Il colle di Vetulonia

Dalla sommità del suo colle, Vetulonia sorveglia il panorama delle colline metallifere grossetane e della Maremma, dall’Argentario, a Massa Marittima e all’Amiata. Il borgo ha il tipico aspetto medievale. É piacevole risalirlo sulle stradine che si dirigono verso l’acropoli e che alternano le botteghe, le osterie, le case di pietra e le piazzette da cui si aprono i campi lunghi e gli scorci panoramici sui dintorni. Vetulonia ha riacquistato il suo antico nome etrusco solo nel 1887, quando un tenace medico condotto con la passione dell’archeologia, Isidoro Falchi, riuscì a dimostrare che la frazione di Castiglione della Pescaia, allora chiamata Colonna, andava in realtà identificata con l’antica e fiorente città dell’Etruria settentrionale. Vetulonia – come afferma Simona Rafanelli, direttrice del Museo – era una delle città più ricche e potenti d’Etruria, con un’economia basata sullo sfruttamento e la lavorazione dei metalli e sui commerci via mare, di cui fanno fede le scoperte archeologiche.

 

Il Museo civico archeologico “Isidoro Falchi”

Vetulonia. La sede del Museo Falchi

Vetulonia. La sede del Museo Falchi

La visita di Vetulonia può cominciare proprio dal Museo, molto ben allestito e in grado di offrire, attraverso le sue sette sale, un quadro generale introduttivo all’insediamento nel suo sviluppo storico, dall’età arcaica al periodo ellenistico e romano. Tra i tanti pezzi documentati va citata la lastra architettonica in terracotta che racconta il mito di Medea.

 

Le mura dell’Arce

Le mura poligonali

Le mura poligonali

Tra le due chiese dedicate rispettivamente ai Santi Simone e Giuda e alla Madonna delle Grazie si possono apprezzare alcune sezioni delle mura dell’Arce, a grossi blocchi poligonali. Ampio panorama sulla pianura grossetana e sui colli orientali.

 

La Costia dei Lippi

La strada della Costia dei Lippi

La strada della Costia dei Lippi

Prossima all’attuale cimitero è la Costia dei Lippi dove è emerso un quartiere di età repubblicana con una strada a lastre poligonali che risale il pendio tra muri terrazzati e abitazioni.

 

La Costa Murata

Gli scavi della Costa Murata

Gli scavi della Costa Murata

Dalla Costia dei Lippi si risale alla Costa Murata dove gli scavi hanno riportato alla luce una domus con cisterna e ampio atrio centrale. La quantità di vasellame ritrovato ha fatto ipotizzare un’area sacra.

 

Gli scavi “città”

Il Decumano

Il Decumano

A lato della strada di accesso a Vetulonia è un’interessante area di scavo che ha portato alla luce un quartiere abitativo. Il decumano, una strada lastricata con marciapiede, incrocia la Via Ripida e la Via dei Ciclopi che risalgono il Poggiarello Renzetti. Tra le diverse abitazioni è attualmente in fase di scavo la Domus dei Dolia.

 

La Via dei Sepolcri

Scendendo da Vetulonia s’imbocca la Via dei Sepolcri, coincidente con il Sentiero Castiglionese n. 202 “Strada di Badia Vecchia”. Lungo il percorso in discesa – uno sterrato in discrete condizioni, percorribile comunque da tutte le auto – sono localizzate quattro tombe a camera di età etrusca (epoca Orientalizzante e Arcaica: VII-Vi secolo avanti Cristo).

 

La Tomba del Belvedere

La Tomba del Belvedere

La Tomba del Belvedere

All’imbocco della Via dei Sepolcri sorge sulla sinistra la tomba del Belvedere che conserva il corridoio (dromos) e la porta architravata di accesso a un vestibolo di pianta quadrata con tre celle sepolcrali.

 

La tomba a tholos della Pietrera

La Tomba della Pietrera

La Tomba della Pietrera

Dopo 600 metri dalla tomba del Belvedere si trova sulla destra il piazzale che introduce all’imponente tumulo della Pietrera, sicuramente la tomba più interessante della zona, anche grazie al restauro del 2002. Chiamata così perché utilizzata come cava di pietra dai contadini, si articola su due piani: l’inferiore è una camera funeraria circolare, mentre il superiore ha una camera quadrangolare con un dromos di accesso e due piccole celle funerarie laterali. Al centro un pilastro regge la pseudo-cupola (tholos).

 

La tomba del Diavolino

Il Dromos della Tomba del Diavolino

Il Dromos della Tomba del Diavolino

Altri 700 metri conducono alla tomba del Diavolino. Un lungo dromos, prima scoperto e poi al coperto, introduce alla camera a pianta quadrata, con pilastro centrale e falsa cupola. La tomba è costruita (e non semplicemente scavata) e conserva all’esterno un tratto del basso tamburo a filari di pietra contrapposti.

 

(Visita effettuata il 4 maggio 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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