Petrella Tifernina. Il bestiario di San Giorgio

La prima emozione molisana che Petrella Tifernina ci regala in una nitida giornata primaverile è il ‘campo lungo’ sulla valle del Biferno. Dalla sua terrazza a 650 metri di quota lo sguardo corre sui colli percorsi dal tratturo di Lucito e si allarga a sinistra seguendo il solco del fiume e il nastro della superstrada fino alle sorgenti di Bojano ai piedi delle cime ancora innevate del Matese.

La valle del Biferno

La valle del Biferno

Ancora qualche passo nelle strette stradine del borgo ed eccoci di nuovo a trasalire per l’emozione di fronte alle absidi della chiesa di san Giorgio. Ne seguiamo il fianco per giungere sulla piazzetta su cui si spalanca la facciata illuminata dal sole. Sì, è certamente una delle più belle chiese del Molise. Ma dopo il colpo d’occhio sull’insieme, quando ci accingiamo a decifrare i rilievi dei portali e a interpretare il bestiario scolpito, di colpo le cose si fanno difficili. Siamo a naso all’insù sotto queste immagini fantastiche come di fronte a un trattato di enigmistica. Ci arrovelliamo sui simboli, le metafore, le allegorie. Per fortuna nel vicino negozio una tabaccaia, soccorrevole e complice, ci svela le chiavi di soluzione fornendoci due bei volumi dai titoli accattivanti: “Le pietre parlanti” e “Medioevo in Molise”. E grazie a questo ‘aiutino’ gli enigmi cominciano a sciogliersi.

San Giorgio e il drago

San Giorgio combatte il drago

San Giorgio combatte il drago

Sulla facciata è scolpito San Giorgio, ritratto a cavallo, mentre con la destra infila la sua lancia nelle fauci del drago, un serpentone senza zampe e con il collo squamoso. La Legenda Aurea di Jacopo da Varazze narra che nella città di Silene in Libia, vi era un grande stagno dove si nascondeva un drago che uccideva con il fiato quante persone incontrava. I poveri abitanti gli offrivano per placarlo, due pecore al giorno e quando queste cominciarono a scarseggiare, offrirono una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, il quale terrorizzato offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma il popolo si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli, dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane fanciulla piangente si avviò verso il grande stagno. Passò proprio in quel frangente il giovane cavaliere Giorgio, il quale saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessina, promettendole il suo intervento per salvarla e quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco e fumo pestifero dalle narici, Giorgio non si spaventò, salì a cavallo e affrontandolo lo trafisse con la sua lancia, ferendolo e facendolo cadere a terra. Poi disse alla fanciulla di non avere paura e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; una volta fatto ciò, il drago prese a seguirla docilmente come un cagnolino, verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li rassicurò dicendo: ”Non abbiate timore, Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: abbracciate la fede in Cristo, ricevete il battesimo e ucciderò il mostro”. Allora il re e la popolazione si convertirono e il prode cavaliere uccise il drago facendolo portare fuori dalla città, trascinato da quattro paia di buoi.

Giona e l’Agnus Dei

La lunetta del portale centrale

La lunetta del portale centrale

La lunetta del portale centrale racconta nella sua parte alta la storia di Giona, prima ingoiato dalla pistrice marina e poi rigettato dopo tre giorni. La vicenda del profeta Giona è narrata in uno dei libri della Bibbia. Dio manda Giona a predicare la penitenza e la conversione nella città di Ninive. Il profeta parte malvolentieri e fugge via mare. Dio scatena allora una burrasca marina: i marinai, saputo che causa del comune pericolo è Giona, lo prendono e lo gettano in mare. Un enorme pesce lo inghiotte: Giona si pente, prega e Dio fa rigettare Giona, dopo tre giorni, a riva. Allora Giona esegue l’ordine di Dio: va a Ninive, prega e tutti gli abitanti con a capo il re si convertono e Dio risparmia alla città il castigo minacciato. Nella simbologia biblica la permanenza di Giona nel ventre della balena è divenuta figura del sepolcro di Gesù e, di conseguenza, della sua morte e resurrezione: «come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra» (Matteo 12). La parte bassa della lunetta mostra un agnello con la croce contrapposto a un serpente morente. L’agnello crucigero è un tradizionale simbolo di Gesù, mentre il biblico serpente tentatore è il simbolo del male. La doppia immagine rimanda quindi all’apocalittico trionfo dell’Agnello su Satana, il serpente antico, e alla vittoria del bene sul male. La scritta incisa sulla lunetta, parzialmente illeggibile, porta il nome dello scultore Alferid e la dedicazione della chiesa a Dio e San Giorgio (ad onorem dei et beati georgi martiris ego alferid…).

Gli animali selvatici

La lunetta del fianco sinistro

La lunetta del fianco sinistro

La lunetta del portale sul fianco sinistro della chiesa propone l’immagine di cinque animali selvatici. Si riconosce un uccello con becco e zampe da rapace, probabilmente un’aquila. Una bestia feroce apre le fauci di fronte a una spaventatissima femmina di un capriolo che tuttavia non fugge. In basso si fronteggiano due leoni, dotati di criniera e strane code, intenti a leccare con le lingue penzoloni.

Gli animali domestici

La lunetta del portale sul fianco destro

La lunetta del portale sul fianco destro

La lunetta del portale sul fianco destro della chiesa, sulla strada, contiene immagini familiari di animali comuni. Si riconoscono un gallo, due lepri e tre pesci che fanno corona all’agnello cristologico.

Il significato delle tre lunette

La chiesa di San Giorgio

La chiesa di San Giorgio

Il messaggio che le tre lunette vorrebbero trasmettere potrebbe sintetizzarsi così. Le due lunette laterali sono visioni paradisiache, ispirate al vecchio e al nuovo testamento. Nella prima, secondo la Genesi, gli animali selvatici vivono in pace nel paradiso terrestre dopo la creazione divina. Nella seconda è descritta la ricapitolazione in Cristo di tutte le creature (gli uccelli del cielo, gli animali sulla terra e i pesci nel mare). La lunetta centrale esprime il messaggio centrale della fede cristiana: la morte e la risurrezione di Gesù significano la vittoria definitiva della vita sulla morte e del bene sul male.

Le altre immagini

Il peccato originale di Adamo ed Eva

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San Giorgio uccide il drago e salva la fanciulla

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Il capitello degli acrobati

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La risurrezione dei morti

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La danza dei cervi

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I due pavoni, legati da un nastro, bevono allo stesso cantaro

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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