Molise. Santa Maria della Strada

Basta guardare questa chiesa per restare affascinati dal Molise. Sorge in splendida solitudine su un colle in agro di Matrice.

Santa Maria della Strada in agro di Matrice

Santa Maria della Strada in agro di Matrice

La circonda una ragnatela di moderne vie di comunicazione, una rete intessuta di strade e binari che scendono da Campobasso. Ma questi moderni percorsi si sovrappongono oggi a quelli più antichi, ai due regi tratturi Celano-Foggia e Castel di Sangro-Lucera, al ‘braccio’ tratturale Cortile-Centocelle, alle vie di pellegrinaggio dirette all’Angelo del Gargano e a San Nicola di Myra.

La Madonna Odigitria

La Madonna Odigitria

Davvero quella definizione di Madonna “della Strada” appare felice e appropriata. È la Madonna Odigitria quella statua collocata nella nicchia dell’altare, la Madonna che indica il figlio in braccio e che ci conduce sul giusto cammino, venerata nella vicina Puglia e nell’Italia bizantina.

L'abside esterna

L’abside esterna

La chiesa rappresenta uno dei migliori esempi di architettura romanica del sud-Italia ed è stata eretta a monumento nazionale nel 1889. Ma al di là della forma architettonica è soprattutto la decorazione scolpita esterna che attrae l’occhio e la mente del fedele o del turista. Una decorazione che compone un quadro biblico di sintesi della storia della salvezza in prospettiva escatologica.

La facciata

La facciata

Proponiamo una lettura dei temi scolpiti in facciata utilizzando come fonte gli studi penetranti di Francesco Gandolfo e Franco Valente.

La condizione umana dopo il peccato originale

La condizione umana dopo il peccato originale

La condizione umana sotto il peccato originale. L’uomo è condannato a lavorare dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre.

La morte di Assalonne

La morte di Assalonne

Le figure del male. Joab insegue e uccide Assalonne, figlio di re David, vittima dei suoi lunghi capelli impigliati nel ramo di un terebinto.

La storia di Giona

La storia di Giona

La morte e l’inferno. Due lunghi serpenti ingoiano due creature defunte. La scena è replicata nell’arco, dove due pistrici ingoiano altrettanti uomini. Possibile il richiamo alla storia del profeta Giona, inghiottito dal mostro marino e dopo tre giorni risputato sulla spiaggia. La vicenda di Giona rimanda alla morte e alla risurrezione di Gesù.

L'uccisione di Abele e l'Angelo del giudizio

L’uccisione di Abele e l’Angelo del giudizio

L’Angelo. Figura dai molteplici significati. L’Arcangelo del Gargano sovrapposto al toro della visione garganica. L’Angelo-Cristo del’Apocalisse, con la mano giudicante, che scende sulla terra per iniziare il giudizio universale: “E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: “Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio” (Ap. 7,2-3).

Il cavaliere verace

Il cavaliere verace

Il cavaliere a cavallo è la rappresentazione del cavaliere Fedele e Veritiero dell’Apocalisse. Il cavallo bianco viene assalito dal leone che è la sintesi delle forze inviate dal falso profeta. Il cavaliere brandisce la spada e si prepara a trafiggere il leone. La conclusione è la morte della Bestia e del Falso Profeta che finiscono insieme sotto terra. “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Veritiero: egli giudica e combatte con giustizia. Dalla bocca gli esce una spada affilata, per colpire con essa le nazioni. La bestia fu catturata e con essa il falso profeta. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo” (Ap 19).

La Gerusalemme celeste

La Gerusalemme celeste

La donna raffigurata al vertice del protiro, abbigliata con l’abito da sposa, appoggiata al cavallo bianco, con il diaspro cristallino al collo e i capelli che formano un fiume con dodici anse e dodici alberi, simbolizza la Gerusalemme celeste dell’Apocalisse: “E mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 1-2).

11 - L'occhio di Dio

Il rosone. L’oculus è l’occhio di Dio, dal quale promana la luce che illumina la città celeste dalle dodici porte. I dodici fori sono le perle delle porte della città, fiancheggiate dalle colonne. Spenti gli astri luminosi del cielo è ormai solo la luce divina che illumina la piazza dorata della città santa, “cinta da grandi e alte mura con dodici porte”, le cui mura “poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello”. “Le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta era formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente” (Ap 21).

 

(La visita è stata effettuata il 31 marzo 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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