Georgia. La città rupestre di Vardzia

Siamo nel sud della Georgia, ormai prossimi al confine con l’Armenia. Il bus risale la tortuosa valle del fiume Mtkvari, scavata tra le montagne del Caucaso. Siamo diretti a Vardzia, la celebre città rupestre. Ma tutta la valle è un continuumdi siti storici e archeologici che ne fanno un autentico Museo diffuso (Vardzia historical-architectural museum-reserve). Abbiamo lasciato la città di Achaltsikhe dominata dall’immensa Fortezza di Rabati, perfettamente restaurata.

La fortezza di Kertvisi nell’alta valle del Krtvisi

Un importante bivio stradale è presidiato dalla Fortezza di Kertvisi, alta su uno sperone roccioso dominante la confluenza di due fiumi. Più avanti le mura fortificate che scendono dai ruderi del castello di Tmogvi stringono la profonda gola sottostante in una linea di difesa che sembrerebbe inespugnabile. Ci vuol poco a capire che in questa valle si sono affrontati eserciti e sono transitati predoni, carovane di mercanti e truppe di conquista di tutti i tipi, dai mongoli agli arabi. Un caravanserraglio a lato della strada ricorda tristemente che qui venivano concentrati i georgiani catturati nei villaggi per essere venduti come schiavi ai mercanti turchi. Osserviamo i muretti dei campi terrazzati coltivati a vite, piccoli insediamenti rupestri, antiche chiese isolate, villaggi dispersi.

La parete rocciosa con la città rupestre di Vardzia

Vardzia si annuncia al di là del fiume con la sua parete rocciosa verticale traforata da mille occhi neri come un merletto rupestre tessuto da mani inesperte. Il manto roccioso che copriva questo alveare di grotte si è in gran parte staccato a seguito di un rovinoso terremoto: i massi erratici caduti ai piedi della parete ne sono la testimonianza. Ma è così venuto alla luce l’intero abitato rupestre, distribuito su tredici livelli sovrapposti, collegati da scale intagliate nella roccia.

L’immagine ravvicinata della città rupestre di Vardzia

Percorrendone i cunicoli, le cenge e i raccordi si scoprono oltre quattrocento stanze abitabili, tredici chiese e venticinque tra cantine e depositi. Vardzia fu scavata nel millecento, su iniziativa del re georgiano del tempo, per farne una fortezza rupestre mimetizzata nella roccia, abitata da un presidio di soldati a  controllo della vicina frontiera. Quando la frontiera si allontanò e vennero meno le ragioni di sicurezza, la figlia del re, l’amatissima regina Tamar, allontanò i soldati e la trasformò in una ‘città sacra’, popolata da centinaia di monaci. Nell’epoca d’oro della Georgia Vardzia divenne così un bastione della spiritualità georgiana alla frontiera orientale del mondo cristiano.

Il vestibolo della chiesa dell’Assunzione

Il cuore della città dei monaci è la chiesa dell’Assunzione di Maria. Anticipata da un vestibolo esterno, ha un interno che stupisce per la precisione e la regolarità dello scavo e che riproduce il modello delle chiese costruite. Gli affreschi che rivestono le pareti interne e la facciata esterna raccontano la storia della salvezza.

La torre campanaria

Nelle vicinanze della chiesa è stata innalzata una torre campanaria che è diventata un punto di sosta assai frequentato. Da essa si gode infatti un ampio panorama sulla valle e sulla fascia rocciosa scavata.

La cengia con le celle abitate dai monaci ortodossi

Vardzia è ancora una città monastica. Dopo la conquista dell’autonomia dall’Unione Sovietica, un nucleo di monaci ortodossi è tornato a insediarsi nelle celle del monastero e ad animare la vita religiosa del luogo. L’area monastica è interdetta ai turisti per tutelare la riservatezza dei monaci.

Un’abitazione rupestre

Gli appartamenti di questo singolare condominio rupestre mostrano talvolta una raffinata tecnica di scavo e un’eleganza delle finiture. L’area ‘notte’ è separata dall’area ‘giorno’. Le volte sono a botte e nelle pareti sono scavate dispense e armadi. Nel pavimento è inciso il focolare per la cottura degli alimenti.

Un deposito alimentare

La conservazione degli alimenti e del vino è garantita da orci interrati o da cavità rivestite di materiale isolante.

Una cisterna per la raccolta e la distribuzione dell’acqua

Particolare cura è dedicata alla gestione dell’acqua. All’alimentazione idrica provvede un acquedotto ipogeo di tre km che rifornisce le cisterne interne. Un ingegnoso sistema idrico di tubature provvede alla distribuzione capillare dell’acqua negli appartamenti abitati. L’acqua del fiume garantisce comunque una riserva idrica inesauribile. Lo smaltimento delle acque sporche e dei rifiuti è garantito dall’inclinazione dei pavimenti e da un sistema di gronde esterne scalpellate.

Il condominio rupestre

In caso di pericolo un vertiginoso cunicolo nascosto garantisce una rapida via di fuga verso il fiume. I turisti lo affrontano oggi alla fine dell’escursione e ne discendono gli impressionanti gradini e gli antri bui prima di riemergere alla luce del sole.

Le cenge e le terrazze di Vardzia

(Ho visitato Vardzia il 6 luglio 2018)

Visitate il sito camminarenellastoria.it e la sezione dedicata all’architettura rupestre

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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