Friburgo. Il diavolo-porcello e il seno di Abramo

Friburgo (Fribourg/Freiburg) è città gradevole, piacevole da visitare per il suo aspetto cinquecentesco ben conservato, per il suo bilinguismo, per i tanti giovani che frequentano la sua prestigiosa università di matrice cattolica, per il suo carattere internazionale tipicamente svizzero. Qui gli influssi della cultura francese smussano le asperità del mondo germanofono. Anche in cucina, le specialità della fondue e della raclette, raccontano la ‘fusione’ di due culture alpine.

Friburgo. Il timpano del Giudizio finale

Friburgo. Il timpano del Giudizio finale

Ci concentriamo ora sulla Cattedrale di San Nicola, cuore del Bourg e tipica espressione dell’architettura gotica. L’alta torre frontale ha alla base il Portale degli Apostoli, preceduto da un atrio e ornato di statue in pietra; cuore del portale è il timpano del Giudizio universale. Al centro, su una colonna che separa le due porte d’ingresso, è la statua policroma (settecentesca) di Nicola di Myra, santo di dedicazione della cattedrale.

Maria e gli apostoli Giovanni e Tommaso

Maria e gli apostoli Giovanni e Tommaso

Ai lati del portale, sulle pareti dell’atrio, le statue a figura intera dell’arcangelo Raffaele (a sinistra) e della Madonna (a destra) raccontano la scena dell’Annunciazione. Si dispiega poi la teoria degli Apostoli, convocati da Gesù nel tribunale celeste. A destra vediamo Giovanni (col calice), Tommaso (con la lancia), Bartolomeo (il coltello è andato perduto), Giacomo il minore (col bastone), Giuda Taddeo (con la mazza ferrata) e Matteo (con l’ascia).

I patriarchi, i profeti e i cori degli angeli

I patriarchi, i profeti e i cori degli angeli

A sinistra, dopo l’angelo, vediamo Pietro (con la lettera), Giacomo il maggiore (con la conchiglia), Andrea (con la croce), Paolo (col volume delle lettere), Simone (con il libro e la sega) e Filippo (con la croce). Ogni statua ha il suo sponsor: i nomi e gli stemmi dei donatori sono scolpiti alla base. Le cornici dell’arco contengono tre serie di statuette a mezzobusto: la prima cornice contiene il coro di dieci angeli, la seconda il coro di dodici profeti e la terza il coro di quattordici patriarchi e donne sante.

Il giudice e gli intercessori

Il giudice e gli intercessori

Il timpano del Giudizio è diviso in due registri, separati da una predella che riporta una scritta propiziatoria (protegam hanc urbem et salvabo eam propter me et propter Nicolaum servum meum – Proteggerò questa città e la salverò a causa mia e di Nicola, mio servo). Al centro del registro superiore Gesù siede sull’arcobaleno della nuova alleanza, sovrastato da un baldacchino; egli mostra ai risorti i fori provocatigli dai chiodi sulle mani e sui piedi; l’ampio mantello lascia scoperto il costato e la ferita provocata dalla lancia di Longino; sul capo porta la corona di spine; le spade e i gigli del nimbo, simboli della giustizia e della misericordia, esprimono le due sentenze di salvezza e di dannazione emesse dal giudice. Ai piedi di Gesù i due intercessori in ginocchio pregano per invocare la misericordia del giudice verso i risorti: la madre Maria, a sinistra, ha la corona sul capo; Giovanni Battista il precursore indossa l’abito eremitico di peli di cammello. A fianco degli intercessori due angeli mostrano gli strumenti della passione e della morte di Gesù: la croce e il flagello, la lancia e i chiodi. Coronano la scena i quattro angeli tubicini che fanno squillare le loro trombe per chiamare i morti alla risurrezione della carne.

Il Paradiso

Il Paradiso

Il registro inferiore è articolato in più scene giustapposte, secondo un ordine temporale e logico non sempre coerente. La prima scena è la risurrezione dei morti: due risorti si sollevano dal loro sarcofago sepolcrale e hanno la rivelazione della propria sorte, favorevole per il primo e negativa per il secondo. Segue la psicostasia: un angelo accompagna i risorti alla pesatura delle opere buone e cattive; l’arcangelo Michele procede al giudizio individuale pesando i risorti su una bilancia a doppio piatto; un diavolo tenta di condizionare la pesatura a proprio favore, aggrappandosi a uno dei piatti. Le anime dei beati sono portate nel seno di Abramo, allegoria del Paradiso; il patriarca biblico sostiene le animulae dei risorti in un velo; un angelo raccoglie tra le mani velate un’anima per portarla da Abramo (forse il buon ladrone Disma o il povero Lazzaro). In basso, si forma il doppio corteo dei beati e dei dannati. Un angelo spinge i primi verso il Paradiso, descritto come una città murata sulla quale si alza una torretta. Ad accogliere i beati, tra i quali spiccano due sovrani coronati, provvede l’apostolo Pietro che con la chiave ricevuta da Gesù riapre la porta che era stata chiusa dopo il peccato originale.

Il diavolo-porcello

Il diavolo-porcello

Il corteo dei dannati in lacrime, legato da una fune, è guidato da un diavolo dall’indimenticabile testa di suino, munito di un minaccioso bastone; altri dannati sono portati a spalla dai diavoli o ammucchiati in una gerla da fieno; un diavolo comunica la dannazione a un risorto presentandogli il lungo elenco scritto delle sue malefatte.

L'Inferno

L’Inferno

L’Inferno è sorvegliato da Lucifero: il ghignante sovrano infero è fornito di scettro e corona e di un ributtante corpo a scaglie. Sotto di lui i dannati finiscono nella gola del Leviatano, una bocca mostruosa che accoglie anche un sovrano, simbolo del peccato di superbia. Un demonio mostra la lingua in segno di scherno e nel frattempo spreme il corpo di un dannato. Le pene infernali sono simbolizzate dal calderone bollente: un drago alato ne sostiene la catena, mentre un diavolo fuochista alimenta con un mantice la vivacità del fuoco; due grotteschi diavoli versano sui dannati olio bollente da due fiasche.

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