Roma. Lungo il fiume Aniene

Un pezzo di verde strappato alla Campagna Romana e trapiantato in città. Un fiume importante ma con il complesso d’inferiorità rispetto al ben più famoso Tevere, del quale è poi tributario. E tutt’intorno i palazzi di alcuni dei quartieri più popolosi di Roma (Montesacro, Pietralata, Tiburtino). Ecco il menu della passeggiata sul sentiero fluviale che va da ponte Mammolo a ponte Nomentano, nella riserva naturale Valle dell’Aniene. Sei chilometri, a piedi o in bicicletta, in compagnia di podisti, raccoglitori di cicoria, coppiette romantiche, gruppi di escursionisti ciarlieri, byker, neo-rurali, birdwatcher, naturalisti e amici del fiume.

Murale della stazione Metro Rebibbia

Un comodo punto di partenza è la stazione Rebibbia della metropolitana. Si va sulla destra, in direzione Roma, lungo il marciapiede della Via Tiburtina; si traversa al semaforo la Via Casal dei Pazzi e s’imbocca per pochi metri la Via Furio Cicogna, dov’è l’ingresso del sentiero (un vistoso segnale annuncia il “sentiero ciclabile”). Per reagire all’allucinazione indotta dal traffico, dai lavori stradali, dalla folla solitaria, conviene alzare gli occhi sui bei murales dei dintorni.

Murale del Parco Kolbe

L’antico Ponte Mammolo – il pons mammeus romano del quinto secolo – è ormai uno e trino, dopo l’edificazione del ponte della metropolitana e del suo ponte gemello che convoglia a senso unico il traffico della Tiburtina diretto a Roma. La Via di Ripa Mammea è un flebile ricordo del lontano passato, quando in quest’area esisteva un porto fluviale, con i suoi depositi di derrate e forse la villa di quella Giulia Mammea, madre di Alessandro Severo, che impose il restauro del ponte e gli lasciò in eredità il nome.

Murale in Via Tiburtina

Il sentiero segue il corso del fiume, torna per un breve tratto sull’asfalto, e dopo circa un km rientra trionfalmente nel verde di uno degli ambienti più ampi e belli della Riserva naturale della Valle dell’Aniene. Il fiume scorre qui con numerose anse in un paesaggio molto vario che comprende tre zone di grande importanza naturalistica: l’area umida della Cervelletta, l’area ripariale fluviale e il Parco delle Valli. L’unione delle associazioni territoriali “storiche” relative a queste aree ha fatto nascere l’Associazione Insieme per l’Aniene Onlus, che gestisce il parco per conto dell’Ente Regionale Roma Natura. Un buon modo di capire la Riserva è visitare la Casa del Parco, ben segnalata e visibile dal sentiero.

Gli orti urbani

Il percorso accosta l’area degli Orti urbani della Riserva, realizzati grazie a un progetto europeo denominato “Dialogo sociale e interculturale attraverso la gestione dello sviluppo locale: agricoltura urbana e periurbana”. Con i fondi europei, il Comune di Roma ha realizzato l’area, l’ha dotata del sistema idrico e l’ha messa a bando. E oggi sia i singoli sia le associazioni possono prendersi cura di una singola parcella di terreno.

Al lavoro nell’orto urbano

Obiettivo del progetto è offrire al cittadino un’occasione per riavvicinarsi ai ritmi della natura, svolgere attività all’aria aperta, autoprodurre a km zero e mitigare lo stress provocato dall’ambiente urbanizzato.

Lungo il fiume

Il sentiero segue la riva destra dell’Aniene e il suo sinuoso percorso, mentre gli edifici dei quartieri prossimi si allontanano sullo sfondo o si avvicinano incombenti, aprendo varchi e sentieri di accesso. Radure e sentierini consentono di dare un’occhiata ravvicinata al fiume che scorre, alla folta vegetazione riparia e ai numerosi anatidi che lo popolano.

L’ambiente della Riserva

Il percorso è sempre pianeggiante e si muove tra i querceti (farnie, cerro, roverella e farnetto), cui la presenza del fiume ha aggiunto i canneti, l’olmo, il salice bianco, il frassino.

Il ponte Nomentano

Dopo l’ennesima ansa fluviale, si disegna sullo sfondo il profilo del ponte Nomentano, che consente alla Via Nomentana vecchia di scavalcare il fiume Aniene. Si tratta di una costruzione fortificata, in origine costituita da due torri collegate da un muro merlato, che erano occupate da corpi di guardia connessi da ballatoi lignei. Oggi il ponte è solo pedonale, mentre il traffico scorre sul vicino ponte Tazio. Questa soluzione aiuta a a ricordarlo come uno dei monumenti più suggestivi della Campagna Romana. Artisti e fotografi del passato lo raffigurano imponente ed isolato nella solitudine dell’Agro, animato unicamente dal passaggio di carri e greggi. Nel 2000, in occasione degli interventi realizzati per il Giubileo, è stato effettuato un restauro conservativo, associato alla bonifica e al recupero del contesto ambientale.

Sul ponte Nomentano

In un fazzoletto di strada, il ponte e i monumenti antichi contendono disperatamente lo spazio alle vecchie osterie, ai moderni depositi dell’Atac, alle officine, ai mezzi della nettezza urbana e ai giardini pubblici.

Il mausoleo romano

Della vasta necropoli di età imperiale sulla Nomentana restano solo due mausolei. Il primo è un sepolcro costruito da quattro dadi sovrapposti, che svetta tra le case. Di fronte, incorporato nel giardino, si trova un mausoleo a pianta circolare impostato in origine su un alto basamento, con la copertura a volta; nel Medioevo tale mausoleo dovette essere utilizzato come basamento per una torre.

Il Monte Sacro

La passeggiata può trovate la sua degna conclusione con la breve ascesa al Monte Sacro. Questa collinetta, sistemata a parco e compresa nell’anello delle vie Monte Sacro, Monte Serrone e Falterona, è nota nella tradizione letteraria antica, perchè identificata con il Sacer Mons, che fu occupato dalla plebe romana nel 259 avanti Cristo come reazione ai soprusi dei patrizi, e poi liberato solo a seguito dell’intervento del console Menenio Agrippa che, con il suo celebre Apologo, dissuase la popolazione. Un cippo ricorda il giuramento di Simòn Bolìvar, che qui si impegnò per la liberazione dei popoli dell’America Latina.

 

(Ho percorso il sentiero il 10 marzo 2017)

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