Abruzzo. Le capanne di pietra di Villa Santa Lucia

Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Bisogna voler molto bene a questo paese per decidere di salire quassù. E bisogna prima scovarlo sulle mappe. Remoto. Isolato. Raggiunto da strade tortuose, a novecento metri di quota, proprio sotto le ultime creste della catena del Gran Sasso. Certo, il panorama ripaga la lunghezza del viaggio. Ma il paese è un deserto umano e commerciale. Verso le ultime case una loquace vecchina, molto curiosa, esce di casa e prende a raccontarmi della notte del terremoto e poi della nevicata record di quest’inverno e di altre interminabili storie del passato. Alla fine della passeggiata incontrerò un altro abitante, anche lui loquace: ce l’ha con il mondo intero e con la desolazione di un paese da cui tutti sono andati via. In Canada, innanzitutto e poi verso i paesi della costa o della pianura. A Villa siamo rimasti in trentadue – racconta – e un’altra decina nella frazione di Carrufo; da noi il medico sale una volta alla settimana e così il furgone ambulante degli alimentari. Racconta dell’azienda agro-pastorale del paese e della coltivazione del tartufo. Mi mostra il segno lasciato nel bosco dalla slavina invernale che è piombata giù fermandosi a pochi metri dal paese.

La segnaletica

Se il futuro di questo paese è perlomeno incerto, andiamo a scoprirne almeno il passato. Visto che – come afferma Antonella Tarpino – la memoria è la sola garanzia di esistenza per le culture agro-pastorali. E così seguiamo i sentieri che si dipartono a sud-est del paese e che si dirigono verso il colle della Madonna e il colle di San Nicola. Questi due rilievi interrompono come una risacca le ripide pareti discendenti dei monti Cappucciata e Cannatina e vi creano una valletta, che ospita campicelli d’altura, pascoli e un insediamento pastorale diffuso in pietra a secco, erede di un villaggio romano e poi longobardo. La ricerca condotta dall’università dell’Aquila vi ha censito una ventina di capanne di pietra a tholos. Siamo sul braccio di tratturo nel quale confluivano le greggi della Baronia di Carapelle che lasciavano i pascoli estivi di Campo Imperatore: da Calascio e Castel del Monte i pastori scendevano a Villa Santa Lucia per proseguire in quota e intercettare il Tratturo Magno a Forca Penne.

L’edicola dello Spirito santo

Dal Municipio di Villa (880 m) imbocchiamo la via Battisti, superiamo le ultime case di Randino e raggiungiamo un bivio presidiato da un’antica edicola di pietra, a forma di condola, un tempo affrescata e dedicata allo Spirito Santo. Qui deviamo sul percorso di destra, seguendo la segnaletica dell’ippovia del Gran Sasso e la freccia di legno con l’indicazione ‘capanna in pietra’. Dopo una ventina di minuti, due frecce con l’indicazione ‘tholos’ ci fanno scoprire sulla scarpata di sinistra una elaborata capanna di pietra con un gradone a spirale e il muretto che ne protegge la porta d’ingresso, sormontata dall’architrave. Tutta l’area è cosparsa di macere e capanne dirute, ma la loro esplorazione è resa molto difficoltosa dall’intricata vegetazione di arbusti.

La capanna di pietra di Colle della Madonna

Continuiamo a percorrere il sentiero (noto localmente come la via di Forca), autentico balcone sull’aquilano. La conca del Tirino è incorniciata dalle creste e dalle cime del Sirente e del Velino. A destra (nord-ovest) spiccano la rocca di Calascio e la piramide di roccia di Monte Bolza che domina Castel del Monte. A tratti invaso dalla vegetazione, il sentiero prosegue tra muretti di pietra e campi recintati coltivati a tartufo fino a incrociare un pianoro e una sterrata. Questo incrocio è indicato dalla segnaletica come Colle San Nicola. Abbandoniamo la sterrata per risalire un po’ faticosamente il pendio a sinistra (nord); i sentierini nella macchia salgono alla selletta che separa le due gobbe del Colle di San Nicola.

La capanna di pietra a quota 930

Per cresta saliamo sulla destra alla cima più alta. Impressionano i bastioni terrazzati che cingono l’acropoli e i muretti di pietra che delimitano la piana sommitale. Ai margini del corridoio a pascolo sotto la vetta, a quota 930, si svela una capanna a secco, con un avancorpo nel quale si apre la porta architravata a sezione rettangolare.

Il villaggio di pietra

Ridiscesi alla selletta, scopriamo davanti a noi un mondo dove i campicelli d’altura sono coronati da stazzi recintati, resti di antiche abitazioni di pietra, muretti e un reticolo di sentieri. Conviene salire sull’altura di fronte, sia per avere un quadro d’insieme all’insediamento medievale del Castelluccio, sia per scoprire proprio sulla vetta (quota 965) una nuova ampia capanna di pietra, caratterizzata da un dromos d’accesso, da una porta architravata rastremata in basso e da tre gradoni di pietra interni, utilizzabili sia come panche che come giacigli.

La capanna di pietra sul Colle di San Nicola

Esplorata l’area, prendiamo la via del ritorno verso Villa. La direzione è nord-ovest. Possiamo seguire il sentiero che traversa il pianoro delle Vicenne alla base il Colle della Madonna, dove sono una struttura campeggistica e la chiesa rurale di Santa Maria delle Vicenne. In alternativa possiamo seguire più in alto la strada bianca parallela che taglia le pendici del monte Cappucciata e che traversa l’impressionante traccia lasciata dalla slavina del gennaio 2017. La durata minima dell’escursione è di circa tre ore, con un dislivello molto limitato.

Villa Santa Lucia degli Abruzzi e i colli dell’escursione

(Ho effettuato l’escursione il 29 marzo 2017)

Abruzzo. Il mondo agro-pastorale di Scanno

Scanno è uno dei “borghi più belli d’Italia”, amato per il suo centro storico, per il celebre lago e per i vicini parchi nazionali d’Abruzzo e della Majella. Lo slogan turistico più efficace, che ben ne sintetizza i valori, è quello di “borgo più fotografato d’Italia”. La ragione storica della sua bellezza urbana è la floridezza economica che raggiunse nel Seicento e nel secolo successivo grazie allo sviluppo della pastorizia e dei suoi derivati: i panni di lana, la produzione casearia e la concia delle pelli. I palazzi padronali e le chiese urbane e rurali che abbelliscono il paese, testimoniano il benessere raggiunto dagli Scannesi. Lo stesso turismo di oggi ha origini antiche che risalgono alla Taverna per forestieri e viaggiatori e ai due ospizi per pellegrini e infermi allora esistenti in paese. Queste ragioni sono sufficienti per motivarci a un’escursione nei dintorni di Scanno, alla scoperta di ciò che resta di quel mondo agro-pastorale che l’ha portato al successo. Proponiamo due facili passeggiate intorno alla Serra Sparvera che ci condurranno a scoprire masserie, stazzi pastorali e un villaggio d’altura.

Il vallone delle masserie

Il vallone delle masserie

 

Il Museo della lana

Il punto di partenza del nostro itinerario può essere il Museo della lana, che fornisce una rapida sintesi delle forme tradizionali dell’attività pastorale. Ha sede in un piccolo edificio ottagonale che ricorda un delizioso oratorio rinascimentale ma che è, molto più prosaicamente, un ex mattatoio. Approfondisce i diversi aspetti della vita agreste e pastorale, come la preparazione di formaggi, la tessitura e la tintura della lana, il lavoro dei campi e gli antichi mestieri. Vi sono anche oggetti della vita domestica e delle attività casearie e commerciali.

Il museo di Scanno

Il museo di Scanno

 

Da Scanno a Jovana

La prima passeggiata parte da Scanno e raggiunge in 1,45 h il villaggio di Jovana. Percorre il Vallone delle Masserie, alla base occidentale della Serra Sparvera, lungo il percorso n. 29 dei sentieri di Scanno. Dalla Piazza centrale si sale alla Porta della Croce e si scende ripidamente alla piccola Centrale elettrica del paese e al ponte delle Scalelle che immette nell’incassato fosso di Jovana. La strada bianca segue il fondovalle svoltando progressivamente a destra fino alla masseria del Collafrino. Di qui si può proseguire fedelmente sulla sterrata che sale a sinistra con alcuni tornanti o sul sentiero di destra nel bosco. Raggiunto in entrambi i casi il valico della Masseria di Cristo si scende nell’ampia vallata che raggiunge il villaggio di Jovana e la chiesa di san Lorenzo. Il dislivello complessivo è di circa 350 m.

Il vallone di Jovana

Il vallone di Jovana

 

La Masseria Collafrino

Collafrino è la prima masseria che incontriamo, a quota 1115. Ha un nucleo centrale articolato su due piani che sfruttano la scarpata, con due accessi per il fienile in alto e la stalla in basso. Intorno si distribuiscono un orto coltivato, un recinto per gli animali, un deposito per gli attrezzi e la legnaia. D’estate le praterie intorno sono falciate per raccogliere il fieno destinato all’allevamento.

La masseria Collafrino

La masseria Collafrino

 

La Masseria di Cristo

Questa piccola masseria sorge sulla sommità del colle che sembra interrompere il vallone, a 1323 m di quota. Ha un fontanile di servizio sulla strada. È interessante l’architettura della condola di pietra, con il tetto arcuato, utilizzata come stalla e dotata all’interno di due mangiatoie. L’edificio principale funge da pagliaro.

La masseria di Cristo

La masseria di Cristo

 

La Via Glareata

La strada che dalla masseria di Cristo scende al villaggio di Jovana mostra dei tratti selciati in pietra che gli archeologi hanno interpretato come tracce di un antico percorso. Si tratta presumibilmente della direttrice – in questo caso una “via glareata”, cioè fatta di ciottoli e piccole pietre – che, risalendo in direzione di Castrovalva dalla valle di Sulmona, si dirigeva verso il valico di Godi, attraversando la valle di Jovana.

Il colle di Jovana vecchia

Il colle di Jovana vecchia

 

Il villaggio di Jovana

La chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo

Il villaggio di Jovana è un tipico esempio delle “pagliare” abruzzesi, quei villaggi d’altura abitati e frequentati nel periodo estivo da agricoltori e allevatori che provengono dai paesi della zona. La sua importanza è segnalata dalla presenza di una chiesa dedicata a San Lorenzo e dai resti di un castello medievale che sorge sulla sommità del colle di Jovana vecchia a presidio della sottostante valle fluviale (la fucicchia).

L'Agriturismo Jovana

L’Agriturismo Jovana

Il villaggio comprende diversi fienili, alcuni edifici a due piani utilizzati anche come abitazioni temporanee, stalle antiche e moderne, un grande fontanile. Uno di questi edifici è stato restaurato e proposto come un ospitale agriturismo. Sono allevati cavalli, ovini, caprini e bufali che utilizzano i pascoli dei dintorni. Il villaggio è un incrocio di percorsi e sentieri; è anche collegato da una strada forestale alla cantoniera di Mimola sulla strada che da Scanno sale al passo di Godi.

Il fontanile di Jovana

Il fontanile di Jovana

 

Dalla Montagna Spaccata alla Sella Sparvera

La seconda passeggiata – alla scoperta di due importanti stazzi pastorali scannesi – collega l’area attrezzata dell’Imposto alla Sella Sparvera in meno di due ore. Utilizza una buona strada (asfaltata nel primo tratto e poi sterrata) che una sbarra chiude al traffico veicolare. L’area picnic dell’Imposto (1481 m), più nota come la Montagna spaccata, accogliente e ben tenuta, si raggiunge in circa 4 km dal piano delle Cinquemiglia, su una strada sterrata che si dirama al km 128,4 della Statale 17. La Sella Sparvera, oltre che sulla sterrata, può essere raggiunta con il sentiero 12 traversando per cresta la Serra Sparvera (1998 m) o con il sentiero 28a dal passo delle Croci attraverso il bosco.

I pascoli verso la Serra Sparvera

I pascoli verso la Serra Sparvera

 

Lo stazzo La Ria

Dalla baita-ristoro dell’Imposto, superata la sbarra, si segue la strada che sale con larghe svolte e si lascia a sinistra il percorso per il lago Pantaniello. A una curva è possibile lasciare la strada e seguire il sentiero segnato che sale al passo delle Croci e alla Serra Sparvera. Se invece si continua più comodamente sulla strada si costeggia sulla destra lo stazzo La Ria a quota 1554. Lo stazzo risale al 1933 e comprende una casetta formata di due ambienti (dormitorio e cucina), un piccolo edificio (porcilaia), il mungitoio in muratura con quattro varchi e il recinto per le pecore con quattro vani e apertura a cancello. Nei pressi si trova un fontanile.

Lo stazzo La Ria

Lo stazzo La Ria

 

Lo stazzo Sparvera

Proseguendo ancora sulla strada al margine del bosco, si raggiunge un bivio: una pista sulla sinistra conduce allo stazzo Sparvera a quota 1699. Si può anche risparmiare tempo utilizzando il sentiero-scorciatoia in salita nel bosco, all’altezza di una precedente curva a gomito della strada. Dallo stazzo con una breve salita si raggiunge la Sella Sparvera (1755 m). Al di là si scende verso la vicina fonte e al Fosso Malpasso in direzione di Scanno. Dal valico si può salire a sud sulla panoramica Serra Sparvera (1998 m) o a nord verso la groppa erbosa delle Toppe Vurgo (1917 m). Al valico arriva anche il sentiero 28/a. Lo stazzo risale al 1938 ed è la ristrutturazione di ambienti più antichi. Sono ancora visibili il vecchio ricovero diruto e, di fronte, il recinto articolato in cinque settori separati da muretti di pietra a secco. A fianco sorgono la casetta moderna e il nuovo recinto realizzato con blocchi di cemento.

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Lo stazzo Sparvera

 

Per approfondire

Molto ben documentata è la ricerca condotta da Edoardo Micati e Domenico Spagnuolo, pubblicata nel 2015 col titolo “Siti pastorali – Censimento, schedatura e studio dei siti pastorali degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo e della Foresta Demaniale Regionale Chiarano-Sparvera” (2 volumi in formato e-book). Istruttive e gradevoli per il loro corredo fotografico sono la “Guida agli Altipiani Maggiori d’Abruzzo”, a cura di Stefano Ardito, e Scanno – Guida storico-artistica alla città e dintorni, di Raffaele Giannantonio, entrambe pubblicate da Carsa edizioni. Per la cartografia si consigliano “Altipiani Maggiori d’Abruzzo” e “Monte Genzana – Monte Rotella”, le due carte sentieristiche pubblicate in scala 1:25.000 dalle Edizioni Il Lupo. I sentieri del comprensorio di Scanno sono analiticamente descritti nel sito web del Comune. Ricco d’immagini è il sito dell’agriturismo Jovana.

La foresta demaniale Sparvera

La foresta demaniale Sparvera

 

Visita la sezione del nostro sito dedicata ai tratturi.

(La ricognizione dei percorsi è stata effettuata l’11 e il 13 luglio 2016)

Sila. Il Sentiero della Transumanza

Vacca podalica sui pascoli di Macchialonga

Vacca podolica sui pascoli di Macchialonga

Il Parco nazionale della Sila propone agli escursionisti il “Sentiero della Transumanza” (n. 11 del PNS e Cai 410), un tracciato che collega alcuni luoghi privilegiati di pascolo montano delle mandrie di vacche podoliche. È il più lungo di tutta la rete sentieristica ufficiale e ha come terminali da un lato i pascoli di vetta di Monte Botte Donato e dall’altro il vivaio della Fossiata. I pascoli della Sila, talvolta frutto di larghi disboscamenti effettuati nel corso dei decenni, esercitano un richiamo irresistibile e appetitoso per le mandrie transumanti che salgono in estate dagli allevamenti situati lungo la costa del Crotonese e del Marchesato. Con alcuni giorni di cammino le mandrie e le greggi risalgono gli antichi tratturi che fiancheggiano i fiumi e raggiungono le sponde dei grandi laghi silani e i pascoli più famosi come quelli dell’alta valle del Tàcina o quelli di Macchialonga. I permessi dell’Azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura, i controlli di polizia veterinaria del Corpo forestale, gli incentivi agli allevatori, i caseifici di montagna, sono tutte misure che concorrono a migliorare le filiere del latte e della carne e la loro tracciabilità, dal produttore al consumatore.

Il vivaio forestale

Il vivaio forestale

Il percorso qui proposto ha inizio dall’Arboreto Sbanditi della Fossiata, sale nella foresta fino al valico di Macchialonga, traversa i magnifici pianori omonimi e sale infine alla panoramica vetta della Serra Ripollata. L’escursione è semplice e agevole, interamente su strada sterrata; ha un dislivello di circa 400 metri e si compie in quattro ore, tra andata e ritorno. Il punto di partenza è l’Arboreto Sbanditi, lungo la strada della Fossiata che s’imbocca sulla destra provenendo da Camigliatello Silano, dopo aver percorso la strada del lago Cecita e aver superato il centro di visita “Cupone”. I possibili ingressi, preclusi alle auto, sono tre e si trovano rispettivamente ai km 5,8 o 7,2 o 7,6. Il sentiero 410 inizia dalla località Santa Barbara (a quota 1325 m) e si raccorda nei pressi del vivaio forestale con i percorsi (410a) provenienti dagli altri due ingressi.

L’Arboreto

La mappa dell'Arboreto

La mappa dell’Arboreto

L’Arboreto del Parco è stato inaugurato nel 2015 ed è il frutto del recupero storico e paesaggistico della foresta demaniale della Fossiata, una foresta caratterizzata da una significativa antichità, posizione strategica e notorietà, sia a livello regionale che nazionale. L’Arboreto è divenuto così, grazie all’Ente Parco e al contributo dei centri di ricerca delle università calabresi, un Centro di esperienze a contatto con la natura. É un luogo di grande suggestione che accoglie esemplari secolari della flora locale (pinete, alnete, abetine) e anche esemplari tipici delle Alpi (abete rosso, larice, pino silvestre). Al centro è un’area attrezzata (chioschi, vialetti didattici, pannelli descrittivi), da cui si diramano brevi sentieri tematici.

La foresta

La prateria e il bosco

La prateria e il bosco

Lasciata l’area del vivaio, la strada s’immerge nella foresta di pini, salendo di quota con una serie di tornanti. Si percorre spesso un’autentica galleria vegetale, formata da alberi colonnari e coperta dalle larghe chiome ravvicinate. Da notare è la particolare forma della corteccia, segnata da sottili scaglie rossastre o grigie. Il contrasto tra la luce del sole e il colore verde cupo delle fronde, genera suggestivi giochi di luce. Il pino laricio, conifera endemica dell’altopiano silano, è la specie dominante della foresta. Anticamente era conosciuto per la resina che si estraeva dalla sua corteccia, la ‘pece bruzia’ dai molteplici usi (impermeabilizzazione delle barche, illuminazione, medicina). La presenza di numerosi alberi privi di corteccia e con le incisioni esterne per la colatura della resina attesta che l’attività è stata praticata almeno fino agli anni Cinquanta.

La Macchialonga

La Macchialonga

La Macchialonga

Raggiunto il valico a quota 1560, la foresta cessa per incanto e la vista si apre sull’immenso spazio dei pascoli della Macchialonga. Siamo su un altopiano ondulato, dove le praterie erbose e fiorite si alternano a fitte macchie di bosco. La strada contorna le praterie seguendone il margine destro e incontra alcuni rifugi in muratura utilizzati come stalle. Giunti al bivio del laghetto di Macchialonga (1545 m) si possono osservare le mandrie distribuite sui prati tutt’intorno e il richiamo esercitato dall’abbeverata. Un cartello segnala che è in corso un progetto Life per il ripristino della catena alimentare che fa capo al lupo attraverso il recupero di prati erbosi naturali degradati che andranno a favorire un aumento delle popolazioni di cervo e di capriolo, sue prede privilegiate.

Il laghetto di Macchialonga

Il laghetto di Macchialonga

La Serra Ripollata

La vetta della Serra Ripollata

La vetta della Serra Ripollata

La strada riprende a salire nel bosco, che torna a farsi fitto, e raggiunge il valico della Serra Ripollata a quota 1674. Siamo a uno snodo di sentieri. Il suggerimento è quello di varcare la recinzione e salire il cocuzzolo scoperto a sinistra, dov’è il segnale trigonometrico Igm. L’altimetro segnala che superiamo di pochissimo la quota 1700. Ma più che l’alpinistico è il valore paesaggistico a imporsi con un panorama sconfinato sui pascoli della Macchialonga, sul lago Cecita e sulle ondulazioni montane settentrionali della Sila Grande.

Il ritorno si effettua sul percorso dell’andata.

I pascoli di Macchialonga

I pascoli di Macchialonga

Mappa del sentiero: http://www.parcosila.it/images/sentieri/pdf/11_410.pdf

(Il percorso è stato testato il 29 giugno 2016)

Panorama verso il lago Cecita

Panorama verso il lago Cecita

 

Visita la sezione del sito dedicata ai tratturi e alla transumanza:

www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html

 

 

Abruzzo. Il Tratturo di Collarmele

Collarmele

Collarmele

Il tratturo Celano-Foggia, dopo aver calcato le rive dell’antico Lago Fucino, inizia la lenta risalita che lo porterà a valicare Forca Caruso, a 1100 metri di quota. Qui lascerà definitivamente la Marsica Fucense per traversare la valle Subequana e scendere nella conca Peligna. La transumanza sul tratturo è in realtà una memoria del passato; oggi gli allevamenti sono stanziali e al massimo si pratica la transumanza verticale tra il piano e il monte.

Gregge in riposo

Gregge in riposo

Gli allevatori di ovini che incontriamo sul percorso superano in cinque minuti la diffidenza verso l’escursionista e diventano un pentolone ribollente di lamenti, recriminazioni, rimpianti, invettive. Ne hanno per tutti: l’insensibilità dei politici, l’eccesso di controlli con le relative multe e sanzioni, il prezzo ridicolo della carne e della lana, il costo della tosatura, i controlli sanitari dei veterinari, la burocrazia delle ristrutturazioni, i furti di pecore e i danni di lupi e orsi. Eppure. Eppure nel 2016 si è celebrato a L’Aquila il primo “Pecora Day”. Sembra che si sia invertita la tendenza: dopo decenni le pecore tornano ad aumentare in Italia; si può contare su un patrimonio di 7,2 milioni di capi, quasi 200 mila in più rispetto a cinque anni fa secondo le ultime stime della Commissione europea.

Manifestazione promozionale

Manifestazione promozionale

Le pecore, dopo essere state a lungo dimenticate, stanno vivendo un momento di riscossa. Si segnalano uno storico aumento delle greggi, l’arrivo di giovani pastori, la scelta dell’innovazione, la domanda crescente di formaggi di qualità, nuovi marchi e politiche di marketing. E – si parva licet – anche sui tratturi si è ridestato un po’ d’interesse.

La passeggiata sul tratturo di Collarmele

La facile passeggiata che proponiamo ha inizio al parcheggio della Taverna di Cerchio, storica ‘stazione di servizio’ dei transumanti e, ancora oggi, frequentatissimo punto di sosta per camionisti, agricoltori, agenti e rappresentanti, pendolari e viaggiatori.

La Taverna di Cerchio

La Taverna di Cerchio

Siamo al km 130 della ex statale n. 5 “Tiburtina-Valeria”, al bivio d’inizio della strada statale n. 83 “Marsicana” per Pescina e Pescasseroli, nei pressi della stazione d’uscita “Aielli-Celano” dell’autostrada dei parchi. I moderni edifici degli esercizi commerciali si alternano alle vetuste architetture dell’edilizia rurale, marcando la continuità storica dell’antica taverna. Tra il bivio di Cerchio e la Tiburtina è ben visibile una strada bianca: è il tratturo che proviene da Celano e che prosegue verso Collarmele. Lo imbocchiamo in direzione nord-est, immergendoci immediatamente in un ambiente solitario e bucolico.

Il nastro erboso del tratturo

Il nastro erboso del tratturo

Il nastro del tratturo è visibilissimo, in leggera pendenza sul fianco del pendio, definito da una cornice continua di siepi alberate. La sterrata centrale passa sotto il viadotto dell’autostrada, affianca un tratto della Tiburtina e risale verso Collarmele, varcando anche un sottopasso della linea ferroviaria Avezzano-Sulmona. Una breve deviazione sulla sinistra conduce alla Fonte Nuova, storico fontanile in uso alle greggi transumanti.

La Fonte Nuova di Collarmele

La Fonte Nuova di Collarmele

Ripresa la salita si raggiungono le prime case di Collarmele. Si traversa il paese sul Viale Tratturo, al margine settentrionale del paese, oppure direttamente sulla centrale Via Tiburtina.

Collarmele

Per la visita di Collarmele vorrei suggerire tre motivi d’interesse legati agli eventi dell’ultimo secolo. Il primo è il terremoto del 1915 che distrusse il paese e tutti gli altri borghi del Fucino.

La Piazza 13 gennaio 1915

La Piazza 13 gennaio 1915

L’edilizia del paese risale tutta alla ricostruzione post-sisma e mostra le caratteristiche case basse a due piani distribuite nel reticolo delle strade che si diramano dal decumano della Tiburtina e dal cardo della Stazione ferroviaria. In occasione del centenario del terremoto della Marsica è stata inaugurata la piazza 13 gennaio 1915 con un suggestivo allestimento che comprende una porta in rovina, una scultura di Diego Sandro Mostacci e una grande foto d’epoca.

"La speranza in grembo" (scultura di Diego Sandro Mostacci)

“La speranza in grembo” (scultura di Diego Sandro Mostacci)

Il secondo è la riforma agraria del 1951 che espropriò ai Torlonia le terre prosciugate e le distribuì ai coltivatori. Delle opere della Riforma realizzate su iniziativa dell’Ente Fucino, Collarmele conserva l’interessante edificio della scuola dell’infanzia, progettato dall’urbanista Marcello Vittorini.

L'edificio scolastico progettato da Marcello Vittorini

L’edificio scolastico progettato da Marcello Vittorini

Il terzo motivo è legato all’ultimo terremoto del 2009 che ha gravemente danneggiato la città dell’Aquila. Anche Collarmele ha riportato danni, esemplati dalle impalcature che sostengono l’abside della chiesa delle Grazie. Nella parte alta del paese sono state costruite alcune casette utilizzate dalle famiglie rimaste senzatetto.

Le casette post-sisma del 2009

Le casette post-sisma del 2009

Di fronte alla chiesa, con i fondi raccolti grazie alla solidarietà del gruppo Montepaschi, è stato allestito il Parco Tratturo, punto di ritrovo per il paese.

La Chiesa della Madonna delle Grazie

La chiesa della Madonna delle Grazie è situata al margine del paese, lungo il Regio tratturo, e ha funzionato storicamente un punto di sosta apprezzato dai pastori transumanti. Caratteristica la facciata cinquecentesca con le pregevoli maioliche policrome che ne rivestono la parte superiore e che fanno corona alle statue di San Pietro e San Paolo.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie

La chiesa di Santa Maria delle Grazie

Sul tratturo

Dalla chiesa, lasciando a sinistra la Tiburtina, si segue ora la strada bianca del tratturo (frecce rosse con la sigla RT) che compie un ampio semicerchio alla base dei colli che ospitano una pineta e un impianto di pannelli solari. Dopo 2 km, a un incrocio di sterrate, dove ci si riaccosta alla ferrovia e all’autostrada, il tratturo devia a sinistra e s’infila in un valloncello che risale il colle di Maggiano, segnato dalla presenza di una cava, e prosegue sul Piano di san Nicola. Se si vuole mantenere il carattere di passeggiata, possiamo fermarci a questo bivio e tornare a Collarmele e alla Taverna di Cerchio: avremo impiegato fin qui un’ora e un quarto, che si raddoppiano con il ritorno. Si può anche prolungare la passeggiata, evitando di risalire il vallone, sulla sterrata che continua parallela all’autostrada e alla ferrovia e che raggiunge alcune aziende agricole e di allevamento o, ancora più in là, la stazione ferroviaria di Pescina.

Fioritura sul tratturo

Fioritura sul tratturo

Per approfondire

Segnalo tre pubblicazioni specifiche sul tratturo marsicano. Giancarlo Sociali ha scritto un volume dal titolo Il tratturo delle fate – Storia della pastorizia e della transumanza nella Marsica – Il Regio tratturo Celano-Foggia (Ianieri editore, 2013), articolato su quaranta brevi capitoli ricchi di notizie, curiosità e note storiche. Un’ottima guida dal titolo Regio Tratturo Celano-Foggia – Il trekking – 12 giorni sulle antiche tracce dei pastori, è il frutto della ricognizione sul campo effettuata da Sarah Gregg e Bruno Petriccione, pubblicata in un maneggevole volume (Edizioni Ser, 2013). Il lavoro concreto di ricerca sul campo, di riapertura e di marcatura dei tre antichi tratturi dell’Aquilano (Tratturo Magno, Cinturelli-Montesecco, Celano-Foggia) è stato meritevolmente svolto dal Gal Gran Sasso Velino grazie a un progetto europeo; i frutti sono documentati nel sito Tratturi e Cammini (www.tratturiecammini.galgransassovelino.it) e pubblicati nel volumetto, corredato di cartografia, dal titolo Le vie della transumanza – Guida ai tratturi aquilani fra Gran Sasso e Sirente (Terre di Mezzo editore, 2015).

Le guide

Le guide

Visita la sezione del sito dedicata ai tratturi: http://www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html

(La ricognizione del percorso è stata effettuata il 6 giugno 2016)

 

Abruzzo. Il Tratturo del Fucino

Celano, il lago del Fucino e il tratturo in una mappa del 1720

Celano, il lago del Fucino e il tratturo in una mappa del 1720

Il tratturo Celano-Foggia nasceva all’ombra del castello Piccolomini, sulla riva del grande lago abruzzese del Fucino, il terzo d’Italia per estensione. Per la verità l’imperatore romano Claudio aveva provato a prosciugarlo già nel 41 dopo Cristo. Furono necessari undici anni di lavoro per costruire una galleria di 5650 metri sotto il monte Salviano e scaricare nel Liri le acque lacustri. Ma poi la galleria si otturò e il lago, tornato alle sue dimensioni normali, riprese a fare dispetti ai paesi rivieraschi inondandoli con le sue piene.

La carta geografica cinquecentesca del Fucino (Musei Vaticani)

La carta geografica cinquecentesca del Fucino (Musei Vaticani)

Fu solo a metà Ottocento che un lungimirante capitalista dal cognome importante, Alessandro Torlonia, riprese il progetto di svuotamento del lago. I lavori durarono ventidue anni e impegnarono fino a quattromila operai. Nel 1875 il lago era svuotato. Gli anni successivi furono impegnati per le opere di bonifica. L’immensa conca liberata dalle acque divenne un’area agricola che ripagò con i suoi utili l’investimento dei Torlonia. Furono i cafoni dei romanzi di Ignazio Silone a sostituirsi ai pescatori e a mettere a frutto le terre emerse.

Il Fucino oggi (Google Maps)

Il Fucino oggi (Google Maps)

Nel secondo dopoguerra ci furono epiche lotte contadine per il possesso della terra. E con la riforma agraria del 1951 l’anacronistico latifondo dei Torlonia fu espropriato e il nuovo Ente Fucino divise e assegnò le terre ai coltivatori del territorio.

Il Museo preistorico delle Paludi di Celano

La giornata dedicata al tratturo Celano-Foggia può cominciare degnamente con la visita al Musè, il rinnovato Museo della preistoria situato sulle rive dell’ex lago del Fucino.

Il Museo Paludi

Il Museo Paludi

La visita del Museo è utile per tre ragioni. La prima è il contesto: siamo nella località denominata Paludi, dove il lago interagiva con la terraferma e formava una zona paludosa, ricca di laghetti e di vegetazione lacustre; la passerella sopraelevata del Museo permette di osservare dall’alto l’area acquitrinosa e i diversi ambienti naturali. La seconda ragione è ovviamente il materiale esposto. Il museo sorge là dove fu rinvenuto un insediamento su palafitte dell’età del bronzo, con l’approdo lacuale e la vicina necropoli; tombe e palafitte sono state ricoperte per ragioni di conservazione, ma i materiali scavati dagli archeologi sono ora esposti nelle sale del museo. La terza ragione è l’architettura a basso impatto ambientale: il museo simula un tumulo preistorico, ben mimetizzato nell’area palustre circostante.

Sepolture della necropoli

Sepolture della necropoli

Il tratturo

La visita al Musè ha rinfrescato le nostre memorie storiche del Fucino e ci introduce ora al cammino sul Regio Tratturo che ha il suo incipit a pochi passi dal Museo, in località Pratovecchio. Il Celano-Foggia – il terzo per lunghezza tra i Regi Tratturi – raccoglieva i flussi di armenti marsicani che provenivano dai Piani Palentini e dall’Altopiano delle Rocche e li canalizzava sul percorso diretto alle poste del Tavoliere foggiano. La sua funzione si è da tempo esaurita ma la sua configurazione e il suo percorso sono rimasti tuttora nitidissimi come può osservarsi dall’alto grazie a Google Maps. In territorio marsicano prende avvio al confine tra Paterno e Celano, affianca sulla destra la statale 5 Tiburtina, la traversa a Cerchio per poi salire attraverso Collarmele al valico di Forca Caruso. È possibile percorrerlo integralmente e in modo filologico. Personalmente suggerisco però un percorso più breve che ne fa apprezzare il suo tratto più bello e solitario. Chi esce dall’autostrada al casello Aielli-Celano, imbocca la Tiburtina in direzione di Avezzano fino alla vicina rotonda stradale del km 127,4; qui seguendo il segnale per Fucino s’innesta su Via della Stanga. Percorsi 800 metri dalla rotonda si è già sul tratturo e si parcheggia. Un’evidente strada sterrata percorre fedelmente il margine del tratturo.

L'aviopista sul tratturo

L’aviopista sul tratturo

Conviene seguire inizialmente il ramo di destra della sterrata che fiancheggia per tutta la sua lunghezza una pista di volo aereo per ultraleggeri, ormai abbandonata. L’assenza di protezioni consente di percorrere con un pizzico di emozione la pista, ancora dotata di hangar e manica a vento, che è stata costruita esattamente sul tratturo. Giunti al termine della pista, è opportuno fermarsi e tornare indietro: la prosecuzione verso il guado sul Torrente Foce è possibile ma è resa sgradevole da un’incivile discarica. Tornati all’incrocio si percorre ora l’altro ramo della sterrata in direzione est, rassicurati dai numerosi segnali RT (Regio Tratturo) tracciati su pali e alberi con vernice rossa.

La vegetazione sul tratturo

La vegetazione sul tratturo

Il tratturo scorre placidamente alla nostra sinistra in tutta la sua canonica larghezza, libero da costruzioni e occupazioni. All’orizzonte lo vediamo sollevarsi sui primi colli. In questo tratto possiamo ancora renderci di conto di come il tratturo transitasse sulla riva del lago, sfruttandone il margine rialzato. Oggi, al posto del lago, vediamo aziende agricole, campi coltivati e opifici industriali. Più avanti la sterrata si riduce a sentiero e raggiunge il ponte sul Rio di Aielli. Un breve tratto di strada bianca a sinistra ci conduce sulla statale Tiburtina all’altezza del segnale stradale del km 130. Al di là troviamo il bivio per Aielli e per Cerchio e i segnali di prosecuzione del tratturo. Ci fermiamo qui e torniamo indietro sul percorso già noto. Ne approfittiamo per osservare con attenzione il rosario dei borghi circumlacuali e la cerchia di monti che circonda il Fucino; alla nostra destra (nord) si alzano il Velino e il Sirente con i loro contrafforti più prossimi (il Mallevona, la serra di Celano e il monte Ventrino); a sinistra (sud) le antenne di Telespazio anticipano i monti del Parco nazionale d’Abruzzo e le valli che li risalgono.

Il tratturo in vista di Aielli e Cerchio

Il tratturo in vista di Aielli e Cerchio

Il percorso qui descritto è tutto in piano, ha una lunghezza complessiva di meno di 7 km tra andata e ritorno e si compie agevolmente in circa due ore.

Per approfondire

Segnalo tre pubblicazioni specifiche sul tratturo marsicano. Giancarlo Sociali ha scritto un volume dal titolo Il tratturo delle fate – Storia della pastorizia e della transumanza nella Marsica – Il Regio tratturo Celano-Foggia (Ianieri editore, 2013), articolato su quaranta brevi capitoli ricchi di notizie, curiosità e note storiche. Un’ottima guida dal titolo Regio Tratturo Celano-Foggia – Il trekking – 12 giorni sulle antiche tracce dei pastori, è il frutto della ricognizione sul campo effettuata da Sarah Gregg e Bruno Petriccione, pubblicata in un maneggevole volume (Edizioni Ser, 2013). Il lavoro concreto di ricerca sul campo, di riapertura e di marcatura dei tre antichi tratturi dell’Aquilano (Tratturo Magno, Cinturelli-Montesecco, Celano-Foggia) è stato meritevolmente svolto dal Gal Gran Sasso Velino grazie a un progetto europeo; i frutti sono documentati nel sito Tratturi e Cammini (www.tratturiecammini.galgransassovelino.it) e pubblicati nel volumetto, corredato di cartografia, dal titolo Le vie della transumanza – Guida ai tratturi aquilani fra Gran Sasso e Sirente (Terre di Mezzo editore, 2015).

Scena pastorale (sarcofago del Museo nazionale romano)

Scena pastorale (sarcofago del Museo nazionale romano)

Visita la sezione del sito dedicata ai tratturi: http://www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html

(La ricognizione del percorso è stata effettuata il 31 maggio 2016)

Abruzzo. Il tratturo di Roccaraso

Prima delle distruzioni dell’ultima guerra la stazione sciistica abruzzese di Roccaraso era per importanza la seconda in Italia, preceduta solo da Cortina d’Ampezzo. I suoi alberghi erano frequentati dai membri della casa reale, dalla nobiltà e dalle famiglie benestanti di Napoli e di Roma. Di fronte agli alberghi scorrevano lentamente le greggi transumanti che scendevano in Puglia a settembre e risalivano in montagna in primavera. Roccaraso presidiava infatti il tratturo Celano-Foggia, nella sezione che collegava il Piano delle Cinque Miglia alla valle del Sangro. La transumanza oggi non è più praticata, ma le sue tracce effimere (i cippi, i confini, gli stazzi, le poste, i fontanili, le cappelle) sono ancora visibili sul terreno. Come pure è possibile ancora vedere le greggi pascolare sui prati degli altopiani, anche se in modo certamente più rarefatto rispetto al passato. I caseifici della zona testimoniano la persistenza di un’economia legata all’allevamento bovino e ovino.

Il borgo di Pietransieri

Il borgo di Pietransieri

Proponiamo di ripercorrere le tracce dell’antico tratturo con partenza da Pietransieri e arrivo al Santuario della Madonna della Portella. La direzione è quella della “monticazione”, quella cioè che vedeva gli armenti risalire dalla valle del Sangro, stazionare nel “riposo” delle Cinque Miglia, per poi disperdersi negli stazzi dell’altopiano o proseguire verso la conca Peligna e il Fucino. La passeggiata è lunga circa otto km, percorribili in due ore (solo andata), con dislivello minimo. Può essere comunque frazionata o percorsa in senso inverso, o allungata per una ricognizione degli stazzi degli altopiani.

Pietransieri

La Medaglia d'Oro concessa a Pietransieri

La Medaglia d’Oro concessa a Pietransieri

Annidato a 1359 metri di quota, ai piedi di una caratteristica roccia e sovrastato da piccole pareti e falesie rocciose, il borgo di Pietransieri gode pienamente di questa sua posizione raccolta e appartata a soli quattro tortuosi km dalla mondanità di Roccaraso. La sua fama è tuttavia legata a un tristissimo evento dell’ultima guerra, un’atroce rappresaglia tedesca compiuta il 21 novembre del 1943 in contrada Lìmmari, dove 128 persone, donne, vecchi e bambini furono trucidate. Pietransieri si trovò suo malgrado esattamente sulla Hkl (Hauptkampflinie), la prima linea di combattimento della Gustav-Linie. Solo nella giornata del 23 novembre Pietransieri ricevette 440 granate sparate dai cannoni degli alleati. Un sacrario raccoglie oggi i resti degli uccisi e la memoria dell’evento, insieme con la medaglia d’oro al valor militare concessa al paese.

Il tratturo

Si esce da Pietransieri in direzione di Roccaraso percorrendo lungamente il bordo del pendio sul fondo del quale, seicento metri di quota più in basso, sono il fiume Sangro, la superstrada di fondovalle e la ferrovia Sangritana. Di fronte a noi si alzano i monti del Molise. Ben visibile è la fascia del tratturo che scende dai boschi di Montedimezzo e dal caratteristico pizzo di monte Miglio, verso il Nido del Corvo di San Pietro Avellana, per poi lanciarsi a precipizio verso la Taverna del Sangro. Superato un ripetitore, all’altezza del cippo stradale del km 3, il tratturo raggiunge la nostra strada salendo da sinistra e la segue per un breve tratto.

 Il sentiero Castellaccio

L'inizio del Sentiero Castellaccio (tratturo)

L’inizio del Sentiero Castellaccio (tratturo)

Alla curva successiva troviamo l’agriturismo “Il Castellaccio”, con maneggio di cavalli. Prima della struttura turistica, un cancello di legno (pannello) dà accesso al Sentiero del Sole, segnalato da bandierine giallo-verdi. Per seguire il tratturo dobbiamo invece allontanarci dalla strada sulla destra subito dopo l’agriturismo, al km 2,700. Superati alcuni cancelli, il tratturo diventa una pista ben segnata dai bolli rossi del “sentiero Castellaccio”. Per un tratto il sentiero segnato va a saliscendi sulle pendici della Serra Castellaccio, seguendo i pali della linea elettrica; traversa numerosi ruscelletti, con qualche tratto un po’ fangoso, tra arbusti e boschetti, fino a raggiungere la concessione mineraria “La Difesa”. Di qui si può tagliare a sinistra per raggiungere la provinciale di Pietransieri e la statale 17 ma si può anche si può proseguire per un tratto scendendo all’ormai vicina Roccaraso più avanti.

La concessione mineraria della Difesa

La concessione mineraria della Difesa

 Roccaraso

La cittadina è d’impianto moderno ed è stata ricostruita dopo la distruzione dell’ultima guerra. Tramontata l’importanza della ferrovia Sulmona-Carpinone sono oggi le superstrade che consentono ai turisti di raggiungere celermente gli altipiani maggiori. La rete degli impianti di risalita e delle piste di discesa si allarga verso le cime dell’Aremogna, delle Toppe del Tesoro, del Pratello e del Calvario, integrando Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo in un comprensorio turistico unitario.

Il Monte Pratello

Il Monte Pratello

D’estate una fitta rete di sentieri porta gli escursionisti verso le panoramiche cime dei dintorni o nelle vallette più nascoste, segnate dai ‘pantanielli’ e dagli stazzi pastorali. Il comprensorio dispone di un buon numero di alberghi, pensioni, residenze e appartamenti, con un piano di edilizia per le vacanze tuttora in espansione.

 La “passeggiata” sul Prato

Lasciamo Roccaraso riprendendo il nostro cammino dal Palaghiaccio dedicato a Giuseppe Bolino. Con i suoi 1.600 posti a sedere rappresenta il fiore all’occhiello dell’attrezzatura extra-sciistica dedicata al pattinaggio. Seguiamo la pista ciclabile e passeggiata pedonale molto popolare tra i locali. Nella difficoltà di individuare il percorso dell’antico tratturo, la “passeggiata” è la soluzione più idonea per camminare in sicurezza, parallelamente alla trafficata statale 17.

Il Prato

Il Prato

La pedonale/ciclabile segue la direzione nord-ovest e si dirige verso il colle della Portella e il cimitero di Rivisondoli. Attraversiamo “il Prato”, un pianoro largo in media 1 km ed esteso per 3,5 km tra le due cittadine. Meno vasto, ma della stessa natura del Piano delle Cinquemiglia, il Prato è unito agli altri grandi pianori (Quarto del Barone, Quarto Grande, Quarto del Molino e Quarto Santa Chiara) e forma un unico sistema, noto come gli Altipiani Maggiori d’Abruzzo. Si cammina in mezzo al verde, nella piana priva di alberi, in una suggestiva solitudine.

 Il santuario della Portella

Il Santuario della Madonna della Portella

Il Santuario della Madonna della Portella

Dopo aver attraversato la statale 84, la pista ciclabile si conclude a T sulla breve strada lineare che a destra conduce a Rivisondoli, puntando in direzione del cimitero e della chiesetta di Santa Liberata. Noi andiamo invece a sinistra per salire in breve al santuario della Madonna della Portella, posto sull’antico valico roccioso della statale 17, all’estremità del piano delle Cinque Miglia. La chiesa attuale risale al 1589 ma fu edificata su precedenti luoghi di culto, venerati dagli abitanti dei luoghi vicini, dai pastori che percorrevano il tratturo Celano-Foggia e dai viaggiatori che si avventuravano sugli altopiani. La chiesa è decorata all’interno ed è affiancata da una foresteria che ha ospitato eremiti fino al 1968.

 Il “riposo” delle Cinquemiglia

Il "riposo" delle Cinquemiglia

Il “riposo” delle Cinquemiglia

Ai piedi del valico ha inizio il piano delle Cinquemiglia. L’area che affianca il terzo rettifilo della strada statale (una delle strade più belle d’Italia) è un “riposo” del tratturo. I “riposi” sono i luoghi di sosta delle greggi, caratterizzati come ampi spazi erbosi situati lungo i tratturi. Erano ricchi di acque o fontane e costituivano anche riserve di pascolo di emergenza. Il parcheggio degli armenti poteva rendersi necessario per le operazioni di conta dei capi e di pagamento del pedaggio (fida), oppure a causa del maltempo. Durante la sosta i pastori s’incontravano nelle vicine taverne. I “riposi” sul piano delle Cinquemiglia, a servizio del tratturo Celano-Foggia, erano addirittura due: “Casale” e “Taverna del Piano”. È consigliabile effettuare una breve passeggiata ad anello sul Riposo della Taverna. Si scende all’Hotel Cinquemiglia, si traversa con la dovuta prudenza la strada statale e ci s’inoltra per un tratto sulla strada che conduce ai ben visibili impianti di risalita di monte Pratello.

Il Fontanile del Pozzo

Il Fontanile del Pozzo

Dopo il ristorante Quarto del Pozzo (queste moderne strutture turistiche sono le eredi delle antica taverne tratturali) cerchiamo sulla sinistra, a margine della strada, un caratteristico fontanile che traeva l’acqua dal pozzo collegato. Si retrocede ora a imboccare la strada sterrata che traversa il pianoro e raggiunge l’importante Stazzo Anito dell’Impiso: un complesso zootecnico e un caseificio tengono viva la memoria dell’antico stazzo. Di qui si risale alla strada dell’Aremogna e al santuario della Portella.

 Lo Stazzo Quado Silvestre

Lo Stazzo Quado Silvestre

Lo Stazzo Quado Silvestre

Una seconda breve passeggiata, molto raccomandabile, ci consente di visitare uno stazzo tradizionale degli altopiani, noto come Quado Silvestre. A fianco del santuario una gradinata sale a un piccolo calvario con tre croci di ferro. Si prosegue sulla verticale del colle della Portella, tra i tombini della condotta idrica, i tralicci dell’elettricità e i resti delle postazioni tedesche della Linea Gustav. Lo stazzo si trova in una valletta a circa 1250 m di quota.

Il bagno delle pecore

Il bagno delle pecore

È formato da una casetta e da tre recinti di pietre a secco: un mungitoio circolare, un recinto rettangolare diviso a metà, un recinto più ampio di forma irregolare più in basso. Di fronte si trova il fontanile per l’abbeverata. Un canale porta l’acqua alla vasca che costituiva il “bagno” delle pecore.

Il Calvario

Il Calvario

Per approfondire

Si consiglia di utilizzare la guida dal titolo “Regio Tratturo Celano – Foggia” scritta da Sarah Gregg e Bruno Petriccione (Ser – Editrice Ricerche, Folignano, 2013): l’ottavo e il nono capitolo descrivono i percorsi rispettivamente da San Pietro Avellana a Roccaraso e da qui a Rocca Pia.

Molto ben documentata è la ricerca condotta da Edoardo Micati e Domenico Spagnuolo e pubblicata nel 2015 col titolo “Siti pastorali – Censimento, schedatura e studio dei siti pastorali degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo e della Foresta Demaniale Regionale Chiarano-Sparvera” (2 volumi in formato e-book). Istruttiva e gradevole per il suo corredo fotografico è la “Guida agli Altipiani Maggiori d’Abruzzo”, a cura di Stefano Ardito (Carsa edizioni, 2002). Per la cartografia si consiglia “Altipiani Maggiori d’Abruzzo”, carta pubblicata in scala 1:25.000 dalle Edizioni Il Lupo.

Da visitare è anche la sezione del nostro sito dedicata ai tratturi: http://www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html

 

(La ricognizione del percorso è stata effettuata il 18 aprile 2016)

Linea Gustav. I Colli della Portella

Oggi una galleria stradale di 650 metri collega velocemente il piano delle Cinque Miglia a Roccaraso, Rivisondoli e agli Altopiani Maggiori. Chi transita velocemente nel tunnel difficilmente percepisce che sopra la galleria ci sia un valico che per secoli ha condizionato la mobilità e d’inverno ha spesso bloccato le comunicazioni tra i due territori. Quando Kesselring e l’OKW decisero di trasformare questi monti in una barriera fortificata per bloccare la risalita della penisola da parte degli alleati, crearono una prima linea di difesa sull’arco di monti che sovrasta la valle del Sangro e la tortuosa strada che da Castel di Sangro risaliva verso Roccaraso.

Postazione alle spalle del Santuario della Portella

Postazione alle spalle del Santuario della Portella

Preoccupati per un improbabile ma possibile sfondamento della prima linea di difesa attrezzata sui monti che andavano da Alfedena a Pizzoferrato, impostarono anche una seconda linea di difesa sulle propaggini dei monti (il Porrara, il Pizzalto, La Rotella e il Calvario, i colli della Portella) che digradano verso gli altopiani. Grazie alla loro posizione elevata sul piano queste postazioni militari costituivano un eccellente osservatorio sulla prima linea e consentivano una difesa elastica di fronte a una situazione critica della prima linea.

Panorama dai colli della Portella: Rivisondoli, il Prato, Roccaraso, monte Tocco

Panorama dai colli della Portella: Rivisondoli, il Prato, Roccaraso, monte Tocco

Nella realtà queste postazioni restarono sostanzialmente inattive. Le attività militari si limitarono a sortite di pattuglia e a duelli di artiglieria. L’unico vero tentativo di sfondamento delle linee tedesche da parte alleata si ebbe alla fine del novembre 1943, con l’occupazione del colle di Castel di Sangro e il cannoneggiamento di Pietransieri e Roccacinquemiglia. Ma fu solo una manovra diversiva per tenere impegnati i paracadutisti tedeschi ed evitarne lo spostamento su altre aree di scontro. La ricognizione delle postazioni tedesche sugli altopiani ha oggi il senso di comprendere e apprezzare le tattiche di difesa in linea e in profondità. Le singole postazioni sono costantemente sotto il controllo di almeno due altri punti di fuoco più in alto, per favorire l’eventuale arretramento e il successivo contrattacco. Le postazioni dei colli della Portella sono poi a loro volta sotto la tutela dei punti di fuoco sui monti di Roccaraso da un lato e del monte Calvario-Rotella dall’altro lato.

Il Santuario della Madonna della Portella

Il Santuario della Madonna della Portella

Proponiamo una semplice passeggiata ad anello con partenza dal santuario della Madonna della Portella, posto sull’antico valico della statale 17, all’estremità del piano delle Cinque Miglia. La chiesa attuale risale al 1589 ma fu edificata su precedenti luoghi di culto, venerati dagli abitanti dei luoghi vicini, dai pastori che percorrevano il tratturo Celano-Foggia e dai viaggiatori che si avventuravano sugli altopiani. La chiesa è decorata all’interno ed è affiancata da una foresteria che ha ospitato eremiti fino al 1968. Una targa ricorda alcune vittime dei residuati bellici nell’immediato dopoguerra.

Targa-memoriale nel Santuario

Targa-memoriale nel Santuario

Dalla chiesa scendiamo per pochi passi in direzione est, per imboccare subito a sinistra una strada lineare che conduce a Rivisondoli, puntando in direzione del cimitero e della chiesetta di Santa Liberata. Questa strada fu attrezzata dai tedeschi come barriera anticarro preceduta da una fascia di campi minati. Si va ora a sinistra sulla stradina asfaltata che s’infila tra i colli della Portella e il monte Calvario. Il primo tratto, non molto piacevole, è presidiato da vecchie cave dismesse, magazzini e depositi di materiali, edifici rurali e piccoli allevamenti. Più avanti il percorso raggiungerà la conca di Pantaniello e diventerà molto più piacevole e riposante. Conviene comunque lasciare la strada molto prima, all’altezza di un fontanile dismesso, prima di una grande cava. Prendiamo a sinistra una stradina sterrata sale in breve a una selletta. Ci troviamo di fronte a inaspettati campi d’altura ancora coltivati.

Camminamento e ricovero

Camminamento e ricovero

Dalla selletta saliamo sul cocuzzolo a nord (quota 1301), su cui poggia un traliccio dell’alta tensione. Qui troviamo i resti di una nitida postazione, formata da una sinuosa trincea sommitale che conduce al ricovero scavato nella roccia, un tempo rivestito di assi di legno, corazzato e coibentato per resistere alle rigide temperature esterne.

Trincea

Trincea

Ridiscesi alla selletta si sale ora a percorrere la linea di cresta del colli della Portella, seguendo la direzione sud-est. Su ognuno dei cocuzzoli successivi troveremo analoghe postazioni difensive, articolate in un camminamento e un ricovero. Il colle più alto (quota 1331) è un punto di osservazione sul Prato tra Rivisondoli e Roccaraso e sulla prima linea tedesca, con il monte Tocco al centro.

Resti di postazione

Resti di postazione

Scendendo ora in direzione del santuario, traversiamo un vallo naturale munito di piazzole di artiglieria, probabilmente antiaerea. Poco dopo si trova un interessante stazzo pastorale, dotato di casetta, recinti per gli ovini, mungitoio ad anello, fontanile e vasca di lavaggio delle pecore (Stazzo Quado Silvestre, 1292 m). Una nuova postazione trincerata si trova alle spalle del piccolo calvario di tre croci, del campaniletto e della scalinata di accesso al santuario della Portella. La passeggiata ad anello richiede circa due ore e mezzo di tempo, con un dislivello limitato a poco più di cento metri.

Lo stazzo Quado Silvestre

Lo stazzo Quado Silvestre

 

Per approfondire

Visita la sezione del sito dedicata alla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

Le vicende di Roccaraso durante la seconda guerra mondiale sono ricostruite da Ugo del Castello nel suo “1943 – Roccaraso Kaputt!”, scaricabile liberamente dal sito http://www.roccarasozoom.it/. Per la cartografia si consiglia “Altipiani Maggiori d’Abruzzo”, carta pubblicata in scala 1:25.000 dalle Edizioni Il Lupo.

(La ricognizione del percorso è stata effettuata il 14 aprile 2016)