Salerno, Cetara, Nocera. Il Paradiso dei Solimena

Sì, è vero. La chiesa di San Giorgio a Salerno lascia a bocca aperta i suoi visitatori. Chi ne percorre la navata resta abbagliato dalla fastosità della sua decorazione barocca, dalla profusione di stucchi dorati e dalla ricchezza dei dipinti. La chiesa ha un impianto imponente: la navata unica è coperta da una volta a botte completamente affrescata, mentre all’incrocio tra la navata e il transetto si alza la cupola, anch’essa grandiosamente affrescata con un’emozionante visione del Paradiso. Vi lavorarono tra il 1670 e il 1680 due noti artisti campani: Angelo e Francesco Solimena, padre e figlio.

Il Paradiso nella chiesa di San Giorgio a Salerno

Guardiamolo questo Paradiso Salernitano, affollato di personaggi seduti sulle nubi del Cielo. All’apice della calotta la figura barbuta di Dio Padre volteggia nella luce dorata dell’empireo su una nuvola sostenuta dagli angioletti e circondata da tutti i cori angelici. Sulle tribune in alto siedono i personaggi dell’antico testamento, i giusti che hanno preceduto l’incarnazione di Gesù. Intorno alla colomba dello Spirito Santo si riconoscono agevolmente Mosè con i corni di luce sul capo e le tavole della legge, il profeta Giona affiancato dalla balena, il patriarca Noè con il modello dell’arca e il re David con la sua arpa. La tribuna alla base della calotta è presieduta da Gesù, ritratto nel gesto del giudice, avvolto in un mantello bianco che lascia visibili i segni dei chiodi e la ferita sul costato. I santi che lo attorniano sono quelli più popolari. A sinistra di Gesù è sua madre Maria con le mani incrociate sul petto, affiancata dal suo sposo Giuseppe con il bastone fiorito. Seguono Stefano protomartire (con le pietre della lapidazione in grembo), Gregorio Magno con il triregno, Ignazio di Loyola, Girolamo nel deserto, Santa Monica, madre di Agostino, con il cuore in mano, la Maddalena dai lunghi capelli biondi. Vediamo poi Orsola con lo stendardo, Agata con i seni tagliati, le vergini con le lampade accese, i martiri Sebastiano (con la freccia) e Lorenzo (con la graticola). Seguono Sant’Antonio Abate con il tau, Francesco d’Assisi con le stimmate e San Gennaro che ha in mano l’ampolla del sangue. L’ultimo gruppo comprende gli Apostoli (Pietro con le chiavi, Paolo con la spada e Andrea con la croce), San Giorgio, il santo cui la chiesa è dedicata, con l’armatura e infine Giovanni Battista, nel ruolo d’intercessore.

Il Paradiso nella Chiesa di San Francesco a Cetara

Ci spostiamo di qualche chilometro sulla Costiera amalfitana. Cetara è un caratteristico centro di pescatori di alici, disposto sui fianchi di una ripida valletta coltivata ad agrumi che sbocca in un breve seno marino, dotato di porticciolo. Un’altra visione del Paradiso, copia di quella salernitana, occupa la cupola della chiesa di San Francesco. Edificata nel 1585, la chiesa consta di un’unica navata con coperture a volta e cupola emisferica, completamente decorate con affreschi seicenteschi. Come a Salerno, le schiere dei santi si dispongono a cerchi concentrici intorno al punto zenitale individuato nella figura di Dio Padre.

Il Paradiso di Cetara (particolare)

Il primo cerchio è occupato dai giusti dell’antico Testamento. Compaiono le figure di Adamo ed Eva, dei patriarchi come Noè con la sua arca, dei profeti come Giona con la balena, dei re come Davide con la sua arpa. Il secondo cerchio è occupato dalle figure dei santi più popolari. Accanto a Gesù e agli intercessori il posto d’onore è attribuito a Francesco d’Assisi, il santo di dedicazione della chiesa. Tra gli altri si distinguono gli Apostoli, San Gennaro, Cristoforo con il suo bastone, Bernardino da Siena, Tommaso d’Aquino, Lorenzo con la graticola, Sebastiano con le frecce, Orsola con lo stendardo, Agata, Monica, la Maddalena, Chiara d’Assisi.

Il Paradiso nella Cattedrale di Nocera inferiore

Ci spostiamo ora al di là dei Monti Lattari nella città di Nocera Inferiore. Qui Angelo Solimena realizzò nel 1671, con il consueto aiuto del figlio Francesco, una delle sue opere principali: l’affresco del Paradiso nella cupola della congrega del Santo Rosario della cattedrale dedicata al patrono San Prisco. L’impostazione del dipinto è quella abituale a cerchi concentrici. Si modifica però la collocazione dei protagonisti. Il primo cerchio vede le tre persone della Trinità tra loro allineate: la colomba dello Spirito è al centro; Gesù, con la croce, fronteggia Dio Padre che poggia la mano sul globo terrestre in segno di signoria sul creato. Il cerchio si completa con due altre figure leggermente eccentriche: Maria, la madre di Gesù, che riceve dal Figlio la corona di regina del cielo e il vescovo San Prisco con il pastorale. I protagonisti del secondo cerchio sono i Padri dell’antico Testamento: Adamo ed Eva cinti di foglie di fico, Noè con la sua arca, Mosè con le tavole della legge, Abramo con il coltello del sacrificio di Isacco, Giacobbe con la scala del sogno, il re Davide con la sua arpa. Nel terzo cerchio è illustrato il consueto santorale del tempo, con una citazione per Caterina d’Alessandria con la ruota del martirio e Rocco con il suo bastone da pellegrino.

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