Mottola. La chiesa rupestre di Santa Margherita

Il sito della cripta di Santa Margherita, sullo sfondo del mar Jonio

Il sito della cripta di Santa Margherita, sullo sfondo del mar Jonio

Certo, doveva essere proprio eroica la fede delle donne partorienti della gravina di Mottola. Provate oggi a raggiungere la chiesa rupestre di Santa Margherita. Dopo aver traversato i campi coltivati, zigzagando tra le cave di pietra, si deve percorrere una strapiombante cengia rocciosa sul bordo della gravina e con un passo un po’ aereo calcare la soglia della cripta, affacciata sul vuoto, e penetrare nel rassicurante interno.

La cengia rocciosa di accesso alla cripta rupestre

La cengia rocciosa di accesso alla cripta rupestre

Un secondo percorso risale alla cripta dall’impraticabile fondo della gravinella, traversando un sottostante antro ipogeo a destinazione funeraria. È vero che le indicazioni di una guida appassionata e affabulatrice come Maria Grottola e le protezioni di sicurezza realizzate in loco agevolano oggi il percorso, ma resta tutto lo stupore per una fede orante che si riuniva in luoghi così inaccessibili e tuttavia rivestiti del manto colorato dei ritratti delle donne sante, del santorale popolare e della bibbia in immagini.

La parete rocciosa con la cripta

La parete rocciosa con la cripta

 

La chiesa rupestre

 

La realtà rupestre di Mottola si differenzia dalle altre perché è policentrica e periferica rispetto al centro abitato posto sulla sommità della collina che domina la piana traversata dalla Via Appia e digradante verso lo Jonio. Le cripte e i villaggi rupestri occupano i solchi e le lame di Casalrotto, dei Casali di San Vito, di Petruscio, di San Sabino, di San Giorgio, della Madonna delle sette lampade. La chiesa di Santa Margherita occupa uno spalto alle pendici dell’altura di Mottola, a poca distanza dal casale benedettino di Sant’Angelo a Casalrotto.

L'interno della grotta

L’interno della grotta

La pianta è complessa, frutto dei successivi ampliamenti di una chiesa primitiva. Sono presenti tutti gli elementi tipici dei luoghi di culto in grotta: le navate, l’abside, gli altari, i pilastri, gli archi, l’atrio, il portico, il sedile in pietra, il naos e il bema. Ma è soprattutto il complesso degli affreschi – policromi e monocromi – a imporsi alla curiosità, alla lettura e all’ammirazione del visitatore.

L'interno della grotta

L’interno della grotta

Senza nulla togliere alla forza espressiva del volto del Cristo pantocratore, dell’arcangelo Michele, dei santi Antonio, Giorgio, Demetrio, Stefano, Marco e Lorenzo, mi hanno particolarmente emozionato quattro soggetti: la figura di Margherita, la storia a fumetti della sua passione e morte, il miracolo di San Nicola di Mira e una tenerissima Madre col Bambino.

 

Margherita

Santa Margherita

Santa Margherita

La figura intera di Santa Margherita accoglie il visitatore sul pilastro che fronteggia l’ingresso. Ha sul capo una corona gemmata e indossa una veste sfarzosa, tipicamente bizantina. La mano destra regge la croce alzata, simbolo del martirio, mentre la mano sinistra è poggiata sul petto a palma aperta. Margherita è il nome latino di questa santa orientale, protettrice delle gestanti, che si chiamava in realtà Marina e che visse nella città di Antiochia, in Pisidia, regione dell’attuale Turchia.

 

Il martirio di Margherita

Margherita nella fornace

Margherita nella fornace

Un dipinto sulla parete della cripta racconta in dieci quadri la passione e la morte della santa, seguendo il testo della celebre Legenda aurea, scritta nel Duecento da Iacopo da Varazze: “Margherita, originaria di Antiochia, era figlia di Teodosio, patriarca dei gentili. Fu affidata alla nutrice, e quando era già grande fu battezzata: per questa ragione era odiosa al padre. Un giorno, quando aveva ormai quindici anni, mentre con altre vergini stava guardando il gregge della nutrice, passò di lì il prefetto Olibrio. Vide quanto era bella, e subito si accese in lui l’amore. Irritato dalla decisa volontà di Margherita di conservare la sua fede in Dio, il prefetto la fece legare al cavalletto, poi la fece dilaniare prima a colpi di bastone, poi con striglie di ferro, fino alle ossa, mentre il sangue sgorgava come da una fonte purissima. Il prefetto si copriva gli occhi con la veste, perché non resisteva alla vista di tanto sangue. La fece togliere dal cavalletto e chiudere nel carcere, ove prodigiosamente brillò la luce. Il giorno seguente, sotto gli occhi della folla radunata, fu condotta dal giudice.

La decapitazione di Margherita

La decapitazione di Margherita

Apparve un grande drago che le si slanciò contro per divorarla. Margherita si armò del segno di croce, e in grazia della croce il drago si squarciò e la vergine uscì illesa.

Non volle sacrificare, e allora fu spogliata e le infersero bruciature su tutto il corpo con legni accesi, tanto che tutti si meravigliarono di come potesse una così tenera ragazza sopportare dolori così forti. Poi la legarono e la gettarono in una vasca tutta piena d’acqua perché con il mutamento di supplizio si accrescesse l’efficacia della tortura: ma ecco che d’improvviso la terra si scosse e sotto lo sguardo di tutti la vergine ne uscì illesa. Allora per questo cinquemila uomini credettero, e andarono incontro alla pena capitale per la gloria del nome di Cristo. Il prefetto, però, per evitare che altri si convertissero, fece rapidamente decapitare Margherita”.

 

I regali di San Nicola

Il dono di San Nicola al padre delle tre fanciulle

Il dono di San Nicola al padre delle tre fanciulle

Nicola, vescovo di Mira, è notissimo a noi italiani come San Nicola di Bari. Un episodio della sua vita, narrato nella Legenda aurea e affrescato nella chiesa rupestre di Santa Margherita, ha ispirato persino il mito di Santa Claus e i doni di Babbo Natale. Racconta la Legenda che “un vicino di San Nicola, che aveva tre figlie ancor giovani, aveva deciso, a causa dell’estrema povertà e nonostante la nobiltà del casato, di spingerle alla prostituzione, per ricavare di che vivere da quello sconcio commercio. Il santo seppe la cosa, ne ebbe orrore e, avvolto dell’oro in un panno, di notte, attraverso una finestra, lo gettò in casa del vicino, e fuggì. La mattina, svegliandosi, il vicino trovò l’oro, rese grazie a Dio e con quella cifra maritò la primogenita. Non molto tempo dopo il servo di Dio rifece la stessa cosa. L’uomo trovò di nuovo l’oro e scoppiando di gioia e di gratitudine decise di far di tutto per riuscire a sapere chi era che rimediava in quel modo alla sua povertà. Dopo pochi giorni, raddoppiata la somma, Nicola gettò di nuovo il sacchetto dentro la casa; l’uomo, svegliato dal rumore, si mise a inseguire Nicola che fuggiva, gridandogli: ‘fermati, fatti conoscere!’. E, riuscito a raggiungerlo, riconobbe Nicola; subito si gettò a terra e cercò di baciargli i piedi, ma Nicola non volle e anzi gli fece promettere che non avrebbe mai rivelato la cosa a nessuno, per tutta la vita”.

 

La Madonna della tenerezza

Una dolcissima Madonna con bambino

Una dolcissima Madonna con bambino

Molto bella nell’iconografia della grotta è l’immagine della Madre che regge in braccio il suo Bambino. Il bimbo si aggrappa alla mamma e si stringe a lei guancia a guancia. Una lieve malinconia pervade il viso materno e le restituisce un’umanità che il nimbo sul capo e il trono regale su cui è insediata non riescono a nascondere. É una delicata rappresentazione della Vergine Glykophilousa o della Tenerezza.

 

Per approfondire

 

Si suggerisce di visitare il bel sito web visitmottola.com/, realizzato dalla guida turistica Maria Grottola (tel. 349 3269302; mail: info@visitmottola.com) e dedicato alle quattro principali chiese rupestri della città: San Nicola, Santa Margherita, San Gregorio e Sant’Angelo. Le chiese sono chiuse e protette. Di conseguenza le visite con le guide autorizzate e l’apertura vanno concordate con l’Ufficio turistico di Mottola (tel. 099 8867640; mail: info@mottolaturismo.it). La bibliografia scientifica è molto ampia e coinvolge i maggiori studiosi dell’habitat rupestre pugliese. Tra i più recenti si segnala il penetrante studio sulla chiesa di santa Margherita curato da Domenico Caragnano e Franco Dell’Aquila e pubblicato nella rivista Umanesimo della pietra (www.archeofriuli.it/files/Umanesmo_della_pietra.pdf).

Si visiti anche la sezione del sito dedicata alla civiltà rupestre: www.camminarenellastoria.it/index/ITALIA_RUPESTRE.html/

Legenda aurea

Legenda aurea

(La visita è stata effettuata il 20 luglio 2016)

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One thought on “Mottola. La chiesa rupestre di Santa Margherita

  1. La chiesa rupestre di Santa Margherita è una delle principali testimonianze rupestri del sud Italia e della Terra delle Gravine. Senza ombra di dubbio, è un sito da visitare!

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