Ascea. Il parco archeologico di Elea-Velia

Salire sulla torre angioina di Velia per guardarsi intorno, è un modo sicuro per innamorarsi dell’Italia. Il paesaggio archeologico si stende in basso con tutto il fascino romantico delle rovine e della rigogliosa natura mediterranea. Il promontorio di Castellammare della Bruca s’insinua sull’arco dell’ammaliante costa tirrenica cilentana, disegnata tra la punta Licosa e il capo Palinuro. A oriente spiccano le creste degli Alburni e del Cervati, i monti del parco nazionale del Cilento. E poi l’intreccio tra realtà e mito, l’emozionante mosaico composto con le tessere della Magna Grecia, dell’urbanistica romana e della cittadella medievale. E ancora la filosofia del greco Parmenide, i paradossi di Zenone, la tradizione medico-sacrale del culto di Asclepio, il passaggio di Enea e la memoria del suo nocchiero Palinuro, le ville patrizie di Lucio Emilio Paolo e di Trebazio che vi ospitò il suo amico Cicerone, il sepolcro dell’apostolo Matteo, fino alla successione di archeologi italiani, tedeschi e austriaci che svelarono l’oblio di Velia e ne fecero emergere gli antichi monumenti. Il bello dell’Italia.

Il promontorio

Arriviamo alla Marina di Ascea, nota meta del turismo marino insieme con le altre perle di questo lungo tratto di costa del Salernitano che ricade nel Parco nazionale del Cilento ed è Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Una breve passeggiata ci conduce al Parco archeologico, situato ai piedi del promontorio. Una sorta di museo all’aperto dove i resti antichi contendono lo spazio alla macchia mediterranea e agli ulivi. Un tempo questa regione si chiamava Enotria (la terra del vino…). Qui nel 540 avanti Cristo arrivarono i Focei, popolo di navigatori e commercianti, provenienti dall’Asia minore, in fuga dagli invasori persiani. Fondarono una colonia e la chiamarono Elea. Ebbero rapporti, non sempre amichevoli, con i bellicosi Lucani e con la vicina Poseidonia (la futura Paestum). Si allearono con Roma e divennero civitas foederata. Elea passò a chiamarsi Velia e, grazie ai traffici commerciali e alimentari nel Mediterraneo, conobbe un lungo periodo di floridezza. In età imperiale, con l’insabbiamento dei porti e l’impaludamento della costa, cominciò la decadenza. Nel Medioevo i pochi abitanti superstiti salirono sul promontorio e costruirono il centro fortificato di Castellum Maris per difendersi dalle incursioni della pirateria saracena. Poi, un lunghissimo periodo di silenzio. Fino al 1889, quando un intraprendente architetto tedesco, su incarico dell’Istituto Archeologico Germanico, effettuò la prima vera ricognizione della città antica, ponendo le basi per le successive campagne di scavo.

Edificio funerario della necropoli romana

Il percorso di visita inizia dalla Necropoli romana, con le sue tombe monumentali, i recinti funerari, i piccoli mausolei, le edicole e le sepolture individuali.

La Porta Marina

Raggiunte le mura, si entra in città attraverso la Porta Marina, preceduta da un vano rettangolare e difesa da due pilastri che reggevano i battenti lignei. I carri transitavano attraverso il vano centrale, mentre i pedoni utilizzavano la postierla laterale.

Il criptoportico

Ci si aggira nei quartieri residenziali meridionali, tra le le architetture domestiche raggruppate nella prima e nella seconda Insula. Le case mostrano i diversi ambienti, l’atrio con l’impluvio inquadrato da colonne, il tablino per il ricevimento degli ospiti, la sala da pranzo del triclinio, il portico a colonne del peristilio, il giardino e l’hortus, il lungo criptoportico con la volta a botte, la terrazza superiore.

Il fabbricato rurale di Masseria Cobellis

Il Parco archeologico integra alcuni edifici rurali della Masseria Cobellis, oggi riutilizzati per gli uffici e i depositi. In prossimità di questi è stata scavata una scenografica struttura pubblica terrazzata, con scalinate laterali e un ninfeo centrale. Nella vicina Via del Porto è scavato un grande pozzo circolare.

Il portale collassato delle Terme

All’inizio della salita verso la collina, la strada affianca il grande complesso delle Terme Romane. Impressionano le strutture collassate dell’ingresso, con gli elementi del frontone spezzati e crollati al suolo. Gli ambienti interni, osservabili da una passerella, sono quelli abituali: lo spogliatoio dell’apodyterium, le latrine, il frigidarium, il tepidarium, la sauna del laconicum e il calidarium.

Il santuario di Asclepio

La lunga e ripida via romana, lastricata con blocchetti di pietra, sale sinuosamente sul colle settentrionale e costeggia il santuario consacrato ad Asclepio, divinità medica e guaritrice. L’uso terapeutico dell’acqua sorgiva è enfatizzato dal canale, dalla presenza delle vaschette e dalla fontana monumentale, preceduta dal portico, sistemata sul terrazzo più basso.

La Porta Rosa

Dopo l’ultima curva appare a sorpresa la maestosa Porta Rosa. La vediamo incastrata nella strettoia del colle, costituita da quattro elementi sovrapposti: i piedritti, l’arco inferiore a undici cunei, l’arco superiore con funzione di scarico e l’elevato, percorribile sulla sommità.

Il Teatro e la Cappella Palatina

Prendiamo ora la via dell’acropoli. Sulla sua terrazza inferiore è incastonato il Teatro, con le gradinate tagliate nel pendio naturale del colle.

Il fortino medievale e la torre angioina

Sulla sommità, attraversando il piazzale sistemato a prato, raggiungiamo la fortificazione medievale su cui svetta la Torre circolare, cuore del sistema difensivo. La torre è stata restaurata e resa accessibile con ascensore, scale e passerelle.

La chiesa di Santa Maria

Intorno al fortino sorgono la Cappella Palatina (o chiesa di San Quirino) e la chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, con l’annessa Canonica. Questi edifici ospitano gli allestimenti museali dell’Acropoli.

La strada lastricata romana

Prima di tornare al punto di partenza, il percorso guidato ci conduce alla Casa degli Affreschi, un’ampia dimora di età romana, impreziosita da intonaci dipinti, pitture parietali e mosaici.

Il panorama della costa cilentana

(Ho visitato il parco archeologico di Velia il 4 marzo 2017)

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