Roma. Le catacombe di San Sebastiano

La piazzola dei mausolei

La piazzola dei mausolei

Tra il secondo e il terzo miglio del suo percorso, iniziato dalla porta Capena, la via Appia antica conosce un improvviso avvallamento. Questa depressione nei pressi di un crocicchio di strade è l’erede di un’antica cava di pozzolana scavata due millenni fa. Fu proprio lì – ad catacumbas, presso la cava – che si cominciò a scavare e a ricavare i loculi di un cimitero cristiano. Quel nome – catacomba – che designava una località specifica conobbe un rapido successo e finì per designare tutti i cimiteri sotterranei. Le sepolture vi continuarono per secoli ma subirono nel 410 il violento trauma del sacco di Roma per mano dei Goti guidati da Alarico. I cimiteri costruiti fuori delle mura divennero insicuri e fu rischioso conservarvi i corpi dei martiri. Ci fu un moto centripeto: le ville di campagna, le infrastrutture come le strade e gli acquedotti, i cimiteri furono danneggiati e progressivamente abbandonati mentre la popolazione romana, provata dalle epidemie, dalle carestie e dalle guerre, si rinserrava nella cerchia delle mura aureliane.

Il sarcofago delle due oranti

Il sarcofago delle due oranti

Alcuni luoghi esterni alle mura continuarono tuttavia a essere frequentati fino a tutto il Medioevo. Erano i santuari dei più venerati martiri romani, come la basilica di Pietro alla necropoli del colle Vaticano, la basilica di Paolo sulla via Ostiense, la basilica di Lorenzo extra muros al cimitero del Verano. A questi si aggiunse la catacomba di San Sebastiano, che divenne un luogo di preghiera, nel quale i cristiani evocavano e ricordavano i principi degli apostoli Pietro e Paolo e dove si celebrava il loro culto congiunto. Nel periodo delle più feroci persecuzioni anticristiane, le reliquie dei due apostoli furono precauzionalmente spostate e nascoste nella catacomba per sottrarle a un’eventuale distruzione. Quando la nuova religione fu ufficialmente accettata a Roma, l’intensità di frequentazione di questo luogo della memoria apostolorum convinse l’imperatore Costantino a costruirvi una basilica a forma di circo per monumentalizzare il culto dei due apostoli.

 La visita

I graffiti devozionali

I graffiti devozionali

Il cimitero sotterraneo si sviluppa lungo 12 km di gallerie. Ovvio dunque che la visita si concentri solo sulle principali evidenze, quali la basilica, la galleria dei sarcofaghi, la cripta di San Sebastiano, il cubicolo di Giona e, soprattutto, i Mausolei della Piazzola e la Triclia della Memoria Apostolorum. La ‘piazzola’ è l’atrio sul quale si affacciano tre mausolei decorati in modo raffinato, probabilmente appartenuti a liberti assai facoltosi. Le facciate monumentali sono molto simili, tutte in muratura, costituite da una porta centrale sormontata da un’iscrizione con il nome dei proprietari, da un timpano decorato con pitture e da un attico nel quale probabilmente si tenevano le cerimonie di commemorazione dei defunti, come ad esempio i banchetti funebri (refrigerium) che ogni anno venivano allestiti nel giorno anniversario della morte. Un primo mausoleo è appartenuto a Marcus Clodius Ermete; il secondo mausoleo è detto degli Innocentiores, che, probabilmente, è il nome di un’associazione; il terzo mausoleo è denominato dell’Ascia, in quanto un’ascia è rappresentata sul timpano della facciata, anche questo appartenuto ad una corporazione.

Invocazione ai santi Pietro e Paolo

Invocazione ai santi Pietro e Paolo

Sopra ai mausolei è localizzata la Triclia, struttura porticata dedicata alla memoria degli apostoli Pietro e Paolo, dove centinaia di graffiti testimoniano il culto tributato ai due santi. Alcuni di questi graffiti sono ancora visibili e particolarmente interessanti e suggestivi, come quello di un certo pellegrino che, attorno al III sec. scrisse: Paule et Petre petite pro Victore, una richiesta di intercessione rivolta ai due martiri più importanti di tutta la cristianità.

L'incontro tra Pietro e Paolo a Roma

L’incontro tra Pietro e Paolo a Roma

 San Sebastiano 

Le notizie storiche su San Sebastiano risalgono alla ‘Depositio martyrum’ del 354 e al “Commento al salmo 118” di S. Ambrogio (340-397). Le poche notizie sono state poi ampliate e abbellite, dalla successiva ‘Passio’, scritta probabilmente nel V secolo dal monaco Arnobio il Giovane. San Sebastiano era nato e cresciuto a Milano, da padre di Narbona (Francia) e da madre milanese, era stato educato alla fede cristiana, si trasferì a Roma nel 270 e intraprese la carriera militare intorno al 283, fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale a Roma, stimato per la sua lealtà e intelligenza dagli imperatori Massimiano e Diocleziano, che non sospettavano fosse cristiano. Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e riuscire a convertire militari e nobili della corte, dove era stato introdotto da Castulo, domestico (cubicolario) della famiglia imperiale, che poi morì martire. Proprio quando, secondo la tradizione, aveva seppellito i santi martiri Claudio, Castorio, Sinforiano, Nicostrato, detti Quattro Coronati, sulla via Labicana, fu arrestato e portato da Massimiano a Diocleziano, il quale già infuriato per la voce che si diffondeva in giro, che, nel palazzo imperiale si annidavano i cristiani persino tra i pretoriani, apostrofò il tribuno: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me, ingiuriando gli dei”. Sebastiano fu condannato a essere trafitto dalle frecce; legato ad un palo in una zona del colle Palatino chiamato ‘campus’. Creduto morto dai soldati, che lo avevano trafitto, fu lasciato lì in pasto agli animali selvatici; ma la nobile Irene, vedova del già citato San Castulo, andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura e si accorse che il tribuno non era morto; trasportatolo nella sua casa sul Palatino, prese a curarlo dalle numerose ferite.

La statua di San Sebastiano nella Basilica

La statua di San Sebastiano nella Basilica

Miracolosamente Sebastiano riuscì a guarire e poi nonostante il consiglio degli amici di fuggire da Roma, decise di proclamare la sua fede di nuovo davanti a Diocleziano e al suo associato Massimiano, mentre gli imperatori si recavano per le funzioni al tempio eretto da Elagabalo, in onore del Sole Invitto. Ascoltati i rimproveri di Sebastiano per la persecuzione contro i cristiani, innocenti delle accuse fatte loro, Diocleziano ordinò che questa volta fosse flagellato a morte; l’esecuzione avvenne nel 304 nell’ippodromo del Palatino, il corpo fu gettato nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo. Il martire apparve in sogno alla matrona Lucina, indicandole il luogo dov’era approdato il cadavere e ordinandole di seppellirlo nel cimitero “ad Catacumbas” sulla via Appia. Fino a tutto il VI secolo, i pellegrini che vi si recavano attirati dalla ‘memoria’ dei Santi Pietro e Paolo, nella basilica costantiniana eretta in memoria dei due apostoli proprio sopra il cimitero, visitavano anche la tomba del martire, la cui figura era per questo diventata molto popolare e quando nel 680 si attribuì alla sua intercessione, la fine di una grave pestilenza a Roma, il martire s. Sebastiano venne eletto taumaturgo contro le epidemie e la chiesa cominciò ad essere chiamata “Basilica Sancti Sebastiani”.

Sarcofago del quarto secolo

Sarcofago del quarto secolo

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