Armenia. Le chiese del lago

Il lago Sevan è immenso. È un lago di montagna, a quasi duemila metri di quota ed è il più grande del Caucaso, con i suoi 80 km di lunghezza. Ben ventotto tra fiumi e torrenti lo alimentano come immissari, mentre uno solo ne è l’emissario, il fiume Hrazdan. Ha una storia tormentata, vissuta nel continuo conflitto tra le esigenze della protezione ambientale e le tentazioni di sfruttamento industriale. La spiaggia settentrionale si trasforma d’estate in una riviera turistica affollata e rumorosa. Ma proprio qui, sulla cresta di un’esile penisoletta che si allunga tra le acque, sorge un magnifico complesso di chiese armene, che dal nome del lago è denominato Sevanavank.

Il lago Sevan

Al termine della lunga scalinata che dalla riva turistica risale alla punta della penisola, una bella terrazza panoramica si affaccia sul lago. Alle spalle si alza la prima chiesa, dedicata agli Apostoli (Surp Arakelots).

La chiesa dei Santi Apostoli

È una piccola costruzione in basalto grezzo e tufo levigato del nono secolo. Ha la pianta a croce, un’alta cupola centrale, tre absidi “a trifoglio” e una sagrestia. A fianco sono le basi dell’antico monastero, oggi distrutto, con le celle dei monaci. Risalendo il pendio troviamo le tracce del gavit, il nartece andato distrutto.

La chiesa della Madre di Dio

Subito dopo si alza la grande chiesa dedicata alla Madre di Dio (Surp Astvatsatsin), con le sue tre absidi e la sagrestia.

La mappa di Sevanavank

Salendo ancora sin sulla sommità della collina diventano visibili le fondamenta delle tre navate della chiesa più antica, dedicata a San Harutiun. Questa chiesa sarebbe stata costruita da San Gregorio Illuminatore nel 305 sulle basi di un preesistente tempio pagano.

La lastra scolpita con la vita di Gesù

Nel recinto del complesso monastico si trovano numerose lastre tombali e croci intagliate nella pietra (khachkar). Una di queste khachkar è conservata nella chiesa della Madre di Dio e propone un compendio della vita di Cristo in immagini scolpite nella pietra. La scena più rilevante è quella centrale con la crocifissione di Gesù: le croci armene sono diffusissime ma in questo caso si tratta di una delle rarissime khachkar che propone la figura di Gesù inchiodato sulla croce. Il registro verticale di destra dedica tre immagini alla Madonna con il bambino in braccio, alla mangiatoia della natività con il bue e l’asino e ai tre re magi in visita al bambino. Il riquadro sotto la crocifissione descrive l’anastasis, ovvero la discesa di Gesù agli inferi e la liberazione dei giusti dell’antico testamento.

Cristo in maestà

I quadri delle fascia orizzontale superiore e del registro verticale di sinistra descrivono la seconda parusia e il giudizio universale. Vediamo la scena della maestà del Cristo, seduto sul trono e benedicente, affiancato dai simboli dei quattro evangelisti (l’aquila, il bue, il leone e l’angelo). Segue il volto del giudice tra gli astri che si spengono, mentre gli angeli tubicini suonano la tromba del giudizio. La scena successiva è la psicostasia, ovvero la pesatura sulla bilancia a doppio piatto delle opere buone e cattive dei risorti, con il demonio che tenta di falsare l’esito agganciando il piatto con un rampino. L’ultima scena vede i dannati rinchiusi nella prigione dell’inferno. Particolare curioso e ripetuto è quello delle lunghe trecce che scendono dal capo di Gesù in croce, agli inferi e in maestà.

Sevanavank

(Ho visitato Sevanavank il 2 luglio 2018)

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Georgia. Il Giudizio universale di Vardzia

Vardzia fu scavata nel millecento, su iniziativa del re georgiano del tempo, con l’idea di mimetizzare nella roccia un presidio di soldati a controllo della vicina frontiera. Quando la frontiera si allontanò e vennero meno le ragioni di sicurezza, la figlia del re, l’amatissima regina Tamar, ne allontanò i soldati e la trasformò in una ‘città sacra’, popolata da centinaia di monaci. Nell’epoca d’oro della Georgia Vardzia divenne così un bastione della spiritualità georgiana alla frontiera orientale del mondo cristiano. Il cuore della città dei monaci è la chiesa dell’Assunzione (o della Dormizione) di Maria.

La chiesa di Vardzia

L’interno della chiesa stupisce per la precisione e la regolarità dello scavo che riproduce il modello delle chiese costruite. Gli affreschi che rivestono le pareti interne e la facciata esterna raccontano la storia della salvezza. Il vestibolo esterno addossato alla facciata (esonartece) è una galleria aperta sulla valle. Notevole è il dipinto che riveste interamente la facciata esterna, comprese le sue propaggini laterali e la volta. Un grande Giudizio universale è stato ingegnosamente adattato a tutti gli spazi disponibili. Il tempo e l’esposizione ne hanno ridotto la leggibilità, ma l’impianto generale resta evidente e mostra le sue radici bizantine.

Il signum crucis compare in cielo

Sulla volta sono descritte le scene celesti. La croce, segno di salvezza per l’umanità, compare in cielo, trasportata dagli angeli in volo.

Gli angeli arrotolano il firmamento

Il tempo è concluso e gli angeli riavvolgono il firmamento stellato.

Il tribunale celeste degli apostoli

Il tribunale celeste degli apostoli e i cori degli angeli affiancano il giudice che presiede il giudizio universale.

L’etimasia e la psicostasia

L’etimasia, ovvero la scena del trono vuoto e degli intercessori, costituisce la ‘figura’ del giudice. Sotto il trono c’è la bilancia a doppio piatto che pesa le opere buone e quelle cattive compiute dagli uomini. Attorno alla pesatura si scatena il contrasto tra gli angeli e i diavoli per il possesso delle anime.

Gli angeli trombettieri

Gli angeli trombettieri risvegliano i morti e li chiamano al giudizio.

I risorti davanti al giudice

Al giudizio finale sono anche chiamati tutti i popoli della terra e i diversi gruppi di fedeli, individuati dalle rispettive insegne. I risorti attendono il verdetto del giudice in merito alla loro salvezza o dannazione.

Le belve e i mostri marini restituiscono i corpi divorati

Insieme con i risorti che erano stati inumati nella terra, tornano in vita i morti di terra e di mare. I predatori terrestri e i mostri marini restituiscono alla vita i poveri resti umani che avevano divorato.

I dannati avvolti nelle spire dei serpenti

Il destino dei dannati si compie. Essi vengono reclusi all’inferno dove diventano preda di viscidi serpenti.

Il corteo dei beati

Sull’altro versante, i beati s’incolonnano in corteo verso i luoghi del refrigerio e della gloria.

Il Paradiso

Il paradiso terrestre, vigilato dal cherubino armato di spada, riapre i suoi battenti al popolo dei beati. All’ombra dell’albero della vita il patriarca Abramo accoglie nel suo grembo Lazzaro e i beati.

Georgia. Il Giudizio universale nella cattedrale di Svetitskhoveli

Il grande affresco del Giudizio universale che si trova all’interno della cattedrale di Svetitskhoveli, sulla parete di destra, segue il modello bizantino di rappresentazione della seconda venuta del Signore sulla terra per giudicare l’umanità.

Il Giudizio universale di Svetitskhoveli

Il cuore del dipinto è il grande cerchio che racchiude l’immagine del giudice. Gesù siede sul trono e giudica l’umanità risorta accogliendo i beati col gesto benedicente della mano destra e respingendo i dannati col gesto della mano sinistra. Il cartiglio che regge in mano riporta un versetto del Deuteronomio: “Ora vedete che io, io lo sono e nessun altro è dio accanto a me. Sono io che do la morte e faccio vivere; io percuoto e io guarisco” (32,39). Egli è attorniato dai serafini, gli angeli che hanno sei ali e sono contraddistinti dal color rosso fuoco per la loro prossimità a Dio. Segue il Tetramorfo, con i simboli dei quattro evangelisti: l’aquila di Giovanni, l’angelo di Matteo, il bue di Luca e il leone di Marco.

Il giudice, gli evangelisti, gli angeli e il firmamento

Il primo cerchio riporta le parole del salmo 148: “Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto dei cieli. Lodatelo, voi tutti, suoi angeli, lodatelo, voi tutte, sue schiere. Lodatelo, sole e luna, lodatelo, voi tutte, fulgide stelle”. Il secondo cerchio raffigura le schiere degli angeli che lodano il Signore. Vi compaiono gli angeli dei diversi cori, con il bastone in mano, il baculus viatorius dei messaggeri celesti. Essi sono identificabili dai loro attributi: in alto è l’arcangelo Michele con il globo crucigero; in basso sono i Troni, che hanno la forma di ruote, secondo la visione di Ezechiele. Il cerchio successivo descrive il firmamento, con il sole in alto, la luna in basso, le stelle dorate e i simboli delle costellazioni celesti dello zodiaco (l’ariete, il toro, i gemelli, il cancro, il leone, la vergine, la bilancia, lo scorpione, il sagittario, il capricorno, l’acquario e i pesci). Il bordo esterno indica che il cielo viene arrotolato per significare la fine del tempo e l’inizio dell’eternità.

La sezione del dipinto collocata in alto a sinistra descrive la risurrezione dei morti ispirata al passo dell’Apocalisse: “il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi” (20,13). Vediamo così nel registro più alto la risurrezione dei morti sulla terra e nel registro sottostante la risurrezione dei morti in mare. Queste scene mostrano una straordinaria capacità di rappresentazione immaginaria dei due regni e costituiscono un’antologia di zoologia reale e di teratologia fantastica.

Il mare restituisce i suoi morti

L’elegante felino bianco sui flutti è l’apocalittica bestia che viene dal mare, che “aveva sette teste, era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella del leone” (13,2). Vediamo ai quattro angoli del mondo marino i quattro venti apocalittici (7,1) che soffiano furiosamente e creano le tempeste. I velieri colati a picco durante gli uragani marini ritornano a galla e restituiscono i corpi degli annegati. Tra le onde marine spiccano i grandi cetacei, gli squali, le piovre, i leoni e i serpenti marini che rigettano i poveri resti umani da loro ingoiati.

I predatori terrestri restituiscono i corpi divorati

Sulla terra si muove il possente dragone apocalittico dalle sette teste (12,3). Tutto il paesaggio terrestre è un mondo infido, popolato di feroci felini, draghi, serpenti, basilischi e chimere che nell’ultimo giorno rilasciano gli uomini divorati, restituiti alla vita.

Il giudizio dei popoli

La sezione di destra dell’affresco presenta purtroppo una larga lesione. Il gruppo sottostante è il corteo dei popoli che attendono di essere giudicati. Il senso di queste presenze va ricercato nell’universalità del giudizio, al quale saranno chiamate tutte le genti. La fonte è il vangelo di Matteo (24,30): “Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria”.

I beati

Il registro inferiore descrive i diversi gruppi dei beati. Il corteo è aperto dai monaci che reggono il modello della chiesa. Seguono i santi guerrieri, gli alti dignitari, le donne sante.

San Gimignano. La visione dell’Aldilà nella chiesa di San Lorenzo in Ponte

La chiesa di San Lorenzo in Ponte a San Gimignano non è certo appariscente nel suo modesto e dignitoso aspetto romanico. Ma come tanti scrigni dall’involucro anonimo nasconde un interno sfolgorante di affreschi. A realizzarli fu Cenni di Francesco di Ser Cenni, pittore fiorentino della scuola dell’Orcagna. L’incarico gli venne nel 1413 dal Rettore della chiesa Niccolò Salvucci. Poi la chiesa conobbe un lungo tempo di umiliazione e di degrado. Fu prima trasformata in cantina con frantoio e tinaia. Subì poi l’onta del rimessaggio, riducendosi a magazzino di calce e laterizi, di cereali e di legname. Fino alla rinascita del 1929 e alla riapertura al pubblico nel 2018.

L’interno di San Lorenzo in Ponte

Il restauro nulla ha potuto contro le offese causate dall’uso improprio e la perdita di intere parti degli affreschi, ma ci ha restituito la freschezza e la vivacità delle immagini di Cenni. Gli affreschi rivestono, sia pure con larghe lacune, la parete sinistra e quella di fondo (Inferno, Purgatorio, Paradiso, Giudizio); sulla parete di destra resta il ciclo dedicato a San Benedetto e alcuni frammenti di ispirazione dantesca. Meglio conservate sono le immagini che decorano il portico (Crocifissione, Santi, Madonna con Bambino, Trionfo della morte).

Il Giudizio finale

Il Giudizio finale

La scena del Giudizio finale si dispiega sulla parete absidale e si articola su due registri. In alto vediamo Cristo che varca i cieli e siede in giudizio sull’arco dell’iride. Lo affianca la madre Maria, nel ruolo di interceditrice. Dalla mandorla, sostenuta da un duplice cerchio di ardenti Serafini e di Cherubini a sei ali, traspare la luce sfolgorante dell’empireo.

L’orchestra celeste

Il cerchio si allarga agli angeli delle diverse gerarchie. Si riconoscono i Troni con gli specchi e le Potestà con gli scudi. Due angeli della fanfara celeste suonano le lunghe trombe che chiamano i morti a risorgere nell’ultimo giorno. E vi è poi l’orchestra celeste, composta dagli strumentisti e dai coristi, che intona gli inni paradisiaci sulle note dell’arpa, dei flauti, del violino, della chitarra e dell’organo.

Gli apostoli Giacomo, Pietro, Giovanni e Andrea

Nel registro basso vediamo il Tribunale celeste, formato dai dodici apostoli seduti su una lunga panca. Gli apostoli sono identificati da alcuni loro attributi come le chiavi per Pietro, il bastone da pellegrino per Giacomo il maggiore, il coltello per Bartolomeo, la croce per Andrea o la penna per San Giovanni evangelista.

Il Paradiso

Il Paradiso

Quel che resta della visione del Paradiso occupa la parete sinistra del presbiterio. Il Paradiso ha la forma urbana di una torre della Gerusalemme celeste, da cui promana una calda luce dorata. Le anime degli eletti ne salgono le scale, saltando persino i gradini per l’impazienza, puntando alle terrazze e alle logge abitate dagli angeli. All’ingresso vediamo San Pietro, nel suo tradizionale ruolo di portinaio, che ha in mano le chiavi ricevute da Gesù per aprire il regno dei cieli: egli accoglie le anime dei beati che hanno sul capo le corone di fiori distribuite dagli angeli. Vediamo anche l’arcangelo Michele, con le sue insegne della spada e del globus cruciger, ritratto in un rigoglioso giardino, accanto a un alto giglio; le lacune del dipinto non consentono di precisarne la funzione, che potrebbe tuttavia essere quella di accogliere le due anime provenienti dal Purgatorio. In alto vediamo un gruppo di santi: il primo è San Girolamo, con l’abito cardinalizio, la penna e il libro della Vulgata; il secondo ha la dalmatica da diacono e potrebbe essere il protomartire Stefano; il terzo, pur privo del capo, è certamente San Giovanni Battista, il precursore, ritratto col dito indice puntato verso Gesù e il cartiglio con la scritta “Ecce Agnus Dei”.

L’Inferno

L’Inferno

La descrizione dei luoghi di punizione dei dannati occupa tutta la parete sinistra della chiesa. L’Inferno ha l’aspetto di un baratro sotterraneo che comunica in alto con l’esterno grazie a un’apertura circolare. Sette pozzi verticali mostrano una griglia alveolare di vani rupestri e di cubicula scavati nella roccia, formicolanti di dannati e di diavoli torturatori. I pozzi verticali sono destinati alla punizione dei peccatori schiavi dei sette vizi capitali. Questi ultimi sono individuati dai cartigli in alto e sono disposti nell’ordine fissato dall’acronimo “saligia”: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e accidia. Il pozzo della Superbia, primo a sinistra, è andato completamente perduto; resta solo un diavoletto, dal viso cattivo, appollaiato in agguato su uno spalto roccioso.

La punizione dell’Avarizia

Ben conservato è il pozzo dell’Avarizia, strutturato in tre scenette sovrapposte. Nella prima, un demonio costringe gli avari a inginocchiarsi e si accanisce su un cardinale togliendogli la berretta e strappandogli il sacchetto delle monete appeso al collo. Nella seconda scena due diavoli puniscono un usuraio: questi è tormentato dal morso sanguinoso dei serpenti ed è costretto a ingurgitare un mestolo di oro fuso. Nella scena in basso un diavolo frusta un gruppo di avari con un flagello formato dalle scarselle loro sottratte e li avvia al loro triste destino tra le fiamme. Si riconoscono donne velate, cardinali, vescovi, mercanti e religiosi tonsurati.

Il demone-gallo

Alla punizione della Lussuria sono dedicate due scene. In alto vediamo un demonio con il volto di un gallo, con cresta, becco e bargigli, facile sinonimo dell’alterigia e della frenesia copulatoria. Insieme con un suo collega artiglia una coppia lussuriosa e con una torcia fiammeggiante brucia loro i genitali.

La punizione della Lussuria

In basso vediamo diavoli e serpenti accanirsi contro un gruppo di quattro donne. Alla prima un diavolo morde il seno. L’anziana ruffiana dai seni cadenti è morsa dalle serpi. Un lungo serpente avvolge nelle sue spire una mondana che si ammira nello specchio. E un diavolo attira a sè una bella dama tirandola per la lunga treccia bionda, suo strumento di seduzione.

La punizione dell’Ira

Nel quarto pozzo sono tormentati i peccatori dell’Ira. Le scene superstiti mostrano una rissa tra un iracondo dai capelli ritti e un diavolo che lo graffia e lo prende a pugni, cui segue un drago che azzanna il capo di una ragazza. In basso vediamo il corteo dei dannati che si avvia verso il fondo dell’inferno.

La punizione della Gola

I peccatori della Gola, nel quinto pozzo, sono puniti con la classica pena del contrappasso. Gli amanti smodati del cibo e gli ingordi ghiottoni di succulenti arrosti sono infilzati dai diavoli su uno spiedone e arrostiti sul fuoco come porchette. I bevitori intemperanti e gli alcolisti beoni sono allettati dai diavoli con un bicchiere di vino rosso ma finiscono stritolati sotto il peso di una grande botte e costretti, con un imbuto in gola, a trangugiare quantità indesiderate di vino versato da una botticella.

La punizione dell’Invidia

Nel sesto pozzo è punito il vizio capitale dell’Invidia. Agli invidiosi vengono mostrati quei tesori che sono stati oggetto del loro desiderio e che avrebbero voluto per sé pur non avendone diritto. I diavoli puniscono poi l’occhio concupiscente, la gelosia malevola, la bocca maldicente e velenosa.

Nel settimo pozzo è punito il peccato di Accidia. Le immagini residue non consentono di osservare le pene degli accidiosi e mostrano solo qualche brandello di diavolo e di corpi umani.

Il Purgatorio

La liberazione delle anime del Purgatorio

Nel cuore dell’Inferno il pittore ha inserito una scena con l’immagine del Purgatorio e della liberazione delle anime purificate. Vediamo due personaggi aureolati che scendono dal cielo su una nuvola e si aprono un varco nella caverna infernale. I due messi celesti entrano in una grotta, dove si vedono fiammelle ma non ci sono diavoli, e afferrano per il polso due anime liberandole dal fuoco purgatorio. Alcuni angeli sono pronti a ricevere le anime su un candido velo per condurle in cielo. Un’interpretazione possibile, sulla base di una leggenda assai diffusa nel Medioevo e legittimata da Dante nel suo Purgatorio (X,73-93), vede nei due personaggi aureolati San Lorenzo, titolare della chiesa, e Papa Gregorio Magno col triregno. I personaggi liberati sarebbero l’imperatore Traiano e una donna. Nella leggenda Papa Gregorio era venuto a conoscenza di un atto di umiltà e giustizia compiuto dall’imperatore pagano che, pur in procinto di partire per una spedizione, ascoltò la preghiera di una vedova in lacrime cui era stato ucciso il figlio e che chiedeva un atto di giustizia. Commosso da questo gesto, Gregorio pregò intensamente per la salvezza di Traiano fino a ottenerla.

L’Inferno dantesco

L’Inferno dantesco

Gli affreschi che coprivano la parete destra della chiesa sono andati perduti. I pochi frammenti rimasti farebbero ipotizzare una descrizione dell’Inferno di Dante Alighieri, sulla base delle assonanze con l’analogo dipinto di Nardo di Cione nella cappella Strozzi di Santa Maria Novella a Firenze. Nella scena tratta dal settimo cerchio dell’Inferno dantesco Cenni dipinge i tiranni violenti che affogano in un lago di sangue circondato e vigilato da centauri armati che scoccano frecce dai loro archi. Un frammento di affresco in alto cita gli eresiarchi del sesto cerchio e mostra il vasto incendio che avvampa di fiamme le tombe scoperchiate da cui si sollevano gli eretici. Un altro frammento mostra un cardinale e un religioso che spingono macigni.  Si tratta di una scena del quarto cerchio dantesco con la punizione degli avari e dei prodighi: sorvegliati dal demone Pluto, divisi in due schiere contrapposte, essi rotolano enormi macigni, spingendoli con il petto e scontrandosi tra di loro. Le mura merlate che difendono la città di Dite sono un’altra chiara citazione dell’Inferno dantesco.

Il trionfo della morte

Particolare del Trionfo della morte.

Cenni completa la visione dei quattro Novissimi con la descrizione del Trionfo della morte su una parete laterale del portico. Di questa scena molto popolare nella cultura medievale ci è rimasta solo la sezione di destra. Un gruppo di giovani nobili spensierati è in lieta conversazione in un ameno boschetto. I cagnolini giocano ai loro piedi. I musici accompagnano i conversari con le note di una chitarra e di un salterio. Il giovane con un falcone in pugno richiama una scena di caccia. Delle scene macabre che si svolgerebbero nella scomparsa sezione di sinistra restano solo le punte dei piedi dei cadaveri.

Eichstätt. Le scene del Giudizio sulle pareti del Mortuarium

Eichstätt è una piacevole città della Baviera. I numerosi turisti che la visitano e gli studenti che ne frequentano l’Università Cattolica apprezzano particolarmente le belle passeggiate sul colle e sulle rive dell’Altmühl, il simpatico trenino-navetta, la fortezza di Willibald sullo sperone roccioso del Giura, i musei e il giardino dell’Hortus Eystettensis, la settecentesca piazza barocca progettata da Gabriel Gabrieli, la grande Cattedrale con il chiostro, l’Abbazia di santa Walburga. Alla ricerca di immagini dell’Aldilà noi ci rechiamo invece in un luogo segreto e raccolto, che trasmette le memorie mortali degli ecclesiastici del passato e che è quindi luogo di storia aristocratica, storia della chiesa e storia della fede. Il Mortuarium è una delle creazioni spaziali più belle e suggestive dell’architettura tardo gotica della Baviera. Questa sala a due navate, dove lo spazio è equilibrato e solenne, fu inaugurata nel 1498 come luogo di sepoltura dei canonici della cattedrale. Le lastre tombali sul pavimento e gli epitaffi sulle pareti raccontano secoli di storia.

La vetrata del Giudizio di Holbein

La vetrata di Holbein

L’opera d’arte più nota del Mortuarium è la vetrata del Giudizio universale, realizzata nel 1505 nell’officina di Gumpolt Giltlinger su disegno di Hans Holbein il Vecchio. I colori vivacissimi, lo stile a cavallo tra il tardo gotico e il rinascimento, il contrasto tra le drammatiche scene infernali e la visione eterea del Cielo, sono le sue note caratteristiche. Gesù, seduto sull’arcobaleno, pronuncia la duplice sentenza di salvezza e di dannazione. Il giudizio favorevole è simbolizzato dalla sua mano benedicente e dal giglio che esce dalla sua bocca; il giudizio di condanna è invece simbolizzato dalla mano che respinge e dalla spada a doppio taglio. Gli angeli trombettieri chiamano i morti alla risurrezione e i due intercessori, la madre Maria e Giovanni Battista, si appellano alla misericordia del Giudice. Particolare curioso sono i due angeli che si sono caricati dei pesanti strumenti della passione di Gesù, tra cui la croce e la colonna della flagellazione.

Il Paradiso e l’Inferno

Una guerra si scatena in cielo tra gli angeli e i diavoli per disputarsi il possesso delle anime dei risorgenti. A sinistra i risorti destinati alla beatitudine formano un lungo corteo dietro al vessillo di Cristo e si dirigono verso la porta d’ingresso della Gerusalemme celeste. Il corteo dei dannati si dirige invece verso la bocca di un grottesco Leviatano infernale, guidato da parodico diavolo alfiere e da un panciuto demonio trombettiere. Tra i costernati dannati si notano un papa, un re, un cardinale, un vescovo, una dama scollacciata e un usuraio che stringe gelosamente il sacchetto delle sue monete.

L’Epitaffio dell’Abate

L’Epittaffio dell’Abate Truchsess

Sulla parete meridionale spicca una lastra sepolcrale con un’immagine scolpita del Giudizio universale. Si tratta dell’Epitaffio realizzato nel 1536 per l’Abate Georg Truchsess von Wetzhausen. La descrizione del Giudizio finale non presenta particolare originalità. Più interessanti sono invece le numerose iscrizioni latine che la arricchiscono. La scritta esterna invita i visitatori superstiti a un comportamento saggio e a prevedere quanto terribile possa essere la venuta del giudice e quanto terribile la sua sentenza; chiede misericordia per tutti, buoni e cattivi, ricordando ai superbi che essi sono destinati a finire in polvere. La scritta centrale invita a pensare al suono della tromba del giudizio che annuncerà il giorno dell’ira. La conclusione è moraleggiante sul destino dell’uomo: quid valet hic mundus, quid gloria, quidve triumphus, post miserum funus, pulvis et umbra sumus (a che vale questo mondo, la gloria e il trionfo; dopo la misera fine saremo polvere e ombra).

La lunetta del Giudizio

La lunetta del Giudizio finale

Sulla parete all’ingresso del Mortuarium è murata una lunetta con una descrizione a rilievo di un affollato Giudizio finale. Al centro il Giudice siede sull’arcobaleno e pronuncia la sua sentenza mostrando le ferite della crocifissione. Una folla di angeli sorregge la mandorla, suona le trombe del giudizio ed esibisce gli strumenti della Passione. I due intercessori in ginocchio si appellano alla misericordia del giudice. In basso è la scena della risurrezione dei morti. A sinistra vediamo i risorgenti accolti dagli angeli incamminarsi verso le architetture della città celeste. Qui San Pietro apre loro la porta del Paradiso.

L’Inferno

A destra sono descritte le pene dell’Inferno. I diavoli scaraventano i dannati nella caldaia arroventata dal fuoco. Un avaro con la borsa dei denari appesa al collo è legato su una panca e costretto a trangugiare un mestolo di metallo fuso. Un diavolo dal becco adunco azzanna un dannato e agguanta da un lato un accidioso e dall’altro un iracondo autolesionista che si pugnala sul petto. Gli altri dannati finiscono nella bocca del Leviatano infernale, insieme con un re coronato (Erode?) e Giuda impiccato. Appollaiato sul muso del drago, un demonio accoglie i dannati col suono della sua tromba.

Ulm. Immagini del Giudizio finale e degli angeli ribelli

Il Duomo di Ulm, iniziato nel 1377, deve la sua notorietà soprattutto alla torre campanaria alta 161 metri, pubblicizzata come il campanile più alto del mondo. Chi ha fiato e gambe per salirne i 768 gradini che conducono in cima viene ricompensato da un eccezionale panorama sulla città attraversata dal Danubio. Visitandone l’interno si percepisce come essa nasca dal contributo dell’intera comunità urbana e delle sue famiglie più facoltose. Si possono valutare le trasformazioni esito della Riforma del 1530. Si possono ammirarne le opere d’arte con un certo sollievo, pensando che la chiesa fu miracolosamente risparmiata dalle bombe alleate dell’ultima guerra mondiale. Il percorso che proponiamo in Duomo seleziona tre scene del giudizio universale (un dipinto, una scultura e una vetrata) e due immagini della caduta degli angeli ribelli.

L’arco del Giudizio universale

 

L’arco del Giudizio universale

Una maestosa rappresentazione del Giudizio universale riveste l’arco trionfale che separa la navata dalla zona presbiteriale del coro e dell’abside. L’opera fu commissionata dal Consiglio comunale di Ulm, ebbe come mecenate i Rottengatter, una famiglia di agiati mercanti, e fu realizzata nel 1471 da Hans Schüchlin, un pittore locale. Una superficie dipinta di 145 mq e una folla di 130 personaggi collocano questo dipinto tra quelli di maggiore estensione in Germania.

In alto, al centro della raffigurazione, 42 metri sopra l’osservatore, Cristo si mostra come giudice universale; è seduto sull’arcobaleno, all’interno della mandorla, e poggia i piedi sul globo terrestre; mostrando le piaghe della passione benedice con la mano destra gli eletti e respinge col palmo aperto della mano sinistra i dannati. Il cartiglio riproduce la sentenza “venite benedicti patris mei”.

Il primo registro orizzontale dell’affresco raffigura gli intercessori, il tribunale celeste, i patriarchi e i profeti. La madre di Gesù e il precursore Giovanni Battista sono inginocchiati ai piedi del Giudice e ne invocano un giudizio di misericordia.

Il Paradiso

Gli apostoli siedono sui troni della corte di giustizia. Nell’ordine, da sinistra a destra, si riconoscono Giacomo il Maggiore (con la spada), Tommaso (con la lancia), Filippo (con la croce a T), Simone (con la sega), Matteo (con la spada, il libro e la borsa), Pietro (con le chiavi e il cartiglio “iudicia tua manifesta”), Andrea (con la croce, il libro e il cartiglio “salus deo nostro”), Giovanni (con il calice), Paolo (con la spada), Bartolomeo (con il coltello), Giacomo il minore (con il bastone) e Mattia (con l’alabarda). Dietro gli apostoli si affollano i profeti e i patriarchi: tra questi è ben riconoscibile Mosè, con i corni di luce sul capo.

Il secondo registro orizzontale accoglie i santi e le sante di Dio. Al centro è il gruppo delle donne sante: vi si riconoscono Caterina (con la corona di regina), Dorotea (con il cesto di fiori e frutti), Agnese (con l’agnello), Barbara (con il calice e l’ostia) e Orsola (con la freccia). Tra i santi, accanto ai papi, ai vescovi, ai cardinali e ai monaci, si riconoscono Sebastiano (con la freccia), Giorgio (con le armi), Stefano (con le pietre), Nicola di Mira (con le tre palle). La scena successiva, separata in due parti dall’apice dell’arco, descrive la risurrezione dei morti al suono delle trombe degli angeli tubicini. I cartigli del gruppo di angeli a sinistra contengono le scritte “Ecce dominus venit”, “filius venit” e “omnes sancti angeli cum eo”. I cartigli degli angeli di destra, sul versante dei dannati, recitano “iustum iudicium”, “surgite mortui”, “separate vos impii” e “tempus amplius non erit”. I risorgenti di sinistra, ancora rivestiti dai sudari mortali, manifestano con la preghiera la loro riconoscenza per la salvezza; a destra, invece, i risorti dannati manifestano la loro contrarietà e costernazione, mentre sono già artigliati dai diavoli.

I dannati

Lo scorcio dell’arco a sinistra descrive il Paradiso. I risorti destinati alla beatitudine si incolonnano nel corteo guidato dagli angeli che si dirige alla porta della città celeste; risalgono poi le scale della torre e affollano le terrazze, allietati dalla musica angelica. Sul fronte opposto il corteo dei dannati è sospinto dai forconi dei diavoli e precipitato nella bocca del Leviatano infernale. Alcuni dannati mostrano i segni del loro vizio: la bilancia falsificata del commerciante, il sacchetto delle monete dell’usuraio, i dadi e le carte da gioco dei bari, i libri degli eretici. Un gigantesco Lucifero accoglie tra le sue grinfie le gerarchie terrene (re, principi, papi, cardinali e vescovi), i lussuriosi e i due gruppi etnici dei musulmani e dei giudei. I demoni hanno aspetto teratologico, deformazioni fisiche e occhi allucinati, e sono accompagnati da aggressivi serpenti.

Il portale del Giudizio

Il portale del Giudizio

Sul fianco destro del Duomo si apre il portale del giudizio. Nel timpano è scolpita una scena del Giudizio universale, risalente al 1360 e proveniente dalla primitiva chiesa parrocchiale extramoenia di Ulm.

Il timpano del portale del Giudizio

Il Giudizio è descritto in due registri sovrapposti. In alto appare il Giudice seduto su un doppio arcobaleno: ha un nimbo dorato; mostra la ferita del costato; benedice i beati con il gesto della mano destra e respinge i dannati con il palmo aperto della mano sinistra; pronuncia il giudizio simbolizzato dalla spada che gli esce dalla bocca. Intorno a lui quattro angeli mostrano gli strumenti della passione: la croce, i chiodi, la corona di spine e la colonna della flagellazione. Sono poi ritratti in ginocchio i due intercessori oranti: Maria, la madre di Gesù e Giovanni Battista che indossa un vistoso mantello eremitico. Il registro basso è articolato in tre scene. Al centro quattro angeli suonano le loro lunghe trombe e chiamano i morti alla risurrezione: i teschi e i cadaveri riprendono vita e si sollevano dai loro sepolcri. A sinistra i risorti esprimono la loro gioia e si incolonnano, guidati da un angelo, verso la Gerusalemme celeste. Pietro apre con le chiavi la città turrita del Paradiso e vi introduce gli eletti (i primi sono un papa e un re), accolti dalla musica degli angeli. A destra vediamo i dannati, sgomenti, costretti a incolonnarsi in catene, spinti da un angelo con la spada sguainata e trascinati da un diavolo: li attende la gola del Leviatano infernale.

Le cinque vergini prudenti

Il portale è incorniciato da un fregio dipinto che raffigura le cinque vergini prudenti, con le lampade accese, e le cinque vergini stolte con le lampade rovesciate.

La vetrata della Cappella Besserer

La vetrata del Giudizio nella Cappella Besserer

Nella zona absidale, attraverso un varco del coro, si entra nella cappella privata fatta costruire dalla famiglia Besserer. Qui si ammira un gruppo di vetrate di ottima fattura, risalenti al 1430 e opera di Hans Acker, che descrive gli avvenimenti della storia della salvezza. L’ultima vetrata, isolata rispetto alle precedenti, prefigura gli eventi del Giudizio finale. Il registro superiore mostra il Giudice seduto in trono, all’interno della mandorla sostenuta dagli angeli, che pronuncia la sentenza simbolizzata dalla doppia spada che esce dalla sua bocca. Fanno corona a Gesù gli angeli che ostendono i simboli della passione: la croce, la corona di spine, la lancia, la canna, il flagello e la colonna. Il registro centrale mostra i due intercessori e il gruppo degli apostoli; in posizione subordinata sono i santi e le sante, appartenenti a tutte le condizioni sociali. I tre riquadri del registro basso descrivono la risurrezione dei morti al suono della tromba degli angeli tubicini e il duplice corteo dei beati, diretti in Cielo, e dei dannati, incatenati e condotti nella gola del Leviatano infernale.

Lucifero e gli angeli ribelli

Nella prima vetrata della Cappella Besserer, dedicata alla creazione del mondo, un riquadro descrive la guerra intestina che scoppia in cielo tra gli angeli rimasti fedeli a Dio e quelli che si sono ribellati alla sua autorità. Gli angeli fedeli incalzano i ribelli con spade e lance. Il personaggio centrale, vestito di rosso, che ha assunto già le sembianze demoniache è il superbo Lucifero: viene scalzato dal suo trono e precipitato nella gola del Leviatano infernale.

La cacciata di Lucifero

La scena della vetrata (1430) replica un particolare del timpano scolpito del portale centrale (1380).

Il timpano è diviso in tre fasce orizzontali e racconta le storie della Creazione. La fascia in alto inquadra Dio nell’atto di creare la sfera terrestre. Ai lati del rettangolo sono tre piccole scene che mostrano la caduta degli angeli ribelli al cospetto di Dio e i draghi infernali che li attendono.

La cacciata degli angeli ribelli e la creazione del mondo

Bamberga. Fürstenportal, il Portale dei Prìncipi

Bamberga sa essere città molto seducente. I visitatori amano particolarmente le sue atmosfere, il fiume, l’isola, le strade che salgono verso i monumenti più noti. Il suo centro storico è stato inserito dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’Umanità.

Il Portale dei Principi (Fürstenportal)

Una delle opere più ammirate è il Portale dei Principi (Fürstenportal) sul fianco della Cattedrale. Il portale era aperto nel Medioevo solo per le celebrazioni più prestigiose e per accogliervi visitatori eccellenti. Coevo alla Cattedrale, risale al 1237, ed è stato realizzato in stile romanico-gotico da maestranze di diverse scuole. Molte statue, erose dall’inquinamento, sono state sostituite da copie. Gli originali sono in chiesa o nel vicino Museo diocesano.

Il Giudizio universale

Il Giudizio universale di Bamberga

Il timpano del portale contiene una scena del Giudizio universale, celebre per le espressioni sui volti dei suoi protagonisti. Al centro, in una mandorla ovale, Gesù siede sul trono del giudice e mostra le ferite della passione. Le stimmate dei piedi sono amorevolmente curate da sua madre Maria e da un Giovanni Battista che ha la barba e i capelli incolti per la lunga permanenza nel deserto. I due intercessori sono in ginocchio e supplicano la misericordia del giudice.

Il Giudice

Tre angeli mostrano le arma Christi – la croce, la corona di spine e la lancia di Longino –  strumenti della crocifissione di Gesù. Un angelo accompagna al cospetto del giudice due figure regali, probabilmente Enrico II e sua moglie Cunegonda, beatificati e sepolti nella cattedrale. Due figure di risorti si sollevano dalle tombe scoperchiate: la felicità sui visi e le mani giunte in preghiera indicano per loro un destino di beatitudine.

I beati

La stessa espressione di compunta felicità caratterizza i volti del gruppo di beati; uno di loro mostra una contentezza persino euforica e una gioia incontenibile. Del tutto diverse sono le emozioni sul fronte opposto, quello dei dannati. L’animatore della scena è un grottesco diavolo, con lunghe orecchie, uno sberleffo sulla bocca e coppie di ali sui polpacci: ha incatenato un gruppo di sei dannati e li trascina all’Inferno. Vediamo tra loro un re e un vescovo, forse un papa, un usuraio con una sacca piena di monete. I loro volti mostrano la smorfia della disperazione, la costernazione per un destino inaspettato, lo strazio del pianto incontrollato.

I dannati

Appollaiate sugli archivolti, in posizione eccentrica e originale, vediamo due figure. La prima è un angelo tubicino che suona la tromba per svegliare i morti e annunciare il giudizio. La seconda è il patriarca Abramo che accoglie nel suo grembo il povero Lazzaro e le anime dei buoni.

L’angelo trombettiere e il patriarca Abramo

Gli Apostoli e i Profeti

Gli Apostoli e i Profeti (sinistra)

Sulle pareti laterali del portale sono scolpite le figure dei dodici Apostoli che formano il tribunale celeste e fiancheggiano il giudice. Il primo apostolo a sinistra, il più vicino al Cristo, è San Pietro che ha le chiavi del Regno appese al polso e la sua Lettera in mano. Il particolare più sorprendente è tuttavia la posizione degli apostoli che poggiano i piedi sulle spalle dei sottostanti dodici profeti. La gerarchia dei personaggi vuole probabilmente significare che il Nuovo Testamento è comunque fondato sull’Antico.

Gli Apostoli e i Profeti (destra)

L’Ecclesia e la Sinagoga

Ecclesia e Sinagoga

Due colonne ai lati del portale sostengono le statue dell’Ecclesia e della Sinagoga. Queste due immagini simboliche hanno una pluralità di significati (la sposa incoronata e la sposa ripudiata, l’antica e la nuova alleanza di Dio con il suo popolo), ma nel contesto di un Giudizio universale raffigurano rispettivamente i salvati e i dannati. L’Ecclesia rappresenta la Chiesa di Dio riunita intorno alla Parola e all’Eucarestia, il popolo di Dio salvato dal sacrificio di Gesù sulla croce e dalla sua resurrezione. A Bamberga l’Ecclesia è una figura femminile nobile ed elegante, che veste un ampio mantello su di una tunica cinta ai fianchi. Ha sul capo la corona regale e reggeva nelle mani (ora purtroppo mutilate) la croce di Gesù e il calice dell’Eucarestia. Sul suo capo è un baldacchino scolpito con le mura e le torri della Gerusalemme celeste. Alla base della colonna sono scolpiti i simboli dei quattro evangelisti (l’aquila e l’angelo in alto, il leone e il bue al centro) e, in basso, la statua del profeta Ezechiele, nella cui visione compare il Tetramorfo.

A destra c’è la Sinagoga, la personificazione femminile del culto ebraico. La donna ha perduto la corona e il mantello, simboli della regalità, ma pur vestendo ora solo una semplice tunica legata ai fianchi, mostra una postura flessuosa ed elegante che lascia in evidenza la punta dei seni e la forma delle cosce. Il bastone di Mosè che regge nella mano destra è spezzato. Dalla mano sinistra le scivolano via le tavole della vecchia legge mosaica. Ha gli occhi bendati poiché non ha voluto riconoscere Cristo quale Messia. Sul suo capo è un baldacchino con la riproduzione del Tempio. Nella colonna sottostante si vede un diavolo a testa in giù che mette una benda sugli occhi dell’ebreo, volendo così rappresentare la cecità del popolo dell’antica alleanza che non riconosce la legge nuova portata da Gesù.

(Ho visitato Bamberga il 6 maggio 2018)