Abruzzo. La via dei ruderi (e della rinascita) di Albe

Escursione affascinante, istruttiva. Autentico camminare nella storia. Osserviamo solo dei ruderi ma viviamo il presente come storia. Più di cento anni sono trascorsi dal terremoto della Marsica del 1915, e le macerie dei paesi marsicani si sono ormai trasformate in rovine da visitare. E ci sono poi le vestigia di due millenni fa, dissepolte dagli scavi di Alba Fucens. I ruderi dei monumenti della città romana sono ormai una delle principali attrattive archeologiche dell’Abruzzo. Non solo. Tutte queste rovine danno ancora segni di vita e di rinascita. Sulle macerie della storia si sono aperti dei cantieri. E insieme ad essi – direbbe Marc Augé – una possibilità di costruire qualche altra cosa, di ritrovare il senso del tempo e, al di là di esso, forse, la coscienza storica.

Antrosano. I ruderi del paese vecchio

Obiettivo della nostra passeggiata marsicana sono i colli che circondano gli scavi archeologici della città romana di Alba Fucens. Si parte da Antrosano, dalle antiche case distrutte dal terremoto del Fucino nel 1915; si raggiunge il paese nuovo di Albe, edificato dopo il sisma; si sale al colle San Pietro con la sua bella chiesa e il convento restaurati dopo l’apocalisse; si visitano i ruderi di Alba romana, tuttora in corso di scavo; si sale al colle di San Nicola, dove sono i ruderi di Albe vecchia e del castello degli Orsini, abbattuti dal terremoto e ora in via di lenta rinascita.

Da Antrosano ad Albe

Punto di partenza è Antrosano, raggiungibile in breve dall’uscita di Avezzano dell’autostrada A25. Si sale nella parte alta del paese e si parcheggia nei dintorni della Chiesa Nuova. Alcune case diroccate ricordano ancora gli effetti del terremoto del 1915: il borgo fu pesantemente danneggiato e ci furono una sessantina di vittime. Si osservi il palazzotto oscenamente denudato che apparteneva al notabile del luogo: tre piani, con le cantine e le stalle in basso, una sfilata di archi e le camere in alto.

Antrosano. La casa degli archi

Dalle ultime case ci s’incammina su una strada sterrata, che sale in direzione nord tra un muro di cinta e le siepi. Se ne segue il percorso principale, accompagnati fedelmente dai pali di una linea telefonica, trascurando tutte le deviazioni laterali. Dopo un lungo tratto allo scoperto, la strada entra in un boschetto, diventa sentiero e raggiunge il fontanile di Santa Maria, alla base di una muraglia di recinzione. Il sentiero segue ora per un breve tratto la cinta murata dell’antica città romana e raggiunge bruscamente le prime case di Albe. Il paese è stato ricostruito non lontano dal vecchio centro distrutto: case basse, urbanistica semplice, impianto a ferro di cavallo. Ma non perdetevi la facciata della chiesa con il suo bellissimo rosone quattrocentesco a dodici raggi e l’Agnus Dei in alto: è il volto esterno della vecchia chiesa, salvato dalle macerie, rimontato e trapiantato sulla nuova chiesa. Un commuovente legame di memoria.

Il rosone della chiesa di Albe

L’ufficio turistico, a fianco della chiesa, offre informazioni, visite guidate e un interessante bookshop; propone anche un museo fotografico del passato di Albe e un grande plastico didattico della città romana.

L’ufficio turistico di Albe

Il colle di San Pietro

Una croce di ferro segnala ora l’inizio del suggestivo percorso che sulle bianche pietre della strada romana ascende all’antico tempio di Apollo, sui cui ruderi s’innalza oggi la chiesa romanica di San Pietro, con la sua singolare torre che si eleva al centro della facciata e la bella abside.

Il convento e la chiesa di San Pietro d’Albe

Anche questo edificio fu gravemente danneggiato dal terremoto. Crollarono le coperture, le volte, le capriate, alcuni tratti di facciata con la torre insieme a metà dell’abside. Rialzata e restaurata, propone ai visitatori un bel ciborio, l’iconostasi e le colonne scanalate che separano le tre navate. Il vicino convento francescano è in corso di restauro e ospiterà il Museo di Albe.

La decorazione esterna dell’abside di San Pietro

La terrazza che circonda la chiesa è un balcone panoramico sul grandioso panorama della Marsica. A nord si staglia il gruppo del Velino con le cime gemelle del Velino e del Cafornia alte su Massa d’Alba, il Vallone di Majelama, la Magnola, la Serra di Celano e il Sirente. Segue, in senso antiorario, la regione dei Piani Palentini: s’individuano chiaramente Magliano e la frazione di Rosciolo, la Valle dell’Imele con l’autostrada, Scurcola e la cresta dei colli, l’alta valle del Liri. A sud sono ben visibili le creste del Monte Arunzo e del Monte Cimarani, la città di Avezzano, il Monte Salviano e la Valle Roveto, sullo sfondo dei monti Simbruini. E infine, a est, si apre l’immensa piana del Fucino coronata dai monti del parco nazionale d’Abruzzo. Da questa terrazza Carlo d’Angiò seguì nel 1268 l’andamento della battaglia nei sottostanti Piani Palentini contro gli Svevi di Corradino che aveva il suo stato maggiore sul colle di fronte, il San Nicola. Nel 1943 i colli di Alba furono sede della contraerea tedesca che proteggeva il comando militare della Linea Gustav situato a Massa d’Albe e che non valsero comunque a impedire il pesante bombardamento aereo da parte alleata.

Gli scavi di Alba Fucens

Dal colle di San Pietro si scende nella conca che ospita i resti della città di Alba Fucens, colonia romana fondata nel 303 avanti Cristo.

Alba Fucens

Ben conservata è la parte pubblica, con il reticolo regolare delle strade lastricate, il foro, la basilica, le terme e le tabernae. Ma il gioiello di Alba è lo splendido ovale dell’anfiteatro, con le sue due porte e le gradinate ancora in parte visibili. La città è racchiusa da un’imponente cinta fortificata in opera poligonale, con quattro porte d’ingresso. Il “percorso delle mura”, segnato e lungo circa tre km, consente di compierne l’intero periplo e di avere un nuovo punto di vista dell’antica città. La distruzione e il successivo abbandono nell’alto Medioevo si possono attribuire forse alle scorrerie dei Saraceni e a un diffuso dissesto geologico. Fu nella seconda metà del Novecento che gli scavi intrapresi da una missione archeologica belga riportarono alla luce i monumenti dell’antico municipium romano.

L’anfiteatro di Alba Fucens

La visita di Albe Vecchia

Lasciati gli scavi, si risale per l’uno o l’altro dei diversi percorsi segnati al colle dove sorgeva il vecchio paese di Albe. Il percorso di visita è semplicissimo. Si segue il tratto lineare di strada che segue la cresta del colle e che collega il castello alla chiesa. La presenza più visibile è quella del Castello degli Orsini, che ha mantenuto la sua imponenza nonostante i crolli causati dal terremoto. Dopo averlo osservato dall’esterno, con precauzione, aggirando i rovi, si può penetrare all’interno e studiarne la struttura.

Albe Vecchia. Il Castello Orsini tra le rovine

All’altro estremo della via centrale, su una terrazza panoramica sormontata da una croce di ferro, sono i resti della chiesa di San Nicola, di cui è ancora visibile la gradinata del presbiterio. Una pietra di cemento (con la scritta Pax, la croce e la data) ha sigillato l’antico ossario della cripta. Tra i due monumenti si distendono i brandelli delle vecchie abitazioni, con gli accessi, il disegno delle stanze e malinconici mozziconi delle scalinate che salivano ai piani superiori collassati.

Ruderi di Albe Vecchia

A nord del Castello si osservi la porzione del paese che è stata interessata a una rinascita, grazie a un progetto di recupero finanziato da fondi europei. Le mura delle vecchie case sono state integrate nelle nuove costruzioni, con una felice convivenza tra vecchio e nuovo.

Albe Vecchia in una stampa d’epoca

L’intera escursione richiede dalle tre alle quattro ore di visita e può essere naturalmente molto abbreviata raggiungendo in auto la zona archeologica. La quota sale dai 780 metri di Antrosano ai 1022 del colle di San Nicola. Una “carta dei percorsi a piedi, in bici e a cavallo”, realizzata dai comuni di Magliano de’ Marsi e di Massa d’Alba, è disponibile presso l’ufficio turistico.

La mappa dei sentieri

(La ricognizione del percorso è stata realizzata il 3 marzo 2017)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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