Il Colle della Civita, sulle tracce dell’antica Tarquinia.

Andiamo alla scoperta della Tarquinia antica. La Tarquinia moderna, quella celebre per il profilo delle sue torri, è certamente più nota ma in realtà è nata solo nel Medioevo con il nome di Corneto. Merita tutta la sua fama. Il flusso continuo di turisti e studiosi rinverdisce i fasti che già la segnalavano nel Grand Tour. Gli straordinari rinvenimenti archeologici hanno trovato una degna esposizione nel Museo nazionale di Palazzo Vitelleschi. Le pitture parietali delle tombe nella necropoli ci hanno raccontato la vita quotidiana, gli usi funerari e il credo religioso degli etruschi. Ma l’antica Tarchuna non coincide con la città moderna. Tarchuna occupava il pianoro della Civita, quello che la valle di San Savino separa dal Colle dei Montarozzi dove oggi sorge Tarquinia.

L’antica Tarquinia sul colle della Civita

Tarchuna ebbe inizio tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro. Acquistò nel tempo un tale prestigio tra le città-stato della Dodecapoli da riuscire a influenzare politicamente ed economicamente anche la nascente Roma, come dimostra la monarchia etrusca dei Tarquini a Roma nel VII-VI secolo.

L’acquedotto delle arcatelle

Ma ora mettiamoci in viaggio. Lasciamo l’autostrada tirrenica all’uscita di Monte Romano e ci inoltriamo nell’entroterra della Tuscia seguendo la strada statale 1 bis Aurelia. Lungo il percorso affianchiamo per un tratto l’acquedotto delle “arcatelle”, una presenza pittoresca nel paesaggio della Tuscia. Lo vediamo immergersi e scomparire nel ventre dei colli per poi fuoriuscirne con la successione di arcate che valicano le depressioni delle vallette. La costruzione risale al Settecento e forniva l’approvvigionamento idrico alla costa. Al km 6,4 lasciamo l’asfalto per una strada sterrata sulla sinistra che in 1,4 km ci conduce al parcheggio e all’area di sosta del Pian della Civita.

Il pianoro della Civita

Lasciata l’auto, ci inoltriamo nel pianoro. Siamo su un vasto tavolato che può essere suddiviso in tre settori: la Castellina a nord-est, il centrale Pian della Regina e il Pian di Civita che si restringe progressivamente e con l’appendice della Civitucola forma un cuneo puntato verso la valle del fiume Marta. Il pianoro è isolato, circondato da versanti che scendono ripidamente sui campi circostanti ed è difeso sui bordi da una cinta muraria ancora in parte visibile. Gli archeologi hanno riportato alla luce, attraverso successive campagne di scavo, singoli complessi monumentali. Sono ancora presenze isolate nella vastità del pianoro stremato dal pascolo, ma fanno intuire la possibile estensione e l’impianto urbanistico della città etrusca. Vanno poi considerate le necropoli parzialmente scavate nei dintorni del colle. E vanno ricordate anche le chiese rupestri di epoca medievale che i monaci hanno scavato alla base dei pendii. La città sopravvive alla conquista romana. Passano poi i Goti e i Longobardi. Inizia il graduale spopolamento dell’abitato etrusco-romano. In epoca medievale, mentre comincia a svilupparsi il nuovo abitato di Corneto sul vicino Colle dei Monterozzi, l’altopiano di Tarchuna/Tarquinii lentamente si desertifica; la città antica s’interra e viene dimenticata.

Le passeggiate nell’antica Tarquinia

La passeggiata sui due colli, separati da una sella, è oggi agevolata da sentieri, cancelli, percorsi protetti e soprattutto da una cartellonistica bilingue descrittiva delle emergenze archeologiche più importanti. Una tabella dei percorsi storico-naturalistici inquadra il territorio e indica le direzioni di visita. La lunga sterrata centrale che traversa tutto il piano, e che coincide probabilmente con il principale asse viario della città etrusca, è comunque l’elementare asse di riferimento dell’intera passeggiata.

Il tempio dell’Ara della Regina

Il monumento di maggior rilevanza è l’Ara della Regina, il più grande tempio etrusco finora noto. Protetto da una doppia recinzione è comunque accessibile. I resti oggi visibili sono il risultato di una ricostruzione del monumento sulle basi di un precedente santuario. Il tempio sorge su un terrapieno contenuto da muri a blocchi di calcare e fiancheggiato da due strade convergenti verso la fronte del monumento, dove era forse situato il foro cittadino. Il tempio è preceduto da una scenografica scalinata.

La fontana di Cossuzio

In età romana il tempio si popolò di statue e monumenti commemorativi come la cosiddetta “fontana di Cossuzio” un bacino di marmo con una scritta dedicatoria di Q. Cossutio, magistrato del municipio tarquiniese.

La cisterna romana

Sul pianoro si conserva anche una cisterna che garantiva la riserva d’acqua a una residenza privata. Si tratta di un vano rettangolare rivestito all’interno di uno strato impermeabile di cocciopesto.

L’arco etrusco

L’edificio etrusco prossimo all’Ara della Regina costruito con grandi blocchi di pietra e articolato in diversi ambienti, conserva un arco a tutto sesto rimasto integro.

La chiesa rupestre di Santa Restituta

Giunti al casale pastorale circondato dagli stazzi e dagli altri ricoveri notturni del gregge, si lascia il pianoro scendendo sul fianco meridionale lungo un sentiero in parte roccioso. Raggiunto il fosso (dov’è una vasca artificiale), lo si risale fino alla base della parete rocciosa dove si scopre la chiesa rupestre di Santa Restituta, risalente al XII secolo. Un vano ipogeo, con tre absidi scavate nella roccia, è preceduto da una parte costruita con decorazione architettonica e semicolonne. Lungo la parete rocciosa si trovano un sepolcreto e altri ambienti ipogei, che fanno ipotizzare un complesso monastico di celle raccolte intorno all’area sacra, probabile dipendenza del monastero del San Salvatore del monte Amiata.

La porta Romanelli

Risaliti sul pianoro e giunti alla sella che separa i due pianori, ci si affaccia sul versante opposto per scoprire un tratto delle mura che circondavano Tarquinia con una cinta lunga otto chilometri. C’è un abitato con le case separate da stretti vicoli e la strada di accesso che scende alla Porta Romanelli, di cui è visibile la base. Usciti dalla porta si percepisce la struttura delle mura, visibili per un tratto.

Il complesso monumentale dell’area sacra

Si percorre ora il Piano di Civita. Sulla destra si può osservare una zona recintata dove è stata scavata la più antica area sacro-istituzionale finora individuata in Etruria. Tarchuna è la città-madre della religione degli Etruschi. Cuore del complesso monumentale è una cavità naturale che costituisce il fulcro dei rituali. Accanto alla cavità naturale, c’è la tomba di un bambino. I resti dello scheletro sono stati studiati dai paleoantropologi che hanno stabilito trattarsi di un soggetto morto per cause naturali e affetto da epilessia, il male che nell’antichità era considerato “morbo sacro”, la condizione che permetteva il contatto con il mondo divino. Le fonti raccontano, che mentre Tarconte, il mitico fondatore di Tarquinia, proveniente dal Vicino Oriente e discendente dagli Eraclidi, arava la terra, da una zolla fuoriuscisse un fanciullo dai capelli canuti, quindi con la saggezza della vecchiaia, che gli insegnò “l’etrusca disciplina”, la religione etrusca, per poi scomparire. Il bambino epilettico corrisponderebbe al saggio Tagete, che per sua natura conosce gli dei e i loro segreti. La leggenda avvalora Tarquinia nel ruolo di madre della religione etrusca e nodo di contatto tra la cultura autoctona e la cultura orientale.

La valle del Marta

Percorso tutto il Piano di Civita e raggiunto lo strapiombo finale, lo sguardo spazia sul Mar Tirreno e l’Argentario, sulla foce del Marta, sul colle dei Monterozzi e sul profilo urbano di Tarquinia. Davanti a noi si stende la valle percorsa dal fiume Marta, che nasce come emissario del lago di Bolsena e attraversa la Tuscia sfiorando Tuscania, Monte Romano e Tarquinia, per poi sfociare in mare al Lido di Tarquinia.

Un’arcata dell’acquedotto settecentesco

(Ho visitato la Civita di Tarquinia il 27 novembre 2017)

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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