Ercolano. Taverne e cibo di strada

Visitiamo gli scavi di Ercolano, l’antica Herculaneum, costruita sul mare tra Napoli e Pompei, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. Aggirarsi tra le sue strade e le insulae, infilarsi da intrusi nelle abitazioni dei plebei e dei patrizi del tempo, regala sensazioni da sopravvissuti. Perché è stata proprio la causa della fine di Ercolano a sigillarla così com’era e a conservarla per gli archeologi, le scolaresche e i turisti di oggi. L’ondata di fango scesa dal vulcano si è solidificata sulla città preservandone non solo il costruito ma anche gli arredi più deperibili, come il legno degli architravi, i tramezzi a traliccio, le stoffe, le pitture e i mosaici, i mobili e le scaffalature.

Il terzo cardo

Il terzo cardo

Si cammina nella storia, ma una storia che non è solo quella grande e solenne dei libri di scuola, quanto una microstoria intessuta di quotidianità, di abitudini e di stili di vita. Un percorso tematico (meritoriamente segnalato tra gli itinerari di visita proposti dalla Soprintendenza) riguarda l’alimentazione. Un po’ come nelle grandi città di oggi o nei nostri luoghi di lavoro, non c’era un vero e proprio pranzo, ma si faceva uno spuntino nelle numerose taverne dell’epoca: i thermopólia. Il pasto era a base di focacce, pesce fritto, uova, olive, salsicce e anche dolciumi e frutta. Alcuni piatti si potevano anche acquistare dai venditori ambulanti. Verso le quattro del pomeriggio ci si riuniva in famiglia o con gli amici per consumare la cena: dagli antipasti a base di uova e olive si passava alle portate di carne e pesce farcite, fino ai dolci e alla frutta. Dopo la cena, sempre in una dimensione conviviale, seguivano le bevute e si tirava tardi fino a sera. Durante i pasti si mangiava prevalentemente carne aromatizzata. Diffuso era il pesce di mare o d’acqua dolce: fritto, lesso o arrosto, e condito con salse. Il vino era la bevanda più diffusa. Il vino di Ercolano, in particolare, era esaltato dalle fonti letterarie e costituiva un’importante fonte di reddito. Era tagliato con acqua e aromatizzato con miele, spezie o erbe. Una bevanda economica era la pòsca, costituita da aceto diluito in acqua. Famosi a Ercolano erano anche i fichi locali che si distinguevano per la loro varietà.

Una bottega

Una bottega

La locanda “ad cucumas”

Semo Sancus, la divinità protettrice del commercio

Semo Sancus, la divinità protettrice del commercio

Nella sesta insula, affacciata sul decumano massimo, c’è una bottega, forse una caupona (locanda), dove si servivano bevande e cibi. L’insegna all’ingresso reca quattro brocche (cucumae, il nome si è conservato in alcuni dialetti) di colore diverso, con le bevande che qui si vendevano e l’indicazione del prezzo del vino. In alto campeggia la figura di Semo Sancus, divinità spesso assimilata a Ercole e per la quale si giurava negli affari, e l’iscrizione ad Sancum. Il pannello in basso con iscrizione in lettere rosse ‘nola’ è la pubblicità di uno spettacolo: vi si legge, cosa eccezionale, anche il nome del grafico: scr(i)ptor Aprilis a Capua.

L'insegna della locanda

L’insegna della locanda

Thermopolia

Un thermopolium

Un thermopolium

A ogni angolo di strada a Ercolano si trova un thermopolium, una sorta di bar o tavola calda. È un luogo di ristoro, un fast food, dove si servivano bevande e cibi caldi (donde il nome alla greca): infatti era usuale pranzare (prandium=pasto di mezzogiorno) fuori casa. La struttura tipica è semplice: un locale aperto sulla strada, con bancone di mescita in muratura, spesso decorato, in cui sono incassati i dolia (giare) per contenere la merce: talora in ambienti retrostanti ci si poteva sedere e consumare il pasto.

Il forno e la pizzeria

Lungo il cardo V è localizzata la bottega di un panificio che operava anche da pizzeria e da pasticceria. Proprietario del pistrinum era il pistor (fornaio) Sex. Patulcius Felix. Il locale espone la macina per la molitura del grano.

La macina del grano

La macina del grano

Nella stanza a fianco è il forno, perfettamente conservato, e protetto contro il malocchio da due falli in stucco posti all’ingresso. Nel retrobottega sono state ritrovate venticinque teglie circolari in bronzo rinvenute erano quelle usate per infornare le focacce (placentae).

Il forno di cottura del pane

Il forno di cottura del pane

La bottega

Alla Casa di Nettuno e Anfitrite è annessa una bottega di generi alimentari con la quale condivide il buono stato di conservazione: il crollo di parte del solaio consente inoltre di osservare la cucina e alcune delle stanze del piano superiore della casa. La bottega è completa dell’arredamento in legno e delle suppellettili: fave e ceci nei dolia (giare) del banco di vendita, un fornello sul bancone, scaffali e soppalco transennato per anfore vinarie, un tramezzo ligneo.

Le anfore e il soppalco transennato

Le anfore e il soppalco transennato

Le tabernae

Nella quarta insula sono localizzate due caratteristiche taverne. La prima conserva un’immagine di Priapo dipinta dietro il bancone di mescita, che serviva a tener lontano il malocchio. Nel dolium (giara) seminterrato presso il focolare furono rinvenute delle noci. Si può anche osservare il piccolo ripostiglio per le derrate, rivestito di cocciopesto, situato davanti al bancone. Dalla bottega il proprietario accedeva direttamente all’abitazione, con atrio a quattro colonne e con un piano superiore.

La bottega di Priapo

La bottega di Priapo

Vicino è localizzata la grande taverna, un’osteria con bancone rivestito di marmo, in cui sono inseriti i dolia (giare). Sui ripiani a scaletta, pure rivestiti di marmo, si poggiavano i vasi per servire da bere e da mangiare. Sul tramezzo dell’ambiente retrostante, oltre al dipinto di una nave, si legge un graffito con una massima misogina in greco che recita: Diogene, il cinico, nel vedere una donna travolta da un fiume, esclamò: “Lascia che un malanno sia portato via da un altro malanno”. Anche questa taverna è collegata a una piccola abitazione ad atrio, con due ambienti affrescati in parte conservati.

La grande taverna

La grande taverna

Per approfondire

Il sito della Soprintendenza di Pompei (www.pompeiisites.org) propone un’eccellente sezione dedicata a Ercolano. La visita degli scavi è aiutata da una serie di percorsi tematici dedicati ai luoghi di culto, all’alimentazione, alle attività artigianali, alle abitazioni, alle terme e all’impianto urbano. Come anticipazione della visita agli scavi è molto raccomandato lo spettacolare percorso del Museo archeologico virtuale di Ercolano (www.museomav.it).

Giara per alimenti

Giara per alimenti

(Il sopralluogo è stato effettuato il 14 aprile 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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