Morcote. La rete del diavolo

Morcote. Le storie di Sant'Antonio Abate

Morcote. Le storie di Sant’Antonio Abate

Morcote, in Svizzera, è un comune del lago di Lugano, situato all’estremità della penisola formata dal monte Arbòstora, sul ramo del lago che guarda l’italiana Porta Ceresio. Dal borgo, una lunga scalinata sale alla trecentesca cappella dedicata a Sant’Antonio abate. L’attuale oratorio deriva forse da un antico hospitium costruito dai monaci antoniani a servizio dei viandanti e dei pellegrini che percorrevano la mulattiera di Lugano. Le pareti interne della chiesa sono quasi interamente decorate da dipinti della metà del Quattrocento attribuiti a Lombardo e Cristoforo da Seregno. Il dipinto della parete di fondo – che sembra risalire agli inizi del ‘400 – è diviso in due sezioni. La parte inferiore narra in sette riquadri alcuni episodi della vita di Sant’Antonio Abate. La parte superiore del dipinto è la trascrizione di una curiosa visione di Sant’Antonio, riportata dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze: Et ecce vidit quendam longum et terribilem caput usque ad nubes tollentem, si quosdam pennatos ad coelum volare cupientes extensis manibus prohibebat et alios libere pervolantes retinere non poterat…. I diavoli hanno teso una lunga rete nella quale restano impigliate le anime. Le figurine nude delle anime dei defunti si dibattono nella rete e si arrampicano tra le fitte maglie per raggiungere la cima e liberarsi; gli angeli in cielo le accolgono e le portano in volo al cospetto di Dio Padre. Non tutte le anime però ce la fanno: alcune sono accalappiate dai demoni e sono trattenute nella rete, impossibilitate a liberarsi.

La rete del diavolo

La rete del diavolo

I significati del dipinto sono molteplici. Vi si può leggere una variante del genere letterario classico delle tentazioni di Sant’Antonio, con le insidie tese dai diavoli ai monaci. Vi si può leggere anche un’allegoria del giudizio universale, che descrive il duplice destino dei risorti chiamati alla beatitudine o alla dannazione. Una terza lettura è quella del contrasto tra gli angeli e i diavoli che si disputano le anime dei risorti. E infine la scena della rete può essere intesa come una metafora del Purgatorio: le anime dei purganti espiano la pena e, progressivamente alleggeriti dal carico dei peccati, ascendono verso la liberazione, simbolizzata dagli angeli che portano in cielo, a Dio, le loro anime. Quest’ultima lettura è rafforzata dalla presenza nella cappella di una cassetta per la raccolta di “elemosine per l’anime del purgatorio”. Va anche aggiunto che l’immagine della rete dovette risultare particolarmente efficace in un paese – Morcote – che nel Quattrocento, allorchè apparteneva al ducato di Milano, aveva ottenuto il diritto di pesca su tutte le acque del lago.

Le anime nella rete

Le anime nella rete

Visita la sezione del sito dedicata alle visioni dell’aldilà: http://www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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