Salento. L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate

Siamo a nord di Lecce. Usciamo dalla superstrada per Brindisi al km 24 e percorriamo 4 km della strada provinciale 100 in direzione del mare di Casalabate. L’Abbazia di Cerrate si rivela all’improvviso, come un’isola in un mare di ulivi. Ci sono lavori in corso, ma la visita è consentita e gradita. Le ragazze del Fai si prodigano pazientemente in spiegazioni ai tanti turisti italiani e stranieri, adulti e bambini, di tutti i livelli sociali e culturali.

La chiesa abbaziale

La chiesa abbaziale

Per apprezzare, e poi amare, quest’abbazia, occorre prima comprenderne l’insieme e poi esaminarne i particolari. La combinazione del ‘tutto’ e del ‘frammento’ produce un effetto di godimento culturale che rende Cerrate indimenticabile. Scolpita nell’undicesimo secolo nella bianca pietra leccese, pregevole testimonianza del romanico pugliese, impreziosita da raffinati affreschi, la chiesa di Santa Maria di Cerrate sorge al centro di una tipica masseria del Salento, un tempo monastero di rito greco ortodosso, poi centro di produzione agricola specializzato nella lavorazione delle olive, che erano spremute nei tradizionali frantoi ipogei.

La chiesa

L'ascensione di Gesù

L’ascensione di Gesù

La Chiesa di Santa Maria ha la facciata decorata da archetti pensili, finestre monofore e da un rosone istoriato in corrispondenza della navata centrale. Il portale è sormontato da un’arcata con altorilievi di eccezionale qualità che riproducono scene del Nuovo Testamento. Elemento originale della chiesa è il porticato addossato sul fianco sinistro, sostenuto da ventiquattro colonne con capitelli raffiguranti il bestiario romanico e figure umane. L’interno, a tre navate con absidi, era completamente decorato con affreschi. Oggi si possono ancora ammirare importanti decorazioni databili al XII-XIII secolo, di ambito bizantino, probabilmente opera di maestri greci. Altri affreschi staccati sono visibili nel vicino museo.

La masseria

La casa del massaro

La casa del massaro

Edifici di epoche diverse si distribuiscono intorno alla Chiesa: la Casa monastica, un edificio ottocentesco (la Casa del massaro) e un fabbricato impiegato come stalla. L’edificio d’ingresso, a due piani, era l’antica residenza dei monaci e ospitava lo scriptorium e la biblioteca del monastero.

Le macine del mulino

Le macine del mulino

Di fronte è l’edifico ottocentesco dove vivevano i fattori, la Casa del massaro. Dopo il restauro tornerà ad accogliere il Museo della cultura materiale tradizionale salentina e la ricostruzione di alcuni ambienti domestici con attrezzi e utensili tradizionali, tra cui due grandi mulini con macine.

Il frantoio ipogeo

Il frantoio ipogeo

Sul lato orientale del complesso è collocato un edificio a pianta rettangolare ad aula unica con volte a stella, risalente ai primi decenni del XVI secolo, utilizzato come stalla. Si trovano infine tracce dell’attività agricola, che qui si svolgeva fino agli anni Sessanta, nel piano sotterraneo della Casa monastica e della Casa del massaro, dove furono scavati e realizzati due frantoi ipogei (detti “trappiti”) con macine, torchi e pozzi di raccolta dell’olio.

Le stalle

Le stalle

Gli affreschi

La decorazione pittorica risale a epoche e scuole diverse. Nel catino dell’abside centrale è una bella Ascensione di Gesù, portato in cielo dagli angeli e salutato in basso dagli apostoli e da sua madre. Sulle pareti e nei sottarchi spiccano alcuni santi bizantini a figura intera. Compare anche il gruppo della Sacra Famiglia.

La morte di Maria

La morte di Maria

Il Museo espone i grandi dipinti dell’Annunciazione, rinascimentale, e della Morte della Vergine, di un pittore neo-bizantino della metà del Cinquecento. Da ammirare sono le scene dei cavalieri osservati da un gruppo di spettatori affacciati dalla terrazza di un castello sulla vicina collina: a destra è San Giorgio che libera la principessa e uccide il drago che la insediava; a sinistra è Sant’Eustachio impegnato in una scena di caccia; quando sta per raggiungere e uccidere il cervo in fuga, nel palco delle corna dell’animale gli appare il volto di Cristo in un nimbo crociato.

I castellani assistono alla scena di caccia

I castellani assistono alla scena di caccia

Il portale

Il bagnato del Bambino e il sogno di Giuseppe

Il bagnato del Bambino e il sogno di Giuseppe

L’archivolto del portale della chiesa è decorato dalle scene ad altorilievo che raccontano i vangeli della nascita di Gesù. Sui conci in basso è scolpita l’Annunciazione con le immagini di Maria, a sinistra, e dell’arcangelo Gabriele, a destra. Nella progressione dei conci vediamo poi la visita di Maria alla cugina Elisabetta, la processione dei Magi che portano i doni, guidati dalla stella, la natività con il bue e l’asino e la scena del primo bagnetto del Bambino.

I capitelli

Il capitello del monaco

Il capitello del monaco

Un gioco di enigmistica sacra è la lettura dei capitelli sulle colonne del portico laterale. Il rebus più avvincente è quello del monaco piegato a terra che combatte contro due draghi che vogliono addentarlo; un’aquila bicipite interviene a salvarlo, artigliando a sua volta coi rostri le teste dei varani. Il monaco combattuto tra la chiesa latina e l’ortodossia? Una scena di tentazione? Un po’ più semplice è la declinazione del bestiario medievale. Sui capitelli appaiono la sirena e un centauro con l’arco. Entrambe sono creature ibride, per metà umane (il busto e la testa) e per metà animali (il cavallo nel centauro e il pesce nella sirena). Sono dunque simboli di un’umanità distorta e corrotta. E poi il gruppo dei monaci con l’abate: il monastero come arca di salvezza nel mondo del vizio? I lavori in corso di ripulitura e restauro aiuteranno certamente a rendere più leggibili questi capitelli.

Il capitello del centauro

Il capitello del centauro

Il ruolo del Fai

Grazie a un bando pubblico promosso nel 2012 dalla provincia di Lecce, proprietaria dell’abbazia, il monumento è stato affidato al Fai (Fondo Ambiente Italiano). Sono attualmente in corso (2016) i complessi interventi di restauro, secondo un progetto pluriennale. Il Fai promette che, al termine dei lavori, l’Abbazia di Cerrate non avrà i caratteri di un semplice museo, ma rivelerà, attraverso la conservazione della stratificazione delle diverse fasi costruttive, la duplice anima di questi luoghi: da un lato verrà raccontata la storia religiosa di un importante centro di monaci basiliani e di un celebre scriptorium, che vede nella mirabile chiesa romanica la sua massima espressione; dall’altro la storia contadina di una masseria pugliese, la cui più importante testimonianza è rappresentata dai frantoi per le spremitura delle olive, ricavati in affascinanti grotte sotterranee scavate nel tufo.

La natività e la visita dei re magi

La natività e la visita dei re magi

(La visita è stata effettuata il 18 luglio 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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