Capua Vetere. Passeggiata nella città di Spartaco

L'anfiteatro campano

L’anfiteatro campano

L’odierna Santa Maria Capua Vetere sorge sull’antica Capua romana. La città antica era allora una delle più importanti dell’Italia meridionale e fra le più popolose dell’intera penisola. Era collegata direttamente a Roma dalla Via Appia e da essa si diramavano strade dirette verso le diverse località campane e, in particolare, verso il porto di Pozzuoli, lungo un asse che arrivava sino a Ercolano e Pompei, dall’altra parte del golfo. Era una città ricca, che riusciva a esportare grano, vino, tessuti, carni, metalli, profumi. E che basava la sua economia su una moltitudine di schiavi, la manodopera a basso costo diffusa in tutto il mondo antico.

 

I gladiatori

Gli schiavi lavoravano nelle aziende agricole, nelle botteghe e nelle case di città a servizio dei loro padroni. Un piccolo numero era selezionato per i combattimenti nell’arena, uno spettacolo particolarmente amato dal popolo romano. Erano in genere prigionieri di guerra, nemici o stranieri ridotti in schiavitù. Il termine gladiator indicava in modo specifico chi usava in combattimento una spada corta, il “gladius”, ma passò poi a indicare genericamente tutti quelli che combattevano nell’arena. A Capua esistevano diversi centri di addestramento per gladiatori. Queste strutture somigliavano alla combinazione di una prigione e di una fortezza.

I gladiatori

I gladiatori

 

Spartaco

Il gladiatore Spartaco veniva dalla Tracia (l’odierna Bulgaria). Era stato anche soldato nell’esercito romano ma aveva poi disertato quando gli fu chiesto di combattere contro il suo popolo. Ridotto in schiavitù, era presto diventato gladiatore per la sua prestanza fisica e si addestrava in un campo-prigione – un ludus, una palestra, come allora si diceva – alla periferia di Capua. Poi la fuga. Con una settantina di compagni evase dal campo e si diede alla macchia. Attorno a lui si raccolsero progressivamente migliaia di schiavi ribelli. Spartaco divenne il capo, lo stratega geniale in battaglia, di un esercito di decine di migliaia di disperati, consci che in caso di cattura sarebbero stati suppliziati. L’armata di Spartaco scese e risalì l’Italia, tirandosi dietro le legioni romane inviate a reprimere la ribellione. Le sconfisse e le umiliò più volte. Minacciò perfino di marciare su Roma. Ma quando gli fu inviata contro l’armata di Crasso, preponderante come numero di soldati e qualità dell’armamento, le sorti s’invertirono. La battaglia finale ebbe luogo all’inizio della primavera del 71 avanti Cristo nell’alto Sele, in prossimità della cittadina di Oliveto Citra. Spartaco cadde da eroe. Lì ebbe origine la sua leggenda, un’epopea che ha ispirato alcuni movimenti rivoluzionari e che affascina tuttora.

Scena gladiatoria nel Museo

Scena gladiatoria nel Museo

 

Il Museo dei Gladiatori

Il Museo dei gladiatori

Il Museo dei gladiatori

Oggi il Museo dei gladiatori permette di rivivere le vicende della scuola gladiatoria di Capua. Un diorama a dimensioni naturali ripropone i duelli tra gladiatori e i combattimenti contro gli animali. Una seconda sala propone la decorazione che rivestiva le gradinate dell’anfiteatro. Balaustre e transenne raffigurano gli animali esotici che erano uccisi durante la caccia selvaggia nell’anfiteatro e le allusive scene mitologiche delle fatiche di Ercole.

Ercole e Anteo

Ercole e Anteo

 

L’Anfiteatro campano

L'interno dell'anfiteatro

L’interno dell’anfiteatro

Il grande anfiteatro fu costruito alla fine del primo secolo dopo Cristo e abbellito con rilievi e sculture. Poteva ospitare fino a 60.000 spettatori. Fu utilizzato fino al Medio Evo, quando divenne una specie di fortezza. Decadde poi a cava a cielo aperto: le antiche pietre divennero materiale edilizio per la costruzione della città moderna. La visita al monumento restaurato impressiona per le dimensioni e la complessità dei ruderi. Accanto all’anfiteatro campano sono visibili alcuni resti del primo anfiteatro realizzato in età repubblicana, dove si esibiva Spartaco.

Gli archi decorati

Gli archi decorati

 

Il Museo dell’antica Capua

Il satiro in riposo

Il satiro in riposo

Ospite di un’originale rimessa di carrozze dell’ottocentesca caserma di cavalleria, il Museo ricostruisce cronologicamente la storia della città dalla preistoria all’età etrusca, dall’età dei Sanniti alla grande Capua dei Campani. Si segnalano la grande statua del Satiro in riposo di Prassitele, le immagini dei guerrieri sanniti, la Mater campana e la ricostruzione di alcune tombe dipinte.

La tomba dipinta

La tomba dipinta

 

Il Mitreo

Il Mitreo

Il Mitreo

Costituiva il luogo di culto consacrato a dio Mitra, antica divinità di origine persiana. Il Mitraismo divenne un culto diffusissimo in tutto l’impero romano. I suoi riti misterici e le modalità d’iniziazione degli adepti erano un tempo descritti sulle pareti, ma i dipinti sono ormai quasi completamente svaniti. Ben visibile sulla parete di fondo è invece la rappresentazione di Mitra che uccide il toro. Nella lunetta della parete opposta è rappresentata Selene, la Luna, sulla biga del suo viaggio notturno. Da segnalare anche il rilievo in marmo con le figure di Amore e Psiche e la volta dipinta con stelle verdi e rosse su fondo giallo.

Amore e Psiche

Amore e Psiche

 

Per approfondire

Utili informazioni sul sito archeologico di Santa Maria Capua Vetere sono presenti nelle pagine del sito del Circuito informativo regionale della Campania per i Beni culturali.

Il libro di Schiavone su Spartaco

Il libro di Schiavone su Spartaco

Aldo Schiavone ha pubblicato la storia di Spartaco, schiavo ribelle e condottiero dell’armata che minacciò Roma (Aldo Schiavone, Spartaco – Le armi e l’uomo, Einaudi, Torino, 2016). Con grande finezza filologica, Schiavone utilizza le scarse fonti disponibili e ricostruisce la personalità dell’eroe popolare, tenendosi lontano dalla retorica della “leggenda” che aleggia intorno al gladiatore trace e dal mito rivoluzionario che gli fu costruito intorno.

Guerriero sannita

Guerriero sannita

 

(La visita a Santa Maria Capua Vetere è stata effettuata il 1° luglio 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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