Albania. Il borgo antico di Berat, la città delle mille finestre

Berat è una città-museo del periodo ottomano tutelata dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Ma pensando a una città-museo non si creda di visitare un monumento mummificato. Il centro storico e la cittadella sono un insieme vitale di chiese e antiche case di pietra abitato da centinaia di persone e pulsante di vita quotidiana.

Berat, Patrimonio dell’umanità

Ebbe la stessa impressione Indro Montanelli, giovane inviato del Corriere della Sera, che nel 1939 la descrisse come un museo vivente costruito sulle superfici irregolari della vetta rocciosa; attraversato l’arco della Cittadella – scriveva – vi sembrerà di esservi persi all’improvviso in maniera naturale in cinquecento anni di storia e di aver passeggiato nel bel mezzo del quindicesimo secolo. Oggi Berat è un esempio di coesistenza pacifica tra religioni differenti e comunità etniche, cristiani, islamici, sunniti e bektashi sufi.

I resti del Palazzo del Pascià

Coesistenza non significa comunque irenismo. I contrasti della storia restano ben visibili. Si osservi, ad esempio, la Casa del Pascià: l’antico ed elegante palazzo nobiliare fu vittima delle vendette post belliche e fu semidistrutto per lasciar posto a una scuola popolare.

L’immagine di Istanbul sulla Moschea degli Scapoli

Miglior sorte è toccata alla Moschea degli Scapoli, sul lungofiume, che mostra ancora i suoi affreschi sui muri perimetrali esterni. Spicca tra questi l’immagine di Istambul con il suo porto, le mura, la grande moschea blu e il palazzo Topkapi.

Le case bianche e le mille finestre del quartiere di Mangalem

La definizione turistica di Berat è quella di città bianca dalle mille finestre. Ed è vero. Le finestre sono affiancate a schiera sulle facciate delle case bianche. E le case sono arroccate una sopra l’altra sul pendio del colle, formando i due quartieri opposti e simmetrici di Gorica e Mangalem sulle due rive del fiume Osum.

La porta d’ingresso alla Cittadella

La Cittadella con il quartiere urbano di Kala è situata in cima al colle ed è circondata da un giro di mura, con un unico accesso a oriente. Sulla porta d’ingresso è il monogramma del costruttore, il despota sovrano dell’Epiro Michele Angelo Comneno. Le mura risalgono al Duecento e sono state restaurate dai Veneziani.

La chiesa ortodossa della Trinità

All’interno della cinta muraria sorgono tra le case alcune moschee e una decina di piccole chiese ortodosse. La più interessante è la chiesa della Trinità, costruita su terreno scosceso in eccellente posizione panoramica.

L’ex Cattedrale ortodossa, oggi sede del Museo Onufri

Tra le case sorge anche la chiesa dedicata all’Assunzione di Maria, ricostruita nel 1797, che un tempo svolgeva la funzione di cattedrale del vescovo metropolita. La chiesa è il monumento più rappresentativo dell’architettura bizantina della città. Ha tre navate, separate da colonne, ed è arricchita da archi e cupole affrescate.

L’iconostasi dipinta da Onufri

La ex cattedrale è sede oggi del Museo dedicato al celebre pittore di icone Onufri, autore dell’iconostasi del 1806. Le icone di cui Onufri è autore e quelle della scuola post bizantina sono esposte in una navata e nel nartece.

Il Giudizio finale

Il muro angolare del nartece è decorato da un affresco ottocentesco del Giudizio finale di autore anonimo. Il Cristo giudice, scende sulla terra all’interno della mandorla, seduto sul trono della visione di Ezechiele, sostenuto dalle misteriose quattro ruote e spinto dalle ali dei cherubini. Al suo fianco è la madre Maria e l’angelo tubicino. Un altro angelo dichiara la fine del tempo e riavvolge il firmamento. La mano di Dio sostiene la bilancia a doppio piatto della psicostasia, mentre l’arcangelo Michele contrasta il demonio che cerca di falsare l’esito della pesatura. Il corteo dei beati si allontana verso il Paradiso (purtroppo mutilato). Ricco di dettagli è invece l’Inferno, alimentato dal fiume di fuoco che sgorga ai piedi del giudice. I dannati, spinti dai diavoli, finiscono nella bocca del mostruoso Leviatano, sul quale siede Lucifero col traditore Giuda tra le braccia.

L’Inferno

(Ho visitato Berat il 22 giugno 2017)

 

 

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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