Il mito di Selene ed Endimione

La loro leggenda è tra le più romantiche del mito. Racconta che Selene, la divinità greca che personificava la Luna, s’innamorò di Endimione, un giovane pastore di grande bellezza. L’amore divino per il bell’adolescente sarebbe maturato sui pascoli del monte Latmo in Caria, a poca distanza da Mileto e da Eraclea. Ivi la dea, scesa a contemplare il giovane dormiente, gli avrebbe dato un eterno sonno per poterlo furtivamente venire a baciare.

Il sarcofago

Il sarcofago

Il mito di Selene ed Endimione è raccontato su un sarcofago esposto nell’Aula X del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano. Il sarcofago risale agli inizi del terzo secolo dopo Cristo e proviene da Cesano di Roma.

Il pastore e Selene

Il pastore e Selene

La scena scolpita rappresenta la visita notturna di Selene a Endimione. Secondo il mito Selene, personificazione della Luna, pregò Zeus di far sprofondare in un sonno eterno l’amato pastore Endimione per conservarne per sempre la bellezza; ogni notte Selene scendeva dal cielo con il suo carro per fare visita al giovane che dormiva in una grotta.

Selene scende dal carro lunare

Selene scende dal carro lunare

Al centro della scena Selene scende dal carro, sospinto da Aura, personificazione del Vento, e si dirige verso Endimione che, disteso su una roccia, riceve da Hypnos, il dio del Sonno, il liquido soporifero versato da un corno.

Selene da Endimione dormiente

Selene da Endimione dormiente

Il mito suggerisce un messaggio di speranza per il defunto, accostando il tranquillo sonno di Endimione a quello perpetuo della morte.

Hypnos, il Sonno, versa il liquido soporifero

Hypnos, il Sonno, versa il liquido soporifero

I vivi e i morti della necropoli di Portus

La Via Flavia-Severiana

La Via Flavia-Severiana

Un cimitero. Uno strano cimitero. Una città dei morti sull’Isola Sacra, alla foce del Tevere. È la necropoli di “Portus”, l’antico porto di Roma. Un sepolcreto dove le tombe dei morti riescono ancora a raccontare la personalità dei vivi. Emerse dalla sabbia durante i lavori di bonifica del litorale laziale negli anni Venti. Si pensava di realizzare fondi agricoli e casali destinati agli ex combattenti.

Le tombe della necropoli

Le tombe della necropoli

Affiorò un microcosmo di ricche tombe a camera, abbellite da affreschi e stucchi, accanto al ‘campo dei “poveri’, con misere sepolture disposte sotto due tegole a spiovente o entro le due metà di un’anfora. Il camposanto si sviluppava come d’abitudine fuori città, ai margini della via Flavia-Severiana che fin dal primo secolo collegava la città di Ostia con l’area dei bacini portuali di Claudio e di Traiano, l’odierna Fiumicino.

Il particolare più curioso della necropoli, o almeno quello che più colpisce il visitatore di oggi, è la serie di vivaci rilievi di terracotta posti sul fronte delle tombe che rivelano le attività professionali dei defunti, per lo più liberti dediti al commercio e all’artigianato.

Il mugnaio

Il mugnaio

Nella tomba 78, ad esempio, erano conservate le ceneri di un mugnaio. Il rilievo lo mostra circondato dai suoi attrezzi accanto alla pesante mola azionata da un paziente mulo che gira in tondo.

La nave oneraria giunge in porto

La nave oneraria giunge in porto

Il mosaico dell’atrio antistante la cella della tomba 43 mostra due navi che si dirigono verso un faro centrale. L’iscrizione in greco ‘ode pausylipos’ (questo è il luogo che libera dagli affanni) può avere un duplice significato: l’allegoria della vita che giunge a un porto, ma anche la rappresentazione realistica dell’attività commerciale di un portuale o di un trasportatore via mare.

Il fabbro

Il fabbro

L'arrotino e il ferramenta

L’arrotino e il ferramenta

La tomba 29 conserva sulla facciata due mattoni scolpiti con la rappresentazione di attività legate alla fabbricazione e alla vendita di utensili di ferro.

L'acquaiolo

L’acquaiolo

Sulla facciata della tomba 30 erano infisse delle anfore accanto al mattone scolpito con l’immagine dell’acquaiolo o del vinaio.

L'ostetrica

L’ostetrica

L’ostetrica Scribonia Attice, seduta su uno sgabello, raccoglie il neonato di una partoriente seduta sulla sedia gestatoria e tenuta ferma da un’ancella.

Il chirurgo

Il chirurgo

Il chirurgo Marco Ulpio Amerimmo è ritratto accovacciato mentre pratica un salasso sulla gamba di un paziente.

Il marinaio

Il marinaio

L’identikit dei Portuensi

I resti scheletrici umani rinvenuti nella necropoli di Portus costituiscono una delle collezioni antropologiche più ricche e rappresentative di età classica dell’Europa mediterranea e sono stati studiati dai ricercatori del Museo nazionale preistorico etnografico “L. Pigorini” di Roma. Il campione è rappresentato da 2000 individui di cui il 35% sono sotto i 15 anni. Il maggior numero di decessi avveniva entro il primo e il secondo anno di vita per poi ridursi nel corso dei successivi. Le donne mettevano al mondo in media 6 figli. Nei bambini avveniva un notevole arricchimento nella qualità della dieta già entro il primo anno di vita, mentre la pratica dell’allattamento al seno si esauriva normalmente entro il secondo. Sempre nella prima età infantile si registra un marcato ritardo nell’accrescimento scheletrico a causa della cronica diffusione delle infezioni. Tra gli adulti meno del 10% superava i 50 anni; l’analisi paleo-demografica indica che l’aspettativa di vita era di circa 23 anni. La statura media maschile negli adulti non superava i 164 cm; quella femminile era di circa 152 cm.

Etruria. Le mura di Roselle

Mi arrampicai sul colle sul quale era situata Roselle – racconta George Dennise seguii il tracciato delle mura, che sono rintracciabili a tratti staccati lungo il ciglio della collina. Le mura erano composte di enormi blocchi ammassati. Piccole pietre sono state messe negli interstizi, in maniera tale che ciascuna di esse serve ottimamente a tenere uniti i grandi blocchi”. Era il 1843 quando lo scrittore e viaggiatore inglese scriveva il suo The Cities and the Cemeteries of Etruria. E consigliava allora “di non avventurarsi a Roselle a chi non sia preparato a una lotta disperata e a chi non sia difeso dalle spine da un equipaggiamento solido e di scarso valore”. Oggi, a distanza di oltre un secolo dall’avventurosa visita di Dennis, l’area archeologica di Roselle è uno dei siti della Maremma più ameni da visitare e più gratificante per gli appassionati di escursioni storiche. “Rusellae” è una città etrusca sorta nel sesto secolo prima di Cristo sulle rive del lago Prile, l’antica laguna che occupava la piana di Grosseto. Fu poi romanizzata nel terzo secolo e dotata in età imperiale del Foro e dei suoi monumenti più significativi. La fede cristiana della sua popolazione è attestata dalla sede vescovile, poi trasferita a Grosseto in coincidenza con la decadenza e l’abbandono della città.

Il Decumano

Il Decumano

Dall’ingresso si sale al Foro seguendo il Decumano massimo, uno degli assi viari principali della città, quello con direzione Est-Ovest. Lo affiancano le terme di Argyzio, edifici, vasche e fontane.

L'area del Foro

L’area del Foro

Il Foro rappresentava la piazza principale della città romana, il centro politico, religioso e commerciale della comunità. Attorno alla piazza si affacciavano edifici pubblici e templi in onore delle divinità e degli imperatori.

La Basilica

La Basilica

La Basilica era uno dei fulcri della vita pubblica di età romana. Di forma rettangolare, aveva un colonnato interno. Un basamento sopraelevato (tribunal) accoglieva i magistrati per l’amministrazione della giustizia.

Mosaico pavimentale

Mosaico pavimentale

La Domus dei mosaici è un esempio di abitazione romana del tipo ad atrio, con cortile centrale e bacino per la raccolta dell’acqua. Gli ambienti erano arricchiti da pavimenti a mosaico o in marmi policromi.

La casa del clan dei Bassi

La casa del clan dei Bassi

La Basilica dei Bassi aveva una funzione celebrativa di un potente clan locale e conteneva un ciclo statuario rappresentante i personaggi della famiglia.

L'arena dell'Anfiteatro

L’arena dell’Anfiteatro

L’Anfiteatro presenta la caratteristica forma ellittica ed è dotato di quattro accessi, due scoperti e due coperti. L’arena centrale era delimitata da file di gradinate per gli spettatori.

La piscina delle terme e l'ingresso della chiesa paleocristiana

La piscina delle terme e l’ingresso della chiesa paleocristiana

In età alto-medievale una chiesa venne impostata sopra i resti delle Terme di Adriano, riutilizzando le strutture precedenti e realizzando il battistero e un cimitero esterno.

Il Cardo

Il Cardo

Il Cardo massimo è la strada basolata con direzione Nord-Sud che incrocia il decumano nell’area del Foro e conduce verso il corno meridionale del colle.

La grande cisterna dell'acqua

La grande cisterna dell’acqua

La Cisterna, di età imperiale romana, era utilizzata per la raccolta e l’approvvigionamento dell’acqua. Era rivestita di malta idraulica per impermeabilizzare le pareti.

I forni etruschi

I forni etruschi

In età arcaica nella collina sud aveva sede un quartiere a vocazione artigianale. Sono ancora visibili alcuni forni per la cottura della ceramica.

L'area prospiciente il Foro

L’area prospiciente il Foro

L’area degli scavi mostra anche gli edifici etruschi rintracciati sotto il lastricato del foro, la casa dell’impluvium, la casa ellenistica, l’edificio dei Flamines Augustales e le numerose botteghe.

Il percorso delle mura

Il percorso delle mura

La visita di Roselle si conclude con il percorso di un tratto delle Mura che cingono il colle per una lunghezza di oltre tre km. La cinta muraria è stata restaurata e attrezzata con un largo sentiero che ne percorre la base esterna e un impianto per la suggestiva illuminazione notturna.

La struttura delle mura

La struttura delle mura

Per approfondire: https://archeotoscana.wordpress.com/about/roselle-area-archeologica/

Il colle di Roselle

Il colle di Roselle

(La visita è stata effettuata il 4 maggio 2016)

Sulla Linea Gustav, da Roccacinquemiglia a Pietransieri

Questo itinerario ripercorre un tratto della “Linea principale di combattimento” (in tedesco Hauptkampflinie – Hkl) che i genieri tedeschi avevano attrezzato nell’ottobre del 1943 tra Roccacinquemiglia e Pietransieri (frazioni rispettivamente di Castel di Sangro e di Roccaraso). Siamo sul tratto della Linea Gustav che si sviluppava sui monti Pizi lungo la valle del fiume Sangro, tra le montagne delle Mainarde e della Maiella. La Hkl tedesca dominava dall’alto il Sangro, lungo il corso del quale erano presidiati gli avamposti di Castel di Sangro e Ateleta. Gli alleati avevano raggiunto la riva destra del Sangro e si erano attestati con le loro artiglierie a San Pietro Avellana e sull’osservatorio del Nido del Corvo. Tutto il pendio che scende dalla Hkl al Sangro costituiva la “fascia di sicurezza” del fronte tedesco ed era attrezzata con postazioni di mitragliatrici, presidiate solo in caso di necessità. La fascia di sicurezza era continuamente percorsa dalle pattuglie di controllo che non di rado incrociavano le pattuglie canadesi in esplorazione. Dal mese di ottobre al Natale del 1943 questa zona del fronte (dal Monte Rotondo-Colle della Monna fino a Montenerodomo) fu difesa dalla prima Divisione dei paracadutisti tedeschi, con il comando divisionale insediato a Pescocostanzo. Il tratto del nostro itinerario era sotto il controllo del primo Reggimento, insediato a Roccaraso, con una forza di circa mille soldati. La presenza di truppe di élite come i paracadutisti era legata al timore che gli alleati potessero sfondare la linea Gustav lungo la statale 17 che risale dal Sangro a Roccaraso e traversa gli Altopiani Maggiori. Un tentativo alleato si verificherà effettivamente alla fine di novembre ma sarà solo un diversivo per coprire l’attacco principale sul basso Sangro. I paracadutisti tedeschi saranno quindi trasferiti sull’Adriatico e a Natale diventeranno i protagonisti della battaglia di Ortona.

La mappa dell'escursione e il percorso diretto tra Roccacinquemiglia e Pietransieri

La mappa dell’escursione e il percorso diretto tra Roccacinquemiglia e Pietransieri

La nostra passeggiata segue la strada sterrata che collega Roccacinquemiglia (1043 m) e Pietransieri (1359 m), con un dislivello di circa 300 metri e un tempo di percorrenza tra andata e ritorno di poco meno di tre ore.

Roccacinquemiglia

Roccacinquemiglia: la chiesa diruta e la torre campanaria

Roccacinquemiglia: la chiesa diruta e la torre campanaria

Lo sperone roccioso di Roccacinquemiglia è raggiunto da una deviazione della Statale 17, la ripida e tortuosa strada di collegamento tra Roccaraso e Castel di Sangro. Oggi che la nuova strada a scorrimento veloce ha ulteriormente allontanato il traffico, la vecchia statale ha ritrovato la sua tranquillità ed è costellata da villaggi turistici e case vacanze. Roccacinquemiglia si raccoglie intorno alla sua torre, che costituiva il vecchio campanile della chiesa diruta. Durante l’occupazione tedesca del novembre 1943 soffrì le retate di uomini destinati ai lavori di fortificazione, le perquisizioni, i cannoneggiamenti degli alleati, lo sfollamento e infine la distruzione con le mine nella logica della “terra bruciata”. Dopo il passaggio della guerra (giugno 1944) restò per molto tempo il rischio dei campi minati, con lo stillicidio di morti e feriti. Lo sminamento e la ricostruzione non impedirono l’emigrazione del dopoguerra che portò a un ulteriore impoverimento della popolazione, oggi ridotta a poche decine di abitanti.

Roccacinquemiglia: la statua del Redentore

Roccacinquemiglia: la statua del Redentore

La passeggiata in paese deve comprendere la salita alla torre, la visione del panorama dei dintorni con il vicino monte Calvario (sormontato da tre croci) a est e il colle del Castello a sud che nasconde Castel di Sangro. Altro punto panoramico, anche se angusto, è la roccia dove è stata collocata una grande statua del Cristo che guarda e benedice il paese.

Il sentiero

Si esce dalla parte alta del paese, imboccando la strada sterrata che lascia sulla destra una “casa vacanze”. La strada – in buone condizioni nel suo tratto iniziale – aggira il colle roccioso di quota 1155, incrocia una masseria e prosegue in leggera salita tra campi coltivati a cereali. Più in alto troveremo due bivii: terremo la sinistra al primo e la destra al secondo, seguendo comunque sempre la strada che sale. Appare chiara la geografia del fronte tedesco.

Resti di camminamento trincerato

Resti di camminamento trincerato

La Hkl segue la direttrice di una serie di alture e spuntoni in posizione panoramica e dominante. Su ognuno dei colli si ritrovano le tracce ormai interrate ma riconoscibili dei camminamenti in trincea e delle buche delle postazioni per i mitraglieri. Sulla destra lo storico tratturo Foggia-Celano risale il pendio tra i Cerracchi e il Colle della Noce.

Resti di postazione sulla HKL

Resti di postazione sulla HKL

Al di là del tratturo, sullo sfondo del Bosco di Cantalupo, è la Valle della Vita, dove sono localizzate le masserie dei Limmari, luogo dell’eccidio del 21 novembre 1943. Sulla sinistra si riconoscono i percorsi della ferrovia (oggi dismessa), della superstrada e della vecchia statale 17. Su queste vie di comunicazione si alza il monte Arazecca che la valle Arenaro separa dalle alture di Roccaraso. Proseguendo la salita, dopo aver aggirato la testata di una valletta, il fondo della strada diventa più sconnesso, a tratti inerbito e solcato da rigagnoli. Di fronte a noi è il ripetitore di colle Magnallaro. Il sentiero inizia a traversare sulla destra il Fosso di Roccacinquemiglia, incrocia stalle e depositi e arriva in vista delle case di Pietransieri. In breve si raggiunge l’asfalto nei pressi di un parco giochi e si entra in paese.

Pietransieri

Durante la guerra Pietransieri era collegata a Roccaraso solo da una mulattiera. Il paese contava allora circa 400 abitanti e 876 animali maggiori (vacche, maiali, pecore, cavalli e muli). Non c’era telefono, né elettricità, né illuminazione pubblica. Vi si insediò il comando della undicesima compagnia, con i soldati distribuiti nelle abitazioni, nei vicini rifugi e “tane di volpe”. Fu allestita la cucina da campo insieme con i depositi e i magazzini. Una mitragliatrice pesante fu sistemata sulla sommità della “Preta”, la roccia del “castello”. La sua eccezionale posizione dominante sulla valle del Sangro ne fece un caposaldo della Linea Gustav. L’ampia visuale sulla valle dell’alto Sangro si abbinava alla facilità di difesa: gli eventuali assalitori, prima di arrivare a contatto con la linea difensiva principale, avrebbero dovuto risalire allo scoperto (o con la sola protezione del bosco) i più di 500 metri di dislivello che separano il piano del fiume dal pizzo del castello, superando le successive postazioni avanzate dei mitraglieri. Ai primi di novembre del ’43 iniziò lo sfollamento degli abitanti, portati prima a Roccaraso e di lì a Pettorano e Sulmona. In coincidenza con l’attacco alleato sul Sangro (solo nella giornata del 23 novembre Pietransieri ricevette 440 granate sparate dai cannoni degli alleati) la compagnia tedesca minò e fece crollare le case del paese, incendiò le masserie sottostanti e compì efferate uccisioni ed eccidi (con 128 vittime alle masserie dei Limmari).

Pietransieri

Pietransieri

La visita del paese deve oggi doverosamente aprirsi con una sosta nel sacrario che raccoglie i resti degli uccisi e la memoria dell’evento, insieme con la medaglia d’oro al valor militare concessa al paese. Se la salita alla croce della “preta” non è molto invitante, molto più gratificante è la passeggiata intorno al paese per ammirare il panorama. Merita attenzione il percorso del tratturo che scende alla taverna del Sangro da monte Miglio e San Pietro Avellana per poi risalire verso Pietransieri. Sulla skyline, ai lati del Nido del Corvo, si schierano tutti i monti del Molise, dal Monte Campo di Capracotta alla Montagnola di Frosolone, fino alla lontana catena del Matese.

Il sacrario

Il sacrario

 

Visita la sezione del sito dedicata alle passeggiate sulla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

(Il sopralluogo è stato effettuato il 6 maggio 2016)

Abruzzo. Il tratturo di Roccaraso

Prima delle distruzioni dell’ultima guerra la stazione sciistica abruzzese di Roccaraso era per importanza la seconda in Italia, preceduta solo da Cortina d’Ampezzo. I suoi alberghi erano frequentati dai membri della casa reale, dalla nobiltà e dalle famiglie benestanti di Napoli e di Roma. Di fronte agli alberghi scorrevano lentamente le greggi transumanti che scendevano in Puglia a settembre e risalivano in montagna in primavera. Roccaraso presidiava infatti il tratturo Celano-Foggia, nella sezione che collegava il Piano delle Cinque Miglia alla valle del Sangro. La transumanza oggi non è più praticata, ma le sue tracce effimere (i cippi, i confini, gli stazzi, le poste, i fontanili, le cappelle) sono ancora visibili sul terreno. Come pure è possibile ancora vedere le greggi pascolare sui prati degli altopiani, anche se in modo certamente più rarefatto rispetto al passato. I caseifici della zona testimoniano la persistenza di un’economia legata all’allevamento bovino e ovino.

Il borgo di Pietransieri

Il borgo di Pietransieri

Proponiamo di ripercorrere le tracce dell’antico tratturo con partenza da Pietransieri e arrivo al Santuario della Madonna della Portella. La direzione è quella della “monticazione”, quella cioè che vedeva gli armenti risalire dalla valle del Sangro, stazionare nel “riposo” delle Cinque Miglia, per poi disperdersi negli stazzi dell’altopiano o proseguire verso la conca Peligna e il Fucino. La passeggiata è lunga circa otto km, percorribili in due ore (solo andata), con dislivello minimo. Può essere comunque frazionata o percorsa in senso inverso, o allungata per una ricognizione degli stazzi degli altopiani.

Pietransieri

La Medaglia d'Oro concessa a Pietransieri

La Medaglia d’Oro concessa a Pietransieri

Annidato a 1359 metri di quota, ai piedi di una caratteristica roccia e sovrastato da piccole pareti e falesie rocciose, il borgo di Pietransieri gode pienamente di questa sua posizione raccolta e appartata a soli quattro tortuosi km dalla mondanità di Roccaraso. La sua fama è tuttavia legata a un tristissimo evento dell’ultima guerra, un’atroce rappresaglia tedesca compiuta il 21 novembre del 1943 in contrada Lìmmari, dove 128 persone, donne, vecchi e bambini furono trucidate. Pietransieri si trovò suo malgrado esattamente sulla Hkl (Hauptkampflinie), la prima linea di combattimento della Gustav-Linie. Solo nella giornata del 23 novembre Pietransieri ricevette 440 granate sparate dai cannoni degli alleati. Un sacrario raccoglie oggi i resti degli uccisi e la memoria dell’evento, insieme con la medaglia d’oro al valor militare concessa al paese.

Il tratturo

Si esce da Pietransieri in direzione di Roccaraso percorrendo lungamente il bordo del pendio sul fondo del quale, seicento metri di quota più in basso, sono il fiume Sangro, la superstrada di fondovalle e la ferrovia Sangritana. Di fronte a noi si alzano i monti del Molise. Ben visibile è la fascia del tratturo che scende dai boschi di Montedimezzo e dal caratteristico pizzo di monte Miglio, verso il Nido del Corvo di San Pietro Avellana, per poi lanciarsi a precipizio verso la Taverna del Sangro. Superato un ripetitore, all’altezza del cippo stradale del km 3, il tratturo raggiunge la nostra strada salendo da sinistra e la segue per un breve tratto.

 Il sentiero Castellaccio

L'inizio del Sentiero Castellaccio (tratturo)

L’inizio del Sentiero Castellaccio (tratturo)

Alla curva successiva troviamo l’agriturismo “Il Castellaccio”, con maneggio di cavalli. Prima della struttura turistica, un cancello di legno (pannello) dà accesso al Sentiero del Sole, segnalato da bandierine giallo-verdi. Per seguire il tratturo dobbiamo invece allontanarci dalla strada sulla destra subito dopo l’agriturismo, al km 2,700. Superati alcuni cancelli, il tratturo diventa una pista ben segnata dai bolli rossi del “sentiero Castellaccio”. Per un tratto il sentiero segnato va a saliscendi sulle pendici della Serra Castellaccio, seguendo i pali della linea elettrica; traversa numerosi ruscelletti, con qualche tratto un po’ fangoso, tra arbusti e boschetti, fino a raggiungere la concessione mineraria “La Difesa”. Di qui si può tagliare a sinistra per raggiungere la provinciale di Pietransieri e la statale 17 ma si può anche si può proseguire per un tratto scendendo all’ormai vicina Roccaraso più avanti.

La concessione mineraria della Difesa

La concessione mineraria della Difesa

 Roccaraso

La cittadina è d’impianto moderno ed è stata ricostruita dopo la distruzione dell’ultima guerra. Tramontata l’importanza della ferrovia Sulmona-Carpinone sono oggi le superstrade che consentono ai turisti di raggiungere celermente gli altipiani maggiori. La rete degli impianti di risalita e delle piste di discesa si allarga verso le cime dell’Aremogna, delle Toppe del Tesoro, del Pratello e del Calvario, integrando Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo in un comprensorio turistico unitario.

Il Monte Pratello

Il Monte Pratello

D’estate una fitta rete di sentieri porta gli escursionisti verso le panoramiche cime dei dintorni o nelle vallette più nascoste, segnate dai ‘pantanielli’ e dagli stazzi pastorali. Il comprensorio dispone di un buon numero di alberghi, pensioni, residenze e appartamenti, con un piano di edilizia per le vacanze tuttora in espansione.

 La “passeggiata” sul Prato

Lasciamo Roccaraso riprendendo il nostro cammino dal Palaghiaccio dedicato a Giuseppe Bolino. Con i suoi 1.600 posti a sedere rappresenta il fiore all’occhiello dell’attrezzatura extra-sciistica dedicata al pattinaggio. Seguiamo la pista ciclabile e passeggiata pedonale molto popolare tra i locali. Nella difficoltà di individuare il percorso dell’antico tratturo, la “passeggiata” è la soluzione più idonea per camminare in sicurezza, parallelamente alla trafficata statale 17.

Il Prato

Il Prato

La pedonale/ciclabile segue la direzione nord-ovest e si dirige verso il colle della Portella e il cimitero di Rivisondoli. Attraversiamo “il Prato”, un pianoro largo in media 1 km ed esteso per 3,5 km tra le due cittadine. Meno vasto, ma della stessa natura del Piano delle Cinquemiglia, il Prato è unito agli altri grandi pianori (Quarto del Barone, Quarto Grande, Quarto del Molino e Quarto Santa Chiara) e forma un unico sistema, noto come gli Altipiani Maggiori d’Abruzzo. Si cammina in mezzo al verde, nella piana priva di alberi, in una suggestiva solitudine.

 Il santuario della Portella

Il Santuario della Madonna della Portella

Il Santuario della Madonna della Portella

Dopo aver attraversato la statale 84, la pista ciclabile si conclude a T sulla breve strada lineare che a destra conduce a Rivisondoli, puntando in direzione del cimitero e della chiesetta di Santa Liberata. Noi andiamo invece a sinistra per salire in breve al santuario della Madonna della Portella, posto sull’antico valico roccioso della statale 17, all’estremità del piano delle Cinque Miglia. La chiesa attuale risale al 1589 ma fu edificata su precedenti luoghi di culto, venerati dagli abitanti dei luoghi vicini, dai pastori che percorrevano il tratturo Celano-Foggia e dai viaggiatori che si avventuravano sugli altopiani. La chiesa è decorata all’interno ed è affiancata da una foresteria che ha ospitato eremiti fino al 1968.

 Il “riposo” delle Cinquemiglia

Il "riposo" delle Cinquemiglia

Il “riposo” delle Cinquemiglia

Ai piedi del valico ha inizio il piano delle Cinquemiglia. L’area che affianca il terzo rettifilo della strada statale (una delle strade più belle d’Italia) è un “riposo” del tratturo. I “riposi” sono i luoghi di sosta delle greggi, caratterizzati come ampi spazi erbosi situati lungo i tratturi. Erano ricchi di acque o fontane e costituivano anche riserve di pascolo di emergenza. Il parcheggio degli armenti poteva rendersi necessario per le operazioni di conta dei capi e di pagamento del pedaggio (fida), oppure a causa del maltempo. Durante la sosta i pastori s’incontravano nelle vicine taverne. I “riposi” sul piano delle Cinquemiglia, a servizio del tratturo Celano-Foggia, erano addirittura due: “Casale” e “Taverna del Piano”. È consigliabile effettuare una breve passeggiata ad anello sul Riposo della Taverna. Si scende all’Hotel Cinquemiglia, si traversa con la dovuta prudenza la strada statale e ci s’inoltra per un tratto sulla strada che conduce ai ben visibili impianti di risalita di monte Pratello.

Il Fontanile del Pozzo

Il Fontanile del Pozzo

Dopo il ristorante Quarto del Pozzo (queste moderne strutture turistiche sono le eredi delle antica taverne tratturali) cerchiamo sulla sinistra, a margine della strada, un caratteristico fontanile che traeva l’acqua dal pozzo collegato. Si retrocede ora a imboccare la strada sterrata che traversa il pianoro e raggiunge l’importante Stazzo Anito dell’Impiso: un complesso zootecnico e un caseificio tengono viva la memoria dell’antico stazzo. Di qui si risale alla strada dell’Aremogna e al santuario della Portella.

 Lo Stazzo Quado Silvestre

Lo Stazzo Quado Silvestre

Lo Stazzo Quado Silvestre

Una seconda breve passeggiata, molto raccomandabile, ci consente di visitare uno stazzo tradizionale degli altopiani, noto come Quado Silvestre. A fianco del santuario una gradinata sale a un piccolo calvario con tre croci di ferro. Si prosegue sulla verticale del colle della Portella, tra i tombini della condotta idrica, i tralicci dell’elettricità e i resti delle postazioni tedesche della Linea Gustav. Lo stazzo si trova in una valletta a circa 1250 m di quota.

Il bagno delle pecore

Il bagno delle pecore

È formato da una casetta e da tre recinti di pietre a secco: un mungitoio circolare, un recinto rettangolare diviso a metà, un recinto più ampio di forma irregolare più in basso. Di fronte si trova il fontanile per l’abbeverata. Un canale porta l’acqua alla vasca che costituiva il “bagno” delle pecore.

Il Calvario

Il Calvario

Per approfondire

Si consiglia di utilizzare la guida dal titolo “Regio Tratturo Celano – Foggia” scritta da Sarah Gregg e Bruno Petriccione (Ser – Editrice Ricerche, Folignano, 2013): l’ottavo e il nono capitolo descrivono i percorsi rispettivamente da San Pietro Avellana a Roccaraso e da qui a Rocca Pia.

Molto ben documentata è la ricerca condotta da Edoardo Micati e Domenico Spagnuolo e pubblicata nel 2015 col titolo “Siti pastorali – Censimento, schedatura e studio dei siti pastorali degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo e della Foresta Demaniale Regionale Chiarano-Sparvera” (2 volumi in formato e-book). Istruttiva e gradevole per il suo corredo fotografico è la “Guida agli Altipiani Maggiori d’Abruzzo”, a cura di Stefano Ardito (Carsa edizioni, 2002). Per la cartografia si consiglia “Altipiani Maggiori d’Abruzzo”, carta pubblicata in scala 1:25.000 dalle Edizioni Il Lupo.

Da visitare è anche la sezione del nostro sito dedicata ai tratturi: http://www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html

 

(La ricognizione del percorso è stata effettuata il 18 aprile 2016)

Roma. Le catacombe di Domitilla

La catacomba di Domitilla

La catacomba di Domitilla

Le Catacombe sono certamente una delle maggiori attrazioni turistiche proposte ai visitatori di Roma (ma anche a Napoli o a Siracusa). Esse hanno tuttavia la capacità innata di non ridursi a fredde testimonianze archeologiche o a monumenti di un passato lontano. Sono città di morti capaci ancora di trasmettere messaggi e dialogare con la città dei vivi. Chi visita la catacomba di Domitilla ne resta persuaso. Vi è un continuo flusso di gruppi che scendono e riemergono dal profondo. La visita è accompagnata dal fruscio sonoro delle spiegazioni nelle diverse lingue. Le guide linguistiche affollano l’atrio di accesso, coordinate dai padri missionari Verbiti, custodi della catacomba. Ma come non restare colpiti dalle celebrazioni liturgiche, anche ecumeniche, che si svolgono continuamente in basilica. Come non apprezzare i gruppi di giovani o i drappelli di preti o di religiosi che scelgono la catacomba per riflettere, meditare, prendere impegni. Cinquant’anni fa, il 16 novembre 1965, in questa catacomba dedicata a Domitilla, un folto gruppo di vescovi che partecipava al Concilio ecumenico vaticano II sottoscrisse un testo, conosciuto come “Patto delle catacombe”. Alla luce fioca della sera, i 42 padri conciliari (diventati poi nel tempo 500 vescovi) s’impegnarono a vivere radicalmente il Vangelo e a tradurre nella vita di tutti i giorni 12 impegni per una chiesa povera e a servizio dei poveri. Cinquant’anni dopo, il 16 novembre 2015, ancora una volta in una catacomba, quella di San Gennaro a Napoli, un gruppo di preti “di strada” ha sottoscritto un nuovo patto per una Chiesa povera, libera dal potere politico e temporale e quindi in grado di assolvere meglio alla sua funzione di coscienza critica e di aprirsi con coraggio alle sfide della giustizia e della pace, della fame e dello sviluppo economico.

Nereo e Achilleo

Il martirio di Achilleo

Il martirio di Achilleo

Le Catacombe di Domitilla sono tra le più vaste di Roma, includono una basilica semi-ipogea e 17 km di gallerie e corridoi distribuiti su quattro differenti livelli, per un totale di 150 mila sepolture. Si estendono lungo l’antica via Ardeatina, sul luogo delle proprietà della nobile Flavia Domitilla, nipote di Flavio Clemente, console del 95, che aveva sposato una nipote dell’imperatore Domiziano (81-96), di nome pure Flavia Domitilla. Questa parte della gens Flavia avrebbe avuto simpatie cristiane, perché sappiamo dagli storici del tempo che Domiziano fece condannare a morte per motivi religiosi Flavio Clemente e all’esilio nelle isole pontine, sua moglie e sua nipote. Prima dell’esilio, la nipote del console mise a disposizione della comunità cristiana i suoi possedimenti sull’Ardeatina, ove poi sarebbe sorto il più vasto cimitero sotterraneo cristiano di Roma. 
I martiri più importanti del cimitero sono Nereo e Achilleo, due soldati vittime probabilmente della persecuzione di Diocleziano nel 304 dopo Cristo. Erano sepolti nella basilica, maestosa aula absidata del tempo di papa Siricio, preceduta da un nartece e suddivisa in tre navate da colonne con capitelli di recupero. Sulla parete di fondo un’iscrizione marmorea di papa Damaso riporta la storia dei due martiri: “Erano soldati, incaricati, presso il tribunale di un tiranno, di un crudele mestiere: torturare e uccidere. Ma un giorno ecco l’incredibile trasformazione; improvvisamente placati, gettano le armi, fuggono dal campo e affrontano con gioia il supplizio per Cristo. Tanto può la gloria di Lui!”. La scultura su una colonna del ciborio racconta il martirio: il carnefice in abito militare e con copricapo cilindrico, trattiene Achilleo con la destra e con la sinistra solleva la spada per decapitarlo; sullo sfondo domina la croce sormontata da una corona trionfale.

La cripta di Veneranda

Veneranda e Petronilla

Veneranda e Petronilla

Dietro l’abside della basilica si trova il cubicolo con il sepolcro di Veneranda. La donna è rappresentata in atteggiamento orante, vestita di ampia dalmatica e con un velo sul capo. Alla sua sinistra un cespo di fiori rossi allude al giardino paradisiaco, nel quale la defunta viene introdotta da Petronilla, una giovane donna martire. Petronilla indica con la mano sinistra uno scrigno aperto ricolmo di volumi; in alto un libro aperto simboleggia il Vangelo, fedelmente osservato dalla defunta per meritare il premio eterno.

L’arcosolio degli apostoli piccoli

San Paolo apostolo

San Paolo apostolo

Sulla volta di un arcosolio sono rappresentati i dodici apostoli seduti intorno al Cristo. Il centro della lunetta è occupato da una figura femminile orante, ora quasi scomparsa, sormontata da un monogramma costantiniano. Ai suoi lati sono rappresentati gli apostoli Pietro e Paolo, intercessori del destino paradisiaco della defunta.

L’ipogeo dei Flavi

Amore e Psiche

Amore e Psiche

Un altro nucleo molto antico è l’ipogeo dei Flavi, che ha origine alla fine del secondo secolo come ipogeo privato pagano per poi accogliere, durante il terzo secolo, sepolture cristiane decorate con scene tratte dalle Sacre Scritture.

(La visita è stata effettuata il 23 febbraio 2016)

Sulla Francigena, da Lucca ad Altopascio

Tratto interessante ma non esaltante. L’asse stradale di riferimento è la Via Romana: un nome che evoca chiaramente le radici storiche e la direzione di marcia; ma che per un viator è sinonimo di traffico intenso e pesante. Il percorso segnato della Francigena s’ingegna a svicolare, trovare alternative, varianti e vie parallele, e ci riesce con un certo successo; ma altre volte non c’è nulla da fare e si transita tra anonime periferie e zone industriali. I motivi d’interesse sono soprattutto il paesaggio rurale lucchese con la sua edilizia tradizionale, la presenza di cappelle, pievi, badie e chiese dal caratteristico stile romanico, il fascino del punto di partenza (il centro urbano e monumentale di Lucca) e del punto di arrivo (Altopascio, con le sue memorie storiche legate al pellegrinaggio). Oggi è il primo giorno di primavera e marzo si manifesta secondo la tradizione: al mattino pioviggina (o meglio, “schizzechéa”, come direbbe un pellegrino napoletano) ma poi s’alza il vento, il tempo migliora e appare il sole.

Porta Elisa

La Porta Elisa

La Porta Elisa

Si esce da Lucca attraverso la Porta Elisa, una sorta di monumentale arco di trionfo. L’aspetto moderno della porta richiama la data di costruzione e l’autrice: fu infatti la principessa Elisa, sorella di Napoleone, a promuoverne la costruzione tra il 1809 e il 1811, in un tratto delle mura medievali che all’epoca era privo di vie di accesso.

Santuario di Gemma Galgani

Gemma Galgani

Gemma Galgani

Appena fuori Lucca, sulla Via del Tiglio, si trova il Santuario dedicato a Santa Gemma Galgani, affiancato dal Monastero delle Monache passioniste. Il santuario è stato completato nel 1965 e custodisce le spoglie di questa santa, una mistica contemplativa, stigmatizzata e autrice di miracoli, morta nel 1903 a venticinque anni.

San Michele di Antraccoli

San Michele di Antraccoli

San Michele di Antraccoli

Sulla Via Romana vecchia, accanto al cimitero della frazione di Antraccoli, sorge la chiesa dedicata a San Michele arcangelo. La sua fondazione è molto antica e risale addirittura al 777. Oggi ne vediamo la versione romanica del secolo dodicesimo e le modifiche apportate nel Cinquecento. Il camminatore farà certamente una sosta ristoratrice sul sedile di pietra sotto il portico anteriore.

Il distretto delle Sei Miglia

Cappellina rurale

Cappellina rurale

Il distretto delle Sei Miglia corrisponde alla fascia pianeggiante che circonda la città e sulla quale in età medievale il Comune di Lucca esercitava la sua signoria. I centri del contado costituivano il territorio posto sotto la giurisdizione delle pievi ed erano amministrati dai rispettivi pivieri.

Capannori: il museo archeologico ed etnografico

Il Museo di Capannori

Il Museo di Capannori

Il museo Athena espone gli attrezzi agricoli del passato, utilizzati per la coltivazione del granturco e del fagiolo; espone poi alcuni reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati in località Frizzone. Opera come punto informativo della Via Francigena e di apposizione del timbro sulla credenziale del pellegrino.

Capannori: la chiesa dei santi Quirico e Giulitta

La pieve di Capannori

La pieve di Capannori

La parrocchiale di Capannori, di stile romanico pisano-lucchese, è frutto di numerose ristrutturazioni. La parte centrale della facciata, con i suoi archi in pietra, risale al XII secolo. Le navate laterali furono aggiunte nel Seicento, mentre il transetto risale all’Ottocento. Colpisce la differenza di colore tra la chiesa (in pietra) e il campanile merlato (in cotto).

Le case rurali della Lucchesia

Mandolata

Mandolata

Percorrendo la Francigena s’incontra un gran numero di “corti” lucchesi, i tipici agglomerati di case rurali a schiera. Le abitazioni agricole sono case semplici, caratterizzate in passato da alcuni servizi in comune, usati da tutte le famiglie che abitavano la corte: il pozzo, il forno, il gabinetto, l’aia, la stalla, il pollaio, lo “stallino”, le capanne e i fienili. Le capanne presentano le “mandolate”, piccole aperture nella parte superiore, ottenute dalla disposizione dei mattoni “a lama di coltello”, “a scacchiera” o “a castello di carte” per dare aria e luce all’edificio.

Porcari: la chiesa di San Giusto

La chiesa di Porcari

La chiesa di Porcari

Arrivati a Porcari si resta colpiti dal Colle di San Giusto, che sovrasta l’abitato, e dal profilo della chiesa parrocchiale di san Giusto, scenograficamente disposta sull’erta omonima. La chiesa fu costruita al posto di una molto più antica, sul finire del secolo XV. Ricostruita a tre navate nel 1745, è stata ulteriormente ampliata nel secolo XIX; la facciata fu ultimata nel 1884.

La Badia di Pozzeveri

La badia di Pozzeveri

La badia di Pozzeveri

Ormai in vista di Altopascio sostiamo all’antica Badia di Pozzéveri, che nel XIII secolo, sotto i monaci camaldolesi, ebbe rilievo economico e territoriale. Il profilo è quello classico del romanico lucchese. La zona è oggetto di una campagna di scavo archeologico realizzata dall’Università di Pisa e dalla Ohio State University.

Altopascio

La chiesa di Altopascio

La chiesa di Altopascio

Altopascio si sviluppò nell’XI secolo, lungo la Via Francigena, attorno a un ospizio retto dall’ordine di frati ospitalieri noti come Cavalieri del Tau. La chiesa dedicata a San Jacopo fu costruita nel 1827 utilizzando come transetto l’antica chiesa del 1100 annessa all’ospizio. A lato della chiesa si trova la torre merlata del 1280 con la campana detta “la smarrita” che sull’imbrunire suonava per orientare i passi dei pellegrini sperduti nei boschi dintorno.

San Jacopo

L'affresco absidale

L’affresco absidale

L’affresco sull’abside della chiesa è dedicato a San Jacopo. Il santo è raffigurato sulla barca per la Galizia, con il bastone da pellegrino in mano e la conchiglia sul petto (i simboli del pellegrinaggio del cammino di Santiago di Compostela), e con il modellino della chiesa in mano; è accompagnato dai cavalieri dell’Ordine del Tau, ritratti nelle diverse attività di servizio ai pellegrini alla città.

La fattoria medicea

La piazza Ospitalieri

La piazza Ospitalieri

La Piazza Ospitalieri ha un pozzo al centro ed è circondata dalla loggia del vecchio ospedale e dagli edifici quattro-cinquecenteschi della fattoria medicea (cantine, stalle, granai). Vi operano un centro di accoglienza e un ostello per i pellegrini della Francigena.

(Il percorso è stato effettuato il 21 marzo 2016)