La tragica fuga da Pompei ed Ercolano

L’eruzione del 79 dopo Cristo

L'eruzione del Vesuvio

L’eruzione del Vesuvio

La mattina del 24 agosto del 79 un improvviso sussultare della terra interrompe bruscamente le attività degli uomini. Dopo poco uno spaventoso boato annuncia l’irruente fuoriuscita dal condotto vulcanico dei lapilli, scagliati a un’altezza di 20 km. Trasportati dal vento, essi ricadono come grandine su Pompei, sommergendo in poche ore la città sotto una coltre di pomici alta circa tre metri. I tetti di molti edifici collassano sotto il peso del lapillo, talora uccidendo le persone che vi si erano rifugiate sotto. È però all’alba del mattino seguente, quando rotolando dal fianco del vulcano una prima nube ardente (surge), formata da cenere finissima e gas, raggiunge Pompei, che si compie il destino di ogni uomo o animale su cui essa passa. La cenere ardente ne occlude gli alveoli polmonari impedendone la respirazione. Dopo poco tempo ancora, quando già non c’erano più esseri viventi nella città, una nuova nube ardente, di potenza di molto maggiore della prima, si abbatte con furia distruttrice sui muri che si oppongono al suo passaggio, recidendoli nella parte alta e facendoli crollare di peso in avanti. Si è potuto calcolare che tale massa piroclastica si sia mossa a una velocità tra i 65 e gli 80 km all’ora inglobando nell’avanzare e trasportando seco oggetti, tegole, talora i corpi stessi dei pompeiani, che fluitarono al suo interno. Altri surges si diressero poi su Pompei, a distruzione ormai completata, sì che alla fine una colonna di 5-6 metri di materiali piroclastici sommergeva ogni cosa, lasciando ormai a vista solo tronconi dei muri più alti in un deserto di colore grigio.

2 - L'eruzione del Vesuvio 2

L’Orto dei fuggiaschi di Pompei

Pompei. Orto dei fuggiaschi

Pompei. Orto dei fuggiaschi

L’Orto dei fuggiaschi è un ampio spazio coltivato a vigneto situato nell’area sud-orientale di Pompei dove furono rinvenute nello scavo del 1961 ben 13 persone che cercavano scampo dalla furia del Vesuvio dirigendosi verso le mura della città nel tentativo di fuga dopo la caduta delle pomici della prima fase dell’eruzione nel 79 d.C. e che furono sepolti dalla cenere delle successive fasi eruttive. Delle 13 vittime, adulti e bambini, fu possibile eseguire il calco in gesso con il metodo introdotto già nell’Ottocento dall’archeologo Giuseppe Fiorelli. Il metodo, ancora in uso, consiste nel versare gesso liquido nella cavità lasciata dal corpo nello strato di cenere solidificata che ne ha conservato intatta la forma.

Pompei. Orto dei fuggiaschi

Pompei. Orto dei fuggiaschi

Dopo lo scavo, il soprintendente dell’epoca, Amedeo Maiuri, ritenne importante conservare in sito questa testimonianza così significativa e si limitò a raggruppare in un settore dell’area i 13 corpi. Un intervento di restauro ha interessato in particolare la sistemazione della struttura che ospita i calchi, migliorandone la funzionalità ed esponendoli in modo più consono al loro valore storico ma anche alla dignità che tali testimonianze devono assumere agli occhi di ogni visitatore. Si tratta infatti dei corpi di esseri umani dell’antica Pompei che, a causa dell’eruzione, sono giunti fino a noi nel tragico momento della loro morte e che trasmettono ancora ai posteri la terribile tragedia da loro sofferta.

Pompei. Orto dei fuggiaschi

Pompei. Orto dei fuggiaschi

I fornici dei fuggiaschi di Ercolano

Ercolano. Fornici

Ercolano. Fornici

I fornici di Ercolano sono ambienti a volta (magazzini portuali e ricoveri per barche), che si aprono sulla spiaggia nelle possenti strutture di sostegno della terrazza soprastante. Qui sono stati rinvenuti circa 300 scheletri umani, terribile testimonianza dell’eruzione del 79. Gli Ercolanesi vi avevano cercato scampo, assieme a quanto di più prezioso erano riusciti a recuperare, in particolare monili e monete, ma furono uccisi dall’alta temperatura suscitata dalle nubi ardenti esplose dal vulcano. Alcuni di loro avranno cercato la salvezza allontanandosi in barca ma il maremoto generato dall’eruzione avrà probabilmente reso vano questo tentativo di fuga. Diverse vittime apparivano ancora nella posizione in cui erano cadute, strette una all’altra o con le mani sul volto. La maggior parte giaceva su un fianco, altri a faccia in giù e pochi sdraiati sulla schiena.

Ercolano. Fornici

Ercolano. Fornici

In alcuni ambienti vi era prevalenza di donne e bambini, spesso con lo scheletro femminile sopra quello del piccolo, in un ultimo abbraccio tra madre e figlio. Un cavallo emergeva in parte sopra gli scheletri umani, probabile segno di una morte più lenta. A differenza di Pompei, a Ercolano si vedono scheletri perfettamente conservati. Le diverse circostanze della morte, pur avvenuta per la medesima causa, hanno inciso sulla preservazione dei corpi. A Pompei, molte vittime dell’eruzione giacevano a circa due metri e mezzo dal suolo, appoggiate sopra un poroso strato di pomici, isolati dall’umidità del terreno e coperti da soli due-tre metri di ceneri. L’acqua piovana non era trattenuta nello strato di ceneri, ma poteva scorrere nelle sottostanti pomici fino al primitivo livello del terreno.

Ercolano. Fornici

Ercolano. Fornici

In queste condizioni, la cenere si è indurita intorno al corpo prima che i tessuti molli si decomponessero, formando la cavità che durante gli scavi viene riempita di gesso o altri materiali fluidi e permette di ricavare l’impronta del corpo. I fuggiaschi di Ercolano, al contrario, caddero direttamente sul suolo umido e furono poi coperti da decine di metri di ceneri. Mancando il drenaggio delle pomici sottostanti, i corpi si sono trovati avvolti da materiali che, trattenendo l’umidità e l’acqua piovana, rimasero soffici e plastici a lungo. I tessuti molli hanno così avuto modo di decomporsi e lo strato di ceneri, non completamente indurito, ha avvolto gradualmente e preservato le ossa degli scheletri.

Per approfondire: www.pompeiisites.org

(Sopralluoghi effettuati il 15 e il 29 aprile 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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