoria del Cristo trionfatore. Ai lati della composizione sono raffigurati due robusti agnelli bianchi dalla lunga coda, circondati dalle viti e dalle larghe volute di tralci di grappoli d’uva.

L’ambulacro seicentesco

L'ambulacro

L’ambulacro

Nella seconda sezione si distende l’ampio ambulacro sotterraneo, il corridoio lungo trenta metri, scandito da cappelle e cubicoli laterali con l’esposizione di una galleria di teschi e di scheletri di aristocratici ed ecclesiastici. All’inizio c’è una grande immagine moraleggiante della morte, uno scheletro ai cui piedi giacciono una clessidra, un libro, uno scettro e una corona, i simboli del tempo, della cultura e del potere. Al termine del corridoio c’è un altare sul quale è deposta una statua del Cristo morto, sovrastata da un affresco che mostra le anime dei purganti nelle fiamme del Purgatorio, salvate dagli angeli grazie alla croce, strumento di salvezza. Lungo i fianchi è la galleria mortuaria creata dai domenicani, con le sepolture dei defunti.

Il magistrato

Il magistrato

Gli scheletri sono incassati nelle pareti dell’ambulacro mentre i crani sono in evidenza; la figura veniva completata ad affresco e accompagnata da contrassegni didascalici e cronologici indicanti lo status sociale del defunto o le opere compiute in vita. Sono esposti, tra gli altri, donna Sveva Gesualdo, principessa di Montesarchio, con la gonna a larghe pieghe, un domenicano in preghiera, i magistrati Diego Longobardo e Marco Antonio d’Aponte con la toga, il militare Scipione Brancaccio con la spada, il pittore fiorentino Giovanni Balducci, con tavolozza e pennello.

L'altare

L’altare

Le ‘cantarelle’

Un ambiente aperto nel Seicento fu destinato al rito della scolatura e alla realizzazione dei cosiddetti “seditoi”, volgarmente chiamati “cantarelle” o “scolatoi”, ovvero sedili scavati nel tufo con un vaso nel fondo, su cui i defunti venivano disposti a disseccare prima di essere deposti in un ossario comune o in una tomba privata. La scolatura era il procedimento per cui si ponevano i cadaveri nelle nicchie allo scopo di far perdere loro i liquidi. Questo processo avveniva in piccole cavità dette seditoi, scolatoi o in napoletano cantarelle, dal greco cantarus, per il vaso posto al di sotto del defunto, che aveva la funzione di raccogliere i fluidi cadaverici. Una volta concluso il processo di scolatura, le ossa venivano lavate e deposte nella loro sepoltura definitiva. Dal rito deriva una celebre imprecazione napoletana “Puozze sculà!”, cioè “Che tu possa scolare”, morire. Questo compito macabro era assolto da una figura chiamata schiattamuorto. Lo schiattamuorto aveva il compito di porre i cadaveri a scolare, avendo cura di praticare dei fori sui corpi in modo da favorirne il processo di disseccamento, e di spezzarne le ossa per l’inumazione nei loculi.

Il seditoio di scolatura

Il seditoio di scolatura

 

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