Linea Gustav. Il fronte di Gamberale

Due strade raggiungono Gamberale, entrambe lunghe, tortuose e soggette a frane: la prima proviene dalla Forchetta di Palena e attraversa i boschi della Val di Terra; la seconda si dirama dalla Fondovalle Sangro e risale lungamente il pendio in direzione dei monti Pizzi.

La casa Pollice

La casa Pollice

Gamberale ricambia i pazienti automobilisti con la grazia di un borgo appollaiato tra le rocce, a 1319 metri, in un contesto naturale di valore, protetto dal parco nazionale della Majella. Un braccio stradale lo collega alla vicina Pizzoferrato, altro nido d’aquila tra le rocce, e alla moderna zona turistica di Valle del Sole. Anche i tedeschi se ne accorsero nell’ottobre del 1943 quando insediarono a Gamberale un presidio, collegato direttamente al comando di compagnia nella vicina Pizzoferrato. La bella Casa Pollice, di origini cinquecentesche e posta di fronte alla chiesa al centro del paese, risparmiata almeno in parte dai cannoneggiamenti inglesi, ospitò signorilmente gli occupanti.

La chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo

La chiesa di Gamberale è dedicata a San Lorenzo. Ha un tipico impianto settecentesco con la facciata a capanna, l’interno a una navata decorato da affreschi e il campanile affiancato sulla sinistra. Al culmine del borgo sorge il cosiddetto Castello, frutto dei restauri successivi alla guerra e al terremoto del 1984, con la caratteristica torre merlata.

Pannello informativo all'ingresso di Gamberale

Pannello informativo all’ingresso di Gamberale

L’escursione sulla linea del fronte

L’escursione che proponiamo segue la linea alta di combattimento tracciata dai tedeschi sui monti Pizzi ed è la combinazione tra una delle più piacevoli passeggiate possibili nel Parco della Majella e la conoscenza del territorio della Linea Gustav.

Particolare della Carta escursionistica 2016 del Parco della Majella

Particolare della Carta escursionistica 2016 del Parco della Majella

L’itinerario attraversa la foresta demaniale regionale di Monte Sécine, con partenza dalla chiesetta di Sant’Antonio nei dintorni di Gamberale e conclusione al laghetto di montagna di Pietra Cernaia sul versante di Pescocostanzo. Segue i sentieri del Parco M1 e M2 e richiede, tra andata e ritorno, circa quattro ore di cammino, con un dislivello limitato a 200 metri.

La chiesetta di Sant'Antonio

La chiesetta di Sant’Antonio

Si esce da Gamberale e si percorre per 2 km la strada per Palena. Raggiunto il valico (1443 m), all’altezza del monumento all’Alpino, si devia a sinistra sulla strada asfaltata che conduce in 1,7 km alla chiesetta di Sant’Antonio e all’area faunistica del cervo (1497 m).

L'ingresso della foresta

L’ingresso della foresta

Lasciata l’auto, si prosegue a piedi superando due sbarre che limitano il traffico motorizzato nella foresta di Monte Secine. Una buona strada sale dolcemente alternando lo sterrato a tratti pavimentati in pietra. Superata la fonte Basilio, si raggiunge a 1620 metri di quota il panoramico stazzo di Monte Secine.

Lo stazzo di monte Secine

Lo stazzo di monte Secine

Nel tratto successivo, intervallate alle opere di captazione dell’acquedotto, si trovano le tracce delle zone trincerate di guerra, con le cavità per i mortai e i punti di osservazione sulla valle del Sangro.

Impianto di captazione

Impianto di captazione

I tratti sottobosco e le radure sono percorsi da rigagnoli che generano pascoli acquitrinosi. Una breve ma ripida discesa raggiunge un fontanile. Qui termina il sentiero M1 e s’imbocca il sentiero M2 che proviene dal Colle della Castagna.

Il fontanile all'incrocio dei sentieri M1 e M2

Il fontanile all’incrocio dei sentieri M1 e M2

Si va a destra traversando in direzione del Passo della Paura e si prosegue ancora gradualmente su praterie, radure e una zona boscosa fino a un piccolo valico (1725 m), di fronte alle pareti verticali della Pietra Cernaia.

Il valico di Pietra Cernaia

Il valico di Pietra Cernaia

Scendendo a sinistra sul sentiero a margine del bosco, si arriva al delizioso laghetto della Pietra Cernaia (1645 m).

Il laghetto della Pietra Cernaia

Il laghetto della Pietra Cernaia

Gamberale in guerra

I tedeschi attrezzarono, a difesa degli altopiani, la linea principale di combattimento che in quest’area collegava Pietransieri a Pizzoferrato, a 1400 metri di quota circa, lungo la fascia delle masserie, passando per monte dell’Ellera e Gamberale. Avamposti erano comunque distribuiti nelle località di fondovalle a sinistra del Sangro (Castel di Sangro, Ateleta, Quadri).

Campo trincerato tedesco

Campo trincerato tedesco

Lungo tutto il pendio, nei punti naturalmente dominanti e panoramici, erano state scavate postazioni per mitraglieri e mortaisti che avrebbero consentito, secondo la tipica tattica tedesca, una difesa elastica e il fuoco incrociato delle postazioni in alto a protezione dei singoli punti di fuoco in basso. Alle spalle della linea difensiva principale erano previste ulteriori linee di arresto su cui le truppe potevano spostarsi velocemente, attraversare i valichi in caso di ritirata e raggiungere le vie di comunicazione degli altopiani (la via Frentana e la ferrovia). Durante l’escursione vediamo esattamente queste linee di arresto, poste in alto, alla base delle rocce del gruppo del Secine, a ridosso dei sentieri di valico.

Postazione di mortaio

Postazione di mortaio

Tutta l’area è in realtà difesa naturalmente dagli attacchi dal basso e non aveva opere fortificate o bunker. I presìdi tedeschi occupavano le località in alto (Roccacinquemiglia, Pietransieri, Gamberale, Pizzoferrato) che, pur soggette al cannoneggiamento alleato, offrivano un minimo di comfort. Da qui partivano i pattugliamenti per il controllo del territorio e il contrasto delle infiltrazioni nemiche. Lo sfollamento degli abitanti riduceva i problemi organizzativi e le esigenze di approvvigionamento. Il rigido inverno ‘43-44 rese di fatto inutilizzabili le opere costruite dal genio tedesco nel mese di ottobre. Da parte tedesca si aggiunga l’alternarsi dei reparti (prima il genio, poi i paracadutisti, e in successione le truppe alpine e i panzergrenadieren). La guerra a Gamberale si limitò così a singoli episodi. Dopo la sfortunata spedizione della Wigforce e la liberazione di Pizzoferrato, il maggiore D’Aloisio ricorda nel suo diario un evento altrettanto sfortunato. «L’alba del giorno 6 febbraio illumina sulla via nevosa che porta a S. Domenico una nostra pattuglia in ricognizione: più tardi, rassicurati dalle informazioni di un vecchio, devia verso Gamberale. A pochi metri dalle case del villaggio alcune raffiche di fuoco incrociato di armi automatiche tedesche abbattono i nostri baldi volontari. Sono salvi dei tredici componenti il Capitano Gay (ferito) e il suo attendente: sulla neve arrossata di sangue i corpi agonizzanti di nove paracadutisti e dei patrioti Saraceno e Dragone di Pizzoferrato. Il ritorno in paese dei superstiti è triste». Il 21 febbraio si registra un assalto delle truppe polacche alle posizioni di Colle Bucci, vicino Gamberale, che si conclude con l’uccisione di quattro tedeschi e la cattura di altri tre. Altro episodio è quello del 6 e 7 aprile, quando un battaglione polacco da ricognizione esegue un’azione oltre il Sangro: ventiquattro fanti e quattro osservatori di artiglieria, avanzando nella neve e tra i campi minati, sorprendono e annientano un avamposto germanico nella zona di monte dell’Ellera.

 Eduard Kastner

Eduard Kastner, soldato alpino della Wehrmacht, riceve l’ordine di raggiungere Gamberale il 26 dicembre del 1943. Il suo reparto aveva dato il cambio ai paracadutisti tedeschi e aveva il comando a Pizzoferrato. Leggiamo una pagina del suo diario di corrispondente di guerra. «Gamberale dista tre chilometri da Pizzoferrato ed è situato sulla cima di una montagna che è stata completamente bombardata. Lungo la strada ci siamo coperti con asciugamani di lino e abbiamo fatto lo stesso con i nostri muli in modo da mimetizzarci con la neve. Arrivammo incolumi alla meta. Una delle abitazioni era ancora vivibile e ci avevano vissuto i paracadutisti tanto che aveva un aspetto spaventoso. Questa situazione durò solo fino al giorno dopo quando decidemmo di riordinarla. Io assieme a Schneider Fritz dormivamo in un bellissimo letto matrimoniale e costruimmo in un angolo un comodo cantuccio. Quanto una tovaglia può rendere tutto più gradevole! Nell’angolo avevamo anche un albero di Natale e oggi è il secondo giorno di festa. Ma la felicità non durò a lungo. Avevamo girato per Gamberale ma non avevamo trovato niente. Il paese si trovava a 1340 metri di altezza, proprio su una montagna e sarebbe stato un luogo romantico se non ci fosse stata la guerra. Avevamo trovato sistemazione in mezzo a un ammasso di macerie. I paracadutisti ci dicevano che alla vigilia di Natale gli inglesi avevano sparato su Gamberale 470 colpi di artiglieria. Ogni mattina e ogni sera sparavano quasi regolarmente per due ore di seguito su Gamberale. Nel frattempo avevamo anche scoperto che la nostra rovina si trovava in un angolo morto e che non poteva quasi mai essere colpita. Al contrario il castello sopra noi aveva ricevuto così tanti colpi da essere soltanto un ammasso di macerie. I paracadutisti utilizzarono una chiesa come stalla, come mattatoio e deposito di munizioni. Questa è la guerra. Il 30 dicembre 1943 la fanteria ci diede il cambio e tornammo a Pizzoferrato. A Gamberale non era successo niente di particolare, la Compagnia non aveva subito perdite e non si era dovuta difendere da attacchi. Coperti dagli asciugamani di lino facemmo ritorno a Pizzoferrato».

I pascoli di monte Secine

I pascoli di monte Secine

Uys Krige

Uys Krige era un ufficiale sudafricano appassionato di poesia e scrittura, che conosceva anche un po’ d’italiano. Raccontò la sua rocambolesca fuga dal campo di prigionia di Fonte d’Amore, dopo l’otto settembre, l’attraversamento della linea del fronte e il percorso a piedi verso la libertà in un libro famoso, “The way out”, tradotto in italiano come “Libertà sulla Maiella”. Salito sul monte Morrone, si unì ai pastori transumanti e raggiunse Campo di Giove.

Il Piazzato, il Porrara e la sommità della Maiella, visti da Pietra Cernaia

Il Piazzato, il Porrara e la sommità della Maiella, visti da Pietra Cernaia

Di lì con i suoi compagni di fuga scavalcò il Porrara, costeggiò l’eremo della Madonna dell’Altare, scese nella valle dell’Aventino, attraversò la strada Frentana percorsa dai veicoli tedeschi, e seguì un sentiero nei boschi della Val di Terra, in direzione del valico di Gamberale. Aggirata Gamberale, presidiata dai tedeschi, scese nella zona di Ateleta dove, seguendo le indicazioni di civili del posto, traversò il fiume Sangro. Risalirà a Capracotta, attraverserà e il Trigno e si ricongiungerà infine ai canadesi nel paese molisano di Salcito. Ecco il racconto del suo passaggio nella zona. «Entrammo nella foresta di faggi che avremmo dovuto attraversare prima di superare la strada di montagna che portava da Palena a Gamberale e oltre. Mentre le foreste della Maiella erano dominate dal verde, qui abbondavano anche il rosso, il bruno e l’oro in ogni possibile tono e sfumatura. E ogni sfumatura era splendida come se solo nella sua decadenza la foresta raggiungesse l’estrema perfezione. Camminando su un tappeto di foglie arancione e scarlatte alto a volte sino a sessanta centimetri, la foresta mi appariva come un’immensa pira accesa. Il sentiero proseguiva di curva in curva. ‘Buon Dio’ disse Sherk, ‘è una foresta incantata’. (…) Uscimmo dalla foresta attraverso una serie di prati erbosi con qualche albero isolato. Di fronte a noi si stendeva il nastro bianco della strada, che si torceva contro il fianco del monte, scomparendo infine in un valico tra due vette. Di là scendeva fino alla valle di Gamberale, il villaggio che dovevamo evitare piegando a destra per calare velocemente verso il Sangro. (…) Uscimmo dagli alberi e ci trovammo sulla strada, oltre il valico; il nastro bianco calava in una bella valle verdeggiante, dove non si vedevano boschi, ma solo qualche ciuffo di abeti, di olmi e di querce. Come una lunga freccia bianca la strada puntava sul villaggio di Gamberale, a tre quarti di miglio, posto sopra un leggero pendio nel centro della valle. Gamberale ci sembrò singolarmente immobile e come in attesa di qualcosa, tutto avvolto nella calma, calda luce del sole. Eravamo scoperti e Sam si trovava a una certa distanza per scrutare a sinistra verso il villaggio, quando una mitragliatrice cominciò improvvisamente a sparare. (…) Il sole era tramontato quando cominciammo a scendere il pendio alla nostra sinistra. Passo passo giungemmo in vista del fiume o meglio della sottile nebbia che si sollevava da esso. Lontano, alla nostra destra, sulla riva del fiume c’era il paese di Ateleta; e una strada, fiancheggiata dalla linea tranviaria, correva lungo l’argine settentrionale. Leggermente a destra oltre il fiume c’era il villaggio di Castel del Giudice in cima a una collina alta e isolata. Una strada si dirigeva verso di esso, e poi ne usciva continuando lungo l’argine meridionale in direzione dell’Adriatico; sulla vetta più alta del crinale davanti a noi si vedevano le chiazze bianche delle case di Capracotta, il nostro obiettivo di quella tappa».

I colli di Gamberale

I colli di Gamberale

Medaglia d’argento al merito civile

L’occupazione tedesca del 1943-44 e le vicende successive hanno valso a Gamberale la concessione della Medaglia d’argento al merito civile, con la seguente motivazione: «Centro strategicamente importante, occupato dalle truppe tedesche impegnate a bloccare l’avanzata alleata sulla linea Gustav, subiva la perdita di numerosi suoi concittadini, vittime delle mine anti-uomo sparse sul territorio, di violenti cannoneggiamenti e fucilazioni. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio e di amor patrio».

Il laghetto di Sant'Antonio

Il laghetto di Sant’Antonio

Visita la sezione del sito dedicata alle passeggiate sulla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

 (L’escursione è stata effettuata il 27 maggio 2016)

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