Calabria. Le rovine di Castelmonardo e l’utopia di Filadelfia

Nel 1783 un terremoto sconvolge la Calabria meridionale e provoca decine di migliaia di vittime. Duecento paesi sono interamente o parzialmente distrutti. Il suolo e il sistema idrogeologico sono sconvolti. Con le trasmissioni di allora, la notizia del terremoto impiega ben nove giorni per arrivare nella capitale Napoli. L’immane catastrofe spinge comunque il governo borbonico a prendere misure di riforma del sistema economico e abitativo della Calabria. Grazie anche all’influenza delle nuove idee illuministiche, la ricostruzione di intere città e paesi fu pensata e realizzata dagli ingegneri del Genio militare secondo regole e piani urbanistici totalmente nuovi. Questo modello viene progressivamente applicato nel corso dell’Ottocento. Nascono così nuove “città ideali”, con richiami all’utopia urbanistica e con la concretezza delle planimetrie geometriche.

Filadelfia

Tra le nuove città di fondazione dopo il 1783, accanto a Palmi, Bagnara e Mileto, c’è anche Filadelfia, oggi in provincia di Vibo Valentia. Il terremoto ha completamente raso al suolo il vecchio paese di Castelmonardo. Si decide di ricostruire in un luogo più favorevole, un pianoro non lontano dal colle dove sono rimasti solo i “dirrupi”. La convergenza tra le idee illuministiche della nobiltà baronale, la democrazia partecipativa dei cittadini e il contributo del clero locale progetta Filadelfia, una città ispirata ai princìpi liberali, con un nome e un disegno che ricordano la Philadelphia nello stato americano della Pennsylvania.

La piazza e l’Auditorium comunale

La Filadelfia calabrese ha un impianto urbanistico geometrico. Il cuore è la grande piazza, destinata alle assemblee pubbliche e al mercato, con il monumento ai caduti. Sulla piazza s’incrociano le due grandi strade principali (il Corso Italia e il Corso Castelmonardo) e si affacciano il palazzo nobiliare Serrao, l’Auditorium, il Poliambulatorio e i giardini pubblici. Per caratterizzare i quartieri urbani si tracciano poi quattro lunghe strade monumentali che terminano sul sagrato delle quattro chiese rionali (San Francesco di Paola, la Madonna del Carmine, Santa Barbara e San Teodoro).

Il Palazzo Serrao

Castelmonardo, il vecchio centro in rovina, si trova sulle ultime propaggini delle Serre, distribuito su tre colli vicini, in forma allungata tra due valli. Il legame tra gli attuali abitanti di Filadelfia e i ruderi del paese di origine è mantenuto vivo grazie alle attività dell’istituzione comunale, dei gruppi culturali, a un pellegrinaggio in agosto, a una mostra nell’auditorium. Ma è soprattutto la campagna di scavi archeologici che sta riportando lentamente alla luce le strutture più importanti dell’antico paese a ricreare un legame, a superare il rifiuto del passato, a costruire un’identità complessiva. Il legame tra i vecchi e i nuovi paesi, tra gli abitanti che vanno via e quelli che restano, tra la storia e le leggende, tra la fede e la superstizione, è un rapporto complesso, cui l’antropologo Vito Teti ha dedicato ricerche e pagine illuminanti.

L’area archeologica

A partire dagli anni Settanta sono iniziate le campagne di ricognizione là dove sorgeva il vecchio borgo. Di esso rimangono sulla collina a tre alture i ruderi delle mura, delle chiese, le fontane, frammenti di palazzi e della rocca, grotte, cocci d’argilla. Grazie alle campagne di scavo del 2013 e del 2014, con la rimozione dei materiali di crollo, è riemersa l’intera planimetria della chiesa di Santa Barbara, con l’abside e l’impianto dell’antico altare.

I ruderi della chiesa di Santa Barbara

Sempre grazie alle indagini archeologiche e agli scavi degli ultimi anni, è emerso l’intero perimetro della Rocca fortificata con le torri e i contrafforti. Una grande torre rettangolare costituisce il palatium residenziale. Al di sotto del piano nobile sono state individuate una fonderia metallurgica e una monumentale cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, con le sue canalette adduttrici.

La Rocca di Castelmonardo

Nell’auditorium di Filadelfia è stata allestita una suggestiva mostra dedicata agli scavi di Castelmonardo, con il titolo “Le pietre raccontano”. L’augurio dei promotori è che in tanti, sempre di più, cresca il desiderio profondo di ascoltare questo “racconto”.

La mostra nell’Auditorium

(Ho visitato Filadelfia l’1 agosto 2017)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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