Gli alberi del Paradiso

Il Paradiso Terrestre (Peter Wanzel, Pinacoteca Vaticana)

Il Paradiso Terrestre (Peter Wanzel, Pinacoteca Vaticana)

Il Paradiso è stato immaginato come un hortus deliciarum, un giardino dell’Eden creato da Dio, nel quale Adamo ed Eva vissero felici prima del peccato originale. Quel Paradiso è un grande parco naturale dove piante, frutti e fiori assumono un valore di simbolo per i suoi abitanti umani e divini. Gli artisti lo hanno descritto, di volta in volta, come un bosco lussureggiante (Bruegel e i Bassano nella Galleria Doria Pamphjli di Roma; Wenzel nella Pinacoteca Vaticana), o come un prato verde circondato da siepi fiorite e alberi da frutto (Beato Angelico), oppure come una grandiosa fantasia geometrica vegetale (il mosaico absidale di San Clemente a Roma). I beati affollano quest’orto botanico, si arrampicano sugli alberi, ne colgono i pomi e mangiano i frutti dell’albero della vita, della loro nuova vita, come vediamo nei celebri affreschi di Sant’Angelo in Formis e di Loreto Aprutino. Attratti da queste immagini, come volenterosi botanici tentiamo di identificare, sulla base delle fonti bibliche, quali alberi siano stati piantati in Paradiso.

 L’albero della vita

È il primo albero che Dio pianta nel giardino del Paradiso terrestre. “Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male” (Genesi 2, 8-9). Questo albero ricomparirà nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, come premio dei beati. Nella Gerusalemme celeste, alla fine dei tempi, “in mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Apocalisse, 22, 2).

L’albero della conoscenza del bene e del male

L'albero della conoscenza del bene e del male (Hieronymus Bosch)

L’albero della conoscenza del bene e del male (Hieronymus Bosch)

È il secondo albero che Dio pianta nel Paradiso terrestre. Esso è tabù per l’uomo. Dio dà questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire” (Genesi 2, 16). Intorno ad esso si consuma la scena del peccato originale: “Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: ‘È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?’. Rispose la donna al serpente: ‘Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: ‘Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete’. Ma il serpente disse alla donna: ‘Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male’. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò” (Genesi 3, 1-6).

Il fico

L'albero di fico (Monreale, mosaico del Duomo)

L’albero di fico (Monreale, mosaico del Duomo)

È il terzo albero del Paradiso terrestre che viene citato nel libro della Genesi. Adamo ed Eva, dopo il peccato, “cucirono foglie di fico e se ne fecero cinture”. Michea (4, 4) parlando del regno messianico, quando “alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno i popoli”, ha la visione dei beati seduti al sicuro: “siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà”.

La vite

La parabola della vigna (Parma, Portale del Redentore)

La parabola della vigna (Parma, Portale del Redentore)

È lo stesso Gesù a identificarsi nella vite: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Giovanni 15, 1-8).

Il cedro

Lignum pomiferum (Girona, Tapìs de la Creaciò)

Lignum pomiferum (Girona, Tapìs de la Creaciò)

Quest’albero ha due caratteristiche significative: è imputrescibile, e per questa ragione fu utilizzato per la costruzione dell’Arca dell’Alleanza; è inoltre sempreverde, e per questo è uno dei simboli della vita eterna. In una pagina della Bibbia Così dice il Signore Dio: “Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò” (Ezechiele 17, 22-24). «Persino i cipressi gioiscono per te / e anche i cedri del Libano: / Da quando tu sei prostrato / non sale più nessuno a tagliarci» (Isaia 14, 8). «Sono sazi gli alberi del Signore / i cedri del Libano da lui piantati» (Salmo 104, 16).

Il cipresso

I cipressi e gli alberi del Paradiso (Benozzo Gozzoli)

I cipressi e gli alberi del Paradiso (Benozzo Gozzoli)

Albero slanciato dalla punta svettante verso il cielo, il cipresso è simbolo della vita perenne, grazie al suo essere sempreverde. Descrivendo il “giardino di Dio”, Ezechiele vi cita la presenza del cipresso, insieme con il cedro e i platani. E sarà Dio stesso a dire “Io sono come un cipresso frondoso”. Indimenticabili sono i cipressi del Paradiso di Benozzo Gozzoli nel ciclo fiorentino della Cappella dei Magi. Il paesaggio toscano diventa con il fiorentino Gozzoli figura del Paradiso divino.

La palma

I santi martiri staccano rami dalle palme del Paradiso (Sant'Angelo in Formis)

I santi martiri staccano rami dalle palme del Paradiso (Sant’Angelo in Formis)

Nella visione di Giovanni, il Paradiso apocalittico è popolato dai martiri della fede che sono avvolti in vesti candide e recano in mano rami di palma. La palma attesta che essi hanno superato ciò che è terreno e hanno ottenuto il premio eterno. Oltre che simbolo di eternità, la palma è anche segno della gloria di Cristo. Ancora Giovanni, nel suo Vangelo, racconta che quando il popolo seppe che Gesù veniva a Gerusalemme la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore , il re d’Israele!” (Giovanni 12, 12-13).

L’ulivo

La colomba con il ramoscello d'olivo (Museo Nazionale Romano)

La colomba con il ramoscello d’olivo (Museo Nazionale Romano)

I primi cristiani incidevano sulle lapidi delle catacombe rami e alberi di ulivo come riferimento al premio eterno concesso ai credenti defunti. Un altro simbolo dell’arte paleocristiana delle catacombe è la colomba con il rametto d’ulivo nel becco. Questo segno di alleanza tra Dio e l’uomo richiama un famoso episodio della Genesi: quando le acque del Diluvio universale scemarono, Noè lanciò dall’arca una colomba che torno poco dopo portando nel becco un ramoscello d’olivo. L’ulivo come albero del Paradiso è anche citato nel Salterio: “Ma io, come olivo verdeggiante nella casa di Dio, confido nella fedeltà di Dio in eterno e per sempre” (Salmo 52, 10).

L’albero della croce

Il ramo dell'albero viene tagliato dalla bocca di Adamo (Lanciano, Chiesa di San Nicola)

Il ramo dell’albero viene tagliato dalla bocca di Adamo (Lanciano, Chiesa di San Nicola)

C’è un legame tra l’albero del bene e del male piantato da Dio nel Paradiso terrestre e il legno della croce sulla quale fu inchiodato Gesù, almeno secondo la “Legenda Aurea” di Jacopo da Varazze. Alla morte del padre Adamo, il figlio Set stacca un ramoscello dall’albero del bene e del male e lo pianta sotto la lingua del padre. Ne nasce un grande albero che – dopo varie vicissitudini – sarà utilizzato per costruire la croce del supplizio di Cristo. Il significato ‘teologico’ della vicenda può essere così spiegato: come Adamo è stato segno della rottura dell’alleanza tra Dio e gli uomini, così Cristo, attraverso il suo sacrificio, diventa segno della nuova alleanza e della salvezza dell’umanità.

Annunci

2 thoughts on “Gli alberi del Paradiso

  1. molto interessante questo articolo, bellissime le rappresentazioni artistiche del Paradiso tra cui trovo sublime quella di Bosch, ma ce n’è una che prediligo in assoluto tra quelle viste sinora ed è del fiammingo Jacob Savery il Giovane .

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...