Nuoro. Passeggiata sui luoghi di Grazia Deledda

La pergamena del premio Nobel

La pergamena del premio Nobel

Grazia Deledda, scrittrice sarda, è premio Nobel per la Letteratura. Il 10 dicembre 1927, a Stoccolma, Henrik Schück le conferisce l’onorificenza con queste parole: Alfred Nobel volle che il premio di letteratura venisse dato a chi con le sue opere letterarie avesse donato all’umanità quel nettare che infonde salute ed energia di vita morale. Conformemente a questa volontà, l’Accademia Svedese ha aggiudicato a Grazia Deledda tale premio “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale, e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”.

Siamo a Nuoro, sua città natale, e le vogliamo dire grazie per i romanzi che ha scritto e le passioni che ci ha trasmesso con una breve passeggiata che tocca alcuni dei luoghi a lei familiari.

La statua

La statua di Grazia Deledda

La statua di Grazia Deledda

Il punto di partenza è su corso Garibaldi. Qui, nel 2016, è stato eretto il monumento che la città di Nuoro e il distretto culturale nuorese hanno voluto dedicare alla scrittrice. La statua in bronzo, realizzata dallo scultore nuorese Pietro Costa, raffigura una Grazia Deledda giovinetta, che indica la strada per arrivare al rione che le ha dato i natali e che ha ispirato tante storie dei suoi romanzi. «Grazia Deledda fu una donna forte e anticonformista, che non temeva i pregiudizi, autrice di una scrittura personale che affonda le sue radici nella conoscenza della tradizione e della cultura sarda». È il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ricordare con queste parole l’ottantesimo anno dalla morte della scrittrice nuorese e il novantesimo anno dal conferimento «dell’unico Premio Nobel femminile delle lettere italiane».

La casa-museo

La casa-museo

La casa-museo

Una serie di orme di piedi impresse sulla strada ci indica la strada da percorrere nello storico rione di San Pietro per raggiungere la casa in cui nacque la scrittrice, oggi trasformata in museo. La visita si snoda sui tre piani dell’abitazione, collegati dalla scala centrale, e continua nel cortile e nel giardino. La biografia, l’ambiente sociale culturale nuorese, la vita familiare e culturale del periodo romano, il conferimento del premio Nobel sono descritti attraverso fotografie, documenti e scritti autobiografici. La casa familiare conserva ancora intatti gli arredi delle camere, lo studio e la cucina con gli utensili di uso quotidiano, così come descritti nel romanzo autobiografico Cosima della scrittrice. Il giardino è oggi arredato con alcune panchine e con le rastrelliere che contengono tutti i libri scritti dalla Deledda: un invito a creare un’atmosfera di complicità tra i luoghi e la narrazione di essi.

La cucina di Casa Deledda

La cucina di Casa Deledda

«La casa era semplice, ma comoda. Del resto tutto era semplice e antico nella cucina abbastanza grande, alta, bene illuminata da una finestra che dava sull’orto e da uno sportello mobile dell’uscio sul cortile. Nell’angolo vicino alla finestra sorgeva il forno monumentale, col tubo in muratura e tre fornelli sull’orlo. Dalla finestra, munita d’inferriata, come tutte le altre del piano terreno, si vedeva il verde dell’orto; e fra questo verde il grigio e l’azzurro dei monti». (G. Deledda, Cosima)

Il monte Ortobene

I monti visibili dalla casa di Grazia Deledda sono le rupi dell’Ortobene, amatissime dalla scrittrice, che vi ambientò il romanzo Il vecchio della montagna. L’Ortobene si alza a est della città di Nuoro e raggiunge quasi i mille metri di altezza. Sulla sua cima si può ammirare la statua del Redentore innalzatavi in occasione del Giubileo del 1900.

Il monte Ortobene visto da Casa Deledda

Il monte Ortobene visto da Casa Deledda

«Le roccie accavalcate parevano enormi sfingi; alcuni blocchi servivano da piedestalli a strani colossi, a statue mostruose appena abbozzate da artisti giganti; altri davano l’idea di are, di idoli immani, di simulacri di tombe dove la fantasia popolare racchiude appunto quei ciclopi che in epoche ignote sovrapposero forse le roccie dell’Orthobene, traforandole nelle cime con nicchie ed occhi, attraverso cui ride il cielo…. Qualche roccia si slanciava sottile come un obelisco; altre giacevano su enormi piedistalli, come sarcofaghi coperti da drappi di musco verde. E tutte le cose, alberi, roccie, macchie, in quel luogo di solitudine, parevano immerse nella contemplazione dei solenni orizzonti». (G. Deledda, Il vecchio della montagna).

La chiesetta della Solitudine

La chiesetta della Solitudine

La chiesetta della Solitudine

Dalla casa-museo un percorso lineare di 750 metri ci conduce in dieci minuti alla chiesetta della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene. Grazia Deledda le dedicò uno dei suoi ultimi romanzi e ce ne dà una malinconica descrizione notturna. La chiesa è stata ricostruita negli anni Cinquanta sul sito in cui ne sorgeva una più antica, su progetto dell’artista nuorese Giovanni Ciusa Romagna. L’edificio presenta le caratteristiche architettoniche tipiche delle chiese campestri. All’interno di un sarcofago di marmo riposano le spoglie di Grazia Deledda, morta nel 1936 a sessantacinque anni. Splendido è il portale scolpito da Eugenio Tavolara con l’immagine della Madonna della Solitudine circondata da figure ispirate alle storie bibliche e alle tradizioni della Sardegna.

Il portale della chiesa della Solitudine

Il portale della chiesa della Solitudine

«Ella andò nella chiesetta, passando per la piccola sagrestia che comunicava anch’essa con la cucina. Una finestruola alta s’apriva nella stanzetta, a nord: si vedeva il monte, come in un quadretto melanconico, senza sfondo di cielo, e la luce cruda delle rocce nude dava un senso profondo di solitudine glaciale. Anche la chiesetta, alla quale si entrava per mezzo di un usciuolo comunicante con la piccola sagrestia, sembrava scavata sotterra, tanto era fredda e umida; il barlume della lampadina accanto all’altare, e quello della lunetta polverosa sopra la porta, ne accrescevano la tristezza, ma, aperta la finestra, un chiarore cilestrino che veniva dall’orizzonte schiarito sopra le lontananze della valle, fece apparire meno gelido e desolato il povero santuario» (G. Deledda, La chiesa della solitudine).

Il conferimento del Nobel a Grazia Deledda

Il conferimento del Nobel a Grazia Deledda

(Ho visitato Nuoro l’11 ottobre 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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