Berna. Folla di beati e di dannati in Cattedrale

Il portale della cattedrale di Berna

Il portale della cattedrale di Berna

Berna (Bern, Berne) è la capitale (Bundesstadt) della Confederazione elvetica, oltre che il capoluogo del Cantone omonimo. Costruita sulla penisoletta circondata dall’ansa del fiume Aar, ha conservato nel tempo le architetture medievali che le sono valse il riconoscimento dell’Unesco di Patrimonio dell’Umanità per il suo centro storico. La Cattedrale (Berner Münster) è il suo edificio più importante: la costruzione iniziò nel 1421, ma la torre campanaria è stata completata solo a fine Ottocento. Di grande richiamo è la rappresentazione del Giudizio universale, scolpito sul portale maggiore dallo scultore Erhart Küng negli anni tra il 1460 e il 1485. I personaggi che popolano l’affollatissimo portale sono circa 210 e sono stati scolpiti in pietra o in legno. Il particolare più appariscente è il colore: tutti i protagonisti sono resi vistosi dai colori brillanti che li rivestono. Molte statue originali, sostituite da copie, sono state spostate per ragioni di conservazione e sono oggi visibili nel Museo storico di Berna. Diamo qui una descrizione delle diverse scene del Giudizio finale.

Il giudizio finale

Il giudizio finale

La corte celeste

L'angelo mostra i chiodi e la corona di spine

L’angelo mostra i chiodi e la corona di spine

Il giudice presiede il giudizio finale dall’alto della cornice esterna all’archivolto, accompagnato dai due intercessori – la madre Maria e Giovanni Battista – inginocchiati e oranti. Egli indossa un mantello che lascia scoperta la ferita della lancia sul torace e le piaghe dei chiodi sulle mani. La doppia sentenza di condanna e di salvezza è simbolizzata rispettivamente dalla spada della giustizia e dai gigli della misericordia che escono dalla bocca del giudice. Sulla cornice vediamo poi il tribunale celeste dei dodici apostoli. Ciascuno di essi è riconoscibile dal suo tradizionale attributo iconografico: vediamo, tra gli altri, Mattia con l’alabarda, Giacomo d’Alfeo col bastone del martirio, Bartolomeo con il coltello, Giovanni col calice dell’ultima cena, Pietro con la chiave del regno, Paolo con la spada, Giacomo il maggiore col bordone e la berretta del pellegrino, Andrea con la croce. Il personaggio, con la croce e le mani bucate dai chiodi, è il buon ladrone Disma, crocefisso anche lui sul Golgota, cui Gesù ha promesso il paradiso.

L’archivolto

L'angelo mostra la colonna della flagellazione e la canna con la spugna dell'aceto

L’angelo mostra la colonna della flagellazione e la canna con la spugna dell’aceto

La prima cornice dell’archivolto mostra le statue di cinque angeli, appoggiate su mensole, che abbracciano e ostendono gli strumenti della passione di Gesù: la grande croce, la colonna della flagellazione, la canna con la spugna dell’aceto, le verghe e il flagello, la corona di spine e i chiodi della crocifissione.

Il diavolo tamburino e Giuda

Il diavolo tamburino e Giuda

Il sesto personaggio, sulla cornice in basso a destra, è un diavolo che, con tamburo e trombetta, segna il tempo di marcia al corteo dei dannati diretti all’Inferno; nella caverna fiammeggiante sotto i suoi piedi vediamo già Giuda, il traditore di Gesù, col sacchetto dei trenta denari. La seconda cornice accoglie i profeti dell’antico testamento che hanno annunciato il giudizio finale: i filatteri che hanno tra le mani riportano i loro nomi e le citazioni tratte dai loro libri profetici.

L'angelo mostra le verghe e il flagello

L’angelo mostra le verghe e il flagello

L’arcangelo, la giustizia e le dieci vergini

L’arcangelo Michele è visibile sul balconcino che lo isola dalla folla retrostante e ne mette in evidenza il ruolo di ponderator.

L'arcangelo Michele

L’arcangelo Michele

Michele è ritratto in piena azione atletica: pesa un’anima sulla bilancia a doppio piatto, con esito favorevole, e contrasta a spada sguainata il diavolo che tenta di falsare a suo favore il risultato della pesatura; il diavolo ha messo il piede sul piatto e agita il suo randello, ma Michele lo afferra per la barba e con un fendente di spada gli apre il ventre e ne fa fuoriuscire le immonde viscere. Sotto l’arcangelo, il portale è ornato da una fascia di personaggi femminili. Al centro è la virtù della Giustizia, rappresentata in posa serena, flessuosa ed elegante, con la spada nella mano destra e la bilancia nella sinistra, affiancata da angeli che hanno cartelli esplicativi.

La virtù della Giustizia

La virtù della Giustizia

Ai lati sono le statue di dieci fanciulle ritratte con le loro lanterne. Esse richiamano la nota parabola del vangelo di Matteo delle dieci ragazze che attendono lo sposo per la festa delle nozze.

Le vergini sagge

Le vergini sagge

Cinque di esse, le prudenti, si sono munite della scorta d’olio per alimentare le lucerne; le altre cinque, le stolte, non se ne sono preoccupate. Lo sposo arriva di notte, all’improvviso. Le vergini prudenti, risvegliatesi, accendono le loro lampade ed entrano con lo sposo nella sala del convito. Le altre restano fuori nel freddo della notte. Allusione al giorno del giudizio, che verrà all’improvviso e alla separazione degli eletti dai dannati. La parabola è inserita nel discorso escatologico di Gesù.

Le vergini stolte

Le vergini stolte

Gli angeli tubicini

Al vertice del timpano compaiono due angeli tubicini in volo che suonano lo shofar e la tromba e che chiamano i morti alla risurrezione finale. I filatteri che fuoriescono dalle campane degli ottoni riportano infatti l’invito evangelico “surgite mortui, venite ad iudicium”. A sinistra un altro angelo scende in volo verso gli eletti e porta tra le braccia le corone di giustizia “che il Signore, giusto giudice, darà in compenso quel giorno a tutti quelli che hanno atteso con amore la sua manifestazione”.

Gli eletti

Gli eletti

Gli eletti

I risorti che sono stati giudicati degni del paradiso sono raccolti in corteo dagli angeli. Hanno tutti una crocetta rossa sulla fronte, memoria di quel segno, tracciato col sangue dell’agnello, che salvava il popolo eletto dall’ira dell’angelo sterminatore (Esodo 12). Indossano una tunica bianca, memoria della ‘veste candida’ indossata dagli eletti di fronte all’apocalittico trono dell’Agnello. Ai primi posti figurano le gerarchie civili e religiose, individuate dalle berrette cardinalizie, dalle mitrie vescovili, dai cappucci degli abati, dalle corone dei sovrani. Le guide locali sottolineano, con compiaciuto campanilismo che il bürgmeister di Berna (con l’insegna dell’orso bernese) va in paradiso, al contrario del suo pari di Zurigo che figura invece tra i dannati. Il gruppo degli eletti comprende i rappresentanti dei costruttori della cattedrale e delle corporazioni, individuati dagli strumenti di lavoro (la falce e la mazza della trebbia, il piccone, l’ascia, il martello, il rasoio). Deliziosa è l’immagine della suorina coi bimbi del suo kindergarten. Vediamo anche le regine, precedute da un pellegrino col bordone. Nel corteo entra anche un eletto che l’angelo riesce a strappare all’ultimo momento dalle grinfie del diavolo.

Il Paradiso

La porta del Paradiso

La porta del Paradiso

Gli eletti si dirigono verso la porta del Paradiso, vegliata da due angeli. Il primo a entrarvi è il Papa col triregno, seguito dalle più alte gerarchie ecclesiali. Il Paradiso è raffigurato come un cielo stellato, popolato dai patriarchi e dai santi. Tra i primi si riconoscono facilmente Mosè (con le tavole della legge) e il re Davide (con l’arpa). Le donne sante sono numerose: tra di esse riconosciamo Santa Caterina d’Alessandria (con la ruota), Santa Barbara (con la torre), Santa Chiara (con l’ostensorio), Santa Dorotea (con il cesto di fiori e di frutta), Santa Marina (con il drago). Tra i santi spiccano San Sebastiano (con la freccia) e San Lorenzo (con la graticola).

I santi e i patriarchi biblici

I santi e i patriarchi biblici

I diavoli e i dannati

La parte destra del timpano è popolata dai dannati caduti preda dei sadici diavoli punitori, esseri mostruosi e deformi, la cui tinta nera e rossa contrasta col candore dei corpi umani. I diavoli seviziano i dannati a morsi e li scarnificano con le unghie delle mani e dei piedi; ma non disdegnano l’uso di strumenti di tortura (funi e catene per legare, bastoni per picchiare, fiaccole per bruciare, spade per tagliare, lance per infilzare, forche per impiccare). I motivi che hanno causato la condanna all’inferno possono essere diversi. Alcuni attengono al mancato rispetto dei dieci comandamenti: vediamo tre impiccati per la lingua, bruciati sotto i piedi, probabile riferimento al peccato della bestemmia contro Dio; come pure vediamo la donna dai seni vizzi, punita perché ha ucciso il proprio figlio infante. Altri motivi sono legati ai sette vizi capitali: vediamo ad esempio la coppia lussuriosa formata da un frate infedele ai propri voti e da una concubina dai lunghi capelli biondi; vediamo anche punito il peccato di superbia, tipico degli uomini di potere. Altri motivi sono invece legati all’infrazione dell’etica professionale: vediamo infatti puniti l’artigiano che ha fatto male il suo lavoro, il commerciante che ha falsato il peso della bilancia, il maniscalco che ha frodato sul lavoro di ferratura dei cavalli e persino un falso mendicante invalido. Di straordinaria efficacia è l’immagine del ludopatico, punito come giocatore compulsivo e fraudolento, che ha una corona di dadi sulla testa e un dado in bocca. Particolare enfasi punitoria è posta sui religiosi che hanno profittato della loro condizione o hanno mancato ai voti fatti: vediamo vescovi benedicenti e simoniaci che hanno lucrato sulle indulgenze, suore e frati legati e trascinati all’inferno.

L’Inferno

I dannati

I dannati

Contrapposto al paradiso celestiale, l’inferno è etimologicamente collocato in un contesto rupestre e ipogeo, dove lo rocce scure sono illuminate da vampe fiammeggianti. Potremmo qualificarlo un inferno ‘gotico’, per le sue architetture sghembe e per le apparizioni di volti e fantasmi ghignanti. Nella grande caverna infernale, che richiama il pozzo apocalittico o la gola del leviatano, vengono scaricati i dannati colpevoli del primo vizio, quell’orgoglio (o superbia, o vanagloria) che già causò il peccato originale e la caduta degli angeli ribelli. Re, regine e potenti, papi, cardinali e vescovi cadono tra le fiamme, accolti da un gigantesco Lucifero, incatenato alle rocce con un collare.

Lucifero

Lucifero

 

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