Gli avori medievali di Salerno. La storia di Noè

Salerno è una bella città di mare. Da qui si parte alla scoperta dei borghi della Costiera amalfitana per riconciliarsi con il mondo. Ma la bellezza di Salerno non è solo, per così dire, ad extra. Vi è anche una bellezza ad intra, custodita in tanti scrigni preziosi della città. Uno di questi portagioie è il Museo diocesano, prossimo alla cattedrale di San Matteo. Nel suo patrimonio artistico spiccano gli avori salernitani, la più vasta e completa raccolta di tavolette eburnee istoriate del Medioevo cristiano. Si tratta di decine di placche illustrate con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Il paliotto ricomposto

Sembra che facessero parte di un paliotto d’altare realizzato da tre diversi artisti di una stessa manifattura salernitana. L’epoca della sua realizzazione oscilla tra il 1084, anno della consacrazione del Duomo e il secondo quarto del dodicesimo secolo.

La vicenda di Noè

Il libro della Genesi (capitoli 6-10) racconta che il Signore decide di punire l’umanità peccatrice cancellandola dalla terra con il Diluvio universale. Può salvarsi soltanto un uomo giusto come Noè, e con lui la sua famiglia e una coppia di tutti gli animali. Lo strumento della salvezza sarà l’Arca, prefigurazione della Chiesa. Il ciclo di Noè è distribuito a Salerno su cinque tavolette.

Dio comanda a Mosè la costruzione dell’arca – Noè dirige i lavori

Nella prima scena vediamo Dio rivolgersi a Noè e ordinargli la costruzione dell’arca. Il patriarca, a piedi nudi, in posizione eretta, barba a punta, rivestito di una lunga tunica e mantello, protende in avanti le braccia nell’atto di accogliere il comando divino. Nella seconda scena vediamo Noè dirigere i lavori di costruzione dell’arca. Due lavoranti in basso stanno segando una tavola; altri due sono intenti a pareggiare, chiudere le fessure con la stoppa e inchiodare le assi; seduto sul tetto dell’arca, l’operaio a sinistra controlla la regolarità della costruzione con il perpendiculum, l’altro, a destra, è intento ad armeggiare con un trapano ad arco.

Dio chiude l’arca con Noè – Il ritorno della colomba

Mentre le acque del diluvio universale cominciano a innalzarsi, Dio chiude la porta dell’arca e benedice alla greca Noè che fa capolino con due figli da un finestrino. Nella scena a fianco vediamo Noè affacciato alla finestra dell’arca circondata e sollevata dalle onde; egli stende la destra per prendere un ramoscello d’ulivo dal becco della colomba in volo con le ali spiegate. Il corvo è appollaiato sul tetto arcuato dell’imbarcazione.

Uscita dall’arca – Il sacrificio di Noè

Quando le acque si sono ormai ritirate Noè esce dalla porta dell’arca poggiando un piede sulle zolle già asciutte. China il busto, solleva il capo e protende riconoscente le mani verso il Signore aureolato che lo benedice dall’alto; alle spalle del Patriarca si scorgono di profilo i volti di due dei suoi figli meravigliati. La scena a fianco descrive il sacrificio di ringraziamento. Sull’altare-graticola ci sono un vitello, un volatile e una pecora che arrostiscono sulle lingue di fuoco. Noè con un coltello taglia la carne di fronte ai suoi tre figli. Dall’arcobaleno dell’alleanza sporge la mano divina benedicente.

Noè benedetto con la sua famiglia. Noè viticoltore

Noè e i suoi tre figli, inchinati profondamente, ricevono la benedizione di Dio che solleva la destra sul loro capo. Alle spalle degli uomini, tre donne osservano la scena: sono le spose di Sem, Cam e Jafet. La prima poggia la mano sul ventre con evidente allusione alla nuova fecondità femminile promessa da Creatore e alla nuova genealogia di Noè. Nella scena accanto, figura la vigna di Noè, un rigoglioso pergolato con filari sostenuti da grossi pali, recintata da un muretto. Noè pilucca un grappolo d’uva e osserva uno dei suoi figli versare il mosto da un’anfora in una botte. Gli altri due sono alle sue spalle: uno di essi è intento a pigiare l’uva in un tino cubico, mentre si solleva per afferrare un canestro portogli dall’altro.

Ebbrezza di Noè – Torre di Babele

La scena dell’ebbrezza di Noè vede il Patriarca, vestito, disteso sul letto e addormentato, con accanto la brocca allusiva al vino bevuto. Sullo sfondo di edifici a cupola, Cam richiama irriverente i fratelli indicando loro il padre ubriaco. Sem, camminando a ritroso copre il corpo del genitore, che la Bibbia indica nudo. Jafet si distacca pensieroso volgendo le spalle e sorreggendosi il mento. La scena successiva descrive la costruzione della torre di Babele, narrata nel capitolo 11 del libro della Genesi.

 

(Ho visitato il Museo diocesano di Salerno il 10 gennaio 2018)

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