L’Apocalisse di Moissac

L’importanza di Moissac è legata alla sua chiesa abbaziale dedicata a San Pietro. Consacrata nel dodicesimo secolo e modificata nel quindicesimo, ha sul fianco destro un prezioso portale, eseguito tra il 1100 e il 1130, capolavoro della scultura romanica. Celebre è anche il chiostro con i capitelli istoriati e figurati. Il grande timpano che sovrasta il portale descrive una visione teofanica, ovvero la venuta di Gesù alla fine dei tempi per instaurare il Regno di Dio. La fonte che ha ispirato l’opera è la visione di San Giovanni tratta dal quarto capitolo dell’Apocalisse.

Poi vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: “Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito”. Subito fui preso dallo Spirito. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; ardevano davanti al trono sette fiaccole accese, che sono i sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: “Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!”. E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create”. Di questa visione mancano nel timpano soltanto alcuni particolari come le fiaccole accese, gli occhi innumerevoli e le sei ali dei viventi. Compare invece un particolare tratto dal versetto 8 del successivo capitolo dell’Apocalisse, che dice che: i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi.

Al centro del timpano è il Cristo seduto sul trono all’interno della mandorla stellata sopra un mare di nuvole. Ha la corona regale sul capo e un nimbo crociato. Con la mano sinistra regge il libro della sua Parola posato sul ginocchio e con la destra benedice gli astanti. Intorno a lui sono dislocati i quattro Viventi, simboli degli evangelisti: l’angelo, il leone, il toro e l’aquila. Ai lati due grandi angeli portano in mano i rotoli che simboleggiano il vecchio e il nuovo Testamento. Intorno siedono sui troni i ventiquattro Anziani, anch’essi coronati. Hanno tutti la testa rivolta al Signore parusiaco e reggono nelle mani la coppa d’oro dei profumi e la ribeca, lo strumento musicale a corda.

Uno dei ventiquattro anziani dell’Apocalisse

Ci trasferiamo ora nel chiostro abbaziale, altro capolavoro della scultura romanica. Veniamo ad osservare due capitelli che descrivono altre scene famose, sempre tratte dal libro dell’Apocalisse.

L’angelo e Giovanni a Patmos

Nel primo capitello una faccia mostra l’incipit del libro sacro, con l’angelo che scende dal cielo e si rivolge a Giovanni chiamandolo a trascrivere su un libro le visioni che seguiranno: “mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: “Quello che vedi, scrivilo in un libro” (Ap 1,9-11).

L’angelo con la falce

La faccia opposta mostra l’angelo del giudizio con la falce, nell’episodio tratto dal capitolo 14: “un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, tenendo anch’egli una falce affilata. Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, venne dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: “Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature“.

L’angelo a cavallo

Le altre facce del capitello mostrano due scene simili tra loro, con due angeli che montano un cavallo. Il richiamo è al capitolo 19: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Veritiero: egli giudica e combatte con giustizia. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro”.

L’angelo trascina il diavolo in catene verso l’Abisso

Il secondo capitello descrive l’episodio della Bestia apocalittica come è riferito nel capitolo 20. Una faccia descrive l’angelo che trascina il diavolo incatenato per buttarlo nell’Abisso (puteus abissi): “E vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell’Abisso e una grande catena. Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui”.

Il diavolo incatenato

La scena contigua mostra il drago alato incatenato e denominato Golias, citazione del combattimento biblico tra Davide e il gigante filisteo. La scritta precisa trattarsi del serpes anticus qui est diabolus.

I popoli di Gog e Magog diretti verso la Bestia

Sulla faccia opposta si osservano i popoli di Gog e Magog che si oppongono al Messia e preferiscono rivolgersi alla Bestia fuoriuscita dalla sua prigione: “Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magòg, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare”.

Il chiostro di Moissac

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Informazioni su carlofinocchietti

Carlo Finocchietti dirige a Roma un’agenzia europea specializzata nella mobilità accademica internazionale e nel riconoscimento dei titoli di studio esteri. I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si concentrano sull’internazionalizzazione dei sistemi universitari, l’orientamento professionale e i rapporti tra università e industria. Camminatore appassionato e curioso ha esplorato e descritto in diversi volumi intriganti percorsi escursionistici legati alla memoria storica dell’Italia centrale.

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