Moldoviţa. L’affresco del Giudizio universale

Il monastero e la chiesa di Moldoviţa furono costruiti nel 1532 per iniziativa del principe moldavo Pietro Rareş, figlio di Stefano il Grande, e furono poi affrescati nel 1537. Il sito si trova isolato tra i monti e le foreste della Bucovina, nella parte settentrionale della Moldavia, in Romania. Come gli altri monasteri della regione, Moldoviţa si presenta come una fortezza quadrata, dotata di alte mura di difesa e torri di guardia. La chiesa del monastero sorge al centro del campo interno, mentre i locali del monastero sono addossati alle mura. L’antica casa dell’abate è stata trasformata in un museo, ottimamente allestito. Il monastero è oggi affidato a un’attiva comunità di monache ortodosse.

La chiesa del monastero di Moldoviţa

Assieme alle architetture è soprattutto la decorazione pittorica interna ed esterna a rendere celebre questo monastero. Ci soffermiamo qui sull’affresco del Giudizio universale che riveste la parete d’ingresso della chiesa nell’esonartece, il caratteristico atrio porticato. A colpire il turista di oggi è il gran numero di graffiti che i visitatori hanno vergato sul dipinto nei secoli passati. I restauratori devono confrontarsi con questo problema: i graffiti non sono tutti deturpanti e costituiscono in molti casi un documento storico, una sorta di registro di firme apposte da sovrani e personalità illustri; in alcuni casi è stato deciso di non cancellare il graffito.

La fine del tempo

Il cielo riavvolto dagli angeli

La fine del tempo e l’inizio dell’eternità sono simbolizzati nelle lunette degli archi della volta. Gli angeli staccano il firmamento e lo riavvolgono come un rotolo, oscurando così il sole, la luna e le costellazioni dello zodiaco.

Il sole e le costellazioni dello zodiaco

La parusia del “giusto giudice”

Cristo giusto giudice

L’Antico di Giorni, raffigurato al centro del firmamento, abbandona l’empireo e scende sulla terra, sostenuto dalle ali degli angeli. Il “giusto giudice” viene a giudicare l’universo dei risorti. La sua mano destra mostra la ferita dei chiodi e si apre nel gesto dell’accoglienza dei buoni; la mano sinistra si allunga a respingere i cattivi. Il giudice è affiancato dai due avvocati difensori dell’umanità. Sono la madre Maria e il precursore Giovanni Battista, ritratti in piedi su pedane decorate, impegnati nella preghiera d’intercessione.

Il trono e la psicostasia

Il trono

Gli angeli preparano il trono destinato al giudice ponendovi la croce, la tunica e gli strumenti della passione di Gesù (le arma Christi), insieme con il libro della sua Parola e la colomba divina. Sotto il trono spunta la mano di Dio che regge la bilancia a doppio piatto. Nella mano di Dio sono accolti i santi innocenti, i neonati in fasce uccisi da Erode. Un risorto, nudo, è chiamato al giudizio individuale: i diavoli si affannano a porre sul piatto le pagine del libro del male con la trascrizione delle sue opere cattive, ma l’esito della pesatura è favorevole all’imputato.

La risurrezione dei morti

L’angelo tubicino e la risurrezione dei morti

Al suono delle trombe degli angeli tubicini i morti risorgono dai loro sepolcri, ancora avvolti nei loro sudari. La terra, personificata da una donna che regge in mano il sarcofago di un risorgente, restituisce i suoi morti. Gli uccelli rapaci e le fiere vomitano i poveri resti dei morti da loro divorati. Si noti la presenza di un orso, del leone, dell’aquila e di un leopardo maculato. Tra gli animali terrestri compare anche un cervo, simbolo cristiano dell’innocenza.

La terra restituisce i suoi morti

Anche il mare restituisce i suoi morti. Lo vediamo personificato in una donna a cavallo di due delfini che regge uno scettro e sostiene un vascello naufragato. I predatori marini rilasciano dalla bocca i corpi degli annegati.

Il mare restituisce i suoi morti

I popoli a giudizio

Il giudizio dei popoli

Mosè introduce al giudizio divino il popolo ebreo e il corteo dei popoli che attendono di essere valutati. Questi popoli sono riconoscibili grazie al loro abbigliamento e alle scritte che li identificano. Il primo gruppo è quello dei Turchi, seguito da quello dei Tartari; in successione si vedono gli Armeni, guidati da una figura monastica. Il senso di queste presenze va ricercato nell’universalità del giudizio, al quale saranno chiamate tutte le genti, gli ebrei e i pagani.

L’inferno dei dannati

I dannati incatenati e trascinati dai diavoli

L’inferno è simbolizzato dal fiume di fuoco che si origina ai piedi del giudice e scende diagonalmente ad alimentare come immissario il grande lago infernale. Un diavolo poco riguardoso della corona e dell’abito regale, afferra per la barba il re Erode, autore della strage degli innocenti, e lo trascina nel fuoco divino. I dannati sono sinteticamente raffigurati in due coppie incatenate al collo e ai polsi. Un diavolo le trascina verso l’inferno mentre un secondo diavolo le bastona alle spalle. Sul fondo rosso dell’inferno staziona il drago apocalittico dalle sette teste, cavalcato da Satana che regge una coppa.

Satana cavalca il drago infernale

L’immagine cita una pagina dell’Apocalisse, dove “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra” regge in mano “una coppa d’oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione”.

I beati in Paradiso

I gruppi dei beati

La visione degli eletti si sviluppa su due registri sovrapposti. I santi sono raggruppati nei diversi ordini della tradizione bizantina: i patriarchi, gli alti prelati e i teologi, i martiri, gli asceti, i re giusti, le donne martiri e sante.

Pietro introduce gli eletti in paradiso

Il corteo di beati che incede verso il Cielo è guidato dall’apostolo Pietro che apre con le sue chiavi la porta del Paradiso terrestre, chiusa con un catenaccio ai tempi del peccato originale e vigilata da un cherubino di fuoco. Pietro v’introduce l’apostolo Paolo seguito in processione dagli altri apostoli e dai patriarchi biblici.

Il giardino del Paradiso

Il giardino paradisiaco è ricco di vegetazione e di alberi simbolici. All’interno siedono il patriarca Abramo con l’anima di Lazzaro in seno, oltre a Isacco e Giacobbe che accolgono in grembo le anime dei giusti. Accanto a loro sono il buon ladrone Disma e la madre di Dio.

(Ho visitato Moldoviţa il 20 luglio 2017)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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