Francia. Il Giudizio universale di Conques

Conques è un bel villaggio della valle del Dourdou (comune di Conques-en-Rouergue, dipartimento dell’Aveyron, regione Occitania). Fu in antico sede di un’abbazia benedettina di cui oggi non rimane che la chiesa di Santa Fede (Sainte-Foy), imponente edificio romanico del secolo undicesimo, tappa lungo la via di pellegrinaggio per Santiago di Compostella. Santa Fede era una ragazza che, secondo la tradizione, subì il martirio nel 303, quando aveva solo dodici anni.

Il timpano del portale ovest è decorato da un celebre rilievo del Giudizio universale, datato al 1130 e affollato da ben 124 personaggi (umani, divini e infernali) e 17 angioletti curiosi.

Il Giudizio universale di Conques

L’ampiezza della composizione, la ricchezza e la varietà iconografiche, il realismo della rappresentazione ne fanno una delle opere più significative della scultura romanica.

Il Cielo

Il registro superiore del timpano, a forma di lunetta, è popolato di angeli impegnati in attività di servizio al giudizio finale. Lateralmente, due angeli scendono in volo dalle nuvole e suonano due corni. Il suono dei fiati è finalizzato a risvegliare i morti e a farli risorgere per essere giudicati.

Le Arma Christi

Al centro, due angeli sostengono il legno della croce e gli strumenti della passione (la punta della lancia di Longino e il chiodo della crocifissione). Appaiono anche i simboli personificati dei grandi astri che saranno oscurati nell’ultimo giorno dell’umanità.

L’angelo trombettiere

Le scritte incise sulla croce descrivono i diversi segni: “oc signum crucis erit in celo cum” (citazione abbreviata dal Vangelo di Matteo 24,30 “Allora apparirà in cielo il segno del figlio dell’uomo”); “Iesus Nazarenus Rex Iudeorum” (la tavola del titulus crucis); “sol”; “lancea”; “clavi”; “luna”.

Gli angeli curiosi

Nel risvolto del portale sono scolpite figurine di angeli che raccolgono e avvolgono il cielo e osservano, curiosi, gli eventi.

Il Giudice

Il registro mediano del timpano vede al centro, in grande evidenza, la parusia del Cristo giudice che scende tra le nuvole aprendosi un varco, la mandorla, e lasciandosi alle spalle le stelle dell’empireo.

Il Cristo giudice

Gesù siede sul cuscino del trono e poggia i piedi su una predella sbilenca; veste la tunica e il pallio; ha sul nimbo la doppia scritta incrociata “Rex” e “Iudex”; emette la sentenza con la gestualità delle mani (la destra, alzata in segno di accoglienza per i beati, indica il regno celeste; la sinistra, stesa a respingere i dannati, indica loro l’inferno). Gli angeli espongono i cartigli della duplice sentenza: “venite, benedetti del Padre mio” e “andate lontano da me, maledetti”. Gli angeli ceroferari e turiferari accompagnano l’apparizione divina. Un angelo apre il libro della vita (“signatur liber vitae”).

La psicostasia e la separazione

Sull’asse centrale del timpano, sotto la figura del Cristo giudice, è rappresentata la pesatura delle anime, la separazione dei buoni dai cattivi e la loro introduzione rispettivamente nei vestiboli del Paradiso e dell’Inferno.

La pesatura e i vestiboli del Paradiso e dell’Inferno

L’angelo solleva il coperchio del sepolcro e conduce il risorto alla prova di valutazione individuale. Il giudizio avviene attraverso la pesatura su una bilancia a doppio piatto. L’arcangelo Michele effettua la pesatura e contemporaneamente tiene a bada l’intraprendenza di un demonio che vuole condizionare a suo favore l’esito della psicostasia. I giusti scendono al piano inferiore, condotti per mano da un angelo accompagnatore; qui si apre per loro la porta del Paradiso; l’angelo guardiano li afferra affettuosamente per i polsi e li incoraggia a entrare. I dannati precipitano anch’essi attraverso una botola nel piano inferiore; qui trovano ad accoglierli un nerboruto demonio armato di mazza e due buttadentro che li infilano nella bocca del Leviatano, la porta dell’ingresso all’Inferno.

Il corteo degli eletti

La sezione di sinistra del registro centrale è dedicata all’incedere degli eletti, come specifica l’incisione sovrastante: “Sanctorum coetus stat Christo iudice laetus”.

Il corteo degli eletti

Alla testa del corteo è Maria, la madre di Gesù, che ha le mani giunte nella preghiera d’intercessione. Il secondo personaggio è Pietro, che ha nelle mani il bastone di pastore della Chiesa e la chiave del regno dei cieli. Il terzo personaggio, con il bastone a forma di tau, è l’abate eremita Dadon, fondatore dell’abbazia. Il gruppo successivo è preceduto dall’abate Odolrico che conduce per mano il re Carlo Magno (con due famigli ai lati), benefattore dell’abbazia; seguono due chierici che reggono in mano i vangeli e le tavole della legge. Il terzo gruppo si apre con San Girolamo (che ha in mano il rotolo della Vulgata), cui seguono Sant’Antonio abate, Santa Fede (con la palma del martirio) e la Maddalena. La processione dei beati è scortata dagli angeli: il primo pone sul capo dei beati la corona della gloria; i successivi quattro espongono i cartigli delle virtù che ispirano la vita buona dei beati: la fede, la speranza, la carità, la costanza, la temperanza, l’umiltà.

La Gerusalemme celeste

Nel registro basso, a sinistra, il Paradiso è immaginato nella forma urbana del tempio di Gerusalemme e dell’apocalittica nuova Gerusalemme.

La Gerusalemme celeste

L’edificio ha la forma di una cattedrale romanica, sormontata dal pinnacolo, da due torri e dalle croci; le cappelle interne sono illuminate da lampade appese e ospitano i giusti dell’antico testamento. La nicchia centrale è occupata dal padre Abramo che accoglie le anime dei giusti nel suo grembo: i due fanciulli muniti di scettro potrebbero essere il figlio Isacco e il nipote Giacobbe. Le quattro figure femminili che occupano le due ultime nicchie a sinistra sono interpretabili polisemicamente: le quattro matriarche bibliche Sara, Lia, Rachele e Rebecca; le vergini prudenti con le lampade accese; Ester, regina di Persia e la regina di Saba; le mirofore al sepolcro; Maria e la Maddalena con il libro del vangelo. A sinistra di Abramo siedono Melchisedec e Zaccaria, figure sacerdotali, che reggono insieme lo stesso calice, prefigurazione dell’eucarestia. La nicchia a destra di Abramo ospita Mosè che pone la mano in segno d’investitura sulla spalla del fratello Aronne. L’ultima nicchia a destra ospita Geremia ed Ezechiele, due dei profeti maggiori.

Santa Fede e la mano di Dio

Sul tetto del tempio gerosolimitano sono incastonate due scene. A sinistra Santa Fede, nell’atrio della chiesa a lei dedicata (i ceppi appesi ricordano il suo carisma di liberatrice dei prigionieri), si prostra davanti alla mano di Dio. A destra i morti risorgono dai loro sarcofaghi. La visione del paradiso è accompagnata da scritte che promettono ai giusti la felicità eterna e la gioia priva di preoccupazioni: “sic datur electis ad caeli gaudia vectis”, “gloria pax requies perpetuusque dies”, “casti pacifici mites pietates amici” e “sic stant gaudentes securi nul metuentis”.

L’Inferno

I luoghi infernali sono introdotti dalla scritta “Omnes perversi sic sunt in tartara mersi” e sono vigilati da due angeli armati di spada e di lancia. Sullo scudo dell’angelo in alto si legge la scritta “exibunt angeli et separa[bunt malos de medio iustorum et mittent eos in caminum ignis; ibi erit fletus et stridor dentium]”, ovvero “Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti”; il versetto è tratto dal capitolo 13 del vangelo di Matteo.

L’Inferno

Nella sezione alta del Tartaro osserviamo la punizione inflitta a diversi peccatori, espressione delle gerarchie e dei poteri del tempo. Nella rete tesa dai diavoli sono caduti dei monaci, un abate e un vescovo simoniaco, costretto a prostrarsi di fronte a Lucifero. Seguono gli eretici, che hanno in mano i libri in cui sono riportate le loro tesi erronee: i diavoli li atterrano e chiudono loro la bocca.

Il mercante e l’usuraio

Nell’angolo un falsario, che ha in mano il calco delle monete ed è davanti al crogiolo di fusione, è costretto da un diavolo a bere l’oro fuso. Nella fascia sottostante un diavolo addenta la corona di un re, ritratto nudo mentre protesta per l’indebita presenza in paradiso di Carlo Magno. Un secondo diavolo trafigge un antipapa e gli fa cadere il triregno dal capo; la punta della lancia infilza la bocca e fuoriesce dalla nuca. Un terzo diavolo fa un ironico inchino a un sovrano. Un disonesto mercante di tessuti è punito da un demonio che lo strangola con il suo stesso drappo; il panno è addentato a sua volta da un altro demonio. Un usuraio con il suo sacchetto di monete è impiccato a testa in giù. Un gruppo di diavoli veste le armature della soldataglia violenta e imbraccia armi proibite come la balestra e la mazza ferrata.

La punizione dei vizi capitali

Più in basso, in simmetria con la Gerusalemme celeste, è la città di Dite, la Babilonia infernale. Le scritte che indicano i loca poenarum sono molto esplicite sui vizi puniti e sull’intreccio delle pene del fuoco con i gemiti di pianto e il terrore: “penis iniusti cruciantur in ignibus usti”, “demones atque tremunt perpetuoque gemunt”, “fures mendaces falsi cupidique rapaces” e “sic sunt damnati simul et scelerati”.

Lucifero e i dannati

Il primo vizio che supera la porta d’ingresso è la superbia, nelle vesti di un cavaliere rivestito della sua armatura, che viene disarcionato dal cavallo, trafitto con un forcone e precipitato a testa in giù. La lussuria è rappresentata da un prete con la sua concubina, legati al collo dalla stessa corda: un demonio li introduce al re dell’Inferno, sussurrandone i nomi all’orecchio. Lucifero – in posizione simmetrica ad Abramo – siede sul trono infero, avvolto da serpenti, e punisce un accidioso, utilizzandolo come suppedaneo. Alla sua sinistra è punita l’avarizia, nelle vesti di un usuraio con la scarsella al collo e appeso a una forca. Un diavolo strappa la lingua all’invidia, che sconta tra le fiamme i suoi peccati di lingua (invidia, maldicenza, spergiuro, bestemmia).

La moglie cavalca il marito e il goloso nella caldaia

Il vizio della gola è rappresentato da un obeso dalla pancia prominente, punito con la cottura nel calderone infernale. Piuttosto curiosa è l’immagine della donna, armata di un serpente a mo’ di scettro, che cavalca un uomo: inversione del precetto paolino della sottomissione della moglie al marito. Sul tetto della casa di Lucifero sono descritte altre pene: un iracondo disperato, che arriva all’estremo autolesionismo di suicidarsi infilzandosi una spada nel collo, è sbranato da un diavolo; un musicista che ha cantato canzoni licenziose, ha una corda al collo e la lingua strappata; un altro peccatore è legato a uno spiedo e arrostito sul fuoco.

Il guerriero

Il significato complessivo della visione dell’aldilà è riassunto nella scritta ammonitrice incisa sull’architrave: “o peccatores transmutetis nisi mores iudicium durum vobis scitote futurum”, e cioè: “o peccatori, se non modificate il vostro comportamento, sappiate che il futuro giudizio sarà duro per voi”.

 

(Ho visitato Conques il 6 luglio 2017. Le foto sono di Piero Pisarra)

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