I Giganti della Sila

Sull’altopiano della Sila, in Calabria, c’è un bosco monumentale, dove si ammirano alberi alti 45 m, dal tronco largo 2 m e dall’età straordinaria di 350 anni. Una selva di pini larici e aceri montani piantata nel Seicento dai Baroni Mollo, proprietari del vicino Casino.

I pini della Riserva

I pini della Riserva

Oggi la pineta è una riserva naturale biogenetica, dove l’intervento umano ha il solo scopo di lasciare che la natura faccia il suo corso. Le piante presenti nella riserva vengono lasciate crescere senza importanti interventi da parte dell’uomo ed anche gli esemplari abbattuti dagli elementi naturali o dalla vecchiaia sono lasciati sul terreno, dove rimangono esposti ai normali processi biologici di deterioramento in un rispetto integrale dell’ecosistema e della biodiversità. Ogni albero secolare è stato catalogato dal Corpo Forestale dello Stato e le sue caratteristiche sono evidenziate in specifiche tabelle in prossimità di ciascun esemplare e, nell’areale circostante, oltre al pino laricio sono presenti anche meli selvatici, faggi, castagni, pioppi tremuli e aceri montani, di cui sette, situati ai margini della Riserva, sono centenari.

 

La storia della Riserva

La storia di questa Riserva è ricordata da Francesco Bevilacqua nella sua guida alle montagne calabresi. Il bosco scampò al taglio verso la metà degli anni Settanta: l’Ente di sviluppo agricolo della Calabria (ex Opera Valorizzazione Sila, oggi Azienda regionale di sviluppo agricolo), che ne è proprietario, intendeva assegnare il piccolo appezzamento di terreno a un contadino perché vi piantasse patate. La denuncia della famiglia Mollo di Cosenza, proprietaria di una delle due case, e l’azione congiunta del Wwf e di Italia Nostra scongiurarono il taglio degli alberi e salvarono il bosco. Nel 2016 la stessa famiglia Mollo ha donato la sua proprietà al Fondo Ambiente Italiano. Il Fai ha in corso un progetto di restauro e valorizzazione del borgo e dell’area.

Il portale del Casino Mollo

Il portale del Casino Mollo

 

Il borgo

Nel 1632 la famiglia Mollo acquista il casino e le terre circostanti. Ne nasce un piccolo villaggio: la chiesa, un pozzo e un mulino e dall’Ottocento una filanda.

La Filanda

La Filanda

Si sviluppa una tipica azienda latifondistica: si coltivano grano e foraggio, si pascolano buoi e pecore durante la transumanza e si producono legname, pece estratta dai pini e, più tardi, la seta. Esaurite le attività alla fine dell’Ottocento, la proprietà viene smembrata con la Riforma agraria degli anni Cinquanta. Il progetto in corso prevede che l’edificio sia riallestito come un tradizionale casino della selva silana: racconterà attraverso gli arredi tradizionali e i cimeli del passato, ma anche le tecnologie multimediali, la storia di quest’angolo di paesaggio rurale del Mezzogiorno.

 

La visita

Il bosco di Fallistro con i Giganti della Sila è posto a circa 1400 metri di quota ed è attualmente recintato e protetto.

Il percorso pedonale

Il percorso pedonale

Vi si accede da un vialetto chiuso al traffico delle auto che passa davanti al Casino Mollo, alla fontana e alla Filanda. Varcato il cancello d’ingresso e pagato un modesto contributo, si segue il percorso pedonale obbligato (pedana di legno con ponticelli, terrazze panoramiche e mancorrente). Ciascuno dei circa cinquanta alberi è individuato da una targa che ne descrive le principali caratteristiche. Emoziona soprattutto rivolgere lo sguardo verso l’alto e osservare le chiome dei pini e degli aceri che rifrangono i raggi del sole. Colpiscono i tronchi spaccati alla base per estrarne la pece, con aperture capaci di ospitare fino a quattro persone. La visita si completa in circa trenta minuti, con l’eventuale assistenza degli operatori. Il chiosco d’ingresso dispone di libri, audiovisivi e ricordi.

I giganti gemelli

I giganti gemelli

La Riserva si raggiunge dalla strada statale 107 “Silana-Crotonese” attraverso l’uscita per la località “Croce di Magara”. Di qui si percorrono 3 km, seguendo l’apposita segnaletica, fino all’ingresso della riserva, in località Fallistro. La località ospita ormai solo sette famiglie. Gli edifici (hotel, ristoranti, villaggio vacanze) che s’incontrano sul percorso furono costruiti in previsione della costruzione d’impianti di risalita mai realizzati e sono oggi sostanzialmente abbandonati.

Un pino cavo

Un pino cavo

 

(Escursione effettuata il 29 luglio 2016)

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