Melfi. La chiesa rupestre di Santa Margherita

Questa chiesa lucana scavata nella roccia è la più godibile e la meglio conservata delle cripte rupestri del Vulture. Se anonimo, seminascosto, dissimulato è il breve sentiero d’accesso nei pressi del cimitero, quanto è invece sfolgorante di colori e affollato di personaggi questo scrigno di affreschi.

L’ingresso della cripta di Santa Margerita

Completamente scavata nel tufo vulcanico e priva di finestre, la chiesa ha un’unica navata con volta ogivale, due cappelle per lato, due altari, i sedili di pietra, un’abside rettangolare e una piccola sacrestia laterale. L’architettura colpisce per l’accuratezza dello scavo e la capacità di riprodurre ‘in negativo’ le chiese costruite. Ma sono soprattutto gli affreschi, risalenti alla prima metà del Trecento, ad attrarre l’attenzione del visitatore.

Gli affreschi dell’abside

Sul fondo, sopra l’altare, è Margherita, la santa di dedicazione della chiesa, affiancata da otto piccoli riquadri che ne raccontano la vita e il martirio. Ai lati sono i due apostoli Pietro e Paolo. Sulle pareti dell’abside sono raffigurate le sante Cordula e Orsola. Nella volta è l’immagine del Cristo pantocratore che appare all’interno della mandorla retta dagli angeli. Sull’archivolto sono cinque tondi con il Cristo al centro e i simboli dei quattro evangelisti. Nei risvolti sfila una galleria di santi con Nicola di Myra, Vito, Elisabetta, Guglielmo da Vercelli, Basilio, Lucia e Caterina.

Il martirio di San Lorenzo

Sulla parete di destra della chiesa sono dipinte tre scene di martirio. San Lorenzo è rappresentato nudo e disteso sulla graticola, mentre due aguzzini incappucciati alimentano il fuoco che gli avvolge il corpo e un terzo carnefice gli preme un bastone sul petto. L’imperatore Valeriano assiste all’esecuzione. Dal cielo stellato spunta la mano di Dio benedicente e scende un angelo che, con un aspersorio, tenta di lenire le sofferenze del santo.

Il martirio di santo Stefano

Il secondo martirio è quello di Santo Stefano, il protomartire, vittima della lapidazione. Stefano è raffigurato al centro, colpito dalle pietre scagliate da due grotteschi carnefici. A sinistra si riconosce Saulo/Paolo che assiste alla lapidazione, custodendo i mantelli dei lapidatori.

Il martirio di Sant’Andrea

Protagonista della terza scena di martirio è Sant’Andrea, raffigurato con l’aureola, con la barba e i capelli bianchi. L’apostolo è crocifisso ai rami di un albero frondoso da due aguzzini con i cappelli a punta che lo legano con delle funi o dei lunghi vimini gialli.

L’arcangelo Michele, la Madonna Odigitria e San Giovanni Evangelista

Sul lato opposto della chiesa spicca la cappella dedicata all’arcangelo Michele, la più integra e meglio conservata del complesso. La parete a sinistra mostra in successione l’arcangelo con tutte le insegne del suo rango, la Madonna in trono che indica il Bambino benedicente in braccio (Odigitria) e San Giovanni Evangelista con il Vangelo in mano.

Santa Margherita, l’arcangelo Michele e Giovanni il Battista

La parete di fondo della cappella vede ancora raffigurato l’arcangelo con i suoi attributi, fiancheggiato da Santa Margherita e da San Giovanni Battista.

L’incontro tra i vivi e i morti

Sulla parete di destra compare l’affresco certamente più famoso della chiese rupestre. Si tratta dell’incontro tra i vivi e i morti, tipico della tradizione medievale e dal significato moraleggiante (memento mori). Una famiglia nobile (padre, madre e figlio), riccamente abbigliata, è ritratta mentre è impegnata in una scena di caccia col falcone. Sulla strada appaiono due scheletri ‘viventi’, in posizione eretta, che hanno il teschio grande e deforme, la gesticolazione minacciosa e il ventre brulicante dei vermi della putrefazione. I morti ammoniscono crudamente i vivi sulla loro vanità e li invitano a comportamenti meno spensierati, coerenti con il pensiero della morte in agguato.

San Bartolomeo scorticato vivo con la pelle sulle spalle

(Ho visitato la cripta di Santa Margherita il 19 aprile 2019)

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2 pensieri su “Melfi. La chiesa rupestre di Santa Margherita

  1. Ho visitato la chiesetta il 10 maggio con un mini gruppo di 4 persone rimanendo incantato. Merito anche della guida veramente competente ed appassionato. Abbastanza facile prenotare la visita che e’ pubblicizzata anche nella biglietteria del castello medioevale.

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