Puglia. La chiesa di Santa Maria in Monte d’Elio

La facciata

La facciata

La chiesa è una bella testimonianza del romanico pugliese. La sua posizione solitaria, incastonata su uno sperone del monte d’Elio, la valorizza come una vigile sentinella della fede, affacciata dall’alto sull’immenso panorama del Tavoliere, del lago di Lesina e del mare Adriatico. Ma bisogna meritarsela. Per poterla ammirare occorrono pazienza e tenacia. Dalla superstrada 693 Garganica si esce allo svincolo di San Nicandro, guidati (e illusi) dai cartelli turistici per il “parco archeologico ambientale Santa Maria di Monte d’Elio”. Si percorrono nella piana circa nove km, tra poderi, masserie e frantoi, ci s’innalza sulle pendici del monte d’Elio e finalmente, a sorpresa, si scorge l’insegna della chiesa. Ma la sorpresa è amara. Un poderoso cancello munito di solidi lucchetti e un minaccioso cartello scritto in un italiano pittoresco ci bloccano la visita. Perlustrata la recinzione, si scopre tuttavia un cancelletto di legno anti evasione del bestiame. Lo si apre a fatica. Si rinnova l’operazione al cancello successivo e si entra nel ‘parco’. Si resta attoniti. Tutti i manufatti di legno – casotti, bungalow, giochi per i bimbi, fari, lampioni, toilette, panchine, gazebo – sono stati abbattuti, schiantati e sconvolti da una furia vandalica distruttiva. Tra le rovine dell’antica grangia, un tempo dipendente dall’abbazia benedettina delle Tremiti, pascolano paciose le mucche. Ma, infine, eccola la chiesa. Bellissima e incurante delle miserie umane.

Il fianco della chiesa

Il fianco della chiesa

Sorge al centro di una spianata, con la facciata rivolta a ovest; nei pressi si scorgono i ruderi di varie costruzioni, tra cui un’altra chiesetta absidata situata sul pendio orientale. Il villaggio fu abbandonato dai suoi abitanti verso la fine del Trecento, probabilmente a causa delle incursioni saracene. Nel periodo successivo, l’edificio fu custodito dagli eremiti. E infine la chiesa fu abbandonata all’incuria, ai terremoti e utilizzata come stalla fino al crollo della copertura, che rese l’edificio inutilizzabile per secoli. Nel 1970 si intervenne per risanare e restaurare il monumento. Oggi la ammiriamo nel suo nitido stile romanico pugliese. Ha tre navate chiuse da altrettante absidi. La facciata segue il profilo delle navate ed è decorata da inserzioni di conci in pietra rossastra. In alto vediamo un oculo sovrastato da una croce. Sul fianco si aprono una seconda porta e una serie di monofore in alto. Le absidi sono decorate da archetti ciechi e da costoloni verticali. L’interno custodisce un ciclo di affreschi dal gusto bizantineggiante. La chiesa è chiusa. Viste le condizioni dell’intorno, è forse meglio così. Pazienza. Prendiamo la strada del ritorno. Gli affreschi li degusteremo più tardi su wikipedia.

La zona absidale

La zona absidale

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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