Roma. L’Inferno di Francesca Romana

Il 9 marzo è la festa di Santa Francesca Romana. E a Roma, per la festa della loro fondatrice, le Oblate aprono al pubblico in via straordinaria l’antico Monastero di Tor de’ Specchi, situato vicino al Campidoglio e al Teatro di Marcello. Le prime Oblate vollero che l’Oratorio della loro casa fosse affrescato con gli episodi salienti della vita della Santa e ne affidarono il compito ad Antoniazzo Romano. Quegli affreschi, terminati nel 1468, costituiscono ancora oggi un’attrazione magnetica per i romani che appellarono ‘Romana’ la loro santa e la vollero Advocata Urbis, protettrice della città.

L'Inferno

L’Inferno

Insieme a tanti appassionati e a gruppi organizzati mi arrampico sulle ripide scale che salgono all’Oratorio. Qui c’è una rappresentazione dell’Inferno, la fedele trascrizione iconografica che Antoniazzo (con i suoi scolari) fece della visione infernale che la santa ebbe durante la sua malattia e che il suo confessore, il prete Giovanni Mattiotti, registrò ne lo tractato como la beata Francesca fu menata in spirito da l’angelo Raphaello ad vedere le pene che pateno l’anime nello inferno. Francesca Bussa de’ Ponziani (1384-1440) ha la visione quasi ne l’ora vespertina. L’arcangelo le mostra il grandissimo abisso et terribilissimo e deve sostenerla mentre lei arretra per l’orrore: et vedendo, sentendo ed odendo infinita terrebilità, con grande terrore fu sbagottita.

La visione di Francesca Romana

La visione di Francesca Romana

L’affresco descrive in alto la caccia ai dannati da parte dei diavoli psicopompi: oscenamente catturati, i dannati sono precipitati nella bocca del drago infernale. Il dragone grandissimo ha la forma di un serpente a scaglie verdi. Nella visione di Francesca stava lo capo dello dicto dragone in meço della entrata dello inferno, ma poco de socto alla dicta entrata; et teneva la boccha aperta colla lengua de fore, della quale gessiva grandissimo fuoco, non però che lucessi, ma era nerissimo,e rendeva grandissimo et crudele calore. Gessiva anche della soa bocca sì grande fetore, che non se porria ymaginare per mente humana; et per li suoi occhi, recchie et naso ne gessiva fuoco nero con grande calura et fetore.

L'arrivo dei dannati

L’arrivo dei dannati

L’altro personaggio che domina il cuore dell’inferno è Sathanasso terrebilissimo, lo quale stava in uno luoco quasi onorato, cioè che stava assiso, como fussi uno trave nello luoco de mieso. L’affresco lo presenta come un umanoide di colore nero, nel gesto di giudicare le anime prave (parodia del gesto di Cristo giudice), con artigli da rapace ai piedi, naso adunco, corna sulla testa e ali membranacee. L’anima malnata esce dal ventre del Leviatano ed è presentata dai diavoli ammanettata al principe Satanasso che prestamente la judicava, et subito la meschina anima era menata da certi altri demonî sopra de ciò deputati et ordinati, allo luoco indicato, secundo li peccati commessi.

I gironi infernali

I gironi infernali

L’inferno di Antoniazzo si sviluppa su cinque piani sovrapposti, destinati ai dannati; la sua geografia dei receptacula animarum e la descrizione delle pene si discostano tuttavia sensibilmente dalla visione di Francesca. Una cavità oscura, situata a fianco della bocca del Leviatano, ospita una decina di dannati nudi, tra cui diversi religiosi, assaliti e morsi da serpenti di tutte le taglie. Potrebbero essere gli invidiosi.

La pena dei superbi

La pena dei superbi

La fascia sottostante, vicina alla testa di Lucifero, ospita i superbi e gli orgogliosi, quelli che nel linguaggio medievale arcaico erano chiamati i vanagloriosi. I viziosi sono buttati nel pozzo e impiccati a testa in giù; alcuni di loro sono fatti a pezzi e dati in pasto ai cani. Un piano più sotto è la sala d’attesa, dove si trova il mesto corteo di quelli che so’ presentati a Satanasso, in attesa di conoscere la destinazione finale.

La pena degli accidiosi

La pena degli accidiosi

Segue il girone degli accidiosi, pigri e lenti nell’operare il bene, descritti in posizione fetale, inani a ogni impegno; i diavoli li sottopongono alla pena della graticola e al morso dei serpenti, nel tentativo inutile di stimolarli a una reazione.

La pena degli iracondi

La pena degli iracondi

Più giù troviamo il gruppo degli iracondi che esternano, nei visi deformi, tutta la loro rabbia vana; essi finiscono in pasto a un drago divoratore che li defeca poi dal ventre.

La pena degli avari

La pena degli avari

Sullo stesso livello degli iracondi sono puniti gli avari. Essi sono costretti dai diavoli a ingurgitare mestoli di oro fuso; altri sono azzannati e accecati da draghi-scorpioni o sono torturati con pettini di metallo per la cardatura della lana.

8 - La punizione dei golosi

Nel fondo dell’Inferno sono puniti i golosi, i lussuriosi e gli scomunicati. I golosi sono arrostiti allo spiedo e sono costretti a trangugiare liquidi innominabili e a mangiare serpenti e altri immondi animali.

La pena dei lussuriosi

La pena dei lussuriosi

I lussuriosi hanno tutti il sesso in fiamme; mentre il gruppo attende ordinatamente la sua pena, una donna è impiccata a una forca, un frate è legato al palo ed eviscerato e un dannato è inchiodato a un tavolo da macellaio e lì squartato da un diavolo con la mannaia.

La pena degli scomunicati

La pena degli scomunicati

Gli scomunicati, infine, precipitano nel più profondo dell’ade, impigliati nella coda del mostro e condannati a bollire in eterno nella caldaia, in un brodo di pece, zolfo, olio e ferro incandescenti.

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