Grande Guerra. Il Museo storico all’aperto del Monte Piana di Misurina

Monte Piana è un perfetto ossimoro, l’accostamento di due concetti contrari, il ‘monte’ e il ‘piano’. Il nome definisce bene, comunque, l’altopiano sommitale di questo monte sgraziato e insignificante, quasi schernito dalla corona di vette dolomitiche che lo circonda, cime magnifiche ed eleganti che si chiamano Tre Cime di Lavaredo, Paterno, Cristallo, Cadini di Misurina… A questa malasorte naturale monte Piana contrappone però sia la sua straordinaria terrazza panoramica sulle Dolomiti, sia la particolare rilevanza storica, attestata dal Museo storico all’aperto della Grande guerra, distribuito su tutta l’area sommitale. Proprio sulla Forcella e il Vallone dei Castrati, che dividono in due l’altopiano (con il monte Piana a sud e il monte Piano a nord), passava il confine tra Italia e Austria. Lo aveva deciso la commissione italo-austriaca riunitasi a Rovereto dopo la terza guerra d’indipendenza del 1866, che ripristinò così la vecchia linea confinaria stabilita nel 1753 tra La Serenissima Repubblica di Venezia e la Contea del Tirolo. Fu così che all’inizio della Grande Guerra gli Alpini italiani occuparono le posizioni del Piana e gli austriaci si fortificarono sull’altura a nord. Si dovettero costruire strade militari, ardite teleferiche e ricoveri per un gran numero di soldati, in luoghi desolati dove al massimo potevano arrivare solo le greggi al pascolo (come il toponimo dei Castrati ricorda).

Il tavolato sommitale del monte Piana

Le vicende di guerra si possono condensare così: alcuni attacchi contrapposti senza alcun esito; la guerra di mine, nel tentativo di far saltare in aria le munite difese avversarie; un terribile inverno (il 13 dicembre del 1916 il Comando italiano segnalò: “Altezza della neve: metri 7; temperatura: 42 gradi sotto lo zero”) che provocò slavine micidiali sui soldati rintanati nei ricoveri. Dopo Caporetto gli italiani si ritirarono e lasciarono il monte agli austriaci fino al termine della guerra.

Residuati bellici sul monte Piana

Nel 1977 fu avviato un progetto di recupero del devastato campo di battaglia, ridotto a un cumulo di rovine. Anima del progetto fu il colonello austriaco Walter Schaumann, ex ufficiale di carriera, affiancato dai suoi “Amici delle Dolomiti”, con la collaborazione della Fondazione Opere di Monte Piana e del Comune di Dobbiaco. Il Comando del Quarto Corpo d’Armata Alpino mise a disposizione il battaglione “Bassano”. Molti giovani volontari italiani e austriaci si misero a disposizione per i lavori di restauro ambientale, con il sostegno dell’Alpenverein tirolese, del Club alpino italiano e dell’Associazione nazionale alpini di Trento. Ancora oggi i lavori di restauro proseguono grazie ai campi estivi del Gruppo volontari amici del Piana e al supporto del Sesto Alpini. Frutto di questo lavoro è il Museo storico all’aperto percorso da una “grande escursione storica” e da una rete di sentieri che collegano le opposte linee del fronte.

Il campo estivo degli Amici del Monte Piana

L’accesso più comodo al campo di battaglia è l’ex strada militare di 5 km che parte da Misurina a 1756 m e raggiunge il Rifugio Bosi a 2205 m. Il punto di partenza dei fuoristrada del Servizio di navetta è nei pressi del ristorante Genzianella, sulla strada per il Rifugio Auronzo e le Tre Cime di Lavaredo. La jeep risale la strada in quindici minuti circa. Dal Rifugio parte il percorso principale su sentiero facile che conduce alle trincee e ai siti storici del Museo all’aperto della prima guerra mondiale. La cima sud a 2325 m è raggiungibile dal Rifugio Bosi in circa venti minuti di lieve salita. L’itinerario in quota attraverso l’altopiano dura dalle due alle quattro ore. Vi è anche un percorso attrezzato in cengia consigliato solamente ad alpinisti esperti adeguatamente attrezzati. L’area è consacrata alla memoria di oltre 14.000 soldati italiani e austriaci che persero la vita nei duri combattimenti di cui questo luogo fu teatro. Il turista e l’escursionista di monte Piana possono ripercorrere camminamenti e trincee, gallerie e postazioni di bombarda accuratamente ripristinate, e al contempo godere di una spettacolare vista contemplativa sulle Dolomiti.

Il campo trincerato italiano

Il Rifugio “Bosi” e la Cappella Alpina

Il Rifugio Bosi

Le navette lasciano i visitatori al Rifugio Bosi. Il Rifugio è dedicato al Maggiore Angelo Bosi, caduto sul monte Piana il 17 luglio 1915 durante il primo attacco italiano contro le posizioni austriache sul monte. Sorge nel luogo dov’era situato il comando militare italiano. L’ultima ricostruzione è opera della famiglia De Francesch. Il Rifugio mantiene il suo valore storico e commemorativo custodendo all’interno un piccolo ma significativo museo e all’esterno le targhe delle unità combattenti italiane impegnate sul monte Piana. A fianco del Rifugio è stata costruita una cappella votiva, dedicata alla Madonna della Fiducia, in memoria dei soldati caduti di entrambi gli schieramenti.

La cappella votiva

Le opere in caverna

Postazione in caverna

Lungo il sentiero storico sono ancora visibili le gallerie scavate nella roccia che raggiungevano gli osservatori sulle linee nemiche. Esse erano utilizzate anche per raggiungere le batterie di artiglieria e bombarde o i nidi di mitragliatrici a controllo dei sentieri e delle strade di avvicinamento. Una particolare forma di galleria è quella scavata da entrambi i contendenti per raggiungere le posizioni avversarie e farvi brillare potenti mine distruttive.

Il punto terminale della galleria di mina italiana

Le trincee e i ricoveri per la truppa

Trincea italiana

Il percorso delle trincee e dei relativi camminamenti incrociava le baracche e i ricoveri sotto roccia. Che fossero semplici ripari per la truppa o dessero alloggio agli ufficiali e ai comandi, le baracche al fronte rappresentavano quanto di più somigliante a una casa. Per questo furono arredate con ogni cura e rese il più possibile confortevoli. La guerra di posizione esigeva di costruire ricoveri, allestire magazzini di vettovagliamento e armamento, organizzare ospedali da campo e posti di medicazione, senza dimenticare i piccoli cimiteri e le latrine.

Ricovero

La memoria

Cippo del Sentiero storico

Il Museo all’aperto è segnato da monumenti, simboli e memoriali. I più evidenti sono le grandi croci che sovrastano rispettivamente il settore italiano e quello austriaco. Vi sono poi numerosi cippi, da quelli che segnavano l’antico confine a quelli collocati sui luoghi dove caddero i protagonisti. Una piccola piramide ricorda la visita del poeta Giosuè Carducci. Una “campana dell’amicizia” è stata issata sulla prima linea. Vi sono poi le targhe apposte dai volontari che hanno curato il restauro dei luoghi. La segnaletica è stata allestita dall’ufficio Parchi naturali della Provincia autonoma di Bolzano.

La segnaletica

La mappa del Museo all’aperto

La mappa

(Ho visitato il Monte Piana il 14 agosto 2017)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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