Amore e tragedia. Il mito di Venere e Adone

Se andate a Blera, nella Tuscia, per vedere le necropoli rupestri e le sue storiche vestigia, non dimenticate di visitare la chiesa di Santa Maria e San Vivenzio, nella piazzetta principale del centro storico. All’interno della chiesa potrete osservare che l’altare maggiore poggia su di un sarcofago romano. I rilievi del sarcofago narrano l’amore di Venere e Adone, una storia romantica e tragica della mitologia. Il sarcofago risale ai primi anni del terzo secolo e ha una storia non molto gloriosa. Fu infatti lungamente utilizzato prima come abbeveratoio in piazza e poi come deposito di candele. E fu solo nel 1956 che, finalmente riconosciutone il valore storico-artistico, divenne il podio dell’altare, a testimoniare simbolicamente l’affermazione del Cristianesimo sulle spoglie dell’arte pagana.

Il sarcofago di Blera

Ovidio narra nelle Metamorfosi che Adone era un giovane bellissimo. La dea Venere, colpita da una freccia di Cupido, se ne innamorò perdutamente. La passione di Adone per la caccia preoccupava Venere che temeva l’incontro del suo amato con le bestie feroci. I timori della dea trovarono puntuale conferma. Un giorno, infatti, cacciando, Adone fu ferito mortalmente da un cinghiale. Udendone i lamenti, la dea accorse in suo aiuto e provò a curarne le ferite quando però era ormai troppo tardi. Dopo la morte, dalla terra imbevuta dal sangue di Adone spuntò il fiore dell’anemone e dalle lacrime versate da Venere sbocciarono delle rose.

Il commiato di Adone da Venere

Sul sarcofago di Blera la prima scena descrive la partenza di Adone per la caccia. Siamo in un interno, limitato da un parapetasma, il lungo telo di stoffa appeso nel portico. L’eroe saluta l’amata, in piedi, nudo, con una clamide sulle spalle, la lancia in mano, affiancato dai suoi compagni. Venere è seduta, mentre un amorino le sistema il cuscino. Saluta Adone tendendogli la mano.

Venere accorre da Adone ferito

Nella seconda scena vediamo una fase concitata, ambientata tra gli alberi di un boschetto. Adone è a terra, sostenuto dai compagni; è stato mortalmente ferito un cinghiale, sbucato improvvisamente da un cespuglio e invano contrastato dai cani. Venere accorre sconvolta e atterrita, scortata da un amorino.

La morte di Adone tra le braccia di Venere

Segue una scena tenera e dolente. Le cure prestategli si sono rivelate inefficaci e Adone spira tra le braccia di Venere, mentre un compagno ancora lo sostiene. I due amanti sono abbracciati e si guardano negli occhi. La coppia perde i suoi connotati divini e diventa totalmente umana.

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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