La morte e l’aldilà a Paestum

Il tempio di Hera (la Basilica)

Il tempio di Hera (la Basilica)

Il parco archeologico di Paestum si trova sulla costa meridionale del golfo di Salerno, nella piana bonificata del fiume Sele, ai piedi delle estreme propaggini dei monti Alburni. I celeberrimi templi dorici suscitano profonda emozione per la loro grandiosità e per la loro maestosa solitudine nel verde. E dopo aver ammirato il tempio di Cerere, la Basilica e il tempio di Nettuno, è molto consigliato visitare il Museo archeologico per approfondire la storia del sito e per avere un quadro dei reperti ritrovati. Un percorso possibile è quello che segue il fil rouge dei costumi funerari, della concezione della morte, dell’evoluzione verso le credenze escatologiche e di un possibile aldilà. Proviamo a tracciare un breve excursus.

Il rito funebre

L'esposizione della defunta

L’esposizione della defunta

Il rituale funebre descritto nei dipinti delle tombe di Paestum prevede l’esposizione del cadavere (próthesis) e il compianto delle donne (góos). Le donne lavavano il corpo del defunto e lo cospargevano di essenze. Rivestito e avvolto in un sudario, il corpo veniva esposto su un letto, con i piedi rivolti verso la porta; su di esso si ponevano corone e bende. La casa era addobbata con corone di mirto e di alloro.

Il pianto rituale

Il pianto rituale

Il pianto rituale

L’esposizione del defunto era accompagnata da scene di disperazione dei presenti. Era diffuso l’uso di percuotersi la testa e il petto, di graffiarsi il volto o strapparsi i capelli. Erano anche invitate lamentatrici di professione che intonavano canti funebri. L’immagine proviene dalla tomba X di Laghetto e risale al 350 avanti Cristo.

Il tuffatore

La tomba del tuffatore

La tomba del tuffatore

La tomba del tuffatore, scavata a sud di Paestum e risalente al 480 avanti Cristo, è interamente affrescata all’interno. La lastra di copertura raffigura un giovane che si lancia dall’alto nell’acqua. L’immagine del tuffatore è probabilmente da interpretare come una metafora del passaggio dalla vita all’aldilà.

Il simposio

Gli amanti nel simposio funebre

Gli amanti nel simposio funebre

La deposizione del defunto era accompagnata da banchetti funebri. La tomba del tuffatore mostra i personaggi impegnati nel banchetto, presentati con grande vivacità e in diverse posizioni: mentre giocano al cottabo, suonano la cetra o il dìaulos, allungati o seduti sui letti in amabile conversazione.

Lo sciamano

Il volto dello sciamano

Il volto dello sciamano

Una tomba nella necropoli del Gaudo, situata nei dintorni di Paestum e risalente al 400 avanti Cristo, ha un volto scolpito sulla parte interna della lastra di copertura, in corrispondenza del viso del morto. É un volto triangolare, con orecchie appuntite e barba appena accennata. La posizione marginale di questa sepoltura all’interno della necropoli, la composizione del corredo e il singolare trattamento dell’interno del coperchio sono indizi della particolarità del personaggio sepolto, in cui è stato proposto di riconoscere uno sciamano, figura di mago, guaritore e mediatore tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Il viaggio verso l’Oltretomba

L'imbarco della defunta

L’imbarco della defunta

Una tomba della necropoli di Andriuolo, risalente al 350 avanti Cristo, mostra in successione le scene dell’esposizione della defunta, del corteo funebre e del viaggio in barca verso l’Oltretomba. Vediamo la defunta che si appresta a salire sulla barca infernale, guidata da un genio alato. Questa figura ibrida, che mescola i tratti del Caronte greco a quelli della Vanth etrusca, appartiene al pantheon locale di Paestum e assume la funzione di nocchiero degli Inferi.

Le tombe: la morte senza solitudine

La tomba a grotticella

La tomba a grotticella

Le tombe di Paestum sono grotte scavate nel banco del tenero calcare con semplici strumenti di legno e di selce. Un lastrone di travertino sigillava l’ingresso delle camere mortuarie. Nelle celle giacevano più individui, deposti in tempi diversi. Esse venivano quindi periodicamente riaperte e le offerte cerimoniali ai morti erano ogni volta rinnovate. Le tombe si addensano ai margini dell’abitato e disegnano nello spazio una sorta di villaggio dei morti.

Il supplizio di Sisifo

La pena di Sisifo

La pena di Sisifo

La pena di Sisifo è raccontata in una metopa custodita nel museo archeologico di Paestum. Si tratta di un bassorilievo scolpito nell’arenaria, proveniente dal santuario di Hera alla foce del fiume Sele. Si vede Sisifo impegnato allo spasimo nel sollevare il grande masso sul pendio del colle. L’artista della metà del sesto secolo avanti Cristo gli ha anche caricato sulle spalle un demonietto che lo tormenta per aumentarne la fatica. É il supplizio che Zeus ha comminato per l’eternità a chi ha osato sfidare gli dei.

L’Heroon

L'Heroon nell'Agora di Paestum

L’Heroon nell’Agora di Paestum

L’heroon di Paestum è un piccolo edificio sotterraneo certamente destinato a scopi cultuali: probabilmente dedicato a qualche divinità ctonia che predisponesse la città all’abbondanza e alla fertilità. Altra destinazione del sacello poteva essere la sepoltura di un importante personaggio, come il fondatore della città; per questo è stato definito come “heroon“, termine che indica il monumento sepolcrale di un antico uomo illustre in seguito divinizzato o eroizzato.

Il tempio di Athena, detto di Cerere

Il tempio di Athena, detto di Cerere

(Ho visitato Paestum il 28 ottobre 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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