Roma antica. La morte e la vita ultraterrena

Le antiche terme di Diocleziano, di fronte alla stazione Termini di Roma, dopo secoli di traversie e trasformazioni, sono diventate una delle prestigiose sedi del Museo Nazionale Romano.

Gnothi Sautòn

Il lungo e suggestivo tour tra le sale e i chiostri sosta in un luogo particolarmente impressionante. È l’aula X delle Terme, un luogo particolarmente frappant per la sua capacità di testimoniare la grandiosità delle superstiti strutture originarie e per il suo corredo espositivo a carattere funerario. Grazie a una sbalorditiva impresa d’ingegneria e di logistica, due colombari e un intero sepolcro sono stati estirpati dai luoghi originari, trasportati qui nelle Terme ed esposti ai visitatori dell’Aula.

La tomba dei dipinti

La tomba dei dipinti

Questa tomba proviene dalla vasta necropoli che si sviluppò sulla Via Portuense nei primi secoli dopo Cristo. Ricavata in un banco di tufo e tornata alla luce nel 1951 durante i lavori in Via Quirino Majorana, fu staccata e trasportata in blocco qui al Museo delle Terme.

L’interno dipinto del colombario

Ha le dimensioni di una cappella funeraria familiare, nata come colombario (vi sono presenti le nicchiette con i vasi contenenti le ceneri della cremazione) e poi utilizzata anche per l’inumazione (con le fosse scavate nel pavimento e la collocazione di sarcofagi).

Il dipinto sulla parete

Insieme a immagini e simboli legati ai temi della morte e della vita ultraterrena, sulla parete destra sono raffigurati un ragazzo che gioca con una specie di monopattino e un gruppo di tredici personaggi che giocano e conversano in un ambiente sereno e rilassato.

La tomba degli stucchi

L’interno della tomba degli stucchi

Anche questa tomba proviene dalla necropoli di Via Ostiense. Lungo le pareti interne completamente intonacate di bianco, sono ricavate le nicchiette dove erano contenute le olle con le ceneri dei defunti. La volta è coperta da trenta cerchi tangenti di stucco con figure geometriche, decorazioni floreali e personaggi mitologici.

Gli stucchi della volta

I Dioscuri a cavallo e l’Eros alato che conduce una biga hanno carattere allegorico perché alludono all’immortalità dell’anima e al viaggio che questa dovrà compiere per giungere al soggiorno dei beati.

Il sepolcro dei Platorini

Il sepolcro dei Platorini

La tomba fu scoperta nel 1880 sulla riva destra del Tevere tra Ponte Sisto e via della Lungara. Fu demolita, trasferita alle Terme e qui ricomposta secondo il modello originario.

Le urne sepolcrali

All’interno il sepolcro mostra su ogni parete nicchie semicircolari e quadrate nelle quali sono collocate le urne cinerarie. L’iscrizione all’ingresso contiene il nome di due personaggi della Gens Sulpicia, probabilmente padre e figlia.

Minatia Polla

Le due statue di Sulpicius Platorinus e di sua figlia Sulpicia Platorina, ritrovate nella cella sepolcrale, sono esposte insieme con la bellissima testa di Minatia Polla, databile in età giulio-claudia.

Il fanciullo a cavallo

Il ragazzo a cavallo

Una statua funeraria in marmo lunense e alabastro raffigura un fanciullo in groppa a un cavallo. Il giovinetto è seduto su una pelle di leone che funge da sella e con la mano destra sta sferzando il cavallo imbizzarrito. Il corpo dell’animale è cavo, probabilmente per contenere le ceneri del giovane defunto. La statua del terzo secolo proviene da Acilia sulla Via Ostiense.

Conosci te stesso

Il mosaico dello scheletro

Il mosaico del terzo secolo, proveniente da un’area sepolcrale della Via Appia, raffigura uno scheletro umano, disteso forse su un letto da banchetto, che indica il motto dell’oracolo di Delfi Gnothi sautòn, “conosci te stesso”, qui inteso come esortazione a conoscere i limiti della natura umana e la caducità della vita. Piccoli modelli di scheletri umani, le cosiddette larvae conviviales, erano spesso presenti sulle tavole dei banchetti come monito a godere delle gioie della vita.

 

(Visita effettuata il 24 aprile 2016)

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