Roma archeologica. A piedi sull’antica Via Latina

La Via Latina collegava Roma a Capua, passando per le colonie latine di Cales, Fregellae e Interamna Lirenas. Utilizzava antichi percorsi del Lazio interno, lungo le valli dei fiumi Sacco e Liri-Garigliano e fu costruita dai Romani negli anni dal 328 al 312 avanti Cristo, pochi anni prima della Via Appia (che scendeva sempre a Capua ma più a ovest, al di là dei Monti Lepini). A Roma la via Latina lasciava le Mura Serviane a Porta Capena. Il primissimo tratto era comune alla Via Appia ma se ne staccava dopo le Terme di Caracalla. Varcava le Mura Aureliane sotto l’arco della Porta Latina e seguiva un percorso rettilineo in direzione sud-est.

La Via Latina

Proviamo a ripercorrerne a piedi le prima sei miglia. L’urbanizzazione intensa del quartiere Appio-Latino condiziona molto il percorso fuori delle mura e in diversi tratti lo cancella. Ma è proprio qui, nel caotico groviglio di palazzi, strade, auto, tra molta edilizia spontanea e insediamenti abusivi, che diventa emozionante ritrovare tracce e reliquie dell’età romana, le tombe e i monumenti che fiancheggiavano la strada. Lungo la Via Latina, comunque, non ci sono solo case. I nostri passi percorrono anche alcuni tra i parchi archeologici più suggestivi della periferia romana, come il parco delle Tombe Latine, il parco di Tor Fiscale e il parco degli Acquedotti romani.

San Giovanni trascinato in giudizio davanti all’imperatore Domiziano

Si parte dal Circo Massimo e dal palazzo della Fao. La Porta Capena delle Mura Serviane oggi non esiste più. Ne resta forse un mozzicone di muro nei giardini della “passeggiata archeologica”. Scorrono sulla destra le mura imponenti delle Terme di Caracalla e la chiesa dei santi Nereo e Achilleo, con i suoi truculenti affreschi sul martirio dei santi. Attraversato il piazzale Numa Pompilio, s’imbocca la Via di Porta Latina che scorre in trincea tra i muraglioni che chiudono gli Horti Galateae e il parco degli Scipioni. Dopo le sedi delle ambasciate del Canada, della Norvegia e del Giappone, si trovano il tempietto di San Giovanni in Oleo e la bellissima chiesa di San Giovanni a Porta Latina con i suoi affreschi medievali. Subito dopo è la Porta Latina, aperta nelle Mura Aureliane.

La Porta Latina nelle Mura Aureliane

Varcata la porta, si cammina lungamente lungo l’attuale Via Latina, che segue il percorso antico, attraversando il quartiere Appio-Latino. Al n. 22, nel cortile della casa generalizia dei Padri Marianisti, vi sono resti di tombe e colombari coperti da tettoie. In Piazza Galeria sono i resti di due sepolcri e di un canale dell’acquedotto Antoniniano. Al n. 55 si può ammirare, tra gli edifici incombenti, un sepolcro ben conservato, chiamato la Torre dell’Angelo.

Il sepolcro romano detto Torre dell’Angelo

Superato il cavalcavia sulla ferrovia, si procede fino all’incrocio con Via Baronio. Qui, protetta da una recinzione e da una tettoia, troviamo un’inaspettata piscina romana, utilizzata per l’allevamento dei pesci a servizio di una villa romana. Nel sottosuolo della zona è l’ipogeo di Via Dino Compagni, una catacomba celebre per i suoi affreschi.

Il corpo centrale della piscina di Via Cesare Baronio

All’incrocio con Via di Vigna Fabbri, il percorso della Via Latina segue per un breve tratto un’area a parco e mostra un tratto dell’antico basolato, affiancato dai resti di un sepolcro. In questa zona sorgevano le baracche del Borghetto Latino, una zona di degrado e di fango che fu liberata e spianata nel 1966. Più avanti, dopo la confluenza della Via dei Cessati Spiriti, la Via Latina raggiunge l’Appia Nuova. Traversata l’Appia al vicino semaforo, si raggiunge l’ingresso della necropoli del quarto miglio, protetta dal Parco delle Tombe della Via Latina.

La Via Latina nel Parco delle tombe latine

Il parco archeologico delle Tombe di Via Latina conserva ancora sostanzialmente intatto l’aspetto tradizionale dell’antica campagna romana. Nel sito si conservano un tratto dell’antica Via Latina con numerosi monumenti funebri e testimonianze storiche dall’età repubblicana all’alto medioevo. Vicino all’ingresso è il cosiddetto Sepolcro dei Corneli o Barberini, così chiamato dal nome della famiglia aristocratica ultima proprietaria dell’area. Il monumento funerario, databile al II secolo d.C., è costituito da due piani sopraterra e dalla camera sepolcrale sotterranea.

Il Sepolcro Barberini

Più avanti è il Sepolcro dei Valerii, circondato dai resti di una stazione di posta destinata alla sosta e al ristoro dei viaggiatori che percorrevano la Via Latina. Di fronte si trovano il sepolcro dei Pancrazi e i resti di una grande villa abitata sino agli inizi del quarto secolo, quando Demetriade, discendente della famiglia degli Anicii, fece erigere una basilica dedicata a Santo Stefano Protomartire, meta di pellegrinaggi ancora sino al XIII secolo.

Il Sepolcro dei Valeri

Per proseguire sul percorso della Via Latina, bisogna aggirare l’insediamento commerciale di fronte e imboccare la Via del Campo Barbarico, dove si trova un sepolcro romano a forma di tempietto. Il nome della via ricorda un episodio della Guerra Gotica del 539, quando i Goti di Vitige che assediavano Roma, allora difesa dalle truppe bizantine di Belisario, stabilirono qui un accampamento e un campo trincerato per bloccare i rifornimenti che giungevano a Roma sull’Appia e la Latina.

Il sepolcro del Campo Barbarico

In fondo a Via del Campo Barbarico si gira a sinistra e si raggiunge l’ingresso del Parco di Torre del Fiscale. Quest’area verde fa parte del parco dell’Appia antica e conserva il tipico aspetto della Campagna romana, con i suoi casali agricoli, gli orti e i frutteti, le cave ipogee e le fungaie.

L’Acquedotto Felice

Incontriamo qui gli archi dell’Acquedotto Felice, voluto da papa Sisto V nel 1585 per rifornire la zona collinare di Roma con le acque provenienti dalle fonti del Pantano Borghese sulla Via Prenestina. Il nome dell’acquedotto rendeva omaggio al papa, che al secolo si chiamava Felice Peretti.

La Torre del Fiscale

All’intersezione degli acquedotti Claudio e Marcio, cui si sovrappose l’acquedotto Felice, si alza una spettacolare torre medievale. L’attuale nome di Tor Fiscale deriva dal nome del proprietario del tempo, monsignor Filippo Foppi, tesoriere (“fiscale”) pontificio, che possedeva anche una vigna nei pressi.

Le arcate dell’Acquedotto Claudio

Paralleli all’acquedotto Felice si alzano gli imponenti archi dell’Acquedotto Claudio. Questo, insieme all’Anio Novus, portava a Roma le acque della valle dell’Aniene. Le arcate sparse, che diventano una lunga teoria continua più avanti, segnano un’inconfondibile traccia nel paesaggio di questa parte della Campagna romana.

Gregge al pascolo nel Parco

Lungo la pista ciclabile si lascia il Parco del Fiscale e si raggiunge la Via del Quadraro all’altezza del cavalcavia ferroviario. Al di là, superati i campi sportivi, la via Viviani e la Via Lemonia conducono al grande spazio aperto del Parco degli Acquedotti, residuo di un tratto di Campagna romana che originariamente raccordava i Colli Albani e le porte della città. Qui sorgevano ben sei degli undici acquedotti che rifornivano l’antica Roma.

La Villa delle Vignacce

Il primo monumento che incontriamo nel Parco è la Villa delle Vignacce. Ne restano alcuni ambienti a crociera, la terrazza rialzata, la nicchia absidata del ninfeo e una cisterna prossima all’acquedotto.

Il laghetto dell’Acqua Mariana

Si prosegue sui diversi sentieri paralleli agli acquedotti e si raggiunge il fosso dell’Acqua Mariana, creato nel Medioevo per alimentare i mulini e gli opifici della zona. Più avanti se ne osservano il laghetto di alimentazione e la derivazione dal vicino acquedotto.

Il Casale di Roma Vecchia

Un boschetto circonda il bel casale rurale di Roma Vecchia, di origini medievali, completo di cortile centrale, residenza, stalla e deposito di attrezzi agricoli.

Un tratto di basolato della Via Latina

Più avanti uno scavo in trincea ha riportato alla luce un tratto del basolato della Via Latina. Seguendone la direzione, si prosegue ora lungamente tra i campi. Ci fanno compagnia le arcate dell’acquedotto Claudio, i ruderi incespugliati dei sepolcri, i casali e gli stazzi pastorali, mentre ci sorvolano a bassa quota gli aerei in atterraggio nel vicino aeroporto di Ciampino; sullo sfondo si disegnano in modo sempre più preciso il profilo dei Colli Albani e le moderne architetture dell’Anagnina.

Nucleo satellite della Villa dei Sette Bassi

Raggiunta la Via delle Capannelle, la si segue a sinistra. Dietro la recinzione scorrono le immagini dei diversi nuclei della Villa dei Sette Bassi. Si tratta di una grandiosa villa del periodo imperiale, dotata di peristilio, ambulacro, ambienti residenziali, sale di rappresentanza, terme, ippodromo e cisterna.

La Villa dei Sette Bassi

Pochi passi ci separano ormai da Cinecittà e dalla stazione della metropolitana. Il nostro trekking archeologico sulla Via Latina può concludersi qui, ai confini della città di Roma. Abbiamo percorso le prime sei miglia della via romana, equivalenti a circa nove chilometri. L’intero percorso è fattibile in una gratificante giornata di cammino, comprensiva dei tempi di visita ai monumenti e delle soste di ristoro. Può naturalmente essere suddiviso in tratte più brevi e concentrate.

Le arcate dell’Acquedotto Claudio

(Percorso testato nel mese di dicembre 2017)

 

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