Appia antica: il X e l’XI miglio

Il basolato dell'Appia antica

Il basolato dell’Appia antica

Camminare sull’Appia antica, ripercorrendone il decimo e l’undicesimo miglio tra Frattocchie e Capanne di Marino, è oggi una piacevole sorpresa per chi ricorda lo stato dell’antica via anche solo qualche anno fa. Gli interventi del Parco hanno restituito a questo tratto di strada la dignità e l’aspetto originale. Sono state così cancellate le brutte memorie di quell’esile sentierino assediato dalla vegetazione infestante su cui ci si avventurava con timore, del degrado umano delle zone malfrequentate, delle umilianti discariche abusive. I monumenti e i sepolcri sono stati liberati dalla soffocante coperta di rovi che li avvolgeva. Gli scavi archeologici fanno emergere sorprendenti reperti del passato.

Il sepolcro e la torre Secchi

Il sepolcro e la torre Secchi

Certo, rimane la violenza degli attraversamenti stradali e delle attività economiche non coerenti con il paesaggio. Ma il ricordo dell’interramento del Grande Raccordo Anulare che ha restituito unità e continuità all’Appia antica è un motivo di speranza. Se è vero che le folle che frequentano le catacombe, Cecilia Metella e la Villa dei Quintili sono lontane diverse miglia, pure il flusso costante di camminatori e di ciclisti in quest’area, l’ascolto di conversazioni nelle più diverse lingue straniere, danno coraggio e ripagano gli sforzi dei gestori. Il percorso dell’Appia antica è uno dei più bei trekking del mondo.

L'Appia antica a Frattocchie

L’Appia antica a Frattocchie

Si parte da Frattocchie, dove l’Appia antica e quella nuova si ricongiungono, prima di affrontare la salita verso Albano e i Colli. Ci avviamo verso Roma sui basoli della strada romana, scortati dai cipressi e dai pini marittimi. Sulla destra ecco il caratteristico profilo della Torre Secchi, costruita sulla cella funeraria di un sepolcro romano. In leggera discesa ci liberiamo progressivamente dell’invadenza delle abitazioni frontaliere per aprirci alla vista dei vigneti e degli uliveti, il tipico paesaggio dell’Appia antica con le sue diverse componenti naturali, storiche, archeologiche, agricole e urbane. Raggiungiamo Santa Maria della Mole e la stazione ferroviaria della linea Roma-Velletri. Gli scavi in corso stanno restituendo le Tabernae della Mutatio ad Decimum, che era una stazione di posta per il cambio dei cavalli. Interessante e ben descritto è lo scavo dell’impianto termale che sfruttava le emissioni solforose locali. Curioso è il “butto”, una discarica d’epoca di blocchi di peperino spezzati e di sculture in frantumi. Sottopassata la ferrovia, procediamo placidamente nella campagna romana.

Il sepolcro di Giovannino

Il sepolcro di Giovannino

A sinistra si alza il Sepolcro di Giovannino, ancora relativamente ben conservato. Attraversiamo il ponticello del Fosso delle Cornacchiole e alterniamo lo sterrato a tratti del basolato originario, affiancato da aree di sosta e dai crepidines laterali. Alcuni sepolcri di diversa forma e natura (a tumulo, a croce greca, con sarcofago) fiancheggiano il nostro cammino ormai in vista della meta. Siamo infatti giunti alla Via Capanne di Marino, in vista del bel mausoleo a tumulo circolare, noto come il Monte di Terra. Se ci fermiamo qui, dove avremo lasciato un’auto, abbiamo piacevolmente camminato per circa 45 minuti. Possiamo evidentemente tornare indietro a piedi, con lo stesso tempo, o proseguire in direzione di Roma. L’opuscolo descrittivo dell’itinerario può essere scaricato dall’area download del sito del Parco (www.parcoappiaantica.it/).

Il sepolcro La Mola

Il sepolcro La Mola

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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