Serre Calabre. La Certosa di San Bruno

San Bruno da Colonia

San Bruno da Colonia

Un itinerario nelle Serre calabre, a metà strada tra la Sila e l’Aspromonte. Se è vero che questi luoghi sono sconosciuti al grande turismo, essi dispongono però di una guida d’eccezione: Bruno da Colonia, santo e fondatore dei Certosini. Giunto qui nel 1090, riferiva ai suoi amici: «Abito un eremo abbastanza lontano d’ogni parte dall’abitazione di uomini. Che cosa devo dire della sua amenità, clima e felicità o della pianura ampia e bella, distesa in lungo tra i monti, dove sono prati verdeggianti e floridi pascoli? Che cosa devo dire della veduta dei colli che da ogni parte s’innalzano dolcemente, del rifugio delle fresche valli e dell’amabile abbondanza di fiumi, ruscelli e fonti?». Arrivato nell’alta valle del fiume Ancinale, Bruno trovò una radura nel bosco, una «buona fontana» e una grotta. E lì sorse l’Eremo di Santa Maria. Più lontano fondò il Monastero di Santo Stefano (l’attuale Certosa), destinato ai fratelli conversi e ai servizi. Nei pressi si stabilirono anche gli operai e gli artigiani del monastero con le loro famiglie: sorsero così numerose abitazioni, il primo nucleo all’origine all’attuale paese di Serra San Bruno. A chi oggi arriva a Serra per visitare la Certosa e per aggirarsi tra i boschi o percorrere il Sentiero Frassati, San Bruno promette: «Qui, per gli uomini stanchi, è possibile che ciascuno ritorni in sé e coltivi sollecitamente i germi delle virtù e goda in letizia dei frutti del Paradiso».

La Certosa di Serra San Bruno

La Certosa di Serra San Bruno

La Certosa

La torre angolare

La torre angolare

Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, si raggiunge dall’uscita “Serre” dell’autostrada (seguendo la Statale 182) o da Monasterace sulla costa jonica (con la tortuosa Statale 110, passando da Stilo). Attraversata l’ampia conca circondata dai boschi si entra nella cittadina ricca di eleganti chiese barocche. Si può visitare subito la chiesa matrice di San Biagio e percorrere poi il lungo Corso Umberto in direzione della Chiesa della Madonna dei Sette Dolori. Si toccano in successione la chiesa dell’Annunziata di Terravecchia e la chiesa dell’Assunta allo Spinetto. Un Calvario e il Parco della Rimembranza introducono il viale di pioppi che conduce alla Certosa di San Bruno, cinta da mura con bassi torrioni angolari. Dell’antica Certosa, distrutta da un terremoto nel 1783, restano alcuni elementi della facciata e del chiostro. La nuova Certosa è stata ricostruita nel 1900.

L'ingresso del Museo della Certosa

L’ingresso del Museo della Certosa

L’esperienza più coinvolgente è la visita del Museo, concepito come un itinerario spirituale e storico sulla presenza dell’ordine certosino in Calabria: si visita la cella del certosino, la sua biblioteca; si ricostruisce la giornata del monaco (colpisce in particolare la lunga preghiera notturna); se ne apprezza la vita, definita solitaria, fraterna, ascetica e contemplativa.

Il Bosco di Santa Maria

Il laghetto di San Bruno

Il laghetto di San Bruno

Usciti dalla Certosa, si raccomanda la passeggiata alla solitaria chiesa di Santa Maria. Un sentiero ombreggiato, parallelo alla strada, vi giunge in venti minuti di cammino. A destra dell’ampio piazzale si trova il «laghetto di San Bruno» dentro il quale il Santo s’immergeva per offrire a Dio la sua penitenza: l’episodio è ricordato da una statua del Santo in preghiera semisommersa nell’acqua e da una colonna con la croce.

Il santuario di Santa Maria del Bosco

Il santuario di Santa Maria del Bosco

Il Santuario di Santa Maria del Bosco è stato ricostruito dopo il terremoto del 1783 sui resti dell’antica chiesa fatta erigere da San Bruno per raccogliere i monaci in preghiera. L’interno della chiesa ha linee molto semplici e alcuni pezzi d’arte provenienti dall’antica Certosa, mentre sull’altare maggiore spicca l’ottocentesca statua lignea raffigurante Santa Maria del bosco. Sul lato opposto del Santuario, troviamo il «dormitorio di San Bruno», ricostruzione del luogo dove il Santo trovava ricovero e fu sepolto.

Il romitorio

Il romitorio

Circonda il luogo sacro un lembo dell’antico bosco di Santa Maria, dove si ammirano giganteschi abeti bianchi, dall’altissimo tronco colonnare, piante di una bellezza straordinaria. Per addentrarsi nella foresta basterà seguire una delle tante stradelle a fondo naturale che partono da questo punto. L’escursione a piedi dal paese alla Certosa e al bosco di Santa Maria copre la distanza di 3,5 km in un’ora. Se si raggiungono le località in auto, le distanze si riducono o si annullano: in questo caso la passeggiata si limita ai sentieri del bosco di Santa Maria.

Il Sentiero Frassati

L'inizio del Sentiero Frassati

L’inizio del Sentiero Frassati

Il Sentiero dedicato al Beato Pier Giorgio Frassati è stato inaugurato il 28 giugno 1998. É un percorso ad anello tra Serra San Bruno (cuore universale della spiritualità certosina) e Mongiana (sede di uno dei più attrezzati centri che il Corpo Forestale dello Stato ha nel Meridione). L’itinerario calabrese ha il particolare pregio di assommare ai consueti rilevanti aspetti spirituali, storici e naturalistici, anche significative tracce di archeologia industriale (con i resti delle Regie ferriere borboniche di Mongiana) e di antropologia della montagna (con la rara presenza dei carbonai proprio nell’area interessata dal percorso). L’intero anello sviluppa un percorso di circa 20 km, con un dislivello di 480 metri. Marcato dai segnavia bianco-rossi del Cai e privo di particolari difficoltà escursionistiche, richiede circa 7 ore di cammino. Partendo dalla Certosa, fa tappa a Santa Maria del Bosco, tocca le sorgenti del fiume Ancinale e raggiunge la Pietra Marcata. Di qui prosegue verso il laghetto e la Villa Vittoria di Mongiana. Visitati lo splendido parco botanico della Forestale e i resti delle Ferriere si va al Vecchio Mulino seguendo il corso del fiume Allaro. Toccando le località di Ninfo, Catarinella e Cesarella si torna alla Certosa.

Il Romitorio di San Bruno

Il Romitorio di San Bruno

Lo spirito dei boschi

L'abate bianco nella Riserva Cropani - Micone

L’abate bianco nella Riserva Cropani – Micone

Passeggiando nel bosco di Santa Maria, leggiamo una frase che ci colpisce. É di Norman Douglas, il viaggiatore inglese che ha visitato questi luoghi agli inizi del Novecento e che ha scritto il celebre diario di viaggio “Old Calabria”: «Sul retro del Monastero c’è una maestosa foresta di abeti bianchi. Ero lì, nell’ora dorata che segue il tramonto e di nuovo nella luce fioca del mattino madido di rugiada; e mi sembrava che in questo tempio non eretto da mani umane risiedesse una magia più naturale e più sacra, che non negli ambulacri dei chiostri poco lontani». L’immagine che Douglas ci trasmette della foresta delle Serre è quella di un mistico tempio della natura.  Essa riecheggia l’idea del «bosco sacro», caratteristico luogo di culto delle antiche religioni europee. All’ombra degli alberi del bosco sacro venivano offerti sacrifici e interrogati oracoli. Altri accentuano un altro significato della «selva selvaggia e aspra e forte»: per Dante, ad esempio, simbolicamente essa rappresenta lo stato di smarrimento dell’uomo che si trova nel labirinto delle passioni da cui non sa come uscire. Secondo altre credenze, crescendo a un’altezza che sovrasta gli umani, l’albero è stato inteso come elemento di congiunzione tra la terra e il cielo e talvolta è diventato simbolo stesso della divinità. La foresta è sempre un luogo carico di fascino per il silenzio e la solitudine che vi regnano. La vicenda di Bruno di Colonia ci ricorda che, insieme al deserto, la foresta ha sempre attratto uomini desiderosi di dedicarsi unicamente alla ricerca di Dio e alla preghiera. Anna Maria Cànopi, monaca benedettina, osserva che la stessa vita monastica che si sviluppa nell’età medievale viene definita come spiritualità della umbratilis vita proprio per il suo legame alla foresta: nascosti all’ombra dei boschi, immersi nella solitudine e nel silenzio, i religiosi sono tutti protesi alla ricerca del volto di Dio e all’ascolto della sua voce che giunge anche attraverso la selvatica bellezza della natura e il fremito di vita che pulsa nel cuore della foresta. Le «regole della vita eremitica» del beato Paolo Giustiniani di Camaldoli, dicevano al monaco: «Tu sarai abete per altezza di contemplazione». Coltivando gli abeti, il monaco aiutava se stesso a crescere nell’amore di Dio. E aiuta oggi noi a vedere in alcuni boschi lo splendore di una «cattedrale verde».

Per approfondire

La spiritualità e la vita dei seguaci di San Bruno sono documentate nel sito: www.certosini.info/. Il significato della loro esperienza emerge dal lungo colloquio-intervista che Luigi Accattoli ha intrattenuto con Dom Jacques Dupont, priore della Certosa (Solo dinanzi all’Unico, Rubbettino editore, 2011) e dall’inchiesta televisiva che Enzo Romeo ha realizzato alla Certosa per la Rai (Enzo Romeo, I solitari di Dio – Separati da tutti, uniti a tutti, libro+dvd, Rubbettino editore e Rai – Eri, 2005). Meritano una visita i siti del comune di Serra: www.comune.serrasanbruno.vv.it, della Forestale (www.corpoforestale.it), dei Sentieri dedicati a Pier Giorgio Frassati (www.sentierifrassati.org) e del parco letterario dedicato a Norman Douglas (www.oldcalabria.it). Per la cartografia risulta utile “Sila Piccola – Serre”, carta escursionistica del CAI della Calabria in scala 1:50.000.

I libri di Accattoli e Romeo

I libri di Accattoli e Romeo

(La visita più recente alla Certosa è stata realizzata il 10 agosto 2016)

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