Gerasa in Giordania. Una Roma lontana da Roma

L’ufficio turistico giordano invita a visitare Jerash proponendola come “una Roma lontana da Roma”. Ed è vero. È una definizione corretta. Quando si visitano le località dell’antico mondo mediterraneo che furono parte dell’impero romano, il marchio di Roma è sempre immediatamente riconoscibile. Jerash si chiamava allora Gerasa. Conquistata dal generale Pompeo nel 63 avanti Cristo, entrò nella Lega della Decapoli, l’alleanza delle dieci grandi città romane del medio-oriente, e iniziò il suo periodo di massimo splendore. Oggi è una delle città di epoca romana meglio conservate al mondo. Sepolta per secoli sotto la sabbia, è stata riscoperta e restaurata a partire dal 1925. E noi la percepiamo come una splendida testimonianza della grandezza e dell’opera di urbanizzazione condotta dai Romani nelle province dell’impero in Medio Oriente: strade lastricate, colonnati, templi sulle alture, accoglienti teatri, spaziose piazze pubbliche, bagni termali, fontane e mura interrotte da torri e porte cittadine. Subentrata a Roma la successiva egemonia bizantina diffuse in città il credo cristiano e convertì alcuni templi pagani, riutilizzandoli come chiese. I mosaicisti del tempo decorarono i pavimenti delle chiese con estesi mosaici. E i turisti di oggi hanno un ulteriore motivo d’interesse nella visita della zona archeologica.

Jerash vista dall'alto

Jerash vista dall’alto

La visita

L’avvicinamento a Jerash/Gerasa mostra una Giordania diversa dall’abituale cliché desertico. Jerash si trova in una pianura a ridosso della fertile regione collinare di Gilead, ricca di sorgenti e fiumi, e circondata da aree boschive. Giunti nel sito antico ci si accorge immediatamente che l’area archeologica è pericolosamente circondata e assediata dalla città moderna e che le rovine riportate alla luce sono solo una modesta frazione della città antica. Ma la visita resta godibile e non risente dell’inquinamento provocato dalla città moderna e dal pattume sonoro del suo traffico.

L'arco di Adriano

L’arco di Adriano

Una grandiosa accoglienza è garantita dall’arco di trionfo, costruito per onorare l’arrivo dell’imperatore Adriano in visita a Gerasa. L’appariscenza dell’insieme si conferma anche nei particolari delle sculture a fogliami che ornano le basi e i capitelli delle colonne, il timpano e i finestroni.

L'ippodromo

L’ippodromo

Dopo l’arco si stende a sinistra l’immenso spazio dell’ippodromo, costruito per ospitare le corse di bighe e in grado di ospitare sugli spalti e le tribune fino a quindicimila spettatori.

Il mosaico della chiesa del vescovo Mariano

Il mosaico della chiesa del vescovo Mariano

Di fronte all’ippodromo è la chiesetta del vescovo Mariano, caratteristica per il suo mosaico pavimentale a forme geometriche con svastiche.

La porta sud

La porta sud

Al termine del lungo vialone esterno si accede al centro monumentale della città attraverso la porta meridionale.

La piazza ovale

La piazza ovale

Si entra nella spettacolare piazza ovale, sede della vita pubblica, ancora oggi utilizzata per festival e manifestazioni ufficiali. La sua originalità è data proprio dalla forma ellittica, dalle dimensioni e dalla sua estensione; è circondata da un largo marciapiede che costituisce la base per lo scenografico colonnato ionico sormontato per tutta la sua lunghezza da un architrave decorato.

La spianata e il tempio di Zeus

La spianata e il tempio di Zeus

Usciti dalla piazza ovale si sale la scala monumentale che conduce a una panoramica terrazza. Siamo nell’area sacra dominata dal tempio di Zeus.

Il teatro meridionale

Il teatro meridionale

Dal temenos si passa al bellissimo teatro, il primo dei due esistenti a Gerasa. Le trentadue file di sedili potevano accogliere fino a 3500 spettatori. Sorprendente è l’acustica. Le voci del palco erano perfettamente udibili a distanza e utilizzavano la cassa di risonanza offerta dalle nicchie laterali.

Il mosaico della chiesa dei santi Cosa e Damiano

Il mosaico della chiesa dei santi Cosa e Damiano

Una passeggiata su terreno sabbioso (sotto il quale sono sepolti i resti ancora inesplorati della città antica) permette di raggiungere l’area in cui sono state portate alla luce alcune chiese di epoca bizantina, riunite in un unico complesso. Particolarmente ammirato è il mosaico della chiesetta dei santi medici Cosma e Damiano, con motivi geometrici, animali, uccelli, piante e la riproduzione dei due benefattori che finanziarono la costruzione.

Le colonne del tempio di Artemide

Le colonne del tempio di Artemide

Si scende ora verso il tempio di Artemide, caratterizzato dalle raffinate colonne corinzie del peristilio. Le guide mostrano, con alcuni artifizi, la capacità delle gigantesche colonne di oscillare impercettibilmente, reagendo così al vento e ai terremoti.

Il cardo maximus

Il cardo maximus

Una monumentale scalinata, formata da sette rampe di sette gradini ciascuna, scende al cardo maximus, la larga strada porticata che attraversava la città e incrociava il decumano. Il percorso della strada è fiancheggiato da monumenti e da portici sotto i quali si aprivano i negozi e le botteghe.

Il ninfeo

Il ninfeo

Tra i diversi monumenti si fa ammirare il ninfeo, la fontana monumentale dedicata alle divinità delle fonti, preceduta da una grande vasca in granito rosa.

Il macellum

Il macellum

Dopo l’incrocio col decumano incuriosisce il macellum, a struttura circolare, circondato dai banchi dei macellai.

(Ho visitato Gerasa il 26 settembre 2016)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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