Il borgo di Ceri

Ceri è un pittoresco borgo medievale cinto da mura merlate costruito su uno spuntone di roccia. Siamo nel Lazio, non lontani da Cerveteri, in terra etrusca. Ennio Flaiano vi giunge in gita da Fregene il 6 settembre 1957. E descrive l’impatto con Ceri in poche rapidissime pennellate. Si gira al 32 km dell’Aurelia al Fosso della Statua. Rovine di un castello del XII secolo. Nessun cartello indicatore. Bella pineta con due colonne – Alessandro Torlonia, anno 1855 – Strada pessima che si inoltra per 6 chilometri – sino agli acrocori di tufo. Altra pineta, un casale, poi Ceri. Vista stupefacente. Vecchia stampa o illustrazione dell’Orlando Furioso. Paese chiuso in una cinta merlata. Su uno spuntone di tufo – Palazzo dei Torlonia in rovina – Piazzetta, a cui si arriva per una strada scavata nel tufo. Osteria, alimentari, macelleria. Chiesa restaurata. Statua della Madonna in ghisa nella piazza. Pane appena sfornato. Padrona del negozio che invita a entrare e a sedersi. Niente luce elettrica. Casa acquistata per 400 mila lire, 15 vani. Prete in motoretta, molto giovane, che va a prendersi l’acqua alla fonte. È certo un luogo da non mancare per chi ama l’Italia “borghigiana” dei piccoli centri.

La Rocca di Ceri

La Rocca di Ceri

Il castello (palazzo Torlonia)

Le mura di Ceri

Le mura di Ceri

Etimologicamente la parola ‘borgo’ – termine presente peraltro in tutte le moderne lingue occidentali – indica un abitato sorto intorno a un castello. Anche Ceri ha la stessa genesi: un grumo di case e una chiesa intorno a un castello. Costruita dagli Orsini da Anguillara, la Rocca di Ceri passò più volte di mano tra le casate nobili dei Borromeo, dei Serra, degli Odescalchi. Nel 1833 arrivano i Torlonia. Come ci appare oggi il castello di Ceri è in gran parte l’esito dei radicali lavori di trasformazione effettuati da Don Alessandro Torlonia: il borgo e l’antico palazzo vennero radicalmente rimaneggiati; molte case demolite per creare la grande piazza al centro del borgo e per dare spazio al nuovo giardino annesso al Palazzo; fu costruita la nuova cinta muraria merlata, insieme con i magazzini e gli alloggi. Nel rinnovato borgo trovarono alloggio i dipendenti del Principe: il fattore, l’amministratore, il casaro, il fagocchio. La grande lapide che sovrasta la porta d’accesso al borgo ricorda le vicende del borgo e l’opera di Alexander Torlonia Princeps.

La porta d'ingresso al borgo

La porta d’ingresso al borgo

Le storie dell’antico testamento

La chiesa parrocchiale, dedicata all’Immacolata Concezione, esibisce un bel ciclo di affreschi del dodicesimo secolo che illustra episodi dell’antico testamento, dalla creazione del mondo al passaggio del mar Rosso.

Abramo e Isacco. Il passaggio del Mar Rosso

Abramo e Isacco. Il passaggio del Mar Rosso

Colpisce che in un luogo minuscolo e marginale come Ceri si trovi un ciclo di affreschi di altissima qualità, simile a quelli di san Clemente a Roma. Vediamo raccontati come nelle tavole di un fumetto i libri biblici della Genesi e dell’Esodo: le storie dell’inizio del mondo (la creazione, Adamo ed Eva, il peccato originale, la cacciata dal paradiso, Caino e Abele), i patriarchi (l’arca di Noè, la vicenda di Abramo, Isacco e Giacobbe, Giuseppe venduto dai fratelli e tentato dalla moglie di Putifar) e la vicenda di Mosè (L’Oreb, il Faraone, le piaghe d’Egitto, la traversata del Mar Rosso). Il restauro ne ha anche eliminato le velature ed esaltato i colori.

L'arca di Noè

L’arca di Noè

Il giudizio finale

C’era una volta anche il giudizio finale, affrescato sulla parete di fondo della chiesa. Ma un solo brandello, un’esigua striscia quadripartita, è scampata alle vicende della storia, alle offese dei Borgia e ai crolli.

Il Giudizio finale

Il Giudizio finale

In alto s’individuano tre angeli, probabili accompagnatori del Cristo giudice. La seconda fascia mostra due apostoli seduti sui troni del tribunale celeste. La terza fascia mostra scene delle opere di misericordia, secondo la formula matteana del giudizio universale, con un richiamo evidente alla tavola vaticana di Giovanni e Nicolò. Il buon cristiano riveste con una tunica bianca un miserabile completamente nudo. Altri bisognosi sono nutriti e dissetati. Nell’ultima scena in basso s’individua la Gerusalemme celeste, con le mura tempestate di gemme. All’ombra di una torre sono i beati del paradiso: due donne e un uomo nimbati che indossano abiti sontuosi.

La Gerusalemme celeste

La Gerusalemme celeste

Il paesaggio

Il Piano territoriale paesistico della Regione Lazio definisce Ceri e la Valle Sanguinara “un insieme di alto valore paesaggistico”. Il piccolo caratteristico borgo medioevale è posto su un acrocoro sorgente dalla valle ed è dominato dalla monumentale rocca degli Anguillara. Con le vicine folte alberature forma tutto un complesso di cose immobili aventi un eccezionale valore estetico e tradizionale. Tale complesso, inoltre, colle caratteristiche piccole alture che lo circondano, ricoperte di verde, con la sottostante valle boscosa del Sanguinara costituisce un panorama e un paesaggio di singolare bellezza con pittoreschi quadri naturali e con punti pubblici di visuale che permettono di godere tale paesaggio e di altre zone circostanti. Nella località, infine, si trova la bella pineta del Prociglio, che forma una suggestiva nota paesistica, inquadrata nella circostante campagna.

Il borgo di Ceri

Il borgo di Ceri

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