Francia. I tre vivi e i tre morti di Carennac

A Carennac (Lot), in un edificio conventuale prossimo al chiostro abbaziale, attualmente di proprietà privata, è stato scoperto nel 1977 un dipinto murale con una versione quattrocentesca della leggenda medievale dei tre vivi e dei tre morti. Nella tradizione letteraria di genere, tre nobiluomini a cavallo, impegnati in una battuta di caccia, incontrano sulla strada dei revenant, tre cadaveri ‘viventi’ di orribile fattezza. La visione è ammonitrice e il messaggio trasmesso dai tre morti (“siete come noi eravamo; sarete come noi siamo”) vuole convincere gli spensierati a condurre una vita virtuosa.

Le dit des trois morts et de trois vifs à Carennac

Nel dipinto la scena è ambientata a un incrocio di strade, nei pressi di una croce stazionaria (o un calvario). Il paesaggio è invernale, segnato da alberi spogli sullo sfondo di città fortificate, torri e mulini. I tre revenant occupano lo spazio di destra. Il primo ha i tipici connotati della morte: uno scheletro, con la corona di regina, che scocca dardi mortali dal suo arco. Il secondo indossa un sudario a brandelli e impugna la falce livellatrice. Il terzo, dal colore scuro di mummia, è un cadavere in putrefazione che mostra le sue viscere divorate dai vermi.

A sinistra sono ritratti i tre cavalieri. Hanno copricapi, mantelli e abiti eleganti. Cavalcano animali di colore scuro, forniti di gualdrappe ricamate e finimenti di lusso. L’apparizione dei morti viventi crea in loro reazioni psicologiche e comportamenti differenti. Il primo cavaliere a sinistra ha una reazione inorridita e fa scartare il cavallo verso una rapida fuga. Il secondo cavaliere è molto spaventato e resta bloccato sulla sua cavalcatura; ritrae lo sguardo dall’apparizione e con la mano compie una benedizione o uno scongiuro. Il terzo cavaliere resta calmo, volta il suo cavallo e sembra sostenere orgogliosamente impassibile la provocazione che di fronte.

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Francia. Il borgo monastico di Carennac

Ad accoglierci a Carennac è un fiorito monumento a Fénelon che qui fu doyen dal 1681 al 1695 e che sempre qui scrisse “Le avventure di Telemaco, figlio di Ulisse”. Siamo sotto l’austera facciata del castello rinascimentale, sulle rive della Dordogna, di fronte alla boscosa isola di Calipso.

Il monumento allo scrittore Fénelon

Seguiamo la cinta delle mura e dopo un’arcigna torretta angolare entriamo nel borgo per una massiccia porta fortificata. Quel che vediamo ci fa sussultare. Inondato dalla luce del sole pomeridiano, il timpano della chiesa di San Pietro splende di calda luce dorata.

Il portale di Saint-Pierre

Il portale della chiesa di Saint-Pierre

Al centro grandeggia la figura del Cristo parusiaco, che scende dal cielo nel varco della mandorla e siede nella città apocalittica della Gerusalemme celeste: E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5). Con la mano destra benedice l’umanità e con la sinistra regge il libro della sua Parola, quella parola trasmessa nei vangeli dei quattro evangelisti che gli fanno corona, in forma di tetramorfo: l’angelo di Matteo, l’aquila di Giovanni, il leone di Marco e il bue di Luca. Ai lati di Gesù siedono sui troni i primi ascoltatori della sua Parola, i dodici apostoli seduti sui troni: “Voi che mi avete seguito, quando, nella rigenerazione, il figlio dell’uomo siederà sul trono della sua maestà, siederete anche voi sopra dodici troni” (Lc 22,30).

Il timpano

Nell’armonioso insieme di linee curve e rette che s’intersecano nel timpano vi è ancora spazio per due angeli adoranti e due figurine di santi nimbati o di angeli con i libri aperti: “e i libri furono aperti, e fu aperto un altro libro, quello della vita; e furono giudicati i morti dalle cose scritte nei libri, secondo le opere loro (Ap 20,12).

Sull’architrave compaiono le figurine scolpite di alcuni animali del bestiario domestico, come l’anatra, il cane, la donnola, il gatto, il pavone, il maiale, il pesce. Degli altri animali scolpiti sull’archivolto esterno del portale sono rimasti solo un leone, un orso e la volpe.

La firma dello scultore

Il portale si prolunga nel porticato interno del nartece. Tra i capitelli decorati a palmette e uccelli, spicca, accanto a una leonessa, la firma dello scultore Girberto: Girbertus cementarius fecit istum portanum, benedicta sit anima ejus (lo scultore Girberto ha fatto questo portale; benedetta sia la sua anima).

Il compianto sul Cristo morto

Il compianto

Carennac è uno dei “borghi più belli di Francia”. Il visitatore ne apprezza la selva di tetti a punta, il giro delle mura, gli interni del palazzo nobiliare, la navata della chiesa con i suoi capitelli, le stradine interne, il chiostro a due piani. Ma a noi piace segnalare un gioiello di rara perfezione custodito nella sala capitolare del chiostro abbaziale: è il compianto sul Cristo morto, un gruppo scultoreo della fine del Quattrocento. Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea hanno staccato dalla croce il corpo di Gesù e lo hanno disteso nel sudario della sepoltura. Gesù ha ancora la corona di spine sul capo e sanguina copiosamente dalla ferita sul costato. Dietro di lui la Madre Maria, sfinita dall’attesa e dal dolore, viene sorretta dall’apostolo prediletto Giovanni e da Maria di Cleofa.

L’apostolo Giovanni, la Madre Maria e Maria di Cleofa

Accanto a loro Maria Salomé prega a mani giunte mentre la Maddalena, con le lunghe trecce bionde che escono dal velo, ha in mano il vaso dell’unguento e si asciuga le lacrime con un fazzoletto. Giuseppe d’Arimatea, a sinistra, e Nicodemo, a destra, hanno l’aria compunta e si fanno notare per l’abbigliamento gentilizio e ricercato.

L’ingresso a Carennac

(Ho visitato Carennac il 3 luglio 2017)