Eichstätt. Le scene del Giudizio sulle pareti del Mortuarium

Eichstätt è una piacevole città della Baviera. I numerosi turisti che la visitano e gli studenti che ne frequentano l’Università Cattolica apprezzano particolarmente le belle passeggiate sul colle e sulle rive dell’Altmühl, il simpatico trenino-navetta, la fortezza di Willibald sullo sperone roccioso del Giura, i musei e il giardino dell’Hortus Eystettensis, la settecentesca piazza barocca progettata da Gabriel Gabrieli, la grande Cattedrale con il chiostro, l’Abbazia di santa Walburga. Alla ricerca di immagini dell’Aldilà noi ci rechiamo invece in un luogo segreto e raccolto, che trasmette le memorie mortali degli ecclesiastici del passato e che è quindi luogo di storia aristocratica, storia della chiesa e storia della fede. Il Mortuarium è una delle creazioni spaziali più belle e suggestive dell’architettura tardo gotica della Baviera. Questa sala a due navate, dove lo spazio è equilibrato e solenne, fu inaugurata nel 1498 come luogo di sepoltura dei canonici della cattedrale. Le lastre tombali sul pavimento e gli epitaffi sulle pareti raccontano secoli di storia.

La vetrata del Giudizio di Holbein

La vetrata di Holbein

L’opera d’arte più nota del Mortuarium è la vetrata del Giudizio universale, realizzata nel 1505 nell’officina di Gumpolt Giltlinger su disegno di Hans Holbein il Vecchio. I colori vivacissimi, lo stile a cavallo tra il tardo gotico e il rinascimento, il contrasto tra le drammatiche scene infernali e la visione eterea del Cielo, sono le sue note caratteristiche. Gesù, seduto sull’arcobaleno, pronuncia la duplice sentenza di salvezza e di dannazione. Il giudizio favorevole è simbolizzato dalla sua mano benedicente e dal giglio che esce dalla sua bocca; il giudizio di condanna è invece simbolizzato dalla mano che respinge e dalla spada a doppio taglio. Gli angeli trombettieri chiamano i morti alla risurrezione e i due intercessori, la madre Maria e Giovanni Battista, si appellano alla misericordia del Giudice. Particolare curioso sono i due angeli che si sono caricati dei pesanti strumenti della passione di Gesù, tra cui la croce e la colonna della flagellazione.

Il Paradiso e l’Inferno

Una guerra si scatena in cielo tra gli angeli e i diavoli per disputarsi il possesso delle anime dei risorgenti. A sinistra i risorti destinati alla beatitudine formano un lungo corteo dietro al vessillo di Cristo e si dirigono verso la porta d’ingresso della Gerusalemme celeste. Il corteo dei dannati si dirige invece verso la bocca di un grottesco Leviatano infernale, guidato da parodico diavolo alfiere e da un panciuto demonio trombettiere. Tra i costernati dannati si notano un papa, un re, un cardinale, un vescovo, una dama scollacciata e un usuraio che stringe gelosamente il sacchetto delle sue monete.

L’Epitaffio dell’Abate

L’Epittaffio dell’Abate Truchsess

Sulla parete meridionale spicca una lastra sepolcrale con un’immagine scolpita del Giudizio universale. Si tratta dell’Epitaffio realizzato nel 1536 per l’Abate Georg Truchsess von Wetzhausen. La descrizione del Giudizio finale non presenta particolare originalità. Più interessanti sono invece le numerose iscrizioni latine che la arricchiscono. La scritta esterna invita i visitatori superstiti a un comportamento saggio e a prevedere quanto terribile possa essere la venuta del giudice e quanto terribile la sua sentenza; chiede misericordia per tutti, buoni e cattivi, ricordando ai superbi che essi sono destinati a finire in polvere. La scritta centrale invita a pensare al suono della tromba del giudizio che annuncerà il giorno dell’ira. La conclusione è moraleggiante sul destino dell’uomo: quid valet hic mundus, quid gloria, quidve triumphus, post miserum funus, pulvis et umbra sumus (a che vale questo mondo, la gloria e il trionfo; dopo la misera fine saremo polvere e ombra).

La lunetta del Giudizio

La lunetta del Giudizio finale

Sulla parete all’ingresso del Mortuarium è murata una lunetta con una descrizione a rilievo di un affollato Giudizio finale. Al centro il Giudice siede sull’arcobaleno e pronuncia la sua sentenza mostrando le ferite della crocifissione. Una folla di angeli sorregge la mandorla, suona le trombe del giudizio ed esibisce gli strumenti della Passione. I due intercessori in ginocchio si appellano alla misericordia del giudice. In basso è la scena della risurrezione dei morti. A sinistra vediamo i risorgenti accolti dagli angeli incamminarsi verso le architetture della città celeste. Qui San Pietro apre loro la porta del Paradiso.

L’Inferno

A destra sono descritte le pene dell’Inferno. I diavoli scaraventano i dannati nella caldaia arroventata dal fuoco. Un avaro con la borsa dei denari appesa al collo è legato su una panca e costretto a trangugiare un mestolo di metallo fuso. Un diavolo dal becco adunco azzanna un dannato e agguanta da un lato un accidioso e dall’altro un iracondo autolesionista che si pugnala sul petto. Gli altri dannati finiscono nella bocca del Leviatano infernale, insieme con un re coronato (Erode?) e Giuda impiccato. Appollaiato sul muso del drago, un demonio accoglie i dannati col suono della sua tromba.

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Ulm. Immagini del Giudizio finale e degli angeli ribelli

Il Duomo di Ulm, iniziato nel 1377, deve la sua notorietà soprattutto alla torre campanaria alta 161 metri, pubblicizzata come il campanile più alto del mondo. Chi ha fiato e gambe per salirne i 768 gradini che conducono in cima viene ricompensato da un eccezionale panorama sulla città attraversata dal Danubio. Visitandone l’interno si percepisce come essa nasca dal contributo dell’intera comunità urbana e delle sue famiglie più facoltose. Si possono valutare le trasformazioni esito della Riforma del 1530. Si possono ammirarne le opere d’arte con un certo sollievo, pensando che la chiesa fu miracolosamente risparmiata dalle bombe alleate dell’ultima guerra mondiale. Il percorso che proponiamo in Duomo seleziona tre scene del giudizio universale (un dipinto, una scultura e una vetrata) e due immagini della caduta degli angeli ribelli.

L’arco del Giudizio universale

 

L’arco del Giudizio universale

Una maestosa rappresentazione del Giudizio universale riveste l’arco trionfale che separa la navata dalla zona presbiteriale del coro e dell’abside. L’opera fu commissionata dal Consiglio comunale di Ulm, ebbe come mecenate i Rottengatter, una famiglia di agiati mercanti, e fu realizzata nel 1471 da Hans Schüchlin, un pittore locale. Una superficie dipinta di 145 mq e una folla di 130 personaggi collocano questo dipinto tra quelli di maggiore estensione in Germania.

In alto, al centro della raffigurazione, 42 metri sopra l’osservatore, Cristo si mostra come giudice universale; è seduto sull’arcobaleno, all’interno della mandorla, e poggia i piedi sul globo terrestre; mostrando le piaghe della passione benedice con la mano destra gli eletti e respinge col palmo aperto della mano sinistra i dannati. Il cartiglio riproduce la sentenza “venite benedicti patris mei”.

Il primo registro orizzontale dell’affresco raffigura gli intercessori, il tribunale celeste, i patriarchi e i profeti. La madre di Gesù e il precursore Giovanni Battista sono inginocchiati ai piedi del Giudice e ne invocano un giudizio di misericordia.

Il Paradiso

Gli apostoli siedono sui troni della corte di giustizia. Nell’ordine, da sinistra a destra, si riconoscono Giacomo il Maggiore (con la spada), Tommaso (con la lancia), Filippo (con la croce a T), Simone (con la sega), Matteo (con la spada, il libro e la borsa), Pietro (con le chiavi e il cartiglio “iudicia tua manifesta”), Andrea (con la croce, il libro e il cartiglio “salus deo nostro”), Giovanni (con il calice), Paolo (con la spada), Bartolomeo (con il coltello), Giacomo il minore (con il bastone) e Mattia (con l’alabarda). Dietro gli apostoli si affollano i profeti e i patriarchi: tra questi è ben riconoscibile Mosè, con i corni di luce sul capo.

Il secondo registro orizzontale accoglie i santi e le sante di Dio. Al centro è il gruppo delle donne sante: vi si riconoscono Caterina (con la corona di regina), Dorotea (con il cesto di fiori e frutti), Agnese (con l’agnello), Barbara (con il calice e l’ostia) e Orsola (con la freccia). Tra i santi, accanto ai papi, ai vescovi, ai cardinali e ai monaci, si riconoscono Sebastiano (con la freccia), Giorgio (con le armi), Stefano (con le pietre), Nicola di Mira (con le tre palle). La scena successiva, separata in due parti dall’apice dell’arco, descrive la risurrezione dei morti al suono delle trombe degli angeli tubicini. I cartigli del gruppo di angeli a sinistra contengono le scritte “Ecce dominus venit”, “filius venit” e “omnes sancti angeli cum eo”. I cartigli degli angeli di destra, sul versante dei dannati, recitano “iustum iudicium”, “surgite mortui”, “separate vos impii” e “tempus amplius non erit”. I risorgenti di sinistra, ancora rivestiti dai sudari mortali, manifestano con la preghiera la loro riconoscenza per la salvezza; a destra, invece, i risorti dannati manifestano la loro contrarietà e costernazione, mentre sono già artigliati dai diavoli.

I dannati

Lo scorcio dell’arco a sinistra descrive il Paradiso. I risorti destinati alla beatitudine si incolonnano nel corteo guidato dagli angeli che si dirige alla porta della città celeste; risalgono poi le scale della torre e affollano le terrazze, allietati dalla musica angelica. Sul fronte opposto il corteo dei dannati è sospinto dai forconi dei diavoli e precipitato nella bocca del Leviatano infernale. Alcuni dannati mostrano i segni del loro vizio: la bilancia falsificata del commerciante, il sacchetto delle monete dell’usuraio, i dadi e le carte da gioco dei bari, i libri degli eretici. Un gigantesco Lucifero accoglie tra le sue grinfie le gerarchie terrene (re, principi, papi, cardinali e vescovi), i lussuriosi e i due gruppi etnici dei musulmani e dei giudei. I demoni hanno aspetto teratologico, deformazioni fisiche e occhi allucinati, e sono accompagnati da aggressivi serpenti.

Il portale del Giudizio

Il portale del Giudizio

Sul fianco destro del Duomo si apre il portale del giudizio. Nel timpano è scolpita una scena del Giudizio universale, risalente al 1360 e proveniente dalla primitiva chiesa parrocchiale extramoenia di Ulm.

Il timpano del portale del Giudizio

Il Giudizio è descritto in due registri sovrapposti. In alto appare il Giudice seduto su un doppio arcobaleno: ha un nimbo dorato; mostra la ferita del costato; benedice i beati con il gesto della mano destra e respinge i dannati con il palmo aperto della mano sinistra; pronuncia il giudizio simbolizzato dalla spada che gli esce dalla bocca. Intorno a lui quattro angeli mostrano gli strumenti della passione: la croce, i chiodi, la corona di spine e la colonna della flagellazione. Sono poi ritratti in ginocchio i due intercessori oranti: Maria, la madre di Gesù e Giovanni Battista che indossa un vistoso mantello eremitico. Il registro basso è articolato in tre scene. Al centro quattro angeli suonano le loro lunghe trombe e chiamano i morti alla risurrezione: i teschi e i cadaveri riprendono vita e si sollevano dai loro sepolcri. A sinistra i risorti esprimono la loro gioia e si incolonnano, guidati da un angelo, verso la Gerusalemme celeste. Pietro apre con le chiavi la città turrita del Paradiso e vi introduce gli eletti (i primi sono un papa e un re), accolti dalla musica degli angeli. A destra vediamo i dannati, sgomenti, costretti a incolonnarsi in catene, spinti da un angelo con la spada sguainata e trascinati da un diavolo: li attende la gola del Leviatano infernale.

Le cinque vergini prudenti

Il portale è incorniciato da un fregio dipinto che raffigura le cinque vergini prudenti, con le lampade accese, e le cinque vergini stolte con le lampade rovesciate.

La vetrata della Cappella Besserer

La vetrata del Giudizio nella Cappella Besserer

Nella zona absidale, attraverso un varco del coro, si entra nella cappella privata fatta costruire dalla famiglia Besserer. Qui si ammira un gruppo di vetrate di ottima fattura, risalenti al 1430 e opera di Hans Acker, che descrive gli avvenimenti della storia della salvezza. L’ultima vetrata, isolata rispetto alle precedenti, prefigura gli eventi del Giudizio finale. Il registro superiore mostra il Giudice seduto in trono, all’interno della mandorla sostenuta dagli angeli, che pronuncia la sentenza simbolizzata dalla doppia spada che esce dalla sua bocca. Fanno corona a Gesù gli angeli che ostendono i simboli della passione: la croce, la corona di spine, la lancia, la canna, il flagello e la colonna. Il registro centrale mostra i due intercessori e il gruppo degli apostoli; in posizione subordinata sono i santi e le sante, appartenenti a tutte le condizioni sociali. I tre riquadri del registro basso descrivono la risurrezione dei morti al suono della tromba degli angeli tubicini e il duplice corteo dei beati, diretti in Cielo, e dei dannati, incatenati e condotti nella gola del Leviatano infernale.

Lucifero e gli angeli ribelli

Nella prima vetrata della Cappella Besserer, dedicata alla creazione del mondo, un riquadro descrive la guerra intestina che scoppia in cielo tra gli angeli rimasti fedeli a Dio e quelli che si sono ribellati alla sua autorità. Gli angeli fedeli incalzano i ribelli con spade e lance. Il personaggio centrale, vestito di rosso, che ha assunto già le sembianze demoniache è il superbo Lucifero: viene scalzato dal suo trono e precipitato nella gola del Leviatano infernale.

La cacciata di Lucifero

La scena della vetrata (1430) replica un particolare del timpano scolpito del portale centrale (1380).

Il timpano è diviso in tre fasce orizzontali e racconta le storie della Creazione. La fascia in alto inquadra Dio nell’atto di creare la sfera terrestre. Ai lati del rettangolo sono tre piccole scene che mostrano la caduta degli angeli ribelli al cospetto di Dio e i draghi infernali che li attendono.

La cacciata degli angeli ribelli e la creazione del mondo

Bamberga. Fürstenportal, il Portale dei Prìncipi

Bamberga sa essere città molto seducente. I visitatori amano particolarmente le sue atmosfere, il fiume, l’isola, le strade che salgono verso i monumenti più noti. Il suo centro storico è stato inserito dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’Umanità.

Il Portale dei Principi (Fürstenportal)

Una delle opere più ammirate è il Portale dei Principi (Fürstenportal) sul fianco della Cattedrale. Il portale era aperto nel Medioevo solo per le celebrazioni più prestigiose e per accogliervi visitatori eccellenti. Coevo alla Cattedrale, risale al 1237, ed è stato realizzato in stile romanico-gotico da maestranze di diverse scuole. Molte statue, erose dall’inquinamento, sono state sostituite da copie. Gli originali sono in chiesa o nel vicino Museo diocesano.

Il Giudizio universale

Il Giudizio universale di Bamberga

Il timpano del portale contiene una scena del Giudizio universale, celebre per le espressioni sui volti dei suoi protagonisti. Al centro, in una mandorla ovale, Gesù siede sul trono del giudice e mostra le ferite della passione. Le stimmate dei piedi sono amorevolmente curate da sua madre Maria e da un Giovanni Battista che ha la barba e i capelli incolti per la lunga permanenza nel deserto. I due intercessori sono in ginocchio e supplicano la misericordia del giudice.

Il Giudice

Tre angeli mostrano le arma Christi – la croce, la corona di spine e la lancia di Longino –  strumenti della crocifissione di Gesù. Un angelo accompagna al cospetto del giudice due figure regali, probabilmente Enrico II e sua moglie Cunegonda, beatificati e sepolti nella cattedrale. Due figure di risorti si sollevano dalle tombe scoperchiate: la felicità sui visi e le mani giunte in preghiera indicano per loro un destino di beatitudine.

I beati

La stessa espressione di compunta felicità caratterizza i volti del gruppo di beati; uno di loro mostra una contentezza persino euforica e una gioia incontenibile. Del tutto diverse sono le emozioni sul fronte opposto, quello dei dannati. L’animatore della scena è un grottesco diavolo, con lunghe orecchie, uno sberleffo sulla bocca e coppie di ali sui polpacci: ha incatenato un gruppo di sei dannati e li trascina all’Inferno. Vediamo tra loro un re e un vescovo, forse un papa, un usuraio con una sacca piena di monete. I loro volti mostrano la smorfia della disperazione, la costernazione per un destino inaspettato, lo strazio del pianto incontrollato.

I dannati

Appollaiate sugli archivolti, in posizione eccentrica e originale, vediamo due figure. La prima è un angelo tubicino che suona la tromba per svegliare i morti e annunciare il giudizio. La seconda è il patriarca Abramo che accoglie nel suo grembo il povero Lazzaro e le anime dei buoni.

L’angelo trombettiere e il patriarca Abramo

Gli Apostoli e i Profeti

Gli Apostoli e i Profeti (sinistra)

Sulle pareti laterali del portale sono scolpite le figure dei dodici Apostoli che formano il tribunale celeste e fiancheggiano il giudice. Il primo apostolo a sinistra, il più vicino al Cristo, è San Pietro che ha le chiavi del Regno appese al polso e la sua Lettera in mano. Il particolare più sorprendente è tuttavia la posizione degli apostoli che poggiano i piedi sulle spalle dei sottostanti dodici profeti. La gerarchia dei personaggi vuole probabilmente significare che il Nuovo Testamento è comunque fondato sull’Antico.

Gli Apostoli e i Profeti (destra)

L’Ecclesia e la Sinagoga

Ecclesia e Sinagoga

Due colonne ai lati del portale sostengono le statue dell’Ecclesia e della Sinagoga. Queste due immagini simboliche hanno una pluralità di significati (la sposa incoronata e la sposa ripudiata, l’antica e la nuova alleanza di Dio con il suo popolo), ma nel contesto di un Giudizio universale raffigurano rispettivamente i salvati e i dannati. L’Ecclesia rappresenta la Chiesa di Dio riunita intorno alla Parola e all’Eucarestia, il popolo di Dio salvato dal sacrificio di Gesù sulla croce e dalla sua resurrezione. A Bamberga l’Ecclesia è una figura femminile nobile ed elegante, che veste un ampio mantello su di una tunica cinta ai fianchi. Ha sul capo la corona regale e reggeva nelle mani (ora purtroppo mutilate) la croce di Gesù e il calice dell’Eucarestia. Sul suo capo è un baldacchino scolpito con le mura e le torri della Gerusalemme celeste. Alla base della colonna sono scolpiti i simboli dei quattro evangelisti (l’aquila e l’angelo in alto, il leone e il bue al centro) e, in basso, la statua del profeta Ezechiele, nella cui visione compare il Tetramorfo.

A destra c’è la Sinagoga, la personificazione femminile del culto ebraico. La donna ha perduto la corona e il mantello, simboli della regalità, ma pur vestendo ora solo una semplice tunica legata ai fianchi, mostra una postura flessuosa ed elegante che lascia in evidenza la punta dei seni e la forma delle cosce. Il bastone di Mosè che regge nella mano destra è spezzato. Dalla mano sinistra le scivolano via le tavole della vecchia legge mosaica. Ha gli occhi bendati poiché non ha voluto riconoscere Cristo quale Messia. Sul suo capo è un baldacchino con la riproduzione del Tempio. Nella colonna sottostante si vede un diavolo a testa in giù che mette una benda sugli occhi dell’ebreo, volendo così rappresentare la cecità del popolo dell’antica alleanza che non riconosce la legge nuova portata da Gesù.

(Ho visitato Bamberga il 6 maggio 2018)

Reichenau. Visioni monastiche dell’Aldilà

L’isola di Reichenau sul lago di Costanza, in Germania, è una testimonianza del ruolo religioso e culturale di un grande monastero benedettino nel Medioevo. Dal nono all’undicesimo secolo il monastero di Reichenau concentra in sé la grande pittura carolingia, lo scriptorium di celebri codici miniati, un centro di ricerca scientifica, letteraria e poetica, il motore di sviluppo economico di un’area marginale. Possiamo aggiungere poi che Reichenau diventa il laboratorio delle visioni dell’Aldilà e un luogo genetico della nuova rappresentazione artistica del Giudizio universale. Questo cantiere produce innovazioni nella poesia (con la Visione di Wetti), nella miniatura (con l’Apocalisse di Bamberga e il libro delle Pericopi di Enrico II) e nella pittura (con il Giudizio di San Giorgio di Oberzell).

La visione del monaco Vetti

L’abate Valafrid Strabo al lavoro e la visione del monaco Vetti (tesoro del duomo di Reichenau)

Il monaco e poi abate di Reichenau Valafrid Strabo (“lo strabico”, a causa di un difetto oculare) fu il primo grande monaco-poeta del Medioevo europeo. La sua Visio Wettini, scritta in latino all’età di diciott’anni, nell’825/26, è la prima visione dell’Aldilà in versi, il capostipite di quel genere che troverà nella Commedia di Dante il suo trionfo. Valafrid riscrisse in 945 esametri la versione in prosa composta dal monaco Heito, che aveva a sua volta raccolto il racconto orale di Vetti, suo confratello nell’abbazia di Reichenau, relativo alla visione avuta in sogno nella notte dal 2 al 3 novembre 824. Vetti visita dapprima l’Inferno: “l’angelo prese il malato e lo guidò lungo una strada amena. Mentre camminavano vedono monti che toccano le stelle tinte di bei colori come marmo: un fiume di fuoco vi scorreva intorno a circondarle, attaccando fiamme inesauribili a chi vi entra. In quell’istante si presentò un’enorme folla di dannati e in ogni luogo riconobbe pene diverse per diverse azioni…”. Vetti visita poi il Purgatorio: “sempre là vide un edificio impressionante in legno e pietra senz’ordine costruito, e insediato come un fortilizio, pieno di fumo e nebbia. Da questo spaventato il confratello che chiedeva chi ne fosse l’ospite, sentì che era chiusa lì a purificarsi una massa di monaci di varie patrie e luoghi”. Raggiunge infine il Paradiso: “fu condotto alle mura di una splendida dimora, ch’egli diceva consistere di rocca naturale. L’edificio rifulgeva abbagliante di uno splendore immenso, rilucente d’archi e variegati ornamenti d’oro: costruito con argento abbondante, offriva alla vista, cesellate da rilievi a pascere la mente, mura di estensione così lunga e larga e di stabilità così mirabile, e fattura bella”. La visione di Vetti contiene numerosi elementi di critica sociale e reprimendadella corruzione dei conti, dei vizi dei monaci e del clero simoniaco e lussurioso.

La traduzione italiana della Visione di Vetti

L’Apocalisse di Bamberga

A Reichenau la miniatura raggiunge vertici di splendore intorno al Mille con il gruppo più prezioso e più ampio di manoscritti, detto di Liuthar. Il gruppo comprende l’Evangeliario di Ottone III, il Libro delle Pericopi di Enrico II, l’Apocalisse di Bamberga, il Codice di Egino. Per il loro valore questi codici sono stati inseriti nel patrimonio mondiale “Memory of the World” dell’Unesco. L’Apocalisse di Bamberga fu realizzata nello scriptorium di Reichenau intorno all’anno 1001 su incarico dell’imperatore Ottone III ed è oggi conservata nella Biblioteca di Bamberga. L’Apocalisse contiene un’affollata rappresentazione del Giudizio universale che influenzerà tutta la successiva elaborazione del tema nel mondo occidentale.

Il Giudizio dell’Apocalisse di Bamberga

Il Giudice è seduto sul trono e regge in mano la croce del suo sacrificio. Gli fanno corona i cori degli angeli, i trombettieri e il tribunale degli apostoli, con Pietro e Paolo in evidenza. In basso, in posizione centrale, i morti risorgono dalle loro tombe, con i corpi ancora cadaverici e verdastri. Due angeli mostrano loro i cartigli con la duplice sentenza di salvezza (venite benedicti patris mei) e di condanna (discedite a me maledicti in igne). A sinistra il gruppo dei salvati ringrazia alzando le mani verso il cielo. I dannati sono descritti invece con il volto attonito, che evolve verso l’angoscia e la disperazione. Nell’Inferno vediamo Lucifero imprigionato sul fondo e un demonio che incatena e strattona i dannati. Come riferimento al testo dell’Apocalisse il miniatore ha inserito la figura di Giovanni che assiste all’evento in basso a sinistra. La miniatura dell’Apocalisse di Bamberga trova corrispondenza nel Libro delle Pericopi di Enrico II (conservato nella Biblioteca statale di Monaco di Baviera) dove tuttavia la risurrezione dei morti è separata dal giudizio universale.

Il Giudizio universale nella cappella di San Michele

Il Giudizio universale nella Cappella di San Michele

Prima di accedere alla chiesa di San Giorgio a Oberzell si traversa un lungo atrio coperto. Al di sopra dell’atrio è nascosta una cappella dedicata all’arcangelo Michele, le cui bifore si affacciano sull’interno della navata centrale. Essa contiene un’immagine tardo-ottoniana del Giudizio universale. La cappella, cui si accede con una scala esterna,è oggi chiusa al pubblico per le esigenze di conservazione di un’opera molto delicata che risale agli anni 1050/1060. In confronto alla miniatura dell’Apocalisse di Bamberga, questo Giudizio enfatizza gli elementi della passione di Gesù. La sua crocifissione è infatti esplicitamente mostrata in basso nella lunetta sopra l’altare, a spiegare e giustificare gli avvenimenti descritti sopra. Il giudice mostra i fori dei chiodi sui piedi e sulle mani. Gli angeli che gli fanno corona esibiscono la croce e la lancia, strumenti della Passione. Alla sua destra è la madre Maria nel ruolo dell’intercessione. Compaiono anche i due angeli tubicini e il tribunale celeste degli Apostoli seduti sui troni. Ampio spazio è dato alla risurrezione dei morti. Non sono invece mostrati i gruppi degli eletti in Paradiso e dei dannati all’Inferno.

Il Giudizio universale nell’abside della chiesa di San Giorgio

Il Giudizio universale nella chiesa di San Giorgio a Oberzell

L’ingresso alla navata centrale della chiesa di San Giorgio ha forma absidale. Quasi a voler ricapitolare la storia della salvezza affrescata sull’arco del coro (l’Annunciazione) e sulle pareti della navata (i miracoli di Gesù), in epoca molto tarda, negli anni 1708/09, su quest’abside fu affrescato un grande Giudizio universale. In linea con l’iconografia del tempo, nella calotta compare l’immagine della Trinità.

Il Paradiso

Circondato dai cori angelici in volo, Dio Padre poggia i piedi sul globo terrestre in segno di signoria sul creato mentre nell’empireo volteggia la colomba dello Spirito Santo. Gesù presiede al giudizio avendo al fianco la madre Maria. Sotto di lui sono gli angeli che mostrano gli strumenti della passione con la grande croce al centro. Ai lati di Gesù si distribuiscono tre ordini sovrapposti di beati. Nel coro basso spiccano le figure della gerarchia ecclesiale e dei santi fondatori di Ordini, con San Benedetto in evidenza.

La risurrezione dei beati

Ai lati della porta d’ingresso compaiono due scheletri armati di lancia, le immagini tradizionali della Morte che il pittore integra nel dipinto a completare il ciclo dei quattro Novissimi. Il giudizio delle anime è contenuto nei due libri del bene e del male che vengono aperti dagli angeli e mostrati ai risorti. I morti che risorgono dalle loro sepolture e che sono destinati alla beatitudine del Cielo sono aiutati a sollevarsi da angeli vestiti di bianco. Sul lato opposto assistiamo alla caduta dei dannati nell’Inferno.

La caduta all’Inferno

Firenze. Il Giudizio finale nella cupola del Duomo

La cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze fu eretta dal fiorentino Filippo Brunelleschi nel Quattrocento e ancora oggi si presenta come un saggio esemplare d’ingegneria innovativa. Per il visitatore essa è semplicemente immensa. L’interno della cupola, che originariamente doveva essere rivestito di mosaici, fu – per volere dei Medici – affidato all’aretino Giorgio Vasari perché vi dipingesse il più vasto Giudizio universale della cristianità. Vasari iniziò l’affresco nel 1572, completò la fascia più alta, ma morì nel 1574, lasciando l’opera incompiuta. Fu il marchigiano Federico Zuccari a terminare l’opera alcuni anni dopo. Il risultato suscitò entusiasmi ma anche feroci critiche per aver deturpato con le pitture la purezza rinascimentale dell’architettura brunelleschiana.

Il Giudizio universale di Vasari e Zuccari

I 3600 metri quadrati di superficie del dipinto sono distribuiti negli otto spicchi verticali della cupola. Ciascuno di questi è individuato da un numero, dall’orientamento verso i punti cardinali e verso i diversi ambienti del Duomo. Così, ad esempio, lo spicchio principale dedicato al Cristo giudice è orientato a est e alla tribuna del Corpus Domini. Scrive Borghini nella sua “Invenzione per la pittura della cupola”: «et perché gli spicchi sono otto, et così ne avanza uno: quello del mezzo, et principale, io l’atribuirei specialmente al Tribunale di Iesu Christo; et così tornerebbe bene che la Maiestà Divina fusse separata et distinta, et non venissi insieme compresa fra le sue creature: et insieme accomoderebbe noi di non havere a rompere il sito da quel che gli è, o crescere, o sminuire questi numeri della Chiesa, de’ Sacramenti, de’ Doni dello Spirito Santo, delle Virtù opposte a’ Peccati Mortali, Opere della Misericordia, et simile, che son di sette». La soluzione individuata da Borghini risolve brillantemente il problema degli otto spicchi, attribuendo le serie di sette (Doni dello Spirito, Virtù, Beatitudini, Vizi capitali) ai sette settori e riservando l’ottavo spicchio a Gesù Cristo e alla corte celeste. Ogni settore comprende tre Seniori dell’Apocalisse con cetre, gigli e corone; un coro angelico con gli strumenti della Passione di Gesù; una categoria di santi e di eletti; una triade personificante un dono dello Spirito santo, una virtù, una beatitudine, affiancata da due angeli tubicini; una regione infernale con la punizione di un peccato capitale. Le figure in alto sono collocate in cielo, su terrazze di nuvole; in basso le figure occupano un paesaggio terrestre caratterizzato da una pianura indistinta, dove avviene la risurrezione dei morti, e dagli accessi al sulfureo mondo infero.

Gli otto settori

Il giudice, la giustizia e la misericordia, gli intercessori, i progenitori, le virtù teologali

Il primo settore è orientato a est, sopra la cappella del Corpo di Cristo. Vi sono raffigurati gli angeli con l’Ecce Homo e l’Inri, i cherubini e i serafini, Gesù Cristo giudice con la spada della giustizia e il giglio della misericordia, gli intercessori Maria e Giovanni Battista, i progenitori Adamo ed Eva, l’angelo che inchioda il globo terrestre fermandone il moto, i santi fiorentini (Zanobi, Miniato, Reparata, Giovanni Gualberto, Antonino, Cosma e Damiano); le virtù teologali della fede, della speranza e della carità; la chiesa trionfante; il tempo e le stagioni; la sconfitta del dolore e della morte.

Il secondo settore è orientato a nord-est, sopra la sacrestia nuova. Vi sono raffigurati gli angeli che mostrano la croce, la gerarchia angelica dei troni, i libri aperti del bene e del male, gli apostoli e gli evangelisti. Il dono dello Spirito santo è la sapienza, la beatitudine è quella dei pacifici, la virtù è l’amore fraterno; gli angeli aiutano i pacifici a salire in cielo e mandano all’inferno gli invidiosi; il peccato capitale d’Invidia; l’animale è l’idra.

I settori 5, 4, 3 e 2

Il terzo settore è orientato al nord, verso il transetto di sinistra. Vi sono raffigurati gli angeli con la colonna della flagellazione, le potestà con le vesti bianche, i libri aperti del bene e del male, i pontefici, i vescovi e i sacerdoti, gli angeli tubicini. Il dono dello spirito è l’intelletto; la beatitudine è ‘beati i miti’; la virtù è la prudenza. Gli angeli accompagnano in cielo i beati e cacciano all’inferno gli accidiosi; il vizio capitale è l’Accidia; l’animale è l’asino.

Il quarto settore è orientato a nord-ovest, sopra la navata sinistra. Vi sono raffigurati gli angeli con i chiodi e la tenaglia, i libri aperti del bene e del male, i religiosi fondatori degli ordini e le sante vergini; il dono dello spirito è la pietà; la beatitudine è ‘beati i puri di cuore’; la virtù è la temperanza; gli angeli accompagnano in cielo i casti e cacciano all’inferno i lussuriosi; il vizio capitale è la Lussuria; l’animale è il porco selvatico.

I settori 7, 6 e 5

Il quinto settore è orientato a ovest, verso la navata centrale. Vi sono raffigurati gli angeli che mostrano i dadi e la veste di Gesù, i libri aperti del bene e del male, gli uomini e le donne del popolo cristiano con i ritratti dei familiari e degli amici dell’artista; il dono dello spirito è il timor di Dio; la beatitudine è ‘beati i poveri in spirito’; la virtù è l’umiltà; in basso vediamo la caduta degli angeli ribelli e Lucifero; il vizio capitale è la Superbia.

Il sesto settore è orientato a sud-ovest, in corrispondenza della navata destra. Vi sono raffigurati gli angeli con la corona di spine, i libri aperti del bene e del male, gli angeli trombettieri, gli imperatori, i re, i principi e le potestà secolari; il dono dello spirito è il consiglio; la beatitudine è ‘beati i misericordiosi’; la virtù è la giustizia; gli angeli accompagnano in cielo i misericordiosi e mandano all’inferno gli avari; il peccato capitale è l’Avarizia; l’animale è il rospo.

Il settimo settore è orientato a sud, in corrispondenza del transetto di destra. Vi sono raffigurati gli angeli che mostrano il secchio e la canna con la spugna dell’aceto, i libri aperti, i dottori della chiesa; il dono dello spirito è la scienza; la beatitudine è ‘beati quelli che hanno fame e sete di giustizia’; la virtù è la sobrietà; gli angeli accompagnano in cielo gli astinenti e mandano all’inferno i golosi. Il vizio capitale è la Gola; l’animale è Cerbero.

L’ottavo settore è orientato a sud-est, sopra la Sacrestia vecchia. Vi sono raffigurati gli angeli con il calice e la lancia, le virtù con elmo e croce rossa, i martiri; il dono è la fortezza; la beatitudine è ‘beati i perseguitati’; la virtù è la pazienza; gli angeli accompagnano in cielo i pazienti e mandano gl’iracondi all’inferno; il vizio capitale è l’Ira; l’animale è l’orso.

I seniori dell’apocalisse

Il tabernacolo dei Seniori

Nella parte più alta della cupola c’è il tabernacolo, che è il trono di Dio. Vi sono ritratti i ventiquattro seniori dell’Apocalisse, a gruppi di tre e in dimensioni gigantesche. Viene richiamata la visione dell’Apocalisse: «Attorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. I ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un canto nuovo» (4,4; 5,8). Sono altresì raffigurati i simboli degli evangelisti e degli apostoli.

Il giudice e il tribunale celeste

I simboli della fine del mondo

Gesù è il protagonista del giudizio finale; è assiso sulle nuvole, con le stimmate, sullo sfondo sfolgorante della gloria del paradiso; la mano destra è sollevata nel gesto dell’accoglienza per i beati; la mano sinistra, abbassata, respinge i dannati. Lo affiancano l’arcangelo Gabriele, con il giglio della misericordia, e l’arcangelo Michele, con lo scudo e la spada della giustizia pronta a eseguire la sentenza divina. La presenza di Adamo ed Eva, i due progenitori rivestiti di foglie di fico, richiama il peccato originale, la storia della salvezza e la redenzione portata da Gesù. A intercedere per l’umanità risorta sono i due avvocati difensori: Maria, la madre di Gesù, e Giovani Battista, con l’abito eremitico del deserto. La fine del mondo è simbolizzata dall’angioletto che inchioda il globo e blocca il flusso dei giorni e delle stagioni. Sono poi raffigurate le tre virtù teologali, con la carità in evidenza (mostra il cuore ed è attorniata da bambini), la speranza in preghiera e la fede con la croce. La fine del tempo è simbolizzata da un vecchio Saturno che spezza la clessidra; lo affiancano l’anziano Passato e il giovinetto Futuro mentre ai lati vediamo l’addormentarsi della Natura e delle Stagioni sue figlie. La Chiesa militante e terrena si spoglia delle armi e si muta nella chiesa trionfante. La Morte, definitivamente sconfitta, spezza la falce; cessano per sempre le guerre e le malattie.

Il Paradiso

Gli apostoli e gli evangelisti; la triade amore fraterno- pacifici – sapienza

Il gruppo degli Apostoli comprende San Pietro (con le chiavi), San Giovanni (con il vangelo) e San Paolo (con la spada). Al loro fianco siedono gli evangelisti Luca (con il bue) e Giovanni (con l’aquila). Tra i Martiri si riconoscono San Sebastiano (con la freccia), San Lorenzo (con la graticola) e Santo Stefano (con le pietre della lapidazione).

I dottori della Chiesa e le Gerarchie; la triade prudenza – miti – intelletto

Ci sono poi i Dottori della Chiesa (Gregorio, Agostino, Ambrogio e Girolamo), con l’immagine di Dante Alighieri, e le gerarchie ecclesiastiche (papi, cardinali, vescovi). Nel gruppo dei religiosi sono compresi San Benedetto, Francesco d’Assisi (con le stimmate), San Romualdo (con l’abito bianco, il pastorale, la corona del rosario e il modellino dell’eremo) e Sant’Antonio da Padova (con il libro e il giglio). Nel gruppo dei sovrani sono ritratti Cosimo e Francesco de’ Medici e Francesco I di Francia. Nel gruppo delle donne sante vediamo Santa Scolastica, la Maddalena (con il vasetto del profumo), Santa Lucia (privata della vista) e Santa Caterina da Siena (con il libro della dottrina e il giglio della purezza).

I martiri e la triade pazienza – fortezza – pianto

Tra il Popolo di Dio figurano molti amici e parenti di Federico Zuccari: accanto al suo autoritratto (con la tavolozza dei colori in mano), compaiono i genitori, il fratello Taddeo, il Vasari, il banchiere Simone Corsi, il teologo Vincenzo Borghini, le maestranze del cantiere; numerosi sono i bambini, a causa della particolare predilezione per loro da parte di Gesù.

Il popolo di Dio e la triade Timor di Dio – Poveri in spirito – Umili

Virtù, Doni e Beatitudini

Le gerarchie ecclesiastiche e la triade prudenza – miti – intelletto

Le sette Beatitudini sono inserite nel vangelo di Matteo e sono citate da Borghini nel latino della Vulgata: “Beati pauperes spiritu” (con la terra ai piedi e accolti in cielo); “Beati qui lugent” (una donna in pianto che si copre il volto); “Beati mites”; “Beati, qui esuriunt et sitiunt iustitiam”; “Beati misericordes” (una donna che allarga il mantello); “Beati pacifici” (una donna che depone le armi e alza il ramoscello d’ulivo); “Beati, qui persecutionem patiuntur propter iustitiam”.

I religiosi, le vergini e la triade Temperanza – Puri di cuore – Pietà

I sette doni dello Spirito Santo sono, nell’ordine, la Sapienza (che guarda a Dio), l’Intelletto (che distribuisce fiori), il Consiglio (un anziano che riceve il suggerimento di un angelo), la Fortezza (con l’armatura), la Scienza (con un libro, distribuisce tesori), la Pietà (col cuore in mano) e il Timor di Dio.

I sovrani secolari e la triade Consiglio – Beati i misericordiosi – Giustizia

Le virtù – escluse le tre virtù teologali di Fede, Speranza e Carità, collocate nello spicchio di Gesù giudice – sono la Generosità (con i bambini), la Pazienza (col giogo), la Prudenza (con lo specchio e il serpente), la Vigilanza, la Giustizia (con la spada), la Temperanza, l’Umiltà (con l’agnello).

L’Inferno dell’Avarizia

L’Inferno

L’Inferno della Lussuria

Le scene infernali – dovute al pennello dello Zuccari – sono inquadrate, in alto, dai libri delle opere cattive, sorretti da diavoletti mostruosi e, negli spigoli, da quattro candelieri (simboleggianti la salvezza dell’anima) e da quattro macabri cadaveri scarnificati (che alludono alla dannazione).

L’Inferno dell’Accidia

L’Inferno è reso nella forma di caverne fiammeggianti, presidiate da diavoli atletici e teratologici che scaricano anime di dannati e usano i forconi per precipitarle nel fondo. Nel punto più remoto della cupola, alla massima distanza da Gesù, Lucifero è conficcato sul fondo e con le sue tre bocche divora altrettanti superbi. Ogni settore è destinato alla punizione di un vizio capitale: i peccatori, insidiati da animali simbolici, subiscono la pena del contrappasso. I lussuriosi sono inseguiti da un porco selvatico e subiscono la bruciatura degli organi genitali.

L’Inferno dell’Invidia

Gli accidiosi subiscono l’assalto di un asino. Un rospo percuote e strangola gli avari con le scarselle di monete che pendono loro dal collo. Gli iracondi sono associati all’orso. Gli invidiosi sono assediati da serpentelli e spaventati da un’idra dalle sette teste. I golosi sono inseguiti dal cane Cerbero dalle tre teste.

L’Inferno dell’Ira

Le nozze di Bacco e Arianna

Il palazzo della famiglia Buonaccorsi a Macerata è oggi la sede dei Musei civici. Nella sontuosa Sala dell’Eneide si rivela il gusto collezionistico di Raimondo Buonaccorsi, con le tele ispirate al poema virgiliano. Ma è soprattutto la grande volta a imporsi all’ammirazione dei visitatori, con un fastoso affresco che descrive le nozze di Bacco e Arianna alla presenza degli Dei. Lo volle lo stesso Raimondo che, nell`estate del 1710, chiamò il romano Michelangelo Ricciolini a decorare la volta del grande salone di rappresentanza. I lavori si completarono nel 1715 con il contributo di Nicolò Ricciolini, figlio di Michelangelo.

La volta del salone d’onore di Palazzo Buonaccorsi

Le mitologiche nozze di Bacco e Arianna hanno ispirato poeti e artisti. Lorenzo de’ Medici, il Magnifico, le celebrò con i suoi versi immortali: “Quant’è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia! / chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza. / Quest’è Bacco e Arïanna, / belli, e l’un dell’altro ardenti: / perché ’l tempo fugge e inganna, / sempre insieme stan contenti. / Queste ninfe ed altre genti / sono allegre tuttavia. / Chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza”. La fonte del mito è Ovidio, che nell’Ars Amatoria e nelle Metamorfosi narra che Arianna, figlia di Pasifae e di Minosse, re di Creta, salva Teseo dal labirinto del Minotauro, se ne innamora e decide di fuggire con lui; ma nella notte l’eroe abbandona Arianna nell’isola di Nasso. Lì ella è ritrovata dal dio Bacco che ne fa la sua sposa e, come pegno d’amore, trasforma la corona della donna in una costellazione del cielo. Il mito di Arianna e Bacco (il dio romano erede del greco Dioniso) ha affascinato tanti pittori: Tiziano, Annibale Carracci, Guido Reni e Cima da Conegliano.

Lo sposalizio di Bacco e Arianna

Nell’affresco dei Ricciolini a Macerata, Arianna e Bacco si stringono la mano destra, circondati da Venere, Cupìdo, le tre Grazie, la Fama ed Ebe, la coppiera degli dei. Bacco indossa un mantello rosso allacciato a una pelle di leone e ha sul capo e sul bastone foglie di vite e tralci d’uva. Il carro trionfale di Arianna è trainato da due pavoni, simboli dell’immortalità acquisita con il matrimonio divino.

Giove e Giunone

Le nozze sono benedette dalla coppia regale a capo di tutti gli dei. Vediamo Giove seduto sull’aquila, che ha nella mano sinistra un fascio di fulmini e regge con la mano destra la costellazione di Arianna. Al suo fianco Giunone festeggia con un tamburello.

Diana e Apollo

Un’altra coppia divina assiste al matrimonio. Si tratta di Diana e Apollo. La dea è armata con lancia e faretra e ha sul capo il simbolo lunare. Apollo, il dio della musica, sfiora le corde della sua lira.

Gli Dei dell’Olimpo

Sugli spalti del cielo siedono altre divinità, sovrastate dall’alato Mercurio col caduceo, il bastone del messaggero. A sinistra siede Saturno, con la falce, nell’atto di divorare i suoi figli. Lo segue Nettuno, con la corona sul capo e il tradizionale tridente in mano. Gli dei in successione sono Plutone, dio dell’Averno, Ercole, Vulcano e Marte.

Sileno

Bacco è accompagnato dall’ebbro Sileno e da un festoso corteo di satiri e baccanti. Per dirla con i versi de Lorenzo il Magnifico, Sileno “così vecchio, è ebbro e lieto, / già di carne e d’anni pieno; / se non può star ritto, almeno / ride e gode tuttavia”. I satiri hanno fattezze caprine e dispensano generose dosi di vino attingendole dalle brocche e dalle botticelle. Le menadi, donne in preda ad una frenesia dionisiaca, portano grappoli d’uva e danzano invasate, suonando piatti e tamburelli.

Il carro di Sileno

Per gli sposi è pronto un carro dorato, trainato da due fiere maculate, tenute a bada da un nerboruto cocchiere. Il senso del dipinto può essere riassunto ancora una volta nella “Canzona di Bacco” di Lorenzo de’ Medici. “Donne e giovinetti amanti, / viva Bacco e viva Amore! / Ciascun suoni, balli e canti! / Arda di dolcezza il core! / Non fatica, non dolore! / Ciò c’ha a esser, convien sia. / Chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza”.

Abruzzo. Paradiso e Inferno alla Madonna dei Bisognosi

Saliamo sui monti Carseolani alla ricerca di un affresco della fine del Quattrocento conservato nella chiesa della Madonna dei Bisognosi (Mater indigentium), un santuario collocato in posizione mirabile su uno spalto del monte Vallevona, tra i comuni di Pereto e Rocca di Botte, a dominio della verde Piana del Cavaliere, sul confine tra Lazio e Abruzzo. Il pittore ha dipinto la sua visione del Paradiso e dell’Inferno, inserita nell’immagine più ampia del Giudizio universale.

Il giudizio universale

Gesù, nella mandorla di luce, mostra le piaghe ancora sanguinanti della sua crocifissione. Un giglio e una spada spuntano dalla sua bocca a simboleggiare la sentenza che premia gli eletti e condanna i reprobi.

Il giudice

Al giudizio presenziano l’arcangelo Michele (con la spada sguainata e la bilancia a doppio piatto per pesare le anime), due angeli che mostrano gli strumenti della passione (la croce e la colonna della flagellazione), Maria e Giovanni, i due intercessori in preghiera.

Il paradiso dei beati

Ai lati di Gesù si dispiega il Paradiso dei beati. Vi sono i dottori della chiesa (papa Gregorio col triregno, Girolamo con la berretta da cardinale, i due vescovi Ambrogio e Agostino), i quattro evangelisti e gli apostoli (preceduti da Pietro con le chiavi del regno e da Paolo con la spada del martirio). Enoc ed Elia, i due profeti giunti vivi in paradiso, indicano il giudice. Nel settore di sinistra compaiono i gruppi dei patriarchi biblici, dei profeti, delle donne sante (l’ordine delle vedove e quello delle vergini con la corona sul capo). Nel settore di destra siedono i due gruppi degli uomini e delle donne martiri, i religiosi (i monaci, i frati e i santi fondatori di ordini) e i sacerdoti (le gerarchie ecclesiastiche dei papi, cardinali, vescovi e abati).

Il paradiso e l’inferno

Più in basso, al centro, è visibile la scena della risurrezione dei morti, con i corpi che escono dai loro avelli tombali. A sinistra sono visibili le mura che circondano la Gerusalemme celeste. San Pietro, affiancato dall’angelo di guardia, riapre con le chiavi consegnategli da Gesù le porte del paradiso che erano state chiuse dopo il peccato originale. Gli eletti, in preghiera a mani giunte, si apprestano a entrarvi.

Lucifero

A destra è descritta in grande evidenza la cavità sotterranea dell’inferno. A fronte del Cristo giudice nell’alto dei cieli, al centro dell’inferno domina la grande figura diabolica di Lucifero incatenato. Intorno a lui, alle sue tre teste e alle due gole divoratrici compaiono quattro diversi gruppi di peccatori. Pensiamo che la fantasia dell’artista, ispirata dalla consulenza colta della committenza ecclesiastica, abbia collocato all’inferno l’incarnazione di tutte le maggiori paure dei buoni cristiani del tempo. Le punizioni infernali colpiscono con sadismo fisico o psicologico i colpevoli dei peccati più gravi per la mentalità del tempo.

L’inferno

Il primo gruppo di dannati è composto da animulae individuate dai cartigli che definiscono i sette vizi capitali: lussuriagolaavariziasuperbiairaacidia(i)nvidia. Questi peccatori si contorcono tra le grinfie di Lucifero, sono ingoiati dalle sue bocche, masticati, deglutiti, ruminati nelle sue viscere e infine defecati. L’intimo legame col principe del male ha un significato evidente: i sette peccati capitali sono all’origine di tutti i mali del mondo.

Un secondo gruppo di peccatori è costituito dai popoli votati alla dannazione a causa del loro credo religioso: turchitartariiodeimaccabei. Questi popoli evocano la minaccia interna ed esterna al mondo cristiano; costituiscono i feroci aggressori dei confini esterni, orientali e meridionali dell’Europa e i sabotatori occulti della finanza e della prosperità economica delle comunità nazionali e locali. A questi gruppi nazionali si sommano i soldati, i mercatati, il traditore e cioè le quinte colonne, le compagnie di ventura, le truppe mercenarie, le bande irregolari della soldataglia, i protagonisti delle scorrerie, delle ruberie, dei saccheggi che assillano la tranquillità dei borghi di provincia.

Il terzo gruppo di dannati è costituito dai peccatori individuali che hanno contravvenuto alla morale comune, al diritto naturale e ai dieci comandamenti, puniti dai diavoli in base alla pena del contrappasso. Si tratta degli ipocriti, del miciaro (contrazione del micidiaro, l’omicida) pugnalato allo stomaco, del biastematore con la lingua strappata, del desperato impiccato per un piede e accoltellato alla nuca, della meretrice cavalcata da un demone.

Il quarto gruppo è quello dei mestieri, composto dai tipici personaggi di paese, dagli artigiani esosi e dai commercianti disonesti che assillano la povera gente e rovinano il sonno ai debitori. Si riconoscono il macellaro (il macellaio squartato sul bancone), il sartore (il sarto infilzato da un paio di forbici), il carpentero (il falegname colpito da un’ascia), il ferraro (il fabbro cui un demone infila un chiodo in fronte), il calsolaro (il calzolaio torturato da un trincetto), il tabernaro (l’oste annegato in una botte). Anche l’oste. I locandieri medievali non erano benvoluti. L’osteria era a un tempo bordello, ritrovo di ubriaconi, luogo di giochi proibiti, di litigi e risse. Con i suoi servizi luridi e i cibi adulterati, l’osteria era nei villaggi il ritrovo alternativo alla chiesa. E allora: oste della malora, va’ all’inferno!

Particolare dell’inferno

Si può dire che le popolazioni rurali nei secoli passati trascorressero una parte della loro vita fuori da questo mondo, nel cielo, nel purgatorio o all’inferno. Era la loro immaginazione a portarveli durante il lavoro, nei momenti di svago o durante un pellegrinaggio devozionale (come quello al santuario della Madonna dei Bisognosi). Tra “quaggiù” e “aldilà” si creava una sorta di scambio permanente, un flusso di relazioni a doppio senso. Le immagini dell’aldilà, i grandi affreschi sui regni escatologici collocati nelle chiese e nei monasteri, facilitavano questo transfert. Osservando gli inferni dipinti, la gente di paese elaborava le sue paure, collocava idealmente all’inferno i suoi incubi e affidava alle mani di Lucifero i suoi nemici.