Tuscia. Il villaggio rupestre di Santa Cecilia

I fossi sono ambienti repulsivi e talora anche repellenti. E anche quando le acque che scorrono sul fondo non ripugnano all’odorato, la vegetazione che vi cresce indisturbata è talmente intricata, spinosa, aggrovigliata, ostile, da sconsigliare ogni tentativo di progressione. Ci sono però delle eccezioni. Fossi che sorprendono per la loro topografia. E che nascondono inaspettati tesori. Una di queste piacevoli eccezioni è costituita dai fossi che circondano Bomarzo, nella Tuscia viterbese. Le incisioni vallive e i boschi che ne foderano le pareti celano meraviglie archeologiche, abitati rupestri, singolari monumenti scolpiti in epoche remote, vie cave, scalinate, altari, necropoli, templi, piramidi. Ed è allora qui, nei dintorni di Bomarzo, che proponiamo un’escursione, breve e interessante, al villaggio medievale rupestre di Santa Cecilia.

Il panorama della valle del Tevere

Scendiamo nel Fosso Castello (o Fosso del Rio), una valle segnata dalla presenza di un’imponente balaustra di rocce, che spezza il bosco e si affaccia sul fondo. La valle è cosparsa di massi erratici di peperino che si sono staccati dalla parete rocciosa sovrastante e sono franati sul ripido pendio, assumendo forme inconsuete, tali da stimolare la fantasia dei nostri antenati che vi hanno inciso tombe, pulpiti, abitazioni primitive. Bomarzo si raggiunge dall’uscita di Attigliano dell’Autostrada del Sole o dalla superstrada Orte-Viterbo. Il punto di partenza dell’escursione è il campo sportivo raggiunto da una breve diramazione al km 1,5 della provinciale Bomarzese, individuata anche da una torre-serbatoio ben visibile.

Segnale sul sentiero

Dal campo sportivo un cartello “Santa Cecilia” indica il percorso da seguire. In breve si scende a un’ampia radura sull’orlo del bastione roccioso, dov’è un’area picnic. Accanto a una piccola tomba antropomorfa inizia uno stretto sentiero intagliato nella pietra, con i gradini sagomati tra due rocce.

Il sentiero intagliato nella roccia

Questa piccola via cava scende ripidamente cercandosi prima un percorso nella parete rocciosa e poi costeggiando grandi massi, districandosi nella fitta vegetazione e tra gli alberi caduti. Un’opportuna segnaletica del sentiero rassicura sulla direzione da seguire. Dopo una ventina di minuti, quando il pendio rimpiana, si scorgono sparsi nel bosco i ruderi dell’antico villaggio di Santa Cecilia.

La casa-grotta

Un grande masso è stato scavato per ricavarvi una casa-grotta, fornita di due ingressi, di un canaletto di scolo dell’acqua piovana e di un’incisione per la tettoia, a protezione dell’ingresso.

Parete interna di un’abitazione

In un masso sono scavate nicchie, un focolare e fori per l’appoggio di travi di legno. Era forse la parete interna di un’abitazione prolungata all’esterno e coperta con strutture di legno.

L’abside della chiesetta medievale

Su una terrazza a forma di prua di nave sono i resti di una chiesetta del dodicesimo secolo, dedicata probabilmente a Santa Cecilia. Si notano ancora il pilastro che reggeva l’altare, la sagoma dell’abside, parti di mura e le decorazioni.

Una croce greca

Intorno alla chiesa è un cimitero costituito da una decina di sarcofaghi, interi o spezzati. Sui frammenti sono visibili le croci greche scolpite a rilievo.

La necropoli

La necropoli continua con le caratteristiche sepolture in alveoli trapezoidali scavati nella pietra, sagomati sulla figura umana, con o senza il cuscino interno di pietra che sosteneva il capo.

Resti di abitazione

Interessanti sono i resti di un’abitazione complessa, che ha il piano superiore accessibile con una scalinata, il pavimento, alcune pareti scavate nella roccia, il piano d’appoggio della copertura del tetto.

Vasche di spremitura

Si trovano alcune pestarole e vasche sovrapposte e comunicanti, scavate nella pietra, probabilmente utilizzate per la spremitura dell’uva e la lavorazione del mosto.

Il presbiterio della chiesa medievale

Questo villaggio rupestre mostra di essere stato frequentato dall’età etrusca fino al Medioevo. Per la necropoli altomedievale è stato ipotizzato l’intervento delle truppe africane dell’esercito bizantino, schierate a ridosso della linea del fronte con l’esercito longobardo (seconda metà del sesto secolo). Pure evidenti sono i segni del cristianesimo, sia nella chiesa medievale, sovrapposta forse a un edificio sacro preesistente, sia nella dislocazione delle tombe intorno alla chiesa. Per il resto è un ulteriore esempio di borgo rupestre, satellite dei paesi vicini (Bomarzo, Chia), ricco d’acqua, nel quale si svolgevano attività agricole, di produzione del vino e di pascolo degli animali

(La ricognizione è stata effettuata l’11 febbraio 2017)

Italia rupestre. Santuari, chiese, cripte e luoghi sacri

Il santuario rupestre della Madonna della Loe

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Il monastero rupestre nella gravina di Riggio

Il monastero rupestre nella gravina di Riggio

Il monastero rupestre di Cristo la Selva

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La chiesa monastica rupestre di Pulsano

La chiesa monastica rupestre di Pulsano

La chiesa rupestre di Santa Marina a Massafra

La chiesa rupestre di Santa Marina a Massafra

Il mitreo rupestre di Sutri

Il mitreo rupestre di Sutri

La cripta della Scaletta nella valle della Loe

La cripta della Scaletta nella valle della Loe

La chiesa rupestre di Santa Lucia a Palagianello

La chiesa rupestre di Santa Lucia a Palagianello

La cappella rupestre di Corchiano

La cappella rupestre di Corchiano

La cappella privata del Casino Radogna

La cappella privata del Casino Radogna

La cappella funeraria di Lama d'Antico

La cappella funeraria di Lama d’Antico

La cripta di Santa Cristina a Carpignano

La cripta di Santa Cristina a Carpignano

L'asceterio della Murgia Timone

L’asceterio della Murgia Timone

L'area sacra della Piramide Etrusca di Bomarzo

L’area sacra della Piramide Etrusca di Bomarzo

Italia rupestre. Urbanistica, città, villaggi, case, infrastrutture

Ginosa rupestre e moderna

Ginosa rupestre e moderna

Il villaggio trogloditico di Petruscio

Il villaggio trogloditico di Petruscio

Il villaggio rupestre di Vitozza

Il villaggio rupestre di Vitozza

Il rione Casalinuovo di Matera

Il rione Casalinuovo di Matera

La masseria rupestre di Macurano

La masseria rupestre di Macurano

Vicinato materano con piazzetta e pozzo

Vicinato materano con piazzetta e pozzo

Casa rupestre su due piani a Vitozza

Casa rupestre su due piani a Vitozza

La casa multipiano dell'Igumeno a Petruscio

La casa multipiano dell’Igumeno a Petruscio

Ricostruzione di un'abitazione in grotta a Matera

Ricostruzione di un’abitazione in grotta a Matera

Focolare domestico a Corviano

Focolare domestico a Corviano

Torre di vigilanza su Petruscio

Torre di vigilanza su Petruscio

Il corpo di guardia del Castello di Norchia

Il corpo di guardia del Castello di Norchia

La casa-fortezza nella gravina di Riggio a Grottaglie

La casa-fortezza nella gravina di Riggio a Grottaglie

Una 'vedetta' nella gravina di Riggio

Una ‘vedetta’ nella gravina di Riggio

Cava di tufo nella gravina di Riggio

Cava di tufo nella gravina di Riggio

La strada rupestre delle Murge a Ginosa

La strada rupestre delle Murge a Ginosa

Scala a 'pedagna' nel vallone di Petruscio

Scala a ‘pedagna’ nel vallone di Petruscio

Scalinata d'accesso alla rupe di Sutri

Scalinata d’accesso alla rupe di Sutri

Strada rupestre nel fosso Tacchiolo a Bomarzo

Strada rupestre nel fosso Tacchiolo a Bomarzo

La via America nel comprensorio delle Forre

La via America nel comprensorio delle Forre

Via Cava scavata nel tufo a Sutri

Via Cava scavata nel tufo a Sutri

Le 'centoscale' in galleria nella Cava d'Ispica

Le ‘centoscale’ in galleria nella Cava d’Ispica

Scalinata rupestre nei dintorni di Bomarzo

Scalinata rupestre nei dintorni di Bomarzo

Visita la sezione del sito dedicata alla Civiltà rupestre: http://www.camminarenellastoria.it/index/ITALIA_RUPESTRE.html

Bomarzo: la porta dell’Inferno

Cerbero, il cane a tre teste (Bomarzo, Parco dei Mostri)

Cerbero, il cane a tre teste (Bomarzo, Parco dei Mostri)

Il cinquecentesco Parco dei Mostri di Bomarzo nel Viterbese, una splendida selva ricca di vegetazione rigogliosa, terrazze naturali e anfratti, ospita una fitta colonia della mitologica popolazione dell’aldilà greco-romano. Troviamo l’Orco, l’ingresso al mondo infero, un’enorme testa mostruosa, impietrita in un grido di spavento. I romani chiamavano Orco sia Plutone che l’Erebo, il suo regno nell’oltretomba. L’Erebo era un luogo sotterraneo tenebroso collegato da un vestibolo al mondo umano. Quest’Orco di Bomarzo è dunque la porta degli inferi, il vestibolo dell’ade, il Mundus romano, il canale di collegamento tra l’aldiqua e l’aldilà. Incontriamo poi Cerbero, il cane a tre teste guardiano dell’inferno. A Bomarzo è raffigurato con due bocche chiusa e una aperta e pronta a mordere. Aveva il compito di impedire alle ombre di uscire e ai vivi di entrare. Non manca Ecate, divinità infernale legata al mondo delle ombre, che regna sui demoni, evoca gli spiriti, spaventa gli uomini, vaga nella notte per le strade, annunciata dal latrato delle cagne. Secondo la tradizione è qui rappresentata nella pietra con tre teste mostruose. Impressionante è il gruppo dei giganti: l’Ercole semidivino e sereno squarcia in due Caco urlante. Caco, altro personaggio infernale, figlio di Vulcano, dal quale aveva ereditato la fiatata sulfurea, è descritto da Virgilio “un mostro orrendo mezzo fera e mezz’uomo, e d’uman sangue avido”. Ladro e ribaldo, rubò due giovenche a Ercole e mal gliene incolse. La quinta abitatrice infernale del Bosco di Bomarzo è Echidna; aveva l’abitudine di divorare i passanti ed era la madre di figli mostruosi come Cerbero, l’Idra di Lerna e la Chimera; qui è raffigurata con un paniere di frutti della terra sulla testa, con una lunga coda di serpente, ali di pipistrello, mentre è intenta a scavare furiosamente il terreno con le unghie. E infine incontriamo Proserpina, la greca Persefone, dea della terra, moglie di Ade e regina dell’Averno, la bella e giovane figlia di Cerere, dea delle messi. Per farla sua sposa Plutone era sbucato all’improvviso dalle viscere della terra su un carro tirato da quattro cavalli neri, nei pressi della fonte di Aretusa, in Sicilia, dove la giovinetta si trastullava con le ninfe a cogliere fiori, e l’aveva rapita trasportandola nel suo fosco regno sotterraneo.

L'Orco, ingresso agli inferi (Bomarzo, Parco dei mostri)

L’Orco, ingresso agli inferi (Bomarzo, Parco dei mostri)

Il volto spaventoso di Ecate (Bomarzo, Parco dei mostri)

Il volto spaventoso di Ecate (Bomarzo, Parco dei mostri)

Echidna, madre di Cerbero (Bomarzo, Parco dei mostri)

Echidna, madre di Cerbero (Bomarzo, Parco dei mostri)

Il volto urlante di Caco (Bomarzo, Parco dei mostri)

Il volto urlante di Caco (Bomarzo, Parco dei mostri)

Proserpina, regina dell'Averno (Bomarzo, Parco dei Mostri)

Proserpina, regina dell’Averno (Bomarzo, Parco dei Mostri)

Il Bosco sacro

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La Pinacoteca di Amburgo (Hamburger Kunsthalle) dedica una delle sue sale a Arnold Böcklin. Qui è possibile ammirare una versione del “Bosco Sacro” (Heiliger Hain) che l’artista dipinse nel 1886 (un’altra tela simile è a Basilea). Lungo un sentiero all’ombra degli alberi del bosco sacro un corteo di antichi sacerdoti raggiunge un altare sul quale brucia un fuoco. Possiamo immaginare che i druidi offrano sacrifici, elevino preghiere e chiedano oracoli. Böcklin trasmette l’idea suggestiva di un mistico tempio della natura e descrive un caratteristico luogo di culto delle antiche religioni europee. Il Bosco sacro è una presenza ricorrente anche nel paesaggio italiano. Il più famoso è probabilmente il bosco di Bomarzo che ospita il parco dei mostri. Altri sacri boschi e boschetti si trovano a Sutri, nella valle della Caffarella sull’Appia antica, a Luco dei Marsi, sul Monteluco di Spoleto. Pur se il bosco sacro appartiene al paesaggio della religiosità pagana, sia essa romana, celtica o germanica, il bosco sacro ha solide radici anche nella tradizione cristiana. L’albero colonnare dei boschi è stato inteso come elemento di congiunzione tra la terra e il cielo e talvolta è diventato simbolo stesso della divinità. La foresta è sempre un luogo carico di fascino per il silenzio e la solitudine che vi regnano. La vicenda di Bruno di Colonia nei boschi delle Serre calabresi o di Romualdo nelle foresti casentinesi ci ricorda  che, insieme al deserto, la foresta ha sempre attratto uomini desiderosi di dedicarsi unicamente alla ricerca di Dio e alla preghiera. Anna Maria Cànopi, monaca benedettina, ricorda i legami tra la spiritualità dei monaci e il bosco: immersi nella solitudine e nel silenzio, i religiosi sono tutti protesi alla ricerca del volto di Dio e all’ascolto della sua voce che giunge anche attraverso la selvatica bellezza della natura e il fremito di vita che pulsa nel cuore della foresta. Le «regole della vita eremitica» del beato Paolo Giustiniani di Camaldoli, dicevano al monaco: «Tu sarai abete per altezza di contemplazione». Coltivando gli abeti, il monaco aiutava se stesso a crescere nell’amore di Dio. E aiuta oggi noi a vedere in alcuni boschi lo splendore di una «cattedrale verde».

http://www.camminarenellastoria.it/index/spirito_18_Calabria.html

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