Aulla e l’abbazia di San Caprasio sulla Via Francigena

Aulla sulla via Francigena

Aulla sulla via Francigena

Aulla, con il suo ostello, è posto-tappa della Via Francigena nel tratto che si sviluppa tra Toscana e Liguria. Vi si conclude la tappa 23 che scende lungo la Lunigiana da Pontremoli e dalla Pieve di Sorano. Vi ha inizio la tappa 24 che sale al borgo di Bibola, scende a Sarzana e prosegue verso Ponzano, Luni e Avenza.

Aulla tra il fiume Magra e la Fortezza

Aulla tra il fiume Magra e la Fortezza

Aulla è in assoluto uno dei più antichi luoghi di ospitalità e preghiera sorti sulla Via Francigena ed è citata da Sigerico nel suo diario di viaggio. Si stende nella valle del fiume Magra, in una posizione strategica tra i passi della Cisa, del Cerreto, Lagastrello e sulla strada per Casola e la Garfagnana. Il borgo nasce verso l’885, quando viene fondata l’abbazia di San Caprasio. Verso la fine del XIII secolo il territorio passa sotto la giurisdizione del Vescovo di Luni, per essere poi conteso da pisani, lucchesi, genovesi e dai Malaspina. A causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, il borgo antico è andato quasi completamente distrutto. Resta la cinquecentesca Fortezza della Brunella, costruzione militare che domina la valle.

L’abbazia di San Caprasio

La tomba di San Caprasio

La tomba di San Caprasio

La chiesa moderna è stata oggetto di scavi archeologici che ne hanno rivelato un impianto ben più antico, risalente ai primi decenni dell’anno Mille, quando in tutta Europa sorsero le cattedrali. Nella zona degli scavi, dietro l’altare, si può vedere come l’abside attuale, con le piccole monofore, abbia inglobato le absidi delle precedenti chiesette e la monumentale tomba di San Caprasio, sigillata nella prima metà del Mille e rinvenuta nel 2003.

I resti del Battistero

I resti del Battistero

Il fonte battesimale risale al secolo undicesimo, quando la chiesa del monastero assunse le funzioni proprie di una pieve al servizio di un ampio territorio. Lo scavo ha recuperato le basi dell’antico chiostro, che nel monastero medievale evocava il Cielo e che oggi ospita un giardino con gli alberi del Paradiso: la vite, l’olivo, il fico, il cipresso e il melograno.

San Caprasio, protettore dei pellegrini della Via Francigena

L'icona del Santo

L’icona del Santo

Caprasio scelse di vivere da eremita presso la celebre isola di Lérins sulla Costa Azzurra. Fu il maestro spirituale di Onorato e di suo fratello Venanzio. Quando i due fratelli meditarono di trasferirsi in Oriente, anche Caprasio li seguì per condividere tale esperienza. Il viaggiò li obbligò a privarsi di molte cose e a condurre una vita molto dura, tanto che la loro salute divenne cagionevole e non appena giunti in Grecia Venanzio morì. I due superstiti fecero allora ritorno in Gallia e per qualche tempo si rifugiarono tra le montagne attorno al Fréjus, optando poi di tornare nuovamente a Lérins al fine di imitare l’austera vita dei padri del deserto. Ben presto altri seguaci si unirono a loro, desiderosi di seguire i medesimi ideali, e si rese così necessario ispirarsi alla regola di San Pacomio.
Caprasio morì a Lérins nel 430. Le sue spoglie furono trasferite ad Aulla nell’885 per volontà di Adalberto di Toscana e furono ritrovate nel 2003 nel corso degli scavi archeologici condotti nell’Abbazia. La sua fama d’instancabile camminatore tra Oriente e Occidente lo ha fatto designare patrono dei pellegrini che oggi percorrono la Via Francigena.

La sala capitolare e il museo

L'abito del pellegrino francigeno

L’abito del pellegrino francigeno

Nei primi decenni dell’anno mille, contemporaneamente all’ampliamento della chiesa, venne costruito anche il monastero del quale resta la grande sala capitolare. In questa sala è stato allestito il Museo che, attraverso i reperti di scavo, racconta l’arrivo delle reliquie di San Caprasio e l’ospitalità che l’abbazia offriva ai pellegrini della Francigena. I grandi manichini dell’abate, del monaco e del pellegrino accompagnano il visitatore alla scoperta dell’urna che contenne i resti del santo, delle monete lasciate dai pellegrini attorno alla sua tomba, delle stoviglie della cucina dell’abate e delle medaglie devozionali.

La conchiglia di Compostella

La conchiglia del pellegrino

La conchiglia del pellegrino

Una conchiglia di San Giacomo è stata ritrovata in una delle tombe del sepolcreto dell’abbazia. Appartenne probabilmente a un pellegrino tornato da Santiago di Compostella che volle essere sepolto vicino alla tomba di San Caprasio.

I draghi alati

Il capitello del drago alato

Il capitello del drago alato

Nella sala del museo è esposto un capitello scolpito che raffigura dei draghi alati. Nel bestiario medievale il drago era la personificazione luciferina del male e il drago di Aulla combina la testa del lupo, le ali del rapace e la coda del serpente. Una bestia immonda contro cui non c’è scampo né salvezza se non invocando la protezione celeste e la misericordia divina. Il capitello potrebbe essere stato realizzato nella bottega dello scultore padano Oberto Ferlendi, nella prima metà del tredicesimo secolo.

Il museo e l'abbazia

Il museo e l’abbazia

 

(Ho visitato Aulla e l’abbazia di San Caprasio il 4 settembre 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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