Francia. Il villaggio abbandonato di Barrières

L’hameau di Barrières è un autentico monumento della pietra a secco. Dopo il suo progressivo abbandono nel corso del secolo scorso non ha subito modifiche significative pur cadendo inevitabilmente in rovina. Costituisce dunque un unicum nel Quercy perché è una testimonianza integra della vita agro-pastorale del passato. La sua esistenza e le sue attività sono in parte legate al Priorato Saint-Jean des Fieux (1297-1624), localizzato a meno di un km dal villaggio. Collocato all’incrocio di tre strade, la frazione di Barrières comprende una dozzina di abitazioni interfacciate con le loro dipendenze agricole (cantine, porcilaie, fienili, ovili). Le ragioni del suo abbandono risalgono allo spopolamento delle campagne provocato dalla crisi dell’agricoltura di fine Ottocento e poi dalla Grande Guerra (1914-1918). Nel 1911 gli abitanti del villaggio erano ancora una cinquantina, in maggioranza coltivatori e allevatori. Nel 1946 essi si erano ormai ridotti a due. L’ultima nascita, quella di René Pouzalgues, risale all’agosto del 1926. E la sua ultima abitante, morta nel 2001, si chiamava Victoria Treil.

Veduta dall’alto

Il villaggio è una delle frazioni di Miers, comune del dipartimento del Lot, nella regione del Midi-Pyrénées. La visita permette di apprezzare la solidità e l’integrità degli scheletri degli edifici, costruiti a secco con le pietre del calcare del Quercy. Sono invece crollate le coperture dei tetti, sostenute da travi di legno che non hanno retto all’usura del tempo.

La strada basolata

La passeggiata tra le rovine può seguire l’asse della strada principale del villaggio, i cui basoli di pietra sono ancora visibili. Con brevi deviazioni si possono osservare le reliquie della vita quotidiana del tempo. La casa di Pierre Grimal, ad esempio, mostra ancora la grande cucina con le pareti del camino e il lavabo dell’acqua.

La casa Grimal

Casa Grimal ha alle spalle la stalla di famiglia ed è affiancata da una grande aia lastricata, dove giocavano i ragazzi, si batteva il grano e si seccavano al sole gli ortaggi e la frutta.

L’aia lastricata e la grangia con la porta architravata e la finestra di aerazione

Due edifici più piccoli, accanto all’aia, erano le grange con i depositi di fieno di Jean Brel e Armand Pouzaigues.

Il locale del forno

Il forno del villaggio è quasi completamente in rovina, ma sull’unica parete rimasta ancora in piedi, pur se interrata, è ancora visibile la cella di cottura del pane.

La scala di accesso al fienile

Le stalle dei bovini e gli ovili erano sul fondo del villaggio, addossati ai muretti di confine. Si può ancora osservare un edificio diruto a due piani, munito di scala esterna per l’accesso al fienile superiore; l’ambiente al piano terra era una stalla o un ovile.

Un orto recintato

I campi erano adibiti prevalentemente a pascolo degli animali. Si riconoscono ancora le parcelle di campi a seminativo, qualche orto e giardino.

La grangia a due piani

L’edificio più spettacolare perché ancora integro e con il tetto a spiovente è la lunga grangia a due piani, costruita sfruttando con intelligenza il naturale dislivello del terreno. L’accesso anteriore apre lo spazio del piano alto, destinato a pagliaio. La porta laterale dà invece accesso al locale basso, utilizzato probabilmente come ovile.

Il pozzo del villaggio

Il villaggio disponeva dell’acqua necessaria alla vita degli abitanti grazie a tre pozzi distribuiti tra le case.

L’abbeveratoio

Gli animali utilizzavano le vasche per l’abbeverata, con l’accesso a scivolo, costruite negli immediati dintorni del villaggio. Le vasche sfruttavano piccole sorgenti naturali che alimentavano le piscine d’acqua.

La ricostruzione didattica di una capanna circolare

Oggi il villaggio di Barrières è di proprietà pubblica. L’associazione culturale Racines, con il concorso del Parco naturale Causses du Quercy e degli enti locali, ne cura la manutenzione, la valorizzazione e l’animazione a favore delle scuole e dei turisti. Sono stati attivati alcuni cantieri-scuola per la ricostruzione didattica dei muretti e di una capanna circolare. La visita di Barrières può combinarsi al percorso dei Dolmen e alla visita dell’Archeosito dei Fieux.

La mappa del villaggio

(Ho visitato Barrières il 4 luglio 2017)

Francia. Il paesaggio della pietra a secco nei Causses du Quercy

Siamo nel Midi francese. Qui, nel parco naturale regionale dei Causses du Quercy, il paesaggio della pietra a secco è stato modellato dalle antiche pratiche agricole di scasso dei terreni, di dissodamento delle aree incolte, di spietramento dei seminativi, di recinzione delle parcelle, di costruzione di capanne o edifici rurali di servizio.

I muretti

Un muretto di confine

Onnipresenti nel territorio sono i muretti di pietra a secco (murets, murailles) che definiscono il confine dei fondi. La densità del reticolo dei muretti testimonia ancora oggi l’evoluzione che nel tempo hanno avuto la gestione fondiaria, la trasmissione delle eredità familiari e la varietà stessa dei terreni e delle colture. L’espansione demografica della prima metà dell’Ottocento e l’irradiarsi delle colture sui terreni ancora liberi favorirono la costruzione dei muretti di pietra con diverse finalità: per accompagnare, ad esempio, il percorso dei tratturi, collegare i villaggi, delimitare gli spazi delle grange e delle fattorie, individuare le sorgenti e i fontanili.

I cayrous

Un cayrou evoluto nei campi dei Fieux

Associati ai muretti sono i cayrous, ovvero i mucchi di pietre o le macere, frutto dell’ossessivo lavoro di spietramento dei campi da arare. Si tratta spesso solo di mucchi di pietre posti a margine dei campi, ma in altri casi sono organizzati in forme elementari, gradinati con pietre sporgenti oppure dotati di nicchie e vani interni usati per il canile. L’abbandono dei campi ha comportato il deteriorarsi di queste pierriers, la colonizzazione delle coperture da parte della vegetazione e il loro smembramento per nuove costruzioni.

Bories, caselles, gariotes, cabanes

Una capanna in pietra a secco nel Lot

Conosciute con una pluralità di denominazioni, le capanne costruite con la pietra a secco, senza legante, sono una presenza diffusa nel Midi francese e in particolare nel Parco e nei paesi della Dordogna. Queste testimonianze di architettura spontanea possono alzarsi su una base quadrangolare o rotonda, avere il tetto a forma di cono o di campana, misurare altezza e diametro più o meno significativi, ma in ogni caso hanno pareti costruite con pietre sbozzate e hanno tetti di lauzes (le lose, piccole lastre di ardesia).

Una cazelle del Lot

Le capanne erano frequenti negli antichi vigneti, dove fornivano un riparo temporaneo ai vignaioli (e in questo caso erano dotate all’interno di banco e sedili di pietra sporgente) o servivano da rimessa degli attrezzi da lavoro o, ancora, fungevano da cantina, custodendo i tini, le botti e le attrezzature per la viticoltura e l’enologia.

Una cazelle à Saint-Martin-Labouval, sulla Dordogna

Altri usi diffusi erano quelli di stalla per gli animali domestici (i polli, il maiale, l’asino, la capra e le pecore) o di vera e propria abitazione, sia temporanea che permanente. In questi casi la capanna era più ampia, dotata di almeno una finestra e di un lucernaio in alto, oltre che di giaciglio e nicchie per gli alimenti e gli oggetti domestici.

La capanna di Nouel

La Caselle di Nouel

La capanna di Nouel è una delle più belle del Quercy. Costruita nel 1850, ha una superficie di quindici metri quadri, un diametro di cinque, la circonferenza esterna di ventidue. I suoi 5,45 metri di altezza ne fanno la più alta della regione. Assai caratteristica e rara è la forma appuntita del tetto.

La colombaia

Pigeonnier a Rocamadour

Le colombaie (o piccionaie) sono una presenza costante sia nei borghi che nelle campagne. L’allevamento di piccioni era altamente redditizio perché forniva le uova per l’alimentazione, le piume per i giacigli, la carne per la cucina, il guano per concimare i campi. Le colombaie occupano solitamente la parte superiore delle caselle di pietra; hanno una finestrella d’accesso riservata ai soli piccioni e l’interno strutturato a nicchiette sovrapposte per ospitare i nidi. Si cercava con queste soluzioni di proteggere una risorsa preziosa dagli appetiti degli animali predatori e dalle incursioni dei ladri.

La casa del pastore

Casa, ovile e colombaia a Loubressac

Una caratteristica architettura della zona è la bergerie, costituita da due parallelepipedi accostati, di cui uno, il più ampio, fungeva da abitazione e laboratorio caseario del pastore, e il secondo, più basso, da ovile.

Il villaggio di Breuil

Le Cabanes du Breuil

Un bell’esempio di villaggio in pietra è costituito dalle “Cabanes du Breuil”. Queste erano edifici rurali a servizio di una fattoria agricola di Saint-André-d’Allas, situata nella frazione di Calpalmas. Costruite in pietra a secco su base circolare con i caratteristici tetti conici a punta, rivestiti di lose, le bories formano un agglomerato di pregio e costituiscono un curioso e affascinante museo privato.

Francia. Il sentiero dei Dolmen di Fieux

Il Quercy francese è una regione cerniera tra il mondo atlantico e il mondo mediterraneo e ospita un impressionante addensamento di tombe megalitiche. Nel solo dipartimento del Lot sono stati censiti almeno seicento Dolmen e una ventina di Menhir tutti risalenti all’epoca preistorica, 5500 anni fa. Mentre i menhir sono pietre allungate, signacoli piantati nel terreno e puntati verso l’alto, i dolmen sono camere collettive destinate ai morti. Dolmen è un termine composto, derivante dal bretone dol (tavola) e men (pietra). Indica un monumento funerario a tumulo strutturato in una camera sepolcrale protetta lateralmente da lastre di pietra alzata e coperta da un’ampia tavola di pietra.

Pannello informativo

Un sentiero ben segnalato e dotato di pannelli informativi a cura del Parco naturale regionale Causses du Quercy collega tra loro alcuni Dolmen e va alla scoperta di questi impressionanti monumenti dispersi nei campi, sotto gli alberi e ai margini del bosco. L’itinerario è lungo 6,7 km, con un dislivello molto limitato e un tempo di percorrenza di circa due ore e mezza.

Il Dolmen Barrières n. 1

I primi Dolmen che incontriamo sul percorso hanno perduto la copertura di pietra, riutilizzata nei vicini villaggi, e conservano solo gli ortostati di sostegno, ovvero le lastre laterali di pietra infisse nel terreno.

La Pierre Levée

Ben più impressionante è il Dolmen della “Pierre Levée”, uno dei più maestosi di tutto il Lot, con un tumulo di 25 metri di diametro. La tavola di pietra che copre il tumulo ha forma rettangolare e pesa all’incirca venti tonnellate.

Il Dolmen Barrières n. 2

Ma il Dolmen più ‘bello’ è certamente il Barrières n. 2, somigliante a un altare preistorico, che ha la lastra di copertura sorretta soltanto da due ortostati. I Dolmen sono oggetto di suggestive leggende: sono stati considerati di volta in volta come tombe di giganti e are per cruenti sacrifici umani; oppure sono additati come un luogo notturno di apparizione di fantasmi e revenants, di fate e di streghe, di gemiti e luci crepuscolari, di sabba danzanti nelle notti di tempesta. Più scientificamente, sono monumenti che continuano ad appassionare gli archeologi e gli antropologi grazie anche ai nuovi strumenti di ricerca scientifica come la ricostruzione tridimensionale e le prospezioni geofisiche.

La mappa del sentiero dei Dolmen

Il percorso dei Dolmen può essere abbinato alla visita del villaggio abbandonato di Barrières e dell’Archeosito dei Fieux, nato su una struttura ipogea preistorica affrescata, e funzionante come parco didattico.

(Ho percorso il Sentiero dei Dolmen il 4 luglio 2017)